del Tempo
di Quaresima –
22 febbraio 2026
VANGELO Mt 4,1-11 :[1] Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. [2] Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. [3] Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». [4] Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». [5] Allora il diavolo lo condusse nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio [6] e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». [6] Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». [7] Di nuovo il diavolo lo condusse sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria [9] e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». [10] Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Adorerai il Signore, Dio tuo, a lui solo renderai culto». [11] Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, gli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Commento di Giustina Comunità Kairòs
Chi è “il Figlio amato nel quale il Padre si compiace”? In
che modo lo è Gesù? È significativo che il racconto delle tentazioni segua
immediatamente il riconoscimento, avvenuto nel battesimo al Giordano, da parte
del Padre. Attraverso la prova si rivela l’identità profonda del Figlio, ma
anche il tipo di relazione che intercorre tra lui e il Padre. L’Uomo-Gesù (il
Figlio) come si relaziona con Dio (il Padre)? Dio non toglie la tentazione
neanche al Figlio. È quasi un percorso obbligato per saggiare l’autenticità
della relazione con Dio. Con quale Dio ti stai relazionando, quale immagine ti
sei fatto di Lui? Lo Spirito Santo conduce Gesù nel deserto perché il suo
essere Figlio venga verificato nella storia umana. Come qualsiasi altro uomo da
Adamo in poi anche Gesù viene tentato. La narrazione mette in luce il suo
essere uomo come gli altri, digiuna per quaranta giorni, prova la fame, subisce
la prova e sperimenta la fragilità umana. La sua filiazione divina non lo esime
dalla condizione umana, anzi la attraversa e la assume fino in fondo. È qui che
si gioca la qualità del suo essere Figlio di Dio. Le tre tentazioni a cui è
sottoposto Gesù richiamano altrettante situazioni di prova vissute da Israele
nel lungo cammino attraverso il deserto (la manna Dt 8,3; l’acqua dalla roccia
Dt 6,16 e la tentazione di seguire altri dei Dt 6,13). In queste situazioni di
crisi, Israele chiamato a vivere nella fedeltà l’alleanza con Dio non ne era
stato capace e aveva preferito una falsa ricerca di sicurezza. A differenza di
Israele, Gesù nelle risposte che darà al tentatore conferma il suo statuto di
Figlio di Dio in un rapporto di assoluta fiducia nella parola del Padre.
Fin dalle prime battute, emerge che esistono due modi di
essere figlio di Dio, che si traducono anche in due modi di leggere e
interpretare la Parola. Le richieste del “diavolo” propongono un modo di essere
figlio che, partendo dal controllo della parola di Dio, vuole arrivare ad avere
controllo e potere su tutto, su di sé, sugli altri e soprattutto sull’Altro. Un
modo che, piuttosto che sottomettersi, cerca di piegare la volontà di Dio alla
propria. È quello che cerca di fare il tentatore usando le citazioni bibliche
per giustificare la via al successo facile, al potere e al prestigio
spettacolare. È un modo di interpretare che tradisce la parola stessa e si
allontana dalla fedeltà a Dio. Diverso è il modo di essere figlio indicato da
Gesù. Nella sua scelta di fedeltà al progetto di salvezza del Padre, egli
rifiuta risolutamente la via del prestigio facile e del potere. La sua via, che
si concluderà a Gerusalemme con la croce, è quella della piena adesione alla
parola di Dio nonostante le opposizioni.
Il suo essere Figlio
di Dio non si rivela attraverso il miracolo facile, il successo garantito, ma
nelle fedeltà alla condizione umana nonostante le sue contraddizioni e i suoi
limiti. Si rivela in particolare nella sua capacità di accogliere tutto come
dono del Padre e di sapere a sua volta donare tutto, anche la sua stessa vita,
mettendola nelle mani di altri. Due modi di essere figlio in cui si giocano le
relazioni fondamentali dell’uomo: con le cose, con le persone, con Dio. Le tre
tentazioni a cui è sottoposto Gesù richiamano proprio questi tre ambiti
fondamentali della vita di ogni uomo e presentano la possibilità di garantirne
la soddisfazione mediante l possesso, le cose con l’avere, le persone con il
potere, Dio con il volere, invece che mediante il dono. Ogni peccato in fondo
ripete quello di Adamo: impadronirsi del dono staccandolo dalla sua Sorgente.
Le tentazìoni
La prima tentazione prende spunto dalla fame di Gesù e da un
bisogno primario dell’uomo. Il pane è un bisogno fondamentale per l’uomo ed è
fonte di vita. Come relazionarsi con questa necessità? Il tentatore suggerisce
di servirsi dell’essere figlio per soddisfare una propria necessità
fondamentale. Nella sua diabolicità vuol far credere all’uomo che l’unica
alternativa possibile per rimanere in vita sia piegare Dio alla propria
necessità. È la prima perversione del rapporto religioso. Piegare Dio alla propria
vita o la propria vita a Dio? È una falsa alternativa che Gesù respinge
prontamente. Nel suo ricorso alla scrittura, Gesù rimanda la vita dell’uomo
alla sua Sorgente. Il pane senza colui dal quale proviene non basta. Come a un
neonato non basta essere nutrito se viene a mancare la relazione fondamentale
con l’altro, così ogni uomo anche se ha il pane per sopravvivere non avrà la
Vita senza la relazione fondamentale con Dio che è il principio di tutto. Gesù
è Figlio perché vive di ogni parola che viene dal Padre, nell’obbedienza alla
sua parola e nel compimento della sua volontà. La seconda tentazione è
collocata a Gerusalemme. L’appello alla parola di Dio che promette la
protezione del giusto che si trova in pericolo nasconde in maniera subdola il
sovvertimento del rapporto religioso. la promessa della protezione divina viene
strumentalizzata. È in gioco la relazione con Dio e la sua immagine.
Chi è Dio? Un’entità manipolabile secondo le
proprie esigenze, a cui chiedere segni miracolosi solo per metterlo alla prova
e utilizzarlo per i propri fini? Nelle intenzioni del tentatore, la relazione
fra l’uomo e Dio viene capovolta e Dio è ridotto a una forza manipolabile. Gesù
smaschera questa falsa visione di Dio in cui ci si serve di Dio per i propri
fini, rifiutando di sfidare e strumentalizzare il rapporto religioso. Non è un
caso che la tentazione sulla relazione con Dio si svolga nella città santa. È
lì che Gesù, sulla croce, fedele al suo essere Uomo e Dio, si rivelerà come
l’autentico Figlio di Dio che rivelerà al mondo il vero volto del Padre. La
terza tentazione riguarda l’esercizio del potere e del dominio. Il tentatore
offre a Gesù tutti i regni della terra in cambio della sottomissione al suo
potere. È un modo distorto di intendere il potere.
Il potere
È un falso potere quello che viene offerto: facendo credere a
colui che l’accetta di avere potere in realtà lo rende schiavo. Il vero
esercizio del potere lo insegnerà Gesù ai suoi attraverso il servizio verso
tutti gli uomini. È la libertà di Colui che, avendo come orizzonte il Padre ed
a lui solo rendendo onore, sa che il Regno di Dio è un dono che si riceve
gratuitamente e che il vero esercizio del potere è il dono di sé. Alla fine,
quando il diavolo si ritira, gli angeli si avvicinarono per servirgli da
mangiare. Ciò che non ha voluto chiedere con un miracolo, gli viene offerto in
dono, perché Dio ha cura di chi si è affidato alla sua volontà. Gesù ha
condiviso in tutto la condizione umana, ha maturato la sua libertà attraverso
le scelte della sua vita storica e in modo particolare nella prova suprema,
dove esprime al massimo la sua libertà profonda e rivela i tratti autentici
della sua figliolanza divina.
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