Pornografia, il pedagogista Zanniello:
«Ecco i pericoli
ed effetti negativi sui bambini»
Quando si parla di
effetti negativi della pornografia, il principio più corretto dovrebbe essere
sempre quello di dare il giusto peso al ruolo di tutti i soggetti coinvolti:
ragazzi, genitori, scuola, mezzi di comunicazione. Un pedagogista che ha
approfondito il tema è Giuseppe Zanniello, professore ordinario di
Didattica e Pedagogia all’Università di Palermo. A colloquio con Pro
Vita & Famiglia, Zanniello ha posto in evidenza, in primo luogo, la
responsabilità delle famiglie, le quali dovrebbero evitare di scaricare tale
delicato compito sulla scuola.
Professor
Zanniello, le percentuali dei minori che fanno uso di pornografia online sono
alte e preoccupanti. Possibile che le famiglie siano così assenti? Tendono a
sottovalutare il problema o, piuttosto, lo ignorano totalmente?
«I genitori,
generalmente, non percepiscono il problema. Controllare i propri figli è
praticamente impossibile, perché a dodici anni, i bambini hanno già imparato a
superare tutti i filtri. E gli effetti negativi della pornografia,
dall’impotenza all’aggressività contro l’altro sesso, sono tanti, sia sul piano
affettivo-relazionale, che intellettivo. Diversamente, se si vuole demandare
tutto alla scuola, come suggerisce il ministro dell’Istruzione, Patrizio
Bianchi, i problemi aumentano perché devi fare i conti con persone molto
diverse tra loro, con ragazzi dalla varia sensibilità.
Secondo studi pubblicati,
tra gli altri, dal Corriere
della Sera, il 30% dei bambini accede alla pornografia online,
mentre in Italia lo fanno il 44% dei ragazzi e il 5% delle ragazze tra i 13 e i
17 anni. Una vera e propria droga da cui adulti e bambini dovrebbero
disintossicarsi. Una droga da cui ci guadagna chi la mette in rete. È vero che
l’accesso è libero ma la pubblicità paga in misura proporzionale ai clic per
ogni video. Sono entrate economiche incredibili».
Qual è l’effetto
negativo più evidente della pornografia sulla psiche di giovani?
«Quando ci esponiamo in
modo continuativo a contenuti di questo genere, la prima cosa che emerge è una
sorta di “densibilizzazione”, ossia una perdita di interesse verso altri
piaceri. Poi si riduce la capacità di controllare i desideri. Viene il sospetto
che questo possa essere anche un metodo per stordire i giovani e far fare loro
quello che si vuole, mortificandone la capacità critica e di ragionamento.
Queste immagini entrano nella mente, vengono imposte e loro si abituano.
Secondo un altro studio,
poi, il 16% degli studenti liceali consumava pornografia più di una volta a
settimana e aveva sperimentato un calo del desiderio sessuale, contro lo zero
per cento dei ragazzi che non ne facevano uso. Dobbiamo sviluppare nei giovani
una capacità di scelta libera, trasmettendo loro informazioni libere e non
fittizie sulle conseguenze di quell’abitudine, a breve e a lungo termine. I
giovani non hanno esperienza ma anche i genitori stessi vanno informati su
quali effetti porta nella testa, nel cuore, nelle relazioni personali, l’essere
esposti per molti anni a questo tipo di immagini. In particolare, i maschi –
che, com’è noto, fruiscono della pornografia molto più delle femmine –
finiscono per vedere il corpo femminile solo come strumento di piacere. Da qui
fenomeni come il sexting, ovvero la richiesta di immagini intime,
che peraltro è un reato e ha provocato il suicidio di molte ragazze, coinvolte
in questi casi. Qualche mese fa, all’Università di Palermo, abbiamo fatto un
convegno con il capo della Polizia Postale in Sicilia, che mise in guardia gli
studenti dal mettere in giro le proprie immagini, dicendo: “State attenti,
potrebbero essere utilizzate per scopi pornografici”».
Per i genitori,
invece, qual è la miglior forma di prevenzione?
«L’intento dev’essere
quello di educare alla libertà e alla responsabilità già da piccoli. È
importante controllare i cellulari. Troppo presto regalarli in terza
elementare, quanto più tardi si mettono in mano ai bambini, meglio è. Gli
stessi genitori, senza scandalizzarsi, devono far ragionare i figli: guarda, se
tu fai uso di pornografia, ti si abbasserà il desiderio sessuale, sarai esposto
a commettere violenze, a guardare la donna con occhio torbido. Una cosa è
l’affetto, altra è il puro e semplice piacere sensibile. Il tema non riguarda
solo sessualità ma anche l’affettività, che non può essere delegata
all’insegnamento scolastico. Non si diventa automaticamente capaci di educare
nel momento in cui si è genitori. Spesso un genitore si fida particolarmente di
genitori più esperti di lui. Non è necessario fare trattati, bastano anche due
pagine di informazioni molto precise e puntuali. Trovo molto chiari e
comprensibili, in questo senso, articoli come quelli di Alessandro
D’Avenia o i corsi a cura di Saverio Sgroi, che hanno aperto gli occhi
a molti genitori. Sgroi dice ai genitori: vincete la paura, parlate di queste
cose con i vostri figli. Mi chiedo, però, come mai non si sia mai parlato di
alcuna proposta di legge per bloccare la diffusione della pornografia in rete.
Invece di perdere tempo con i 33 casi annuali di persone che disturbano gli
omosessuali, andiamo a vedere i milioni di giovani che, ogni anno finiscono
avvelenati dalla droga della pornografia, che impedisce la crescita di vere
relazioni umane, che non siano improntate a un piacere egoistico ma alla
costruzione di un vero progetto di vita».
Abbiamo finora
parlato dei minori. Quali sono, invece, le conseguenze più serie della
pornografia tra gli adulti e, in particolare, tra i genitori?
«Ci sono padri,
addirittura nonni, che fanno uso di pornografia. Abbiamo già messo in risalto
quanto questa pratica crei dipendenza: ora, tra gli adulti, la maggiore
disponibilità di denaro apre le porte alla pornografia a pagamento, alle chat e
a un degrado morale che non finisce più. Qualche volta mi è capitato dal
barbiere o dal meccanico di vedere affissi calendari erotici. Li ho sempre
apostrofati ironicamente con frasi del tipo: “Che bella donna, è tua moglie (o
tua figlia)?”. Bisogna anche un po’ scuotere le coscienze…».
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