Platone vedeva nell’amore una forza capace di elevarci.
Ecco perché “rimettere le ali” può significare
ritrovare noi stessi e la felicità
Indice
1. Quando
l'amore ci cambia davvero
2. Cosa
significa "rimettere le ali"
3. Amare
non significa soltanto stare bene con qualcuno
4. Perché
Platone lega l'amore alla felicità
5. Le
ali che possiamo perdere e ritrovare
Quando l'amore ci cambia
davvero
"L’amore è il mezzo
che ci permette di rimettere le ali e raggiungere la felicità".
Questa frase riassume bene una delle immagini più affascinanti legate al
pensiero di Platone:
l’idea che amare non significhi soltanto provare un sentimento per qualcuno, ma
essere spinti verso qualcosa che ci rende più completi.
Per Platone,
infatti, l’amore ha una forza particolare. Ci mette in movimento,
ci scuote, ci costringe a uscire dalla nostra immobilità. Quando amiamo
davvero, iniziamo a desiderare qualcosa che va oltre ciò che già siamo, e
proprio questo desiderio può diventare un percorso verso la felicità.
Cosa significa
"rimettere le ali"
L’immagine delle ali
richiama soprattutto il Fedro, uno dei dialoghi più celebri di Platone. Il
filosofo immagina l’anima come qualcosa che, prima di cadere nel mondo terreno,
possedeva ali capaci di portarla verso ciò che è bello, vero e perfetto.
Durante la vita, però,
quelle ali sembrano indebolirsi. Restiamo legati alle preoccupazioni
quotidiane, alle paure, alle delusioni e a tutto ciò che ci fa perdere di vista
quello che conta davvero. L’amore, secondo Platone, può risvegliare qualcosa
che pensavamo di avere dimenticato. Incontrando la bellezza in un’altra
persona, possiamo sentire il bisogno di elevarci, di diventare migliori, di
recuperare una parte più autentica di noi stessi. È questo, in senso simbolico,
il momento in cui le ali ricominciano a crescere.
Perché
l’amore romantico non basta alla felicità: la lezione scomoda di Platone
Amare non significa
soltanto stare bene con qualcuno
Nel pensiero platonico
l’amore non coincide con il semplice innamoramento. È soprattutto desiderio
di bellezza e di bene. Per questo può partire dall’attrazione verso una
persona, ma non dovrebbe fermarsi lì.
L’amore autentico ci
porta a riconoscere qualcosa che va oltre l’aspetto esteriore. Ci fa cercare
qualità, valori, idee e forme di bellezza sempre più profonde. In questo
senso, amare significa anche imparare a guardare il mondo in modo
diverso. È un’idea ancora attuale. A volte incontrare qualcuno ci cambia
perché ci costringe a capire cosa desideriamo davvero, quali parti di noi
vogliamo far crescere e quale direzione vogliamo dare alla nostra vita.
Perché Platone lega
l'amore alla felicità
La felicità, per Platone,
non è semplicemente una sensazione piacevole. È legata alla realizzazione
più profonda dell’essere umano, alla capacità di avvicinarsi a ciò che è
buono, giusto e vero. L’amore diventa allora un mezzo perché ci spinge a non
accontentarci. Ci ricorda che sentiamo la mancanza di qualcosa e ci porta a
cercarlo. Non sempre questo percorso è facile, perché il desiderio può
provocare anche inquietudine, nostalgia e sofferenza.
Eppure, proprio questa
mancanza ci mette in cammino. Senza desiderio restiamo fermi, mentre l’amore ci
costringe a muoverci verso ciò che percepiamo come più importante. Per questo,
nella visione platonica, può diventare una strada verso la pienezza.
L’immagine di Platone
resta potente perché parla anche alla nostra esperienza quotidiana. Ci sono
momenti in cui ci sentiamo spenti, disillusi o incapaci di immaginare qualcosa
di diverso.
Poi arriva una persona,
un legame o persino un ideale capace di riaccendere il desiderio.
“Rimettere le ali”
significa allora recuperare la capacità di aspirare a qualcosa di più
alto, senza confondere l’amore con la dipendenza o con la semplice ricerca
di approvazione. L’amore che ci fa crescere non ci restringe, ma amplia il modo
in cui vediamo noi stessi e il mondo. È forse questo il punto più moderno della
riflessione di Platone: amare significa scoprire che dentro di noi esiste
ancora una parte capace di elevarsi. E che la felicità, prima di essere un
traguardo, può essere proprio il movimento che ci porta a diventare ciò che
sentiamo di poter essere.