mercoledì 5 agosto 2026

RIFORMA ISTITUTI TECNICI

 


La riforma 

degli istituti tecnici 

entra 

nella fase operativa.


Le nuove disposizioni si

 applicano alle classi prime, 

per poi estendersi progressivamente agli anni successivi.

Il nuovo assetto è definito dal Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, che attua gli articoli 26 e 26-bis del Decreto-legge 144/2022 e rivede indirizzi, articolazioni, quadri orari, risultati di apprendimento e organizzazione didattica degli istituti tecnici.

L’obiettivo è avvicinare maggiormente i curricoli alle trasformazioni del sistema produttivo, alla transizione digitale ed ecologica e alla domanda di nuove competenze, rafforzando allo stesso tempo la preparazione culturale, scientifica, linguistica e tecnico-professionale degli studenti.

 Quando entra in vigore la riforma degli istituti tecnici?

Il nuovo ordinamento si applica a partire dalle classi prime dell’anno scolastico 2026/2027. L’introduzione sarà quindi progressiva:

  • nell’a.s. 2026/27 interesserà le classi prime;
  • nell’a.s. 2027/28 raggiungerà anche le classi seconde;
  • negli anni successivi si estenderà gradualmente all’intero quinquennio;
  • le classi già avviate continueranno a seguire il precedente ordinamento fino alla conclusione del percorso.

Le indicazioni per accompagnare le scuole nella prima applicazione sono contenute anche nella Circolare MIM n. 1397 del 19 marzo 2026.

 Perché è stata introdotta la riforma?

La revisione degli istituti tecnici rientra nella Riforma 1.1 della Missione 4, Componente 1, del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il provvedimento mira ad allineare maggiormente la formazione tecnica alle competenze richieste dal sistema economico e produttivo nazionale.

La riforma punta in particolare a:

  • aggiornare i profili culturali e professionali in uscita;
  • rafforzare le competenze linguistiche, storiche, matematiche, scientifiche, giuridiche ed economiche;
  • potenziare le competenze tecnico-professionali;
  • valorizzare le discipline STEM;
  • integrare i temi della transizione ecologica e dello sviluppo sostenibile;
  • rafforzare la didattica laboratoriale e interdisciplinare;
  • collegare maggiormente la scuola alle imprese e alle realtà formative del territorio;
  • facilitare il passaggio verso gli ITS Academy e le lauree professionalizzanti;
  • sviluppare la dimensione internazionale dei percorsi.

La connessione con il mondo del lavoro non sostituisce la funzione educativa della scuola. Il nuovo impianto prevede infatti il rafforzamento sia della cultura generale sia delle competenze necessarie per proseguire gli studi o inserirsi consapevolmente nei diversi contesti professionali.

 Come cambia l’organizzazione degli istituti tecnici?

L’offerta formativa viene organizzata in due grandi settori:

  • settore economico;
  • settore tecnologico-ambientale.

All’interno dei settori sono presenti diversi indirizzi e articolazioni. Le articolazioni costituiscono specializzazioni che si sviluppano nel triennio conclusivo, mentre il percorso conserva una base culturale e tecnico-scientifica comune.

Il nuovo curricolo comprende:

  • un’area di istruzione generale nazionale;
  • un’area di indirizzo flessibile;
  • quote di autonomia e flessibilità a disposizione delle scuole;
  • risultati di apprendimento definiti per ciascun indirizzo e articolazione.

I quadri orari completi e i profili in uscita sono contenuti negli allegati pubblicati nella pagina ufficiale del Decreto Ministeriale n. 29/2026.

 Gli indirizzi del settore economico

Il settore economico comprende due indirizzi principali.

  • Amministrazione, finanza e marketing
    • Amministrazione, finanza e marketing;
    • Relazioni internazionali per il marketing;
    • Sistemi informativi aziendali.
  • Turismo, beni ambientali e culturali.

La nuova denominazione dell’indirizzo turistico sottolinea il collegamento tra turismo, valorizzazione del patrimonio, ambiente e cultura, ampliando la prospettiva rispetto alla sola gestione dei servizi turistici.

 Gli indirizzi del settore tecnologico-ambientale

Il settore tecnologico-ambientale comprende gli indirizzi legati alle principali filiere scientifiche, produttive e tecnologiche.

  • Meccanica, meccatronica ed energia
    • Meccanica e meccatronica;
    • Energia.
  • Trasporti e logistica
    • Costruzione dei mezzi terrestri;
    • Costruzioni aeronautiche;
    • Costruzioni navali;
    • Conduzione dei mezzi terrestri;
    • Conduzione del mezzo aereo;
    • Conduzione del mezzo navale;
    • Conduzione di apparati e impianti marittimi;
    • Conduzione di apparati e impianti marittimi e conduzione di apparati e impianti elettronici di bordo;
    • Logistica.
  • Elettronica ed elettrotecnica
    • Elettronica;
    • Elettrotecnica;
    • Automazione.
  • Informatica e telecomunicazioni
    • Informatica;
    • Telecomunicazioni.
  • Grafica e comunicazione.
  • Chimica, materiali e biotecnologie
    • Chimica e materiali;
    • Biotecnologie ambientali;
    • Biotecnologie sanitarie.
  • Sistema moda
    • Progettazione e processi produttivi per il tessile e la moda;
    • Progettazione e processi produttivi per la calzatura.
  • Agraria, agroalimentare e agroindustria
    • Produzioni e tecnologie agroalimentari per il Made in Italy;
    • Scienze agrarie e ambientali;
    • Viticoltura ed enologia.
  • Costruzioni, ambiente e territorio
    • Costruzioni, ambiente e territorio;
    • Geotecnico;
    • Tecnologie del legno nelle costruzioni.

 

Didattica per competenze e Unità di Apprendimento

Una delle novità centrali riguarda l’organizzazione della didattica. Il nuovo assetto privilegia una progettazione interdisciplinare e multidisciplinare, orientata allo sviluppo delle competenze.

Le attività possono essere organizzate attraverso Unità di Apprendimento costruite intorno a compiti di realtà, problemi, progetti ed esperienze laboratoriali. Studentesse e studenti sono chiamati a mobilitare conoscenze e abilità per affrontare situazioni concrete, partecipando in modo attivo e progressivamente autonomo.

La progettazione può comprendere:

  • attività interdisciplinari;
  • compiti autentici e problemi reali;
  • laboratori e project work;
  • interventi individualizzati o personalizzati;
  • attività rivolte a gruppi di studenti;
  • uso funzionale delle compresenze;
  • percorsi di approfondimento e recupero;
  • collaborazioni con soggetti esterni.

Il curricolo di istituto dovrà essere costruito in coerenza con il Profilo educativo, culturale e professionale dello studente e con i risultati di apprendimento previsti per ciascun indirizzo.

 Più autonomia e flessibilità per le scuole

Gli istituti tecnici potranno utilizzare le quote di autonomia e flessibilità per caratterizzare maggiormente la propria offerta formativa, tenendo conto delle esigenze degli studenti e delle vocazioni economiche e produttive del territorio.

Le scuole potranno quindi:

  • adattare parte del curricolo alle caratteristiche del contesto locale;
  • potenziare specifiche competenze tecnico-professionali;
  • introdurre approfondimenti coerenti con le filiere territoriali;
  • organizzare attività interdisciplinari e laboratoriali;
  • collaborare con imprese, ITS Academy, università ed enti di ricerca.

La flessibilità dovrà comunque garantire il raggiungimento dei risultati di apprendimento nazionali previsti per l’indirizzo o l’articolazione frequentata.

 STEM, sostenibilità, Educazione civica e orientamento

Il nuovo Profilo educativo, culturale e professionale valorizza alcuni ambiti trasversali già centrali nella scuola contemporanea.

Il curricolo dovrà prestare particolare attenzione a:

  • potenziamento delle discipline STEM;
  • transizione ecologica e sviluppo sostenibile;
  • insegnamento trasversale dell’Educazione civica;
  • cittadinanza digitale;
  • orientamento scolastico e professionale;
  • competenze chiave per l’apprendimento permanente;
  • connessione tra cultura scientifica, tecnologica, economica e umanistica.

L’obiettivo è evitare che la preparazione tecnica venga separata dalla capacità di comprendere gli effetti sociali, ambientali ed economici delle innovazioni.

 CLIL e internazionalizzazione nel triennio

La riforma rafforza la dimensione internazionale dei percorsi tecnici. Nel terzo, quarto e quinto anno è previsto l’insegnamento in lingua inglese di una disciplina non linguistica dell’area di indirizzo attraverso la metodologia CLIL, nei limiti degli organici disponibili.

L’insegnamento in lingua inglese dovrà svilupparsi per almeno un terzo del monte ore annuale della disciplina scelta.

Gli istituti potranno inoltre:

  • organizzare scambi internazionali in presenza o a distanza;
  • realizzare stage e percorsi di formazione scuola-lavoro all’estero;
  • favorire la mobilità studentesca;
  • promuovere certificazioni linguistiche;
  • potenziare il lessico tecnico e professionale in lingua straniera;
  • coinvolgere docenti di conversazione o esperti madrelingua;
  • partecipare a progetti europei e internazionali.

La prospettiva interculturale e globale dovrà essere integrata anche nella progettazione delle altre discipline.

 Raccordo con ITS Academy e università

La riforma rafforza la continuità tra gli istituti tecnici e l’istruzione terziaria professionalizzante.

Le scuole sono chiamate a progettare interventi di raccordo con:

  • ITS Academy;
  • lauree professionalizzanti;
  • università;
  • centri di ricerca;
  • imprese e organizzazioni professionali.

Le collaborazioni dovranno tenere conto della coerenza tra gli indirizzi scolastici, le aree tecnologiche degli ITS Academy, i percorsi universitari e le caratteristiche del sistema produttivo locale e nazionale.

Il raccordo potrà svilupparsi attraverso attività di orientamento, laboratori, progetti condivisi, incontri con professionisti ed esperienze applicative.

 Che cosa sono i Patti educativi 4.0?

Gli istituti tecnici potranno promuovere o aderire ai Patti educativi 4.0, accordi regionali o interregionali pensati per sostenere l’innovazione didattica, l’orientamento e il collegamento con il sistema produttivo.

I Patti possono coinvolgere:

  • istituti tecnici singoli o organizzati in rete;
  • ITS Academy;
  • università e centri di ricerca;
  • enti di formazione accreditati;
  • imprese locali, nazionali o internazionali;
  • ordini e organizzazioni professionali;
  • poli tecnico-professionali;
  • laboratori territoriali per l’occupabilità;
  • altri soggetti pubblici e privati attivi nella formazione.

Gli accordi possono permettere la condivisione di laboratori, tecnologie, competenze professionali e strutture avanzate. Possono inoltre sostenere la progettazione dei percorsi di formazione scuola-lavoro e delle attività di aggiornamento rivolte ai docenti.

 Formazione dei docenti e periodi di osservazione in azienda

Il nuovo assetto richiede competenze progettuali, laboratoriali e interdisciplinari anche da parte degli insegnanti.

Gli istituti potranno promuovere:

  • formazione sulle metodologie didattiche laboratoriali;
  • aggiornamento sulle innovazioni tecnologiche e produttive;
  • attività dedicate alla progettazione per competenze;
  • percorsi sulla costruzione delle Unità di Apprendimento;
  • periodi di osservazione nelle aziende delle filiere di riferimento;
  • affiancamento tutoriale rivolto ai docenti delle discipline professionalizzanti e agli insegnanti tecnico-pratici.

Il contatto con i contesti produttivi dovrebbe permettere ai docenti di conoscere l’evoluzione delle tecnologie, dei processi organizzativi e delle professionalità collegate ai diversi indirizzi.

 Il percorso di specializzazione per Enotecnico

Nel settore Agraria, agroalimentare e agroindustria viene confermato il percorso di specializzazione per Enotecnico.

Si tratta di un’ulteriore annualità successiva al diploma dell’articolazione Viticoltura ed enologia. Al termine viene rilasciato un diploma di specializzazione referenziato al quinto livello del Quadro nazionale delle qualificazioni.

Il decreto e i relativi allegati definiscono:

  • il profilo professionale del diplomato;
  • i risultati di apprendimento;
  • il quadro orario;
  • i requisiti per l’attivazione del percorso;
  • le modalità di accesso e valutazione;
  • il modello del diploma finale.

 I percorsi tecnici nei CPIA partiranno dal 2027/28

La riforma prevede anche la possibilità per i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti di erogare, in via sperimentale, percorsi di secondo livello di istruzione tecnica.

La sperimentazione non partirà insieme alle classi prime del nuovo ordinamento, ma dall’anno scolastico 2027/2028.

Potranno partecipare i CPIA aderenti alle filiere formative tecnologico-professionali autorizzate, previa selezione attraverso uno specifico avviso nazionale.

I percorsi potranno essere attivati quando:

  • non siano già erogati in rete dalle scuole secondarie di secondo grado;
  • l’offerta presente sia insufficiente rispetto alle richieste degli adulti e del territorio;
  • il CPIA disponga delle strutture e delle risorse necessarie;
  • il progetto rispetti il nuovo assetto ordinamentale dell’istruzione tecnica.

 La riforma degli istituti tecnici coincide con il modello 4+2?

La revisione introdotta dal DM 29/2026 e la filiera formativa tecnologico-professionale 4+2 sono collegate, ma non coincidono.

La riforma del nuovo ordinamento riguarda i percorsi quinquennali degli istituti tecnici e viene applicata progressivamente a tutte le classi prime dall’a.s. 2026/27.

Il modello 4+2 prevede invece specifici percorsi quadriennali integrati con un successivo biennio negli ITS Academy ed è attivato soltanto dalle scuole autorizzate nell’ambito della filiera tecnologico-professionale.

Uno studente iscritto a una normale classe prima quinquennale di un istituto tecnico non entra quindi automaticamente in un percorso 4+2.

 Che cosa cambia per gli studenti?

Per studentesse e studenti la riforma dovrebbe tradursi in un percorso maggiormente integrato tra preparazione generale, competenze tecniche e applicazioni concrete.

Tra gli aspetti più significativi rientrano:

  • maggiore presenza di attività interdisciplinari;
  • uso più frequente di laboratori e compiti di realtà;
  • potenziamento delle competenze STEM;
  • attenzione alla sostenibilità e alla transizione digitale;
  • rafforzamento dell’inglese tecnico attraverso il CLIL;
  • più occasioni di incontro con imprese, università e ITS Academy;
  • orientamento più strettamente collegato alla prosecuzione degli studi e alle professioni;
  • possibilità di partecipare a progetti e mobilità internazionali.

 Che cosa cambia per le scuole e per i docenti?

Gli istituti dovranno aggiornare progressivamente il curricolo, la progettazione didattica e l’organizzazione delle attività, partendo dalle classi prime.

Le principali operazioni comprenderanno:

  • analisi dei nuovi profili e risultati di apprendimento;
  • revisione del curricolo di istituto;
  • aggiornamento del Piano triennale dell’offerta formativa;
  • progettazione di Unità di Apprendimento interdisciplinari;
  • organizzazione funzionale di laboratori e compresenze;
  • definizione delle attività CLIL;
  • costruzione di raccordi con ITS, università e sistema produttivo;
  • formazione del personale docente;
  • utilizzo delle quote di autonomia e flessibilità;
  • monitoraggio dell’applicazione del nuovo ordinamento.

La riforma non riguarda quindi soltanto la denominazione degli indirizzi o la distribuzione delle ore, ma comporta un cambiamento più ampio nella progettazione del curricolo e nell’organizzazione della didattica.

 Dove consultare il decreto ufficiale e i nuovi quadri orari

Il testo ufficiale, i profili educativi e professionali, i risultati di apprendimento e i nuovi quadri orari sono disponibili sul sito del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Consulta il Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 e tutti gli allegati ufficiali.

Per le indicazioni relative all’avvio del nuovo ordinamento è possibile consultare anche la Circolare MIM n. 1397 del 19 marzo 2026.

 Domande frequenti sulla riforma degli istituti tecnici

Quando parte la riforma degli istituti tecnici?


La riforma parte nell’anno scolastico 2026/2027 e si applica inizialmente alle classi prime. Negli anni successivi si estenderà progressivamente all’intero quinquennio.

 Qual è il decreto ufficiale della riforma?

Il provvedimento di riferimento è il Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, pubblicato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito con i profili in uscita e i nuovi quadri orari.

 Quali sono i nuovi settori degli istituti tecnici?

L’offerta formativa è organizzata nel settore economico e nel settore tecnologico-ambientale.

 La riforma modifica la durata degli istituti tecnici?

No. I percorsi ordinari continuano ad avere durata quinquennale. I percorsi quadriennali della filiera 4+2 costituiscono una proposta distinta, attivata soltanto nelle scuole autorizzate.

 Che cosa cambia nella didattica?

Vengono valorizzate la didattica per competenze, la progettazione interdisciplinare, le Unità di Apprendimento, i compiti di realtà, i laboratori e la collaborazione con imprese, università e ITS Academy.

 Il CLIL diventa obbligatorio negli istituti tecnici?

Il decreto prevede l’insegnamento in inglese di una disciplina non linguistica dell’area di indirizzo nel terzo, quarto e quinto anno, per almeno un terzo del monte ore annuale della disciplina e nei limiti degli organici disponibili.

 Che cosa sono i Patti educativi 4.0?

Sono accordi regionali o interregionali attraverso i quali scuole, ITS Academy, università, imprese, enti di formazione e centri di ricerca possono condividere laboratori, strumenti, competenze e attività formative.

 I CPIA potranno offrire percorsi di istruzione tecnica?

Sì, in via sperimentale e a determinate condizioni. L’avvio è previsto dall’anno scolastico 2027/2028, previa selezione attraverso un apposito avviso nazionale.

 Gli studenti già iscritti cambieranno ordinamento?

No. Il nuovo assetto parte dalle classi prime dell’a.s. 2026/27. Le classi già avviate proseguiranno secondo l’ordinamento con cui hanno iniziato il percorso.

 Dove si trovano i nuovi quadri orari?

I quadri orari dell’area di istruzione generale e delle aree di indirizzo sono pubblicati tra gli allegati del Decreto Ministeriale n. 29/2026 sul sito ufficiale del MIM.

Scuolanet


 

UNA SPERANZA INCREDIBILE

 


Incontro con

 Domenico Battaglia

Abbiamo bisogno di cristiani che non fuggano dalla storia, che non si rifugino in una fede intimista. La politica, quando cerca davvero il bene delle persone, è una forma altissima di amore sociale. E la Chiesa deve aiutare soprattutto i giovani a non disprezzarla”. 

Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, ultimo cardinale creato da papa Francesco, uomo del dialogo, attento agli scartati della nostra società, agli ultimi. L’abbiamo incontrato. 

Buongiorno vescovo don Mimmo, come sta? Posso chiamarla don Mimmo? 

Certo che può chiamarmi don Mimmo. I titoli lasciano il tempo che trovano e a volte allontanano. Invece la vicinanza umana resta e costruisce amicizia. E io, d’altronde, non mi considero null’altro che questo: un fratello, un prete, un vescovo, un uomo che prova a camminare accanto agli altri. 

Lei è vescovo di una grande città del sud, Napoli, spesso al centro delle cronache per fatti che riguardano la delinquenza minorile, come ci si pone davanti a queste situazioni? 

Guardi, il primo errore è parlare dei ragazzi solo quando sbagliano. Nessun giovane nasce “criminale”. Dietro certe storie ci sono povertà educative, assenze, ferite, solitudini, violenze viste troppo presto. Certo, il male va chiamato per nome, ma senza mai smettere di credere che una persona possa cambiare. Per questo insisto sulla necessità di educare, di prevenire, di recuperare, perché un ragazzo recuperato al bene e un bambino educato con un intento preventivo valgono più di mille discorsi sulla sicurezza. 

Non crede che il Paese non crescerà se non insieme? 

Ne sono profondamente convinto. Nessuno si salva da solo. E questo vale anche per le città e le regioni della nostra Italia. Ce lo insegnano i momenti più duri della nostra storia recente, ma rischiamo continuamente di dimenticarlo. E questo non vale soltanto per le aree geografiche ma anche per il tessuto sociale nel suo insieme. Perché una società cresce quando chi è forte non schiaccia chi è fragile, ma lo accompagna. Quando il successo personale non diventa indifferenza collettiva. Il bene comune infatti non è un’idea astratta: è il volto concreto di chi resta indietro. 

 Ha fondato un centro contro le dipendenze che attanagliano giovani e meno giovani; non crede che oggi ci sia più bisogno di solidarietà, di accoglienza, di vicinanza alle famiglie anche da parte delle istituzioni? Che ci sia bisogno di un patto educativo fra famiglie, volontariato, comunità cristiane, istituzioni affinché nessuno rimanga indietro? 

Sì, oggi più che mai. Le dipendenze non sono soltanto un problema sanitario: spesso sono una domanda disperata d’amore, di senso, di presenza. Che cade nel vuoto quando le famiglie vengono lasciate sole. Per questo continuo a credere nel patto educativo: un’alleanza larga, concreta, umile, dove nessuno pensi di bastare a sé stesso. Quando una comunità diventa frammentata, quando si perde il senso del noi, restano tanti piccoli “io”. Ma i ragazzi e i bambini hanno bisogno non solo di adulti sani ma di persone affidabili che sappiano essere comunità, capaci di creare una rete educativa solida. 

Terza guerra mondiale a pezzi” diceva papa Francesco

Isaia… “Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; essi, con le loro spade, costruiranno vomeri di aratro e, con le loro lance, falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra e non impareranno più la guerra.” Utopia o realtà? 

Se smettiamo di credere alla pace, la guerra avrà già vinto. Certo, può sembrare un’utopia, ma il Vangelo è pieno di utopie concrete: amare il nemico, perdonare, condividere il pane. La pace non è ingenuità. È il più difficile dei realismi. Richiede coraggio, giustizia, disarmo del cuore e delle parole. Io credo che ogni gesto di fraternità, anche piccolo, sia già un pezzo di profezia che si compie. Ed è da questi gesti che dobbiamo ripartire. 

Don Lorenzo Milani ripeteva spesso “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”. Non crede ci sia bisogno di un forte impegno della Chiesa nell’educare alla politica, che è “la più alta forma di carità”? 

Assolutamente sì. Ma attenzione: non parlo di appartenenze partitiche. Parlo dell’educazione al bene comune, alla responsabilità, alla partecipazione. Abbiamo bisogno di cristiani che non fuggano dalla storia, che non si rifugino in una fede intimista. La politica, quando cerca davvero il bene delle persone, è una forma altissima di amore sociale. E la Chiesa deve aiutare soprattutto i giovani a non disprezzarla. 

 “Quando do da mangiare a un povero tutti mi chiamano santo, ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista” diceva il grande Vescovo Hélder Câmara… Abbiamo paura di farci chiamare comunisti? 

Io credo che il problema non sia come ci chiamano, ma se restiamo fedeli al Vangelo. Il Vangelo disturba sempre quando prende sul serio i poveri. Perché non si limita all’elemosina: domanda giustizia, dignità, diritti, lavoro, pace. Se stare dalla parte degli ultimi crea imbarazzo a qualcuno, il non stare dalla loro parte sarebbe imbarazzante come credenti se guardiamo i criteri che il Vangelo ci dona. 

Abbiamo una società indifferente al messaggio religioso, il cristianesimo è una bella notizia, ma è irrilevante, come cristiani abbiamo dimenticato la sua forza vitale, la sua dirompente speranza. Cosa dobbiamo fare per ritrovare questa forza? 

Forse dobbiamo smettere di difendere il cristianesimo e ricominciare a viverlo. In questo tempo l’apologia serve poco: oggi più che mai abbiamo bisogno di testimonianza, credibilità, affidabilità. Perché la gente non ha bisogno di cristiani perfetti, ma credibili. Non di parole complicate, ma di vite autentiche e luminose. 

Si è conclusa la terza fase del Sinodo della Chiesa italiana con il documento di sintesi. Che impressione hai avuto di questa assemblea? Non pensi che temi come il diaconato femminile, i “viri probati”… non siano stati affrontati adeguatamente? Riusciremo ad avere comunità con alla guida una donna o un uomo sposato? 

Il Sinodo è stato un passaggio importante perché ha rimesso al centro l’ascolto. E già questo, in una Chiesa spesso abituata a parlare più che ad ascoltare, è molto. Certo, ci sono temi che molti avrebbero voluto vedere affrontati con maggiore decisione. Ma io penso che i processi ecclesiali abbiano bisogno di maturazione, discernimento, pazienza e soprattutto libertà interiore. La domanda vera è un’altra: vogliamo davvero una Chiesa più evangelica, più corresponsabile, più capace di riconoscere i carismi di tutti? Se la risposta sarà sincera, allora molte strade si apriranno. A noi spetta percorrerle senza ferite, senza strappi. 

Grazie di cuore vescovo Mimmo. Prima di salutarci… lei ha paura della morte? 

Più che della morte, ho paura di arrivare a quel momento già morto. Perché il criterio della vita è l’amore e se smettessi di amare, rischierei di essere morto senza saperlo. Ecco, questa è la mia paura: non amare abbastanza. Io spero che alla fine del la vita il Signore non mi chieda quanti risultati ho ottenuto, ma quanto cuore ho messo nel servire gli altri. E spero che la morte, quando arriverà, mi trovi ancora intento e operoso nell’amare. 

Che impressione ha avuto dalla visita di papa Leone? Come ha risposto la Chiesa che è in Napoli a questa visita? 

La città e la Chiesa hanno risposto nel modo in cui rispondono a tutti coloro che nel segno della pace bussano alla loro porta: con gioia e con grande accoglienza! Perchè questa è Napoli, questo è lo spirito della sua gente e oserei dire questo è il Vangelo che la Chiesa di Napoli annuncia. Il Vangelo della pace, della gioia vera, della fraternità che è dono del Cristo Risorto! Ed è stato bello vedere come negli occhi di papa Leone tutto questo si è impresso trasformandosi sorriso. Sono molto grato al papa. Ma so anche che il papa è molto grato a questa città. 

Rocca

Immagine

 


martedì 4 agosto 2026

I MITOMANI


 Da quando ci sono i social 

siamo tutti un po’ mitomani


Lo psichiatra Crepet e le scorciatoie per la notorietà: «Di cosa ci stupiamo? Nell'era dei reality uno si domanda a che servono studio e sacrificio. E tutto viene esibito costantemente in rete».

-di Francesca Visentin 

 “Nulla di nuovo. Il fenomeno non mi stupisce per niente». È lapidario Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, saggista, scrittore, sul caso di Adriano Cappellari e il finto attentato. Ma anche sui molti altri fenomeni di mitomania o ricerca di facile notorietà. «Siamo tutti e tutte mitomani, da quando esistono i social», sintetizza il professor Crepet, di cui da poco è uscito il nuovo saggio Riprendersi l’anima (HarperCollins), in cui approfondisce la complessità del mondo contemporaneo, dalla tecnologia e l’AI «sempre più disumanizzanti», ai conflitti globali, all’isolamento sociale. 

Professor Crepet, mettere in scena un finto attentato contro sé stessi è una richiesta di attenzione?

«Tutti cercano strade facili. Nell’era dei reality show, a cosa serve il talento, la competenza, lo studio? Scorciatoie, successo e fama veloci sono l’unico faro, ma a che prezzo: siamo diventati tutti deficienti». 

Se l’aspettava il moltiplicarsi di episodi di mitomania anche tra i più giovani?

«È inevitabile. Ragazze e ragazzi seguono l’esempio degli adulti. E in una società di uomini e donne che cercano visibilità in qualsiasi modo, anche i più giovani fanno altrettanto. È una deriva partita dagli adulti». 

Non la stupisce ciò che sta accadendo?

«Non c’è nulla di nuovo. I social sono nati proprio con questa funzione, rendere tutti famosi velocemente, senza talento nè vera gloria. Un meccanismo che porta al deterioramento delle capacità cognitive e relazionali, lo dicevo già 12 anni fa, un cambiamento antropologico che avevo previsto. L’avevo scritto nel libro Baciami senza rete (Mondadori), guardando alle giovani generazioni e al mondo digitale. In quel saggio mi domandavo, come sarà, da adulto, un bambino che ha comunicato sempre e soltanto attraverso un device? Quali cambiamenti nel suo modo di vivere i sentimenti e le relazioni, nella sua capacità empatica?». 

 

Fingersi vittima pur di fare parlare di sé soddisfa il sogno di notorietà?

«Mettiamo in chiaro che se tutto è vero quello che ha fatto il ragazzo di Enego è un atto criminale, ma certamente la modalità vittima e carnefice di sé, viene utilizzata come scorciatoia per la facile notorietà. Oggi ci si esibisce in rete anche quando si beve un cappuccino, che poi con l’AI possono diventare dodici cappuccini bevuti insieme, il nuovo record che diventa subito virale, anche se invece è tutto falso. Quindi di cosa ci stupiamo?» 

Lei è molto critico nei confronti dall’intelligenza artificiale.

«Con l’AI oggi diventare famosi senza fare nulla è un attimo, ci si può costruire personaggi dal nulla. E l’Ai toglie la capacità critica. In generale, mi preoccupa ciò che accade nel mondo e i riflessi che hanno su di noi, c’è una sorta di imbarbarimento di fondo, non si salva nessuno. Poi certo, in alcuni settori o situazioni l’uso dell’Ai può essere anche utile».

La difficoltà di entrare nel mondo del giornalismo, potrebbe giustificare le azioni estreme di un giovane aspirante giornalista che cerca visibilità facile?

«Ma ormai chiunque può essere giornalista. Con i social anche il più grande idiota pubblica e posta qualsiasi cosa. E con l’AI si possono creare fake news o immagini sensazionali senza alcuna fatica . E soprattutto senza alcuna gavetta. Con le fake news si potrebbero anche riscrivere intere parti della storia, nessuno se ne accorgerebbe. Un certo tipo di innovazione tecnologica è sconcertante. E io sento di non volermi adattare a un mondo in cui non c’è empatia, capacità di ascolto, tenerezza, desiderio di studiare, approfondire, scrivere poesie. Senza un poeta sarà un mondo migliore?». 

C’è responsabilità del mondo degli adulti?

«Una responsabilità enorme». 

Come definirebbe gli adulti contemporanei?

«Irresponsabili». 

Nel suo nuovo saggio «Riprendersi l’anima» scrive che «per riprendersi l’anima bisogna cercare con tenerezza la propria ribellione»

«Sì. Bisogna cercare la ribellione come antidoto emotivo all’indifferenza. E non significa spaccare le vetrine con le pietre, ma è una ribellione interiore che porta cambiamenti. Anche la bellezza è trasgressione». 

 

Fonte: Corriere del Veneto

Immagine