“I creativi vanno male
a scuola,
disturbano”
Di redazione
In un intervento diffuso su
YouTube, il filosofo Umberto Galimberti torna a
interrogarsi sul rapporto tra scuola, intelligenza e democrazia, mettendo in
luce una contraddizione strutturale del nostro sistema educativo.
Da qui nasce, secondo il filosofo, la
difficoltà dei soggetti creativi nel percorso scolastico. I creativi, spiega
Galimberti, possiedono per natura un’intelligenza divergente: non cercano una
sola risposta, ma molte possibili. Ed è proprio questo che li rende
problematici all’interno della scuola. “I creativi vanno male a scuola,
disturbano“, dice provocatoriamente, indicando come la creatività venga
spesso percepita non come risorsa, ma come elemento di disturbo dell’ordine
didattico.
Il problema, tuttavia, non riguarda solo
la scuola. Galimberti osserva che con l’introduzione massiccia dell’informatica
e delle tecnologie digitali si è ulteriormente rafforzato lo sviluppo
dell’intelligenza convergente. I sistemi informatici, infatti, funzionano per
procedure, algoritmi, risposte binarie: giusto o sbagliato. Questo modello
finisce per plasmare anche il modo di pensare degli individui.
Ed è qui che il discorso assume una portata politica e civile. Galimberti avverte che un pensiero sempre più uniforme produce una società apparentemente ordinata, ma potenzialmente fragile.
“Se tutti pensiamo alla stessa cosa, e se alla fine sentiamo tutti
la stessa cosa, è una bella prospettiva“, osserva con ironia amara,
aggiungendo subito dopo che lo è anche — e soprattutto — “in ordine
alla democrazia”.
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