NAZIONALI
TRA CENTRALITÀ
DELLA PERSONA,
RUOLO DEL MAGISTER
E TRASFORMAZIONI
TECNOLOGICHE
-
di Maria Torrisi*
Premessa
Queste riflessioni prendono spunto dal Convegno nazionale “Ripensare la Scuola:
visioni, sfide e prospettive”, del 7 febbraio scorso, svoltosi a Roma, presso
la sede nazionale dell' AIMC, e rappresentano una lettura interpretativa
personale dei principali temi emersi, con riferimento alle Nuove Indicazioni
Nazionali 2025, alla centralità della persona, al ruolo del Magister e alle
sfide etiche poste dalle tecnologie.
La persona al centro: una cornice
antropologica per l’educazione
L'intervento a cura di Ester Flocco, presidente nazionale AIMC, ha posto al
centro la questione della persona come fondamento dell’educazione. Nei
riferimenti della presidente Flocco è possibile riconoscere la visione
cristiana/cattolica della persona: un essere dotato di dignità inalienabile,
chiamato a essere educato con il cuore, non come oggetto di istruzione ma come
soggetto di cura e crescita. La persona, in questa prospettiva, non è un
individuo isolato, ma una realtà relazionale che si realizza nella comunità,
nella responsabilità verso gli altri e nel rispetto della propria libertà.
Questa cornice antropologica risulta particolarmente significativa perché
orienta tutte le successive riflessioni: dalle Indicazioni Nazionali 2025 alla
figura del docente come Magister, fino all’uso critico delle tecnologie. La
scuola non è semplicemente un luogo di trasmissione di contenuti, ma una
comunità educante chiamata a formare persone libere, responsabili e partecipi,
secondo una visione che richiama il valore dell’ “educare con il cuore”.
Le Nuove Indicazioni Nazionali 2025:
tra critica e opportunità
Le Nuove Indicazioni Nazionali 2025 hanno suscitato un dibattito intenso,
caratterizzato da posizioni di sostegno e da critiche di diversa matrice
politica. Il confronto, tuttavia, deve essere condotto con rigore e senza
riduzioni ideologiche, poiché la scuola deve mantenere la propria neutralità,
evitando che orientamenti politici inficino la libertà e la professionalità
dell’insegnamento. La neutralità non significa indifferenza, bensì apertura
alla pluralità, rispetto della libertà di coscienza, fedeltà alla Costituzione
e responsabilità educativa, in coerenza con la visione di scuola democratica
delineata da Dewey, richiamato più volte nel Convegno come riferimento
imprescindibile per un’educazione che formi cittadini attivi e partecipi.
Se è vero, come sostiene John Dewey, che l’apprendimento autentico nasce
dall’esperienza e dalla partecipazione attiva dello studente, è altrettanto
vero che l’esperienza non è mai improvvisazione né spontaneismo privo di
direzione. Per Dewey, infatti, l’esperienza educativa è tale solo quando è
intenzionalmente progettata, guidata e resa significativa dal docente. In
questa cornice, i contenuti non rappresentano un vincolo rigido o un ritorno a
un modello trasmissivo, ma possono costituire una struttura di riferimento
entro cui organizzare esperienze formative coerenti e progressivamente
articolate.
Le critiche rivolte ai
“contenuti” delle Indicazioni 2025 rischiano,
talvolta, di sovrapporre il piano prescrittivo a quello orientativo. Se
interpretati in modo flessibile, tali contenuti possono fungere da bussola
culturale e professionale, soprattutto in un contesto in cui molti docenti
provengono da percorsi non tradizionali, con solide competenze disciplinari ma
senza un’adeguata formazione pedagogica e psicologica. In questi casi,
l’indicazione di nuclei tematici e riferimenti culturali condivisi non limita
la libertà d’insegnamento, bensì sostiene la costruzione di una professionalità
docente ancora in fase di consolidamento, senza sostituirsi alla libertà
progettuale dell’insegnante.
La libertà progettuale.
In una scuola
democratica, coerente con la visione deweyana, la libertà progettuale non
coincide con l’assenza di riferimenti, ma con la capacità critica di
interpretarli. I contenuti suggeriti possono allora diventare strumenti per
costruire esperienze significative, promuovere il pensiero riflessivo e formare
cittadini attivi e consapevoli, in fedeltà alla Costituzione e nel rispetto
della pluralità.
Tuttavia, come osservato dal prof. Petracca, permane una preoccupazione
diffusa: la possibilità che i contenuti suggeriti dalle Indicazioni possano
diventare, de facto, criteri di valutazione anche nelle prove INVALSI,
trasformandosi in una sorta di cartina di tornasole. Questo timore richiede una
vigilanza pedagogica, perché le prove standardizzate non possono e non devono
diventare strumenti di riduzione della complessità educativa e del valore
formativo dei processi scolastici.
Il Magister e la relazione educativa: autorità, guida e cura.
Un aspetto particolarmente discusso nelle Indicazioni riguarda il modello del
Magister, spesso criticato come asimmetrico rispetto al rapporto maestro-alunno
e percepito come sinonimo di autorità tout-court. Tale critica invoca un
modello di insegnamento in cui il processo di apprendimento si svolge in
parallelo e in simmetria, negando qualsiasi forma di guida o di autorevolezza.
Tuttavia, la figura del docente non può essere ridotta a una presenza neutra o
esclusivamente “facilitatrice”: l’educazione, per sua natura, richiede guida,
orientamento e cura.
La persona non è solo un soggetto cognitivo: essa è un insieme di dimensioni –
affettiva, sociale, culturale, spirituale – che richiedono un’educazione
integrale. La scuola deve dunque considerare l’alunno nella sua interezza,
riconoscendo che l’apprendimento si costruisce nella relazione, nella cura,
nella motivazione e nel senso di appartenenza. Questa prospettiva richiede una
visione dell’insegnante come figura capace di orientare e accompagnare, ma
anche di rispettare la libertà e la dignità dell’alunno.
L’autorità educativa,
intesa in senso autentico, non coincide con il potere, ma con la capacità di
orientare il percorso dell’alunno, di sostenerne la crescita e di tutelarne il
benessere. Questa necessità è rafforzata anche dalla contingenza attuale, in
cui episodi di aggressione nei confronti dei docenti testimoniano la fragilità
del rapporto educativo e la necessità di riconoscere un ruolo di autorevolezza
professionale. Maria Montessori descriveva il ruolo del docente come una
presenza che sta accanto all’alunno: non davanti, per dirigere ogni passo, né
dietro, per controllare o correggere, ma al fianco, in un atteggiamento di
attenta osservazione e accompagnamento. Il docente guida il processo di
apprendimento creando le condizioni perché l’alunno possa sviluppare in modo
autonomo le proprie capacità. L’immagine del pastore, richiamata anche nel
messaggio evangelico, diventa così metafora di una relazione educativa fondata
sulla responsabilità, sulla fiducia e sul rispetto dei tempi e dei percorsi
individuali. È opportuno sottolineare, come evidenziato dal prof. Magni, che il
Magister non deve essere inteso come autorità nel senso stretto del termine, ma
come figura di guida educativa che unisce autorevolezza e rispetto della
persona, in una relazione di accompagnamento. Inoltre, Magni ha ribadito che,
nonostante la prescrittività delle Indicazioni, la differenza la possono fare i
docenti, grazie alla libertà di insegnamento e all’autonomia scolastica,
confermando la centralità della professionalità docente.
Contenuti, educazione e prosocialità: il valore della relazione e
dell’Altro
La riflessione sulla persona conduce a interrogarsi sul rapporto tra istruzione
ed educazione. Come ricordato da Aldo Agazzi, ha affermato il prof. Petracca,
non esiste istruzione senza educazione: l’apprendimento non può essere
disgiunto dalla formazione della persona. Anche Edgar Morin insiste su un
insegnamento “educativo”, che non si limiti a trasmettere conoscenze, ma che
orienti il soggetto nella complessità della realtà. In questa prospettiva, i
contenuti non sono neutrali: la selezione dei contenuti più significativi
assume un valore educativo fondamentale, poiché è attraverso di essi che si
costruisce la formazione della persona e si promuove la prosocialità.
La prosocialità
Nel suo intervento, il
prof. Petracca ha posto l’accento sull’importanza della prosocialità e della
relazione con l’Altro, inteso come dimensione relazionale che include persone,
comunità e realtà circostante. Questo richiamo trova risonanza nel pensiero di
Hannah Arendt, per la quale la persona non “esiste” nel senso
dell’individualità isolata, ma “consiste” nella pluralità e nella relazione con
gli altri. Bauman, infatti, evidenzia come la retrotopia – la tendenza a
rifugiarsi nel passato di fronte a un futuro incerto – possa ridurre la
speranza sociale a una dimensione individuale, accentuando l’isolamento e la
perdita di comunità. In questa prospettiva, l’educazione deve recuperare un
respiro etico e comunitario, selezionando contenuti di pregnanza formativa e
promuovendo relazioni autentiche.
Il comportamento sociale, infatti, non può essere semplicemente valutato: va
prima promosso, favorendo pratiche di cooperazione, tutoring, comunità educante
e relazioni di cura. In una società disorientata, la scuola deve essere luogo
di promozione della democrazia e di rispetto della diversità, senza annullare
l’unicità dell’altro. Accogliere l’ “Altro” richiede un sacrificio di sé, una
capacità di uscire dalla propria prospettiva e di riconoscere la differenza come
risorsa. Il principio di prospettiva di Bruner, così come la pedagogia del
confronto, possono contribuire a sviluppare una cultura dell’inclusione e del
consenso, fondata su valori comuni e sul rispetto della pluralità.
Tecnologie e Intelligenza Artificiale:
priorità etica e responsabilità educativa.
Un ulteriore ambito di riflessione riguarda il ruolo delle nuove tecnologie
digitali e dell’Intelligenza Artificiale nella scuola. Le tecnologie non
possono essere considerate un semplice strumento accessorio, poiché
costituiscono un ambiente culturale in cui studenti e adulti sono immersi. In
tale prospettiva, risulta contraddittorio chiedere ai giovani di rinunciare o
di limitare strumenti di cui gli adulti stessi non possono fare a meno.
Tuttavia, l’uso
scolastico delle tecnologie non può essere accettato acriticamente. Il
dibattito emerso nel Convegno ha sottolineato come la priorità debba essere
etica: la tutela della privacy, la trasparenza degli algoritmi, la gestione dei
dati personali e il rischio di disuguaglianze nell’accesso e nell’uso
consapevole delle tecnologie sono questioni decisive. L’Intelligenza
Artificiale può amplificare asimmetrie tra chi possiede competenze critiche e
chi ne fa un uso passivo, generando nuove forme di disuguaglianza educativa.
Pertanto, è necessaria un’educazione digitale che non si limiti alla padronanza
operativa, ma promuova una alfabetizzazione critica e responsabile.
In questo contesto, la tecnologia non deve sostituire il docente né diventare
una scorciatoia per l’apprendimento, ma essere integrata in un progetto
educativo più ampio. Il docente, come Magister, ha il compito di mediare
culturalmente e eticamente l’uso delle tecnologie, aiutando gli studenti a
interrogarsi sui limiti, sui rischi e sul significato dell’innovazione. Solo
così la tecnologia può diventare occasione di cittadinanza, consapevolezza e
cura dell’altro, anziché fattore di isolamento o di frammentazione.
Conclusione
Nel complesso, la riflessione sulle Nuove Indicazioni Nazionali 2025 conferma
che la scuola non può essere ridotta a un luogo di trasmissione di contenuti né
a un laboratorio di metodi. La sfida consiste nel mantenere un equilibrio tra
“cosa” e “come”, tra conoscenze e competenze, tra autonomia professionale e
responsabilità educativa. Le Indicazioni possono offrire un quadro di
riferimento utile, soprattutto in una fase di cambiamento e di rinnovamento
delle professionalità, ma è il docente che, attraverso l’analisi dei bisogni
degli alunni e il progetto educativo della classe, deve fare la differenza
La qualità dell’azione
educativa dipende dalla capacità della scuola di esercitare la
propria Autonomia e di progettare in modo consapevole il Curricolo d’Istituto.
La centralità della persona, la responsabilità etica e la cura della relazione
educativa costituiscono la base su cui costruire una scuola capace di
rispondere alle sfide contemporanee. Per rendere operativa questa prospettiva,
è necessario rafforzare i Patti di comunità, promuovendo un’alleanza stabile
tra scuola, associazioni, enti e territorio, con l’unico obiettivo del benessere
degli alunni. Solo attraverso una comunità educante autentica la scuola potrà
davvero “ripensare” se stessa, non come ripetizione del passato, ma come
progetto di futuro.
*Presidente AIMC - sezione di Giarre
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