POLITICA
E
INTELLIGENZA
ARTIFICIALE:
TRA INNOVAZIONE E INCERTEZZA
William McCormick S.I.
Sebbene in alcuni ambienti le aspettative nei
confronti della rivoluzione dell’intelligenza artificiale (IA) restino elevate,
esse rimangono per ora in gran parte speculative, perché molte delle sue conseguenze
concrete non saranno osservabili finché tale rivoluzione non si sarà
effettivamente realizzata. In che misura l’IA cambierà il mondo? Introdurrà
nuovi modelli di potere politico, sociale ed economico, oppure rafforzerà
quelli precedenti?
In che modo le autorità
politiche gestiranno e governeranno tali cambiamenti, ammesso che lo facciano?
Nessuno conosce le risposte a queste domande, e la società umana si trova in un
momento di forte incertezza. Comunque, indipendente mente dalle future conseguenze
effettive dell’IA, la semplice prospettiva di tali trasformazioni mette in
evidenza una questione fondamentalmente antropologica: «[L’IA] verrà
programmata per affiancare, appoggiare e potenziare l’uomo o per
sostituirlo?»1.
In questo senso, la posta
in gioco è elevata non solo in relazione alle sfide etiche, sociali, politiche
ed economiche poste dall’IA, ma anche in relazione al modo in cui tali sfide
vengono integrate in una prospettiva che tenga in serio conto le questioni
fondamentali dell’antropologia teologica.
I fattori sociali,
economici e politici in gioco non soltanto sono profondamente interconnessi, ma
possiedono essi stessi una dimensione intrinsecamente etica

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