Professor Recalcati, dopo il successo del libro “l’ora di lezione”, pubblicato nel 2014, lei torna a
scrivere un saggio sul ruolo del Maestro e della sua importanza per i discenti.
Cosa l’ha spinta a tornare su questo argomento dopo una decina di anni? Innanzitutto
l’esigenza di contrastare una deriva del nostro tempo, ovvero quella populista che sputa sulla figura del maestro nel nome
di una uguaglianza che annulla le differenze, anche quelle tra le generazioni.
È infatti importante ricordare il carattere cruciale che ha in ogni percorso di
formazione l’incontro con un maestro. Dalle scuole elementari sino
all’Università e oltre. Un maestro è un insegnante che sa lasciare il segno. Il
fatto che oggi goda di cattiva stampa è perché il nostro tempo è confusamente
ideologico e populista e tende a cancellare le differenze di statuto nel nome
retorico di un’omogeneità che esclude la differenza.
Il
suo nuovo libro si intitola “la luce e l’onda”, ci spiega cosa rappresentano questi due
termini nell’azione che il docente dovrebbe svolgere? Ogni maestro è una
figura della luce perché la sua parola allarga gli orizzonti del mondo. Essa
non trasmette comando, non è espressione di un potere, ma illumina. In questo
senso si può dire che ogni maestro allarga la nostra vita. Al tempo stesso è
un’onda perché è una figura dell’incontro, dell’impatto con qualcosa che
resiste e che impone una prova. È infatti solo incontrando la forza dell’onda
che possiamo davvero imparare a nuotare e trovare un nostro stile. E più l’onda
è grande più avremmo la possibilità di essere salvati.
La
scuola vive un periodo di profonda crisi che si trascina da decenni, con
riforme incompiute e costanti cambiamenti di prospettiva, come è stato il caso
della valutazione scolastica. Una scuola sempre più
burocratizzata che ingessa l’azione del docente sovraccaricandolo di
incombenze. Per lei qual è il compito che il docente dovrebbe svolgere e qual è
il significato dell’insegnamento? È quella che chiamo in questo libro
l’anima-dispositivo della Scuola. La ripetizione anonimia e senza vita dei
programmi, dei calendari, dei registri, degli orari, delle infinite incombenze
burocratiche. Nel mio lavoro sostengo però che questa non è la sola anima della
Scuola. Ne esiste un’altra che è quella della Scuola-radura. La radura è una
figura filosofica descritta da Heidegger, è l’esperienza che noi facciamo quando
camminando nel fitto del bosco ci troviamo sorprendentemente di fronte ad uno
slargo, ad uno spazio aperto dove la luce è in primo piano. Ecco questa radura
è ciò che rende e mantiene viva la Scuola. Altrimenti il dispositivo rischia di
prevalere e di insterilire ogni cosa, non a caso la noia può essere un suo
effetto noto sia tra gli allievi sia tra gli insegnanti. Un maestro è qualcuno
che assomiglia ad una radura.
La
crisi della famiglia, di cui lei ha approfondito diversi aspetti, porta ad
individuare la scuola come uno degli ambienti principali di educazione dei
nostri bambini e ragazzi. Istruire o educare, qual è la sostanziale differenza
tra queste due azioni e come si dovrebbe comportare l’istituzione scolastica
nei suoi vari ruoli, docenti, dirigenti scolastici e tutto il personale che
supporta la vita nella scuola? Nel mio libro problematizzo proprio questa
opposizione. Solitamente con istruzione ci si riferisce alla trasmissione di un
sapere più o meno specializzato. Si tratta della dimensione cognitiva
dell’apprendimento. Diversamente l’educazione dovrebbe riguardare la
trasmissione della dimensione valoriale. In primo piano non sarebbe tanto
l’apprendimento cognitivo ma quello più ampiamente formativo. In realtà questa
opposizione, come ogni insegnante degno di questo nome sa bene, si sfuma nella
pratica didattica. Insegnare bene Ungaretti, la Costituzione, una pagina di storia, l’algebra o la grammatica genera di per sé effetti educativi. La
Scuola nella sua esistenza è infatti il luogo del Due, del pluralismo, del
confronto, dell’apprendimento di lingue e saperi differenti che educa di fatto
al rispetto e alla libertà. È per questa ragione che recentemente mi sono
schierato contro l’inserimento di una materia che dovrebbe educare alla
sessualità e all’affettività. Non è certo in un’ora che questo può avvenire. Lo
stesso si dovrebbe dire per l’ora di religione o quella di educazione civica che di per sé non sono affatto
sufficienti a trasmettere un sentimento religioso o una cultura civica. Non
sarebbe del tutto ingenuo crederlo? È solo la vita della Scuola nel suo insieme
che può incaricarsi di generare degli effetti di formazione come effetti di
soggettività. È la Scuola, la vita quotidiana della Scuola, a trasmettere una
cultura democratica, antirazziale, inclusiva, non discriminatoria, aperta,
laica e libera.
Chiudiamo
con un’ultima domanda. È forte il dibattito sull’intelligenza artificiale e del suo utilizzo in ambito
scolastico. Qual è la sua posizione su questo tema e quali aspetti positivi e
negativi intravede per lo sviluppo dell’intelligenza degli alunni? Penso
sia una risorsa che modificherà profondamente la didattica che non bisogna
demonizzare né glorificare. Vedremo. In ogni caso è sicuro che nessuna
applicazione dell’intelligenza artificiale potrà sostituire l’incontro con la
luce e l’onda di un maestro.
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