La
missione degli astronauti di Artemis.
A chi e cosa puoi dire: io ti credo, mi fido di te? A
chi ti affidi senza paura? Dove cerchi vita?»
-di Alessandro D’Avenia
"Lunedì
(giorno dedicato alla Luna) scorso, detto Lunedì dell'Angelo (Pasquetta per intendersi),
camminavo su un sentiero di montagna. E l'angelo era lì: nessuna allucinazione, era
l'evidenza delle cose.
Era nel sentiero
che incastonava tutte le stagioni. Alcuni tratti erano coperti di neve o di
ghiaccio vivo, altri stendevano già un tappeto asciutto fatto di aghi di pino,
altri erano così fradici che gli scarponi affondavano lasciando impronte che il
Sole avrebbe reso calchi perfetti.
Ai bordi cespugli
piegati e ingrigiti da mesi di neve erano interrotti dall'invincibile verde del
ginepro e dai timidi bottoni rosa dell'erica, e rari, i primi crochi, viola o
bianchi, sbucavano su aiuole ritagliate dal caso, a segnalare con cocciuta gentilezza
che la primavera avrebbe avuto ancora una volta la meglio. Profumi congelati
lentamente evaporavano da tronchi, licheni, barbe, radici e muschi.
Poco sopra i 2.000
m, obbedienti al legame armonico tra tutte le cose, gli alberi, che poco sotto
sgranchivano al Sole cortecce e rami, affidavano il sentiero all'essenziale:
l'intrico di radici lasciava il passo a rocce e neve, tutto era vero e bello, due
dei tre nutrienti di cui necessita l'anima per non morire. Il terzo è il buono,
ed era mia moglie accanto. E qualche viandante da salutare come si fa in
montagna. Senza questa trinità terrena si è infelici, senza dover neanche
indagare il perché.
L'angelo era poi
in cima, sotto il Blu Maiuscolo (Pantone 2027?): compatto, inesauribile, privo di
fumi. Rare folate di vento freddo e improvvisi fischi di invisibili marmotte facevano parte del silenzio, qualche
aereo rompeva invece quiete e cirri. All'orizzonte una corona di cime che un
tempo erano fondali oceanici ribadiva che cosa ci sarebbe
ancora stato tra millenni. E io? E noi?
Mi sono chiesto
commuovendomi. Si vede veramente solo con le lacrime, di dolore o di gioia,
perché non ci permettono di mentire: il dolore ci spoglia, la gioia ci
abbraccia. Le lacrime sono preghiere, quelle di dolore perché il dolore passi,
quelle di gioia perché la bellezza non passi, in entrambi i casi chiediamo:
Qualcuno si occupa di me, del mio destino, o siamo gettati qui a caso? L'angelo
era lì tra le cose che avevo sotto gli occhi: l'affidabilità del cosmo e delle
relazioni sono il primo credo (fede, fiducia), le crepe di mente e cuore
provengono dall'inaffidabilità di queste relazioni primarie.
Guarda il cosmo, è
affidabile, e infatti gli astronauti della spedizione Artemis II (Artemide, gemella di Apollo) hanno
aggirato la Luna con una danza millimetricamente dettata dalla forze di gravità
terrestre e lunare. Proprio loro, i Lunatici, avevano più fede nella Terra di
noi, i Terrestri, come ha detto il pilota della navicella, Victor Glover, a Pasqua: «Siamo così lontani dalla
Terra e guardiamo indietro alla bellezza del creato, la prospettiva che ho
quassù è vedere la Terra come un tutt’uno. E sapete, quando leggo la Bibbia e guardo tutte le cose incredibili che
sono state fatte per noi che siamo stati creati... Avete questo posto
incredibile, questa astronave chiamata Terra, creata per darci un posto dove
vivere nel cosmo. Forse la distanza che ci separa da voi vi fa pensare che ciò
che stiamo facendo sia speciale, ma noi siamo alla stessa distanza da voi:
siete voi ad essere speciali. In tutto questo vuoto che chiamiamo universo,
avete quest'oasi, un posto meraviglioso dove possiamo esistere insieme. Penso
che a Pasqua - che festeggiate o meno, che crediate in Dio o meno - questa sia
un’occasione per ricordarci dove siamo, chi siamo, che siamo tutti uguali e che
dobbiamo superare tutto insieme».
Anche io, in
fondo, godevo dello stesso sguardo. Dall'astronave Orion hanno osservato la faccia che
la Luna, data la perfetta sincronia di rotazione attorno a se stessa e di
rivoluzione attorno alla Terra (27 giorni circa), non mostra mai. Novità: ha
colori inattesi, perché «affidabile» non significa ripetitivo, grigio, noioso,
ma tanto certo quanto inesauribile. L'angelo dice che c'è sempre da scoprire
qualcosa in ciò a cui presti attenzione, a patto che ti alzi e con cura (da cui
curiosità) ci giri intorno (ricerca dal latino «circa», intorno, preceduto da
ri-, significa «girare intorno ancora e ancora» come i pianeti), per questo una
vita senza ricerca si spegne, perché non presta attenzione a niente, non ama
nulla, e per questo dobbiamo proteggere la nostra attenzione dall'estrazione
violenta e continua che ne fanno le trivelle dei social.
E poi il barattolo
di una nota crema spalmabile ha fluttuato per qualche secondo nella cabina di
Orion (nessuno spot potrà mai fare altrettanto) rendendo tutto «familiare»,
come i biscotti con cui gli astronauti hanno festeggiato. Casa e avventura,
dice l'angelo, le due dimensioni della vita felice, i due bisogni del
Sapiens: appartenere ed esplorare, Itaca e il viaggio. Alla
domanda su come erano stati i 43 minuti in cui la connessione radio con la
navicella era impossibile perché nascosta dalla Luna, gli astronauti hanno
risposto: «Bello!». Ci saremmo aspettati sentimenti di paura provocati dalla buia
solitudine lunare.
E invece bello era
stato proprio il silenzio affidabile e disconnesso dal casino che combiniamo
quaggiù, dove il 40% dei Paesi ha innalzato le spese militari al 2% del PIL,
cifra mai raggiunta dalla Seconda Guerra mondiale. Segnali anche questi, dice
l'angelo. Lassù invece c'era tutto: la fiducia nelle leggi della fisica e nella
compagnia fisica di chi deve muoversi per e insieme agli altri con perfezione
da orchestra. Il male che l'uomo fa all'uomo e al creato è mancanza di questa
fede primaria nella vita che ci è data.
Nel mio Lunedì,
dice l'angelo, infatti tutti avete cercato un posto bello, cibo buono e amici
veri: ancora loro, bello-buono-vero, trinità terrena. E quel lunedì si chiama
così proprio perché lunedì è il giorno più faticoso e perché è stato l'angelo
(parola greca che significa semplicemente messaggero) a dire alle donne al
sepolcro che il morto non è lì: «È risorto, vi aspetta in Galilea», la regione
a nord della Palestina dove tutto era cominciato.
Una storia scritta
meglio avrebbe previsto un trionfo a reti unificate, a Gerusalemme, dove tutto
era finito, invece il messaggero dà appuntamento con il risorto in periferia,
nel silenzio, sulle sponde tranquille del lago di Tiberiade, dove i discepoli vivevano
e lavoravano. Il messaggero dice: svegliati, ricomincia da dove sei, altrimenti
stai solo sognando o solo soffrendo. Il luogo per risorgere non è lo
straordinario, è il quotidiano, risorgere significa rialzarsi tante volte
quante sono le cadute, più una. La resurrezione non cambia il «mondo» ma il «modo»
di guardarlo, anche il lunedì.
Casa e avventura,
appartenere senza spegnersi, esplorare senza perdersi. Un circolo virtuoso di
«Bentornato!» e «Buon viaggio!»: il «per sempre» nel «di sempre», il «nuovo»
nel «di nuovo». Questo dice l'angelo, che non ha le ali (neanche il testo
gliele attribuisce) ma gliele diamo perché la notizia può raggiungerci ovunque
se cerchiamo: certo nelle cose della festa (bello-buono-vero) è più facile, ma
solo così tutte le cose solite, spente, grigie, morte rinascono. Se rinasci tu.
Come fare?
Proprio in
Galilea, prima di sottrarsi definitivamente alla loro vista ascendendo in cielo
(che non è quello esplorato da Artemis ma il modo per dire «ovunque»: «che sei
nei cieli» non è tra le nuvole, ma dappertutto), il Cristo risorto lo rivela:
«Andate in tutto il mondo e date la bella notizia a ogni creatura. Chi crederà
sarà salvo». Bisogna darla a ogni creatura! Alla Luna, alle piante in balcone,
al gatto, al vicino di casa, allo studente, al collega, al coniuge... Che
notizia?
Che il segreto è
credere, cioè fidarsi. Credere non è, come si pensa, una consolatoria e
irrazionale adesione a una favola, un'autosuggestione per chi non sopporta la
vita, ma cercare tra tutto e tutti, visibile e invisibile, ciò che non viene
meno, come il naufrago cerca prima l'aria e poi il salvagente. A chi e cosa
puoi dire (mi chiede l'angelo): io ti credo, mi fido di te? A chi ti affidi
senza paura? Dove cerchi vita? Chi o cosa ti sostiene?
Dalla risposta
dipende la resurrezione che ti (a)spetta, e ognuno si sceglie la sua. Qui sulla
Terra, mica sulla Luna... La Luna serve solo a ricordartelo, anche di lunedì.
Dice l'angelo."
Corriere della Sera
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