e le sfide di un modello
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Secondo
l’Economist Intelligence Unit, circa il 45% della popolazione
mondiale vive in una democrazia, anche se meno del 10% in una “piena
democrazia”. Al contrario, il 40% vive in un regime autoritario e il restante
15% in una situazione ibrida. Anche se, sottolinea il rapporto, la tendenza
negli ultimi anni vede un arretramento della democrazia. Ci sono cause esterne
e cause interne che spiegano queste difficoltà. Sul fronte interno si può
parlare della convergenza di tre fattori.
Disuguaglianze
Il
primo riguarda le crescenti disuguaglianze che mettono in discussione la stessa
legittimazione delle istituzioni democratiche. Tema attualissimo anche in
Italia dove, come ha appena fatto sapere l’Istat, il 30% della popolazione
arranca. Mentre la ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di pochi.
Il
secondo fattore di crisi riguarda la degenerazione della sfera pubblica
aggravatasi con l’avvento dei social. Nel mondo digitale la polarizzazione è la
regola. Tutti parlano e nessuno ascolta. E, cosa più grave, le democrazie sono
ormai da anni preda di una spirale nichilista che le rende incapaci di
costruire: difficile credere in qualcosa. E ancora di più, credere insieme.
Un
terzo fattore concerne il nodo dell’efficienza delle istituzioni.
Il processo decisionale democratico appare farraginoso e
in cronica difficoltà.
E con l’avanzare
dell’intelligenza artificiale, i dubbi che i parlamenti siano
ancora in grado di decidere si fa velocemente strada. La crisi
del modello democratico diventa evidente nel suo vertice mondiale:
l’inedita alleanza tra il populista Trump e i grandi
magnati della tecnologia suscita diffuse preoccupazioni. Sul
piano esterno, le difficoltà si palesano nel rapido
cambiamento dei rapporti internazionali. Con l’attacco
all’Ucraina, Putin non ha solo riaffermato il ruolo politico
della Russia, ma ha creato un contesto in cui le autocrazie sono
diventate più sfacciate e aggressive. Come si vede in questi giorni in Turchia
con il clamoroso arresto del principale oppositore del regime di Erdogan.
Il
consenso che sembrava essersi consolidato intorno alla desiderabilità del
modello democratico oggi non c’è più.
Anzi,
i regimi autocratici pretendono di avere le risposte alla crisi della
democrazia: in tema di sicurezza, uguaglianza, identità, efficienza.
Democrazia
e autocrazia
In
questa situazione, la rappresentazione di un mondo diviso tra democrazia e
autocrazie guadagna terreno. Anche tra le élite del mondo libero. Senza
rendersi conto che una tale visione finisce per avvantaggiare i dittatori che
si trovano legittimati proprio dalle difficoltà interne delle democrazie. Tutto
ciò significa che, negli anni a venire, le democrazie dovranno dimostrare di
essere all’altezza del nuovo tempo storico. Nulla può essere dato per scontato.
E tutto ciò concretamente richiede un salto di qualità su almeno tre temi
cruciali.
In
primo luogo, serve capacità di innovazione istituzionale. Mi limito a osservare
che una delle istituzioni fondamentali della democrazia, il Parlamento, (cioè,
il luogo dove si parla, si discute per arrivare a una deliberazione) va
ripensato al tempo dell’intelligenza artificiale. In secondo luogo, serve
tornare a investire sulla partecipazione democratica che al tempo del digitale
significa intelligenza sociale diffusa. Se le democrazie vogliono scongiurare
uno scenario da “fattoria degli animali” alla Orwell, devono investire su
educazione, cultura, corresponsabilità. In un quadro di giustizia sociale e
solidarietà.
Quali
valori?
In
terzo luogo, le democrazie sono chiamate a distinguere pluralismo da
nichilismo. Non c’è vita democratica in una condizione di distruzione di ogni
valore. Di diritti senza doveri. Ma affrontare tale questione sollecita a
ripensare il nostro modello di sviluppo. Oltre il mero consumerismo
individualista. Economia e politica si tengono: non è possibile riformare la
seconda senza ripensare la prima.
Governance internazionale
L’ultimo
aspetto riguarda la governance internazionale. La crisi
verticale dell’Onu e delle agenzie multilaterali è un problema serissimo,
che va affrontato nel quadro della costruzione di un nuovo ordine globale,
basato sui principi fondanti dello stato di diritto, del dilago, della
cooperazione, della pace. Passata la stagione in cui si è pensato di esportare
la democrazia, impegniamoci a essere parte attiva nella costruzione di
istituzioni globali compatibili con i principi democratici.
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