venerdì 20 febbraio 2026

LE NUOVE INDICAZIONI NAZIONALI

 


LE NUOVE INDICAZIONI

 NAZIONALI


TRA CENTRALITÀ 

DELLA PERSONA, 

RUOLO DEL MAGISTER

 E TRASFORMAZIONI

 TECNOLOGICHE

-


di Maria Torrisi*


Premessa
Queste riflessioni prendono spunto dal Convegno nazionale “Ripensare la Scuola: visioni, sfide e prospettive”, del 7 febbraio scorso, svoltosi a Roma, presso la sede nazionale dell' AIMC, e rappresentano una lettura interpretativa personale dei principali temi emersi, con riferimento alle Nuove Indicazioni Nazionali 2025, alla centralità della persona, al ruolo del Magister e alle sfide etiche poste dalle tecnologie.

 La persona al centro: una cornice antropologica per l’educazione
L'intervento a cura di Ester Flocco, presidente nazionale AIMC, ha posto al centro la questione della persona come fondamento dell’educazione. Nei riferimenti della presidente Flocco è possibile riconoscere la visione cristiana/cattolica della persona: un essere dotato di dignità inalienabile, chiamato a essere educato con il cuore, non come oggetto di istruzione ma come soggetto di cura e crescita. La persona, in questa prospettiva, non è un individuo isolato, ma una realtà relazionale che si realizza nella comunità, nella responsabilità verso gli altri e nel rispetto della propria libertà.
Questa cornice antropologica risulta particolarmente significativa perché orienta tutte le successive riflessioni: dalle Indicazioni Nazionali 2025 alla figura del docente come Magister, fino all’uso critico delle tecnologie. La scuola non è semplicemente un luogo di trasmissione di contenuti, ma una comunità educante chiamata a formare persone libere, responsabili e partecipi, secondo una visione che richiama il valore dell’ “educare con il cuore”.

 Le Nuove Indicazioni Nazionali 2025: tra critica e opportunità
Le Nuove Indicazioni Nazionali 2025 hanno suscitato un dibattito intenso, caratterizzato da posizioni di sostegno e da critiche di diversa matrice politica. Il confronto, tuttavia, deve essere condotto con rigore e senza riduzioni ideologiche, poiché la scuola deve mantenere la propria neutralità, evitando che orientamenti politici inficino la libertà e la professionalità dell’insegnamento. La neutralità non significa indifferenza, bensì apertura alla pluralità, rispetto della libertà di coscienza, fedeltà alla Costituzione e responsabilità educativa, in coerenza con la visione di scuola democratica delineata da Dewey, richiamato più volte nel Convegno come riferimento imprescindibile per un’educazione che formi cittadini attivi e partecipi.
Se è vero, come sostiene John Dewey, che l’apprendimento autentico nasce dall’esperienza e dalla partecipazione attiva dello studente, è altrettanto vero che l’esperienza non è mai improvvisazione né spontaneismo privo di direzione. Per Dewey, infatti, l’esperienza educativa è tale solo quando è intenzionalmente progettata, guidata e resa significativa dal docente. In questa cornice, i contenuti non rappresentano un vincolo rigido o un ritorno a un modello trasmissivo, ma possono costituire una struttura di riferimento entro cui organizzare esperienze formative coerenti e progressivamente articolate.

Le critiche rivolte ai “contenuti” delle Indicazioni 2025 rischiano, talvolta, di sovrapporre il piano prescrittivo a quello orientativo. Se interpretati in modo flessibile, tali contenuti possono fungere da bussola culturale e professionale, soprattutto in un contesto in cui molti docenti provengono da percorsi non tradizionali, con solide competenze disciplinari ma senza un’adeguata formazione pedagogica e psicologica. In questi casi, l’indicazione di nuclei tematici e riferimenti culturali condivisi non limita la libertà d’insegnamento, bensì sostiene la costruzione di una professionalità docente ancora in fase di consolidamento, senza sostituirsi alla libertà progettuale dell’insegnante.

La libertà progettuale.

In una scuola democratica, coerente con la visione deweyana, la libertà progettuale non coincide con l’assenza di riferimenti, ma con la capacità critica di interpretarli. I contenuti suggeriti possono allora diventare strumenti per costruire esperienze significative, promuovere il pensiero riflessivo e formare cittadini attivi e consapevoli, in fedeltà alla Costituzione e nel rispetto della pluralità.
Tuttavia, come osservato dal prof. Petracca, permane una preoccupazione diffusa: la possibilità che i contenuti suggeriti dalle Indicazioni possano diventare, de facto, criteri di valutazione anche nelle prove INVALSI, trasformandosi in una sorta di cartina di tornasole. Questo timore richiede una vigilanza pedagogica, perché le prove standardizzate non possono e non devono diventare strumenti di riduzione della complessità educativa e del valore formativo dei processi scolastici.
Il Magister e la relazione educativa: autorità, guida e cura.
Un aspetto particolarmente discusso nelle Indicazioni riguarda il modello del Magister, spesso criticato come asimmetrico rispetto al rapporto maestro-alunno e percepito come sinonimo di autorità tout-court. Tale critica invoca un modello di insegnamento in cui il processo di apprendimento si svolge in parallelo e in simmetria, negando qualsiasi forma di guida o di autorevolezza. Tuttavia, la figura del docente non può essere ridotta a una presenza neutra o esclusivamente “facilitatrice”: l’educazione, per sua natura, richiede guida, orientamento e cura.
La persona non è solo un soggetto cognitivo: essa è un insieme di dimensioni – affettiva, sociale, culturale, spirituale – che richiedono un’educazione integrale. La scuola deve dunque considerare l’alunno nella sua interezza, riconoscendo che l’apprendimento si costruisce nella relazione, nella cura, nella motivazione e nel senso di appartenenza. Questa prospettiva richiede una visione dell’insegnante come figura capace di orientare e accompagnare, ma anche di rispettare la libertà e la dignità dell’alunno.

L’autorità educativa, intesa in senso autentico, non coincide con il potere, ma con la capacità di orientare il percorso dell’alunno, di sostenerne la crescita e di tutelarne il benessere. Questa necessità è rafforzata anche dalla contingenza attuale, in cui episodi di aggressione nei confronti dei docenti testimoniano la fragilità del rapporto educativo e la necessità di riconoscere un ruolo di autorevolezza professionale. Maria Montessori descriveva il ruolo del docente come una presenza che sta accanto all’alunno: non davanti, per dirigere ogni passo, né dietro, per controllare o correggere, ma al fianco, in un atteggiamento di attenta osservazione e accompagnamento. Il docente guida il processo di apprendimento creando le condizioni perché l’alunno possa sviluppare in modo autonomo le proprie capacità. L’immagine del pastore, richiamata anche nel messaggio evangelico, diventa così metafora di una relazione educativa fondata sulla responsabilità, sulla fiducia e sul rispetto dei tempi e dei percorsi individuali. È opportuno sottolineare, come evidenziato dal prof. Magni, che il Magister non deve essere inteso come autorità nel senso stretto del termine, ma come figura di guida educativa che unisce autorevolezza e rispetto della persona, in una relazione di accompagnamento. Inoltre, Magni ha ribadito che, nonostante la prescrittività delle Indicazioni, la differenza la possono fare i docenti, grazie alla libertà di insegnamento e all’autonomia scolastica, confermando la centralità della professionalità docente.

Contenuti, educazione e prosocialità: il valore della relazione e dell’Altro
La riflessione sulla persona conduce a interrogarsi sul rapporto tra istruzione ed educazione. Come ricordato da Aldo Agazzi, ha affermato il prof. Petracca, non esiste istruzione senza educazione: l’apprendimento non può essere disgiunto dalla formazione della persona. Anche Edgar Morin insiste su un insegnamento “educativo”, che non si limiti a trasmettere conoscenze, ma che orienti il soggetto nella complessità della realtà. In questa prospettiva, i contenuti non sono neutrali: la selezione dei contenuti più significativi assume un valore educativo fondamentale, poiché è attraverso di essi che si costruisce la formazione della persona e si promuove la prosocialità.

La prosocialità

Nel suo intervento, il prof. Petracca ha posto l’accento sull’importanza della prosocialità e della relazione con l’Altro, inteso come dimensione relazionale che include persone, comunità e realtà circostante. Questo richiamo trova risonanza nel pensiero di Hannah Arendt, per la quale la persona non “esiste” nel senso dell’individualità isolata, ma “consiste” nella pluralità e nella relazione con gli altri. Bauman, infatti, evidenzia come la retrotopia – la tendenza a rifugiarsi nel passato di fronte a un futuro incerto – possa ridurre la speranza sociale a una dimensione individuale, accentuando l’isolamento e la perdita di comunità. In questa prospettiva, l’educazione deve recuperare un respiro etico e comunitario, selezionando contenuti di pregnanza formativa e promuovendo relazioni autentiche.
Il comportamento sociale, infatti, non può essere semplicemente valutato: va prima promosso, favorendo pratiche di cooperazione, tutoring, comunità educante e relazioni di cura. In una società disorientata, la scuola deve essere luogo di promozione della democrazia e di rispetto della diversità, senza annullare l’unicità dell’altro. Accogliere l’ “Altro” richiede un sacrificio di sé, una capacità di uscire dalla propria prospettiva e di riconoscere la differenza come risorsa. Il principio di prospettiva di Bruner, così come la pedagogia del confronto, possono contribuire a sviluppare una cultura dell’inclusione e del consenso, fondata su valori comuni e sul rispetto della pluralità.

 Tecnologie e Intelligenza Artificiale: priorità etica e responsabilità educativa.
Un ulteriore ambito di riflessione riguarda il ruolo delle nuove tecnologie digitali e dell’Intelligenza Artificiale nella scuola. Le tecnologie non possono essere considerate un semplice strumento accessorio, poiché costituiscono un ambiente culturale in cui studenti e adulti sono immersi. In tale prospettiva, risulta contraddittorio chiedere ai giovani di rinunciare o di limitare strumenti di cui gli adulti stessi non possono fare a meno.

Tuttavia, l’uso scolastico delle tecnologie non può essere accettato acriticamente. Il dibattito emerso nel Convegno ha sottolineato come la priorità debba essere etica: la tutela della privacy, la trasparenza degli algoritmi, la gestione dei dati personali e il rischio di disuguaglianze nell’accesso e nell’uso consapevole delle tecnologie sono questioni decisive. L’Intelligenza Artificiale può amplificare asimmetrie tra chi possiede competenze critiche e chi ne fa un uso passivo, generando nuove forme di disuguaglianza educativa. Pertanto, è necessaria un’educazione digitale che non si limiti alla padronanza operativa, ma promuova una alfabetizzazione critica e responsabile.
In questo contesto, la tecnologia non deve sostituire il docente né diventare una scorciatoia per l’apprendimento, ma essere integrata in un progetto educativo più ampio. Il docente, come Magister, ha il compito di mediare culturalmente e eticamente l’uso delle tecnologie, aiutando gli studenti a interrogarsi sui limiti, sui rischi e sul significato dell’innovazione. Solo così la tecnologia può diventare occasione di cittadinanza, consapevolezza e cura dell’altro, anziché fattore di isolamento o di frammentazione.

Conclusione
Nel complesso, la riflessione sulle Nuove Indicazioni Nazionali 2025 conferma che la scuola non può essere ridotta a un luogo di trasmissione di contenuti né a un laboratorio di metodi. La sfida consiste nel mantenere un equilibrio tra “cosa” e “come”, tra conoscenze e competenze, tra autonomia professionale e responsabilità educativa. Le Indicazioni possono offrire un quadro di riferimento utile, soprattutto in una fase di cambiamento e di rinnovamento delle professionalità, ma è il docente che, attraverso l’analisi dei bisogni degli alunni e il progetto educativo della classe, deve fare la differenza

La qualità dell’azione educativa dipende dalla capacità della scuola di esercitare la propria Autonomia e di progettare in modo consapevole il Curricolo d’Istituto.
La centralità della persona, la responsabilità etica e la cura della relazione educativa costituiscono la base su cui costruire una scuola capace di rispondere alle sfide contemporanee. Per rendere operativa questa prospettiva, è necessario rafforzare i Patti di comunità, promuovendo un’alleanza stabile tra scuola, associazioni, enti e territorio, con l’unico obiettivo del benessere degli alunni. Solo attraverso una comunità educante autentica la scuola potrà davvero “ripensare” se stessa, non come ripetizione del passato, ma come progetto di futuro.


*Presidente AIMC - sezione di Giarre

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