Insegnare
nell’epoca delle
"Indicazioni Nazionali"
-
di
Cristian Tracà
Università
degli Studi di Bologna, cristian.traca@unibo.it
Introduzione: Disordine,
ordine, libertà vigilate
La Scuola italiana,
soprattutto nell’articolazione della secondaria, ha vissuto nell’ultimo
triennio una fase di grandi investimenti e cambiamenti generati dagli effetti a
cascata del Next Generation EU (e di conseguenza della declinazione
italiana, il PNRR), che hanno dato agli Stati membri dell’Unione Europea
precisi obiettivi di sviluppo e di inclusione sociale. Non è difficile
rintracciare in questo post pandemia una cornice che Massa definirebbe un nuovo
‘ordine’ dopo il ‘disordine’ generato dalla ‘peste’, il Covid-19, con l’ambiguità
di ‘creazione’ e ‘distruzione’ che ne è derivata (Antonacci & Cappa, 2001).
I dirigenti scolastici,
ma anche una parte del corpo docente, sono stati travolti da questa fase di
organizzazione degli spazi e delle risorse, dopo essere stati costretti a
sottoscrivere ‘contratti di performance’ per la modernizzazione delle
tecnologie, per la creazione di attività e reti antidispersione. Nel primo caso
si è trattato di interventi che hanno avuto una ricaduta minore sulla
professionalità docente. Una dinamica trasformativa più trasversale doveva
invece innescarsi nella declinazione del PNRR più legata alla riduzione dei
divari territoriali e del dropout. Si sono creati almeno i presupposti
teorici per una nuova pensabilità di una didattica più emancipativa.
Sono stati imposti target
e milestones, con un obbligo di spesa di almeno 400 milioni di euro
complessivi per azioni individuali di affiancamento. Un’altra cifra importante
è stata aggiunta con i Decreti Ministeriali 175/176 del 9 settembre 2025 alle
scuole selezionate dal Ministero. In modo capillare nelle scuole del Paese sono
entrati il lessico del mentoring, dell’orientamento personalizzato e del
coaching. Nelle scuole che hanno scelto di lavorare con personale
interno si sono sviluppate anche alcune buone pratiche di affiancamento
personalizzato. Al di là delle specificità interne queste metodologie hanno in
comune una proiezione verso il self-empowerment e sono connesse
direttamente alle quattro componenti psicologiche dentro il concetto generale
di empowerment, richiamate da Tolomelli (2015), in connessione agli studi di
Bruscaglioni e Gheno: locus of control, self-efficacy, pensiero
operativo e hopefulness.
Altri 890 milioni, prima,
e in più una coda di finanziamenti arrivati con i decreti recenti già citati,
sono stati indirizzati alle scuole per corsi e attività di supporto per gli
studenti (e per le loro famiglie), in dispersione implicita o esplicita.
Un approccio, che,
nonostante le immense criticità di gestione per l’alto grado di condizioni
imposte a livello centrale, sembrava aprire a una nuova fase riflessiva sulla
didattica e sul lavoro di rete (Tracà, 2025), proprio dove si concentrano la
maggior parte di casi di dispersione. Lì dove ci sono ancora rappresentazioni
secondo cui ‘il bravo docente’ è “quello che dà prova di autorità e di
severità, mentre quello che adotta un atteggiamento più democratico viene
considerato meno competente” (Giovannini, 2014, p. 21), come ci confermano gli
studi empirici di Sarrazin e colleghi citati nella fonte indicata.
Le interviste del
Ministro Valditara avevano lasciato presagire che il modello di scuola e di
sapere non erano in linea con la volontà politica: il nuovo testo delle
Indicazioni Nazionali per il primo ciclo risponde a quell’indirizzo annunciato,
che a breve si estenderà al secondo ciclo.
Un contesto di libertà
vigilate per tutti: i dirigenti costretti a aderire al Piano Nazionale, con
piattaforme e attività controllate, anche quando non avevano risorse umane a
sufficienza a gestirne la complessità e i vincoli; alunni per cui l’educazione
non equivale allo “sviluppo nella libertà” e per i quali si prevede una
didattica più narrativa che critica; docenti che ricevono nuovamente riportati
alla logica del ‘programma’ in una timeline astrattamente codificata,
quando invece occorreva insistere su due traguardi: una più libera gestione
dei saperi disciplinari e l’autonoma progettazione degli itinerari didattici
più idonei a conseguire i risultati di apprendimento declinati a livello
nazionale. [...] un insegnante che sappia destrutturare e ricomporre il sapere
disciplinare partendo dagli obiettivi di apprendimento (Gianferrari, 2014, p.
81).
Le nuove Indicazioni
fanno emergere una dimensione di grande contraddittorietà, sia intratestuale
che extratestuale, focus specifico di questo articolo, già rilevata da Italo
Fiorin (2025), il quale aveva coordinato il lavoro sulle precedenti linee: da un lato si fa
riferimento a un’impostazione di origine attivistica e costruttivista, che
dovrebbe incentivare il protagonismo dell’alunno; dall’altro l’impostazione è
precettistica, in certi casi fino alle minuzie, vi si respira un paternalismo
didattico soffocante [...] L’autorevolezza di cui parlano le nuove Indicazioni
è un’autorevolezza che viene definita per principio, dovuta a priori. Forse
sarebbe bello, ma la realtà, non quella immaginata, non quella del libro Cuore,
ci insegna che l’autorevolezza va conquistata1.
Nel contesto di decreti e
investimenti innescati dai fondi e dagli obiettivi europei, in linea con
l’epistemologia della complessità di Morin sui saperi per il futuro (2001),
come si inserisce questa idea di scuola? Nelle prossime pagine dimostreremo
come rimandi a una visione normativa, riduzionistica e assimilazionista,
soprattutto quando ci si chiude dentro le istanze disciplinari. Non era già
proprio quella visione uno dei problemi principali?
Per rispondere e chiarire
l’orizzonte complicato che si disegna per la redazione dei curricoli, proveremo
a delineare il perimetro entro cui è chiesto ai docenti di muoversi. La
metodologia rimarrà nell’alveo dell’analisi dei documenti ministeriali e
dell’ambito teoretico didattico e pedagogico.
1.Le (contro)indicazioni:
il cuore rivelatore
Nell’analisi di contesto
della scuola in cui sono piovute le nuove Indicazioni è importante ragionare su
come gli investimenti PNRR abbiano tentato di modificare il concetto di
inclusione: aspetto ancora poco analizzato, nonostante l’entità del
finanziamento e la possibilità concreta che per quella via saranno riparametrate
tutte le politiche di welfare dei prossimi anni2.
Prima è importante
isolare ed evidenziare alcuni passaggi delle Indicazioni, i cui contenuti
appaiono come il cuore rivelatore dell’intera operazione culturale del
Governo.
Gli estratti selezionati
non nascondono i riferimenti a un pensiero di rottura, in controtendenza anche
rispetto alle Raccomandazioni Europee, dal 2006 in poi alla base di un pensiero
organico sulla scuola e ispiratrici del Next Generation Eu, da cui lo
stesso Governo ha ricevuto risorse, obiettivi e indirizzi per i suoi protocolli
di azione. L’operazione di discontinuità e l’essenza di ‘contro-indicazioni’
sono segnalate in più punti, ma sono soprattutto questi tre interventi delle
Nuove Indicazioni (2025) a sembrarmi profondamente significativi.
L’espressione Magister
vuole sottolineare l’autorevolezza ritrovata della figura del docente. È questo
il presupposto essenziale per poter svolgere quella funzione di valorizzazione
dei talenti di ogni giovane che metta realmente al centro la persona dello
studente (p. 7).
Il cambiamento di
paradigma delle Indicazioni attraversa soprattutto la disciplina Italiano,
riportando al centro dell’apprendimento la ricerca e la valorizzazione dei
meccanismi strutturali che [...] spiegano l’esistenza e gerarchia delle
‘regole’ [...] distinguendosi da concezioni che esaltano un’idea di lingua come
fenomeno spontaneo, sopravvalutando le varietà d’uso e la creatività del
soggetto (p. 34).
Anziché mirare
all’obiettivo del tutto irrealistico, di formare ragazzi (o perfino bambini!)
capaci di leggere e interpretare le fonti, per poi valutarle criticamente
magari alla luce delle diverse interpretazioni storiografiche, è consigliabile
percorrere una via diversa (p. 54).
Poco più di tre periodi
all’interno di un documento lungo e frastagliato, dove si trovano anche riferimenti
formali alla Costituzione e alla rimozione degli ostacoli. Nell’economia della
concreta ricaduta didattica appaiono, però, come il perno di un ‘nuovo’
pensiero pedagogico, che in realtà ha i caratteri della retrotopia,
secondo la logica di Baumann ripresa da Maceratini (2018). Hanno, infatti, uno
sguardo che sceglie solo alcune istanze del passato (le poesie a memoria, la
penna rossa, il ‘latino alle medie’) in chiave nostalgica e tranquillizzante,
come risposta al ‘caos’ del presente nella ‘giovane’ Italia multietnica. In
nuce si trova un ‘curricolo implicito’ con una visione di mondo e una
gerarchia di valori depositari, ispirati a una dimensione politica che respinge
la dimensione ‘liminale’ della divergenza (Tolomelli, 2022). Sono segnali
chiari, inequivocabili. Sono inseriti nel ripensamento dell’insegnamento della
lingua italiana, della storia e della geografia (con la sconfessione della
sociolingusitica e della World History). Incrociano proprio le materie più
legate alla costruzione dell’identità, che assume connotazioni sempre più
etniche e localistiche, erette a modello per l’integrazione. La presa netta di
distanza dagli orientamenti precedenti si segnala per l’uso di punti
esclamativi, irrituali in un testo ufficiale, la presenza dell’avverbio
“realmente” insieme alla “ritrovata autorevolezza”, che tradiscono una visione
precisa della linguistica democratica e della cittadinanza globale. Scorrendo
queste prescrizioni ci si chiede come si possano integrare con il pensiero portato
avanti dalle Linee Guida per l’Orientamento dello stesso MIM (2022) che
invitano a costruire una scuola a partire dalle esperienze degli studenti, con
il superamento della sola dimensione trasmissiva delle conoscenze e con la
valorizzazione della didattica laboratoriale, di tempi e spazi flessibili, e
delle opportunità offerte dall’esercizio dell’autonomia (p. 5).
Il Ministro Valditara,
del resto, nelle sue dichiarazioni pubbliche ha sempre professato una visione
dell’orientamento più legata al matching con il mercato del lavoro, meno
propensa alle venature narrative ed esistenziali portate avanti, invece, nei
corsi di formazione del suo Ministero. Significativa è l’intervista in cui ha
dichiarato di voler combattere l’idea sessantottina di una scuola senza regole3:
affermazione chiara nei suoi obiettivi. A lasciarci le penne è anche
l’interdisciplinarietà nel colloquio orale del vecchio Esame di Stato a favore
di un ritorno all’interrogazione sui contenuti4, nonostante le premesse della
scorsa estate sul bisogno di valutare la crescita della persona5, nonostante la
creazione di una piattaforma specifica per caricare il famoso “capolavoro”. Il
focus pedagogico impone adesso di concentrarci sulla relazione tra docente e
studente, in virtù del magis contenuto nella parola ‘Magister’, e il suo
connubio con la “centralità della persona” più volte esibita nel testo.
2. “Più la grammatica che
la Costituzione”
Il riferimento alla
persona è pervasivo (199 ricorrenze tra “persona”, “personalità”,
“personalizzazione”) ma le dinamiche sono convergenti, centripete. Il termine
“regole”, infatti, appare ben 39 volte come perno fondamentale dell’educazione
che la scuola costruisce. La parola “complessità”, coerentemente con un disegno
di obiettivi critici ridimensionati, ha solo 15 con ricorrenze. Il confronto
tra “autorità” e “autorevolezza” viene vinto 5 a 1 dal primo lemma.
Il pensiero corre a Carl
Rogers (1980/1983), che dell’approccio centrato sulla persona è emblema e che
ha ribaltato l’idea secondo cui l’essere umano è irrazionale e ha degli impulsi
distruttivi per sé e per gli altri. La sua visione del comportamento dell’uomo
come razionale e orientato verso le mete che il proprio organismo pone, riesce
a trovare comunque il suo ordine nella complessità.
“Empatia”, “accettazione
positiva incondizionata”, “congruenza” sono i capisaldi di questa rivoluzione
del pensiero sulla centralità. C’è una certa risonanza, infatti, tra di esse e
le caratteristiche del tutor e del mentor, introdotte come
possibili figure di accompagnamento dai decreti legati al PNRR. Nell’idea
stessa di mentoring l’asimmetria di partenza tra docente e alunno, non
si trasforma in verticalità e giudizio (Gelli & Mannarini, 2000).
Sembrano invece
inconciliabili le Indicazioni del 2025 e le riflessioni di Rogers nel suo
‘manifesto per l’educazione’ (1973), dove la didattica vive in uno spazio
democratico in cui nessuno ha posizione di dominio e l’apprendimento è aperto,
metariflessivo e nasce dall’esperienza.
A pagina 34 delle
Indicazioni si legge che “è importante che l’ortografia sia acquisita in modo
sicuro e naturale nei primi anni di scuola, senza cedere allo spontaneismo per
giustificare errori e usi impropri”. Si legge anche che “la chiarezza conquistata
anche attraverso la presa di coscienza delle regole che governano la
comunicazione linguistica, orale e scritta, deve essere presentata come una
forma di rispetto per gli altri: dunque anche come un dovere sociale”.
Presupposti che appaiono lontani dalla raccomandazione rogersiana (1973)
rispetto alla riduzione delle “minacce”. Come può nascere il piacere
dell’apprendimento in un contesto di questo tipo, dove peraltro crescono gli
studenti con disturbi dell’apprendimento e che hanno la lingua italiana come
lingua seconda?
Viene portata avanti,
invece, una concezione dell’errore, che ha il sapore del passo indietro sia
pedagogico che linguistico. Classificarlo come una mancanza di rispetto, come
un grave inadempimento, porta a emergere in tutta la sua problematicità “la
funzione assoggettante del dispositivo educativo [anziché] la tensione
liberatrice e di soggettivazione” verso cui dovrebbe anelare ogni progetto di
crescita educativa (Tolomelli, 2022, p. 13). Agli occhi degli alunni stranieri
appare come una colpa che spiega un’eventuale non integrazione sociale nel
Paese d’arrivo.
Il Magister della
scuola del futuro è radicalmente in antitesi all’invito che bell hooks (2020)
rivolge ai docenti affinché non siano “inquisitori e onniscienti” (p. 53) ma
dimostrino di essere anch’essi vulnerabili, mostrandosi attenti a indagare la
conoscenza dal punto di vista dell’oppresso, aprendo anche a narrazioni
alternative rispetto a quelle dominanti, superando gli stereotipi coloniali.
Sembra di tornare
indietro di mezzo secolo, quando il GISCEL (1975) tra i Principi
dell’educazione linguistica democratica includeva il numero 3 che affermava che
la sollecitazione delle
capacità linguistiche deve partire dall’individuazione del retroterra
linguistico-culturale personale, familiare, ambientale dell’allievo, non per
fissarlo e inchiodarlo [...] ma, al contrario, per arricchire il patrimonio
linguistico attraverso aggiunte e ampliamenti, che, per essere efficaci, devono
essere studiatamente graduali.
E il numero 10,
straordinariamente attuale in questo contesto di revisione: la vecchia pedagogia
linguistica era imitativa, prescrittiva ed elusiva. Diceva: ‘devi dire sempre e
solo così. Il resto è errore’. [...] La vecchia didattica linguistica era
dittatoriale. Ma la nuova non è affatto anarchica. [...] La bussola è la funzionalità
comunicativa di un testo parlato o scritto
La pedagogia della
devianza ha dimostrato come invece l’“elemento dissonante” è una possibilità
per cogliere i limiti e le lacune delle situazioni codificate e metterle in
discussione in una dimensione di ricerca-azione costante, contro le pratiche
dello stigma e del riduzionismo (Tolomelli, 2022), che invece ri-appaiono come
soluzioni di semplificazione rispetto all’incertezza, che però è cifra
costitutiva dell’educazione.
Siamo di nuovo nella
Scuola in cui la grammatica prevale sulla Costituzione (Milani, 1967/2017).
Conclusioni. Dalla
comprensione alla certificazione di mancata conformità
Le Indicazioni rinunciano
a insegnare “la comprensione”, “la condizione umana”, “l’identità terrestre”
con “una conoscenza pertinente” che valorizzi il fatto che l’uomo è individuo,
parte di una società e parte di una specie (Morin, 2001). Nonostante tante
parole che sembrano in continuità con l’epistemologia della complessità, quando
si arriva allo specifico disciplinare l’abbandono dell’ambizione all’educazione
nell’ottica della “cittadinanza terrestre” appare chiara. Giuseppe Milan
(2008), citando il Freire della “pedagogia dell’autonomia”, parlerebbe di
determinismo che prevale sulla dimensione della possibilità.
Manca nei confronti della
tradizione occidentale e della cultura trasmissiva la possibilità che questo
modello sia “non scontato, non necessariamente il migliore e non
immodificabile” e che la diversità non sia etichettata come “mancata
conformità” (Tolomelli, 2022).
Si sta concretizzando il
rischio di tornare alle classi della Professoressa di Don Milani. Quell’Italia
che anche nel decennio di più grande innovazione sociale e culturale veniva
fotografata in questi termini:
l’educazione tradizionale
ha dato una sommaria alfabetizzazione parziale, [...] il senso della vergogna
delle tradizioni linguistiche locali e colloquiali di cui essi sono portatori,
la «paura di sbagliare», l’abitudine a tacere e a rispettare con deferenza chi
parla senza farsi capire (GISCEL, 1975, p. 5).
La stessa in cui molti
docenti: senza colpa soggettiva e senza
possibilità di scelta, attenendosi alle pratiche della tradizionale pedagogia
linguistica, si sono trovati costretti a farsi esecutori del progetto politico
della perpetuazione e del consolidamento della divisione in classi vigente in
Italia. Senza volerlo e saperlo, hanno concorso ad estromettere precocemente
dalla scuola masse ingenti di cittadini (Ibidem).
La visione stessa delle
discipline sembra anacronistica e astratta. La rappresentazione dello studente
è in netta controtendenza con il ritratto contemporaneo di bell hooks (2020):
vogliono un’educazione
che guarisca il loro spirito poco informato e consapevole. Vogliono una conoscenza
significativa. Si aspettano [...] che affrontiamo la connessione tra ciò che
stanno imparando e le esperienze di vita che attraversano nella loro interezza.
Questa richiesta da parte degli studenti non significa che accettino sempre la
nostra guida. Questa è una delle gioie dell’educazione come pratica della
libertà (p. 51).
Nel mentoring, infatti,
è previsto che il mentee possa non proseguire il suo rapporto
individuale con il mentor di riferimento, mentre nelle linee
ministeriali la complessità della libertà e delle relazioni viene aset
ticamente ricondotta in
una monodirezionalità che attribuisce al docente la responsabilità di guidare e
dare limiti, come l’evangelico pastore che dà la direzione al gregge.
La tesi, che ho cercato
di argomentare, è che le Indicazioni esprimano il pensiero profondo di convergenza,
mentre i fondi europei obtorto collo siano stati destinati senza
aspirazione trasformativa, dentro la logica del welfare riparativo
assistenziale (Tolomelli, 2022).
Il Team effettua la
rilevazione degli studenti a rischio di abbandono o che abbiano già abbandonato
la scuola nel triennio precedente e la mappatura dei loro fabbisogni, progetta
e gestisce gli interventi di riduzione dell’abbandono all’interno della scuola
e i progetti educativi individuali.
Queste Istruzioni (2024)
che hanno accompagnato i fondi a tutte le scuole del Paese, confermano che il
tentativo di apertura di nuove possibilità si è scontrato successivamente con
una visione di mondo ancora conservatrice.
NOTE
1Cfr. Nuove IndicazioniNazionali, Italo Fiorin: 'Emerge un'idea di scuola che guarda al passato. Manca
una visione' - Tuttoscuola (data ultima consultazione: 7 ottobre 2025)
2Il PNRR, con le sue
piattaforme e vincoli, diventerà presto il modello di governance, andando a
sostituire gli schemi consolidati dei Fondi di Coesione. Per approfondire:
https://www.secondowelfare.it/primo-welfare/il-nuovo-bilancio-dellunione-europea-potrebbe-cambiare-molte-cose-per-le-politiche-sociali/
(data ultima consultazione: 7 ottobre 2025).
3Cfr. Valditara:
"Basta sessantottini, nella scuola tornano i doveri. Chi sbaglia paga,
anche con lavori socialmente utili" - Orizzonte Scuola Notizie (data
ultima consultazione: 7 ottobre 2025).
4Cfr. Riforma Maturità,
Valditara: "Tornano le materie, ormai nel nome dell'interdisciplinarietà
non si studiavano quasi più. Chi cerca scorciatoie pretendendo di non sostenere
l'orale sarà bocciato" - Orizzonte Scuola Notizie (data ultima consultazione:
9 ottobre 2025).
5Cfr. Maturità, dal
prossimo anno cambia tutto. Valditara: "Valutare lo sviluppo della
persona" (data ultima consultazione: 8 ottobre 2025).
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Essere insegnanti oggi. In AA. VV. (Eds.), La professionalità
dell’insegnante. Valorizzare il passato, progettare il futuro (pp. 77–86).
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Saggezza educativa e identità problematiche: suggestioni da rassegne di
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dell’insegnante. Valorizzare il passato, progettare il futuro (pp. 15–28).
Aracne.
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Da
mentor a Magister