Referendum, Don Ciotti: “Le parole di delegittimazione
e intimidazione contro i magistrati
sono il
prologo della riforma Nordio”
Toccante e preoccupato è
il tono del discorso del sacerdote, da decenni immerso nelle ferite della
società italiana: “Ai cittadini serve una giustizia più efficace, più
efficiente, più veloce. La mia prima preoccupazione sono i cittadini e
soprattutto le persone offese dai reati. È necessaria una riforma della
giustizia che tuteli la richiesta di verità e di giustizia delle
vittime. Più dell’80% delle vittime innocenti della violenza criminale e
mafiosa nel nostro paese non conosce la verità o ne conosce solo una piccola
parte“.
Ciotti ha poi spostato lo
sguardo sulla condizione generale del paese, descrivendo una “diffusa
stanchezza democratica” che aleggia nell’aria e che richiede un argine
immediato per non scivolare verso forme di autocrazia. Invece di modificare la
Costituzione, ha insistito, “sarebbe opportuno impegnarsi ad applicarla e a
tradurla concretamente”. La riforma promossa dal ministro Nordio, a suo
avviso, va ben oltre la mera separazione delle carriere tra giudici e pubblici
ministeri: ambisce a mutare l’equilibrio tra i poteri dello Stato e a
liberare la politica da ogni forma di controllo esterno.
Per argomentare questa
lettura, il prete ha richiamato il pensiero di Norberto Bobbio, citando un
passaggio de L’età dei diritti (1990): la forza del
potere politico deve essere limitata da un potere autonomo in grado di
contrastarlo, e proprio questo è il significato profondo della separazione dei
poteri.
Ha poi evocato la figura
del beato Rosario Livatino, il magistrato assassinato dalla mafia nel
1990, del quale ha seguito la vicenda fino alla beatificazione. Livatino, ha
ricordato Ciotti, insisteva sul fatto che “l’indipendenza del giudice, prima
di tutto, è indipendenza politica” e che il giudice deve non solo essere,
ma anche apparire indipendente. Il riferimento si è esteso al
cardinale Matteo Maria Zuppi, che ha definito la separazione delle
carriere e l’assetto del Csm “temi che non possono lasciare indifferenti
pastori e comunità ecclesiale”. Zuppi ha aggiunto che l’equilibrio tra i poteri
dello Stato rappresenta “una preziosa eredità” dei padri costituenti, da
preservare con cura, e che autonomia e indipendenza restano essenziali per un
processo giusto, pur nelle diverse realizzazioni storiche possibili.
Il fondatore di Libera ha
quindi messo in guardia sui rischi di una riforma che indebolirebbe
i “pesi contrapposti”, cuore pulsante della democrazia. Senza questi
contrappesi, ha avvertito, si affievolirebbe l’argine contro l’arbitrio, lo
strapotere di chi comanda e le disuguaglianze sociali.
Svariate le frecciate
al governo Meloni: Ciotti ha parlato di gesti e parole
di delegittimazione, intimidazione e depotenziamento degli strumenti di
controllo della legalità come prologo di cambiamenti più profondi, con
l’obiettivo reale di liberarsi di una magistratura non addomesticabile. Ha
citato casi recenti di indagini su migrazione, uomini delle istituzioni o
potenti imprenditori, sottolineando come certi magistrati vengano bollati
come “toghe rosse” o oppositori politici.
Non ha negato che anche
nella magistratura possano esserci errori o limiti, come in ogni istituzione
umana, ma ha
lodato il gesto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella,
(“Un segno immenso”), che ha visitato il Csm in un momento ordinario per
riaffermare l’equilibrio istituzionale e in risposta alle parole
“di uno squilibrio incredibile” pronunciate dal ministro Nordio nei
confronti dell’organo di autogoverno dei giudici.
In chiusura, Ciotti ha
ribadito che tacere in certi momenti diventa una colpa, mentre parlare
rappresenta un obbligo morale e una responsabilità civile. Serve una riforma,
sì, ma quella della giustizia vera, non lo smantellamento pezzo per pezzo della
Costituzione per favorire altri poteri.
“Abbiamo una stupenda
Costituzione. Ci viene invidiata – ha concluso il sacerdote – Facciamo in
modo che venga applicata perché l’abbiamo un po’ tradita nell’arco di questi
anni. Abbiamo tradito anche la dichiarazione universale dei diritti umani. Lottiamo
perché possano vivere la nostra Costituzione e la dichiarazione universale dei
diritti umani. È questo di cui abbiamo bisogno, non che ci vengano
smontate pezzo per pezzo per altri poteri e per altre ragioni. Questo
dobbiamo impedirlo”.
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