una generazione
di psicopatici
e vi spiego perché”
Di redazione
In
un intervento su
YouTube, Umberto Galimberti concentra la sua analisi su un punto:
l’atrofia del sentimento nelle giovani generazioni. Non una diagnosi clinica,
ma la descrizione di una tendenza culturale che investe educazione, tecnologia
e mercato.
Assenza
di risonanza
Richiamando
un fatto di cronaca – un adolescente che, dopo un omicidio, tornò alla routine
quotidiana – Galimberti distingue tra il delitto e ciò che definisce momento
psicopatico: “Il momento psicopatico è subito dopo”. È l’assenza di
percezione della gravità, la continuità emotiva tra prima e dopo.
Non
sostiene che i giovani siano psicopatici, ma osserva una riduzione della
sensibilità, l’incapacità di distinguere tra ciò che è grave e ciò che non lo
è. Ricorda anche un colloquio in carcere con ragazzi che lanciavano sassi dai
cavalcavia: alla domanda su cosa provassero, risposero che era un gioco.
Nessuna risonanza interiore.
Troppi
stimoli, meno desiderio
Una
causa, secondo il filosofo, è l’infanzia iperstimolata: attività continue,
oggetti in eccesso, assenza di noia. Eppure, sostiene, la noia è lo spazio
della creazione: “È così pesante che ti viene da creare”.
L’eccesso
produce angoscia o abbassamento della percezione psichica. Anche i regali non
desiderati contribuiscono a spegnere il desiderio. Citando Deleuze, Galimberti
ricorda che il desiderio è forza trasformativa: se si estingue, si affievolisce
anche la spinta a cambiare il mondo. L’alcol, le droghe, il rifugio nel
presente diventano forme di anestesia davanti a un futuro percepito come vuoto.
Tecnica
e impoverimento emotivo
I
media espongono a tragedie continue, ma la psiche reagisce solo a ciò che è
prossimo. Davanti al dolore distante prevale l’impotenza e ci si distacca. Con
Heidegger, Galimberti ricorda l’idea di uomo come essere-nel-mondo; oggi,
osserva, i giovani sono immersi soprattutto in un mondo virtuale.
Riprendendo
Günther Anders, avverte che il problema non è cosa facciamo con la tecnica, ma
cosa la tecnica fa di noi. L’uso dei dispositivi favorisce un’intelligenza
“convergente”, interna ai programmi, e mortifica quella “divergente”, capace di
cambiare l’impostazione dei problemi.
Educare
ai sentimenti
Il
nucleo della riflessione riguarda la scuola. I sentimenti non sono naturali, ma
culturali. Pulsioni ed emozioni appartengono alla natura; i sentimenti si
apprendono attraverso miti, racconti, letteratura. “La scuola deve
formare i sentimenti”, afferma, distinguendo educazione da istruzione.
Il
sentimento è anche conoscenza: orienta le decisioni prima del calcolo
razionale. Senza questa formazione, le competenze tecniche restano vuote.
Tra
i 15 e i 30 anni, ricorda Galimberti, si concentra il massimo della forza
biologica e ideativa. Se la società valorizza solo il corpo e non l’intuizione
dei giovani, rinuncia a una risorsa decisiva. Il punto, conclude, è riattivare
desiderio ed educazione sentimentale: senza di essi, la tecnica produce
individui funzionali ma impoveriti interiormente.
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