venerdì 20 febbraio 2026

EDUCARE AI SENTIMENTI

 

 “Stiamo crescendo 

una generazione

 di psicopatici 

e vi spiego perché”



Di redazione

 

In un intervento su YouTube, Umberto Galimberti concentra la sua analisi su un punto: l’atrofia del sentimento nelle giovani generazioni. Non una diagnosi clinica, ma la descrizione di una tendenza culturale che investe educazione, tecnologia e mercato.

Assenza di risonanza

Richiamando un fatto di cronaca – un adolescente che, dopo un omicidio, tornò alla routine quotidiana – Galimberti distingue tra il delitto e ciò che definisce momento psicopatico: “Il momento psicopatico è subito dopo”. È l’assenza di percezione della gravità, la continuità emotiva tra prima e dopo.

Non sostiene che i giovani siano psicopatici, ma osserva una riduzione della sensibilità, l’incapacità di distinguere tra ciò che è grave e ciò che non lo è. Ricorda anche un colloquio in carcere con ragazzi che lanciavano sassi dai cavalcavia: alla domanda su cosa provassero, risposero che era un gioco. Nessuna risonanza interiore.

Troppi stimoli, meno desiderio

Una causa, secondo il filosofo, è l’infanzia iperstimolata: attività continue, oggetti in eccesso, assenza di noia. Eppure, sostiene, la noia è lo spazio della creazione: “È così pesante che ti viene da creare”.

L’eccesso produce angoscia o abbassamento della percezione psichica. Anche i regali non desiderati contribuiscono a spegnere il desiderio. Citando Deleuze, Galimberti ricorda che il desiderio è forza trasformativa: se si estingue, si affievolisce anche la spinta a cambiare il mondo. L’alcol, le droghe, il rifugio nel presente diventano forme di anestesia davanti a un futuro percepito come vuoto.

Tecnica e impoverimento emotivo

I media espongono a tragedie continue, ma la psiche reagisce solo a ciò che è prossimo. Davanti al dolore distante prevale l’impotenza e ci si distacca. Con Heidegger, Galimberti ricorda l’idea di uomo come essere-nel-mondo; oggi, osserva, i giovani sono immersi soprattutto in un mondo virtuale.

Riprendendo Günther Anders, avverte che il problema non è cosa facciamo con la tecnica, ma cosa la tecnica fa di noi. L’uso dei dispositivi favorisce un’intelligenza “convergente”, interna ai programmi, e mortifica quella “divergente”, capace di cambiare l’impostazione dei problemi.

Educare ai sentimenti

Il nucleo della riflessione riguarda la scuola. I sentimenti non sono naturali, ma culturali. Pulsioni ed emozioni appartengono alla natura; i sentimenti si apprendono attraverso miti, racconti, letteratura. “La scuola deve formare i sentimenti”, afferma, distinguendo educazione da istruzione.

Il sentimento è anche conoscenza: orienta le decisioni prima del calcolo razionale. Senza questa formazione, le competenze tecniche restano vuote.

Tra i 15 e i 30 anni, ricorda Galimberti, si concentra il massimo della forza biologica e ideativa. Se la società valorizza solo il corpo e non l’intuizione dei giovani, rinuncia a una risorsa decisiva. Il punto, conclude, è riattivare desiderio ed educazione sentimentale: senza di essi, la tecnica produce individui funzionali ma impoveriti interiormente.

 Orizzonte Scuola

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