non sono un problema
Ma serve
una cura
Presentata alla Camera la
Relazione al Parlamento 2025 dell’Autorità garante per l’infanzia e
l’adolescenza. Marina Terragni: «L’interdipendenza non è debolezza e
l’individuo assoluto è una finzione». Dal digitale alle fragilità familiari, al
centro della riflessione c'è la ricostruzione delle relazioni. L'appello dei
ragazzi agli adulti: «Abbiamo bisogno di essere ascoltati davvero, non solo
guidati»
I bambini e gli
adolescenti non sono un problema: il problema è l’ «individuo assoluto e la
polverizzazione delle relazioni a cui ha portato». Così Marina Terragni,
Autorità garante per l’infanzia e adolescenza, ha introdotto l’incontro di
presentazione alla Camera della Relazione al Parlamento 2025.
«Fino a una decina di
anni fa di bambini e ragazzi si parlava molto poco sui giornali. Più
recentemente invece hanno cominciato a comparire anche sulle prime pagine.
Notizie cliccatissime, alla ricerca di soluzioni: e quasi mai si tratta di good
news, più spesso di very bad news», ha osservato.
Bambini e ragazzi,
insomma, sono diventati un “problema”, nella narrazione politica e
mediatica, tanto che «forse loro stessi ormai si percepiscono come problema,
per se stessi e per il mondo. In parallelo stiamo registrando record di
denatalità», ha detto.
La proposta di Terragni è
di cambiare sguardo e direzione, spezzando l’individualismo assoluto dilagante
e recuperando il valore delle relazioni, a partire da quelle familiari:
è la proposta di una «CaRevolution», come la chiama Terragni: «Un
approccio trasformativo per riconfigurare il modo in cui il lavoro di cura
viene riconosciuto, organizzato, condiviso, valorizzato e posto al centro».
Denatalità e solitudine:
il peso della povertà relazionale
Bisogna spezzare,
insomma, quella «povertà relazionale che è anche il più grande nemico
della natalità. Se sui servizi è sempre possibile e auspicabile agire,
sul resto è decisamente più complesso. Ma non per questo ci si deve arrendere:
la ricostruzione di relazioni reali e in presenza è la grande sfida che abbiamo
di fronte».
Dobbiamo restituire alle
nostre ragazze e ai nostri ragazzi questa consapevolezza e scusarci con loro
per averli indotti a crederlo. Dobbiamo spiegare loro che l’interdipendenza non
è debolezza e che l’individuo assoluto è una finzione
Marina Terragni
Terragni si rivolge anche
agli adulti, alla «nostra generazione, che in parte è responsabile della
progressiva perdita di importanza delle relazioni a favore della realizzazione
individuale. Ma da soli la vita non è felice. Dobbiamo restituire alle
nostre ragazze e ai nostri ragazzi questa consapevolezza e scusarci con loro
per averli indotti a crederlo. Dobbiamo spiegare loro che l’interdipendenza
non è debolezza e che l’individuo assoluto è una finzione», ha detto
Terragni.
Per una rivoluzione della
cura
Un ruolo fondamentale va
quindi riconosciuto e restituito alle donne, a cui è «ancora largamente
affidato il compito della cura»: Quello che si può definire «il “paradosso
della cura” è che nelle nostre società, per fattori demografici e di
organizzazione, di cura c’è sempre più bisogno, ma il suo valore non viene
riconosciuto a nessun livello. Si tratta quindi di ascoltare con attenzione
quello che le donne hanno da dire in merito all’organizzazione della
vita, del lavoro, delle città, delle comunità, della società», ha detto.
Per rafforzare e
articolare la proposta di questa rivoluzione necessaria, Terragni ha fatto
riferimento a Ivan Illich e Alexander
Langer, al cui pensiero si ispira la sua idea.
Minori e digitale:
restituire spazio al gioco e alle relazioni
Il rapporto con l’ambiente
digitale è un altro dei temi al centro della Relazione. Gli schermi sono
parte dei luoghi in cui bambini e adolescenti crescono, studiano, comunicano e
costruiscono la propria immagine. «L’isolamento viene propagandato ed
estetizzato», ha detto Terragni, riferendosi alle pratiche online che
presentano la rinuncia alle relazioni come strumento di realizzazione
personale. «L’individuo diventa simultaneamente progetto e impresa
produttiva, chiamato a dedicare tempo ed energie quasi esclusivamente al
miglioramento personale, limitando così relazioni, uscite e attività
considerate dispersive e improduttive».
La Relazione richiama
perciò la responsabilità educativa degli adulti: la risposta non può essere
affidata soltanto a divieti, filtri o strumenti tecnologici. Occorre offrire occasioni
di esperienza, socialità e partecipazione, nelle quali i ragazzi possano
costruire fiducia e autonomia.
Salute mentale e povertà
educativa
Solitudine, ritiro
sociale, iperconnessione e fragilità emotiva sono tra le
questioni affrontate dalla Relazione. Ma quali sono le risposte da mettere in
campo? Accanto a quelle socio-sanitarie, viene richiamata la necessità di
rafforzare le relazioni familiari, l’esperienza scolastica e le opportunità
offerte dal territorio. E di fronte alle fragilità familiari, le istituzioni e
i servizi hanno il compito di accompagnare e sostenere, prima che
diventino emergenze.
La Relazione affronta
inoltre gli abusi online, la devianza minorile e la tutela degli orfani
di femminicidio. Per i minori stranieri non accompagnati fa riferimento
al recente studio sulle condizioni di accoglienza (qui
l’articolo di Ilaria Dioguardi su VITA) e le attività sulla tutela
volontaria e sull’affido familiare (qui
l’articolo di Sara De Carli). Un tema che Terragni riconduce ancora alla
qualità dei legami: «La qualità delle relazioni di accoglienza è
assolutamente decisiva nella determinazione del destino di questi ragazzi e
di conseguenza anche per la nostra società che accoglie».
Separazioni e
allontanamenti: il diritto dei figli all’ascolto
Gli allontanamenti dalla
famiglia sono uno dei temi che maggiormente sta a cuore di Marina Terragni, per
cui una parte della Relazione è dedicata proprio a questo: la necessità di
mantenere al centro l’interesse concreto dei figli. L’ascolto del
minorenne viene indicato come una garanzia sostanziale, capace di incidere
sulle decisioni che riguardano la sua vita. Al tema è dedicata anche la “Agenda dei diritti 2026. La persona di minore età nei
procedimenti di famiglia: soggetto, vittima e testimone”, distribuita
durante l’incontro insieme alla Relazione e all’ultimo numero della rivista
Futuri.
Ridurre le
diseguaglianze, sostenere le famiglie
Altro tema al centro
della Relazione e della riflessione è quello delle disuguaglianze e
della povertà educativa e sanitaria, su cui hanno richiamato
l’attenzione i due rappresentanti politici intervenuti alla presentazione: il
vicepresidente della Camera Giorgio Mulè e la ministra per le pari
opportunità Eugenia Maria Roccella.
Mulè ha richiamato alcuni
dati Istat: nel 2024, il 26,7% dei bambini e ragazzi con meno di 16 anni era
a rischio di povertà o esclusione sociale, una quota che raggiungeva il 43,6%
nel Sud e nelle Isole. «Il livello di istruzione dei genitori si associa
alla condizione socioeconomica della famiglia», ha osservato Mulè,
soffermandosi sul legame tra salute e povertà educativa e sui rischi della
disinformazione sanitaria. «Servono quindi politiche pubbliche per ridurre
diseguaglianze».
«Sono qui per ascoltare»,
ha esordito Eugenia Roccella. «La centralità della famiglia non è né di
destra né di sinistra». Per la ministra, l’intervento prioritario passa
attraverso le relazioni di cura all’interno della famiglia: «Non depauperare
competenze e responsabilità delle famiglie d’origine, ma sostenere e
alimentare l’autorevolezza genitoriale».
«I bambini non se la
stanno passando bene», ha affermato il pedagogista Daniele Novara,
concentrando il suo intervento sulla difficoltà degli adulti a comprendere le
diversità dei bambini e degli adolescenti.
I bambini hanno
straordinarie capacità di compensazione neurocognitive. La grande plasticità
del loro cervello deve essere favorita e sostenuta con il lavoro educativo. E
non affrontata con facilitazioni che ottengono l’unico risultato di farli
accasciare sul banco.