invita ancora a ‘servire’ i giovani
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di Simone Baroncia
“La
strenna che ci ha accompagnato l’anno scorso, costruita attorno al tema
giubilare della speranza, ha offerto a tutti noi l’opportunità di guardare al
mistero di Cristo come fonte di luce che ci aiuta a contemplare le meraviglie
di Dio nel momento presente. Abbiamo vissuto momenti che ci hanno rafforzato
nella fede in quello che il Signore ha ancora da rivelarci, e abbiamo percepito
la speranza come forza del ‘già’ e come coraggio del ‘non ancora’. Abbiamo
anche contemplato come per don Bosco la forza della speranza lo abbia aiutato e
sostenuto nel suo cammino di scoperta e di messa in pratica del progetto di
Dio”: questo
è l’inizio della Strenna 2026, ‘Fate quello che vi dirà’, titolo
preso dal vangelo giovanneo, scritto dal Rettor Maggiore dei Salesiani,
don Fabio Attard, che ha come sottotitolo ‘Credenti, liberi per
servire’, in occasione del 150^ anniversario della prima spedizione missionaria
salesiana.
In
questa Strenna, divisa in sei capitoli, il Rettor Maggiore invita
a farsi guidare da questa frase: “Quest’anno vi propongo di assumere l’invito
di Maria, con lo stesso atteggiamento di disponibilità e libertà che vediamo
nei servi… Qualsiasi cosa Gesù ci dica, bisogna semplicemente accoglierla,
assumerla e viverla, senza se e senza ma. Invito tutti, carissimi sorelle e
fratelli, dopo aver vissuto la forza della speranza, quella ‘speranza che non
delude’, a permettere che al nostro cuore giungano le parole di Maria, e a
prestare il nostro sguardo e il nostro ascolto a Gesù, a quello che ci dirà,
nella consapevolezza e nella gioia di essere servi”.
Al
direttore dell’oratorio ‘Don Bosco’ de L’Aquila, don Cesare Orfini,
chiediamo di raccontare il motivo per cui la Strenna salesiana parte
dall’invito della Madre di Dio: ‘Fate tutto quello che vi dirà’?
“Il
tempo presente ha bisogno di educatori e pastori di fede solida, al servizio e
con disponibilità, come quella dei servi delle nozze a Cana. Don Fabio,
successore di don Bosco, autore della strenna 2026, invita a prevenire il
‘fallimento’, cioè la perdita di identità innanzitutto dei gruppi della
Famiglia Salesiana ai quali la Strenna è rivolta, sollecitandoli all’ascolto,
come quello che chiede Maria ai servi: ‘Fate (ascoltate) quello che Lui vi
dirà’. L’ascolto e la fede ci sorregge nel riempire le giare fino all’orlo, per
portare l’acqua cambiata in vino alla vita ordinaria, alla realtà che viviamo e
condividiamo tutti”.
‘In
quella che doveva essere una bella festa di nozze, emerge una difficoltà: manca
il vino. Di fronte alla possibilità che una festa si tramuti in un fallimento,
troviamo la reazione che esce dal cuore di Maria: bisogna intervenire. E ciò
che Maria fa è semplicemente presentare a Gesù la reale situazione’.
Perché
occorre essere liberi per servire da credenti?
“Dalla
fede scaturisce la vera libertà, e la libertà cristiana è innanzitutto libertà
dall’individualismo per poi diventare libertà e capacità di donarsi agli altri,
rimanendo sempre in ascolto di Cristo. Si chiama servizio, proprio come quello
dei servi a Cana, che con la loro fede forte hanno distribuito in abbondanza il
‘il vino buono’. E’ il dono che noi oggi dobbiamo portare ai giovani e ai
bisognosi. La missione deve intrecciarsi con il Vangelo per dare compiutezza
all’azione verso i giovani”.
‘Una
prima chiamata che vi invito ad accogliere e su cui riflettere è circa
l’atteggiamento di Maria: la donna attenta a ciò che stava capitando attorno a
lei. Il vangelo ci dice semplicemente che ‘il terzo giorno vi fu una festa di
nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù’. Il vangelo non dà altre
informazioni. Ma quando ascoltiamo queste poche parole e le colleghiamo con la
sua reazione, cominciamo ad intravedere alcuni elementi significativi del cuore
di Maria’.
Allora
in quale modo è possibile accogliere i ‘segni dei tempi’?
“I
farisei e gli scribi non sono stati in grado di cogliere i segni che il Regno
di Dio era già presente in mezzo a loro. Lo rifiutarono
semplicemente perché le loro sicurezze e rigidità non permettevano loro di
essere ‘ in ascolto ’. Il segno di Cana è la novità che entra nella storia
dell’uomo, nella quotidiana esistenza, che la libera e la rigenera. Ma deve
cambiare l’atteggiamento”.
‘Il
suo centro e la sua sintesi è la carità pastorale, caratterizzata da quel
dinamismo giovanile che si rivelava così forte nel nostro Fondatore e alle
origini della nostra Società: è uno slancio apostolico che ci fa cercare le
anime e servire solo Dio’.
I
salesiani come sono chiamati a ‘servire i giovani’?
“Fate
quello che vi dirà , così come presentato da don Fabio Attard, è diventato un
manifesto per l’azione pastorale ed educativa dei salesiani. Maria
non invita a un’obbedienza passiva, ma a dare fiducia, che poi genera libertà
vera e apre al servizio. E’ una dinamica progressione, come nella migliore
tradizione salesiana: riconoscere, interpretare, discernere. Così, dice don
Fabio, si evita ‘l’attivismo cieco e ugualmente la spiritualità intimistica’:
in questa dinamica si inserisce il sottotitolo della Strenna, che traccia una
traiettoria chiara: dalla fede nasce la libertà, dalla libertà scaturisce il
servizio, a favore soprattutto dei giovani e di quanti oggi faticano a trovare
il ‘vino’ della speranza”.
‘E
qui riconosciamo l’invito a non soccombere al pericolo di una fede che si
adegua alla cultura dominante. La dimensione profetica della nostra missione
deve fare i conti con un contesto come quello attuale che ‘tira verso il
basso’, l’immediato, l’utile e vantaggioso, quello che gratifica qui e ora,
quando non il più comodo’.
In
quale modo la fede non si adegua alla ‘cultura dominante’?
“Siamo
nella storia e siamo anche chiamati a rigenerarla. La cultura in cui il
cristiano opera non è allineata sempre sui valori cristiani. Per essere
efficaci nella pastorale è necessario essere in ascolto.
Maria
era presenza attenta a tutto ciò che le capitava attorno. Don Fabio dice che
Maria ‘ha abbracciato il tempo e la storia’, non è rimasta indifferente. Ha
intuito i bisogni, non è rimasta distante. Di fronte alla sfide della cultura
odierna non possiamo rimanere indifferenti, dobbiamo farci interpellare
personalmente. Dove si preferisce l’anonimato e l’indifferenza, noi, in ascolto
di Cristo, accettiamo il rischio e ‘l’audacia della fede’ per portare vino
nuovo”.
Dopo
150 anni come continua il sogno profetico di san Giovanni Bosco?
“Rendere
protagonisti i giovani, soggetti attivi, non solo destinatari della pastorale.
E’ necessario che i giovani trovino spazi dove possano esercitare un
cristianesimo coraggioso, vivere una proposta di vita credibile. Fede matura e
azione, guidate dalla Parola di Dio, sono il segno di una spiritualità
‘integrale’. La missione di don Bosco spinge verso la collaborazione, la
realizzazione di reti, famiglie, comunità, scuole, associazioni, per creare una
alleanza pastorale efficace”.
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