SCENARI POSSIBILI
È disponibile in open access il volume «La Scuola come Learning Hub. Pratiche emergenti per ripensare la scuola del futuro», curato da Giuseppina Rita Jose Mangione (INDIRE) e Paolo Landri (IRISS, già IRPPS-CNR). La pubblicazione raccoglie gli esiti di un percorso di ricerca sviluppato da INDIRE, in collaborazione con il CNR-IRPPS – Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali, intorno allo scenario “School as Learning Hub” elaborato dall’OECD nell’ambito della riflessione internazionale sui futuri della scuola.
Il volume è stato interamente sostenuto attraverso i
fondi del Programma Nazionale della Ricerca 2021-2027, assegnati a
INDIRE per il progetto “Azioni di ricerca per l’Istruzione e la
Formazione” – CUP B55F21008020001. Pubblicato in formato digitale con
licenza Creative Commons Attribuzione-Non Commerciale-Non opere
derivate 4.0 Internazionale, può essere scaricato gratuitamente.
Il Volume è pubblicato in collana scientifica “Universo
scuola. – Sguardi plurali e scenari possibili“
La ricerca propone un approfondimento teorico,
metodologico ed empirico dello scenario OECD, mettendo in dialogo la
riflessione pedagogica sulle trasformazioni della forma scolastica, la
sociologia dei futuri, la ricerca-azione partecipativa e lo studio delle
piccole scuole italiane.
Lo scenario OECD “School as Learning Hub”
Il punto di partenza del lavoro è uno degli scenari
formulati dall’OECD per sostenere il dibattito sulle possibili evoluzioni dei
sistemi educativi: “School as Learning Hub”.
Uno scenario non è una previsione di ciò che
necessariamente accadrà e non costituisce un modello organizzativo da
trasferire automaticamente da un sistema scolastico a un altro. È piuttosto uno
strumento attraverso il quale osservare il presente da una prospettiva
differente, mettere in discussione assetti consolidati, riconoscere processi di
cambiamento già in corso e immaginare traiettorie alternative.
Per questa ragione, il progetto non ha assunto lo
scenario OECD come una configurazione da applicare in maniera standardizzata
alle scuole italiane. Lo ha utilizzato come dispositivo critico,
riflessivo e generativo, capace di attivare un confronto tra ricerca
internazionale, pratiche scolastiche e specificità territoriali.
La scuola come Learning Hub viene così considerata
una direzione di cambiamento da esplorare e costruire
attraverso processi di apprendimento collettivo, non una formula precostituita
o una soluzione valida indistintamente per ogni contesto.
Che cosa significa “hub”
Nel volume, il concetto di hub non
indica semplicemente un edificio scolastico aperto per un numero maggiore di
ore, né una scuola alla quale vengono aggiunti servizi e attività.
L’hub è innanzitutto un nodo di connessione.
Pensare la scuola come hub significa riconoscere che i
processi di apprendimento non si producono esclusivamente all’interno delle
aule e dei confini istituzionali. Essi possono emergere dall’interazione tra
studenti, docenti, famiglie, comunità locali, amministrazioni, associazioni,
istituzioni culturali, organizzazioni sociali, soggetti economici e ambienti
digitali.
La scuola assume quindi una funzione di attivazione e
coordinamento: mette in relazione attori, competenze, spazi e risorse; rende
accessibili opportunità formative differenti; favorisce la costruzione di
alleanze educative e sostiene la circolazione delle conoscenze.
Non è più soltanto un luogo nel quale il sapere viene
trasmesso, ma un’infrastruttura relazionale e culturale attraverso
la quale le conoscenze possono essere costruite, condivise e contestualizzate.
Questa prospettiva non riduce il ruolo pubblico della
scuola. Al contrario, ne rafforza la funzione istituzionale, attribuendole la
capacità di promuovere condizioni di accesso all’apprendimento, inclusione,
partecipazione e sviluppo nei territori.
Ripensare la forma scolastica
La prima sezione del volume costruisce la cornice
teorica entro cui si colloca la ricerca.
Il capitolo di Giuseppina Rita Jose Mangione propone
una riflessione pedagogica sulle trasformazioni della forme scolaire nelle
piccole scuole; il contributo di Paolo Landri approfondisce
invece il rapporto tra immaginazione temporale, futuro e analisi del presente.
Il futuro non viene trattato come un tempo remoto da
prevedere, ma come una categoria attraverso la quale interrogare criticamente
la scuola di oggi.
Immaginare le possibili forme future della scuola
significa rendere visibili alcune tensioni che attraversano i sistemi educativi
contemporanei: la rigidità dei confini istituzionali, la separazione tra
apprendimento formale e informale, il rapporto tra scuola e territorio, le
nuove disuguaglianze educative, il ruolo delle tecnologie, la trasformazione
delle professionalità e la necessità di costruire nuove alleanze.
Lo scenario “School as Learning Hub” permette quindi
di interrogare la forma stessa della scuola: i suoi tempi, gli spazi,
l’organizzazione, la leadership, i rapporti con la comunità e le modalità
attraverso cui vengono riconosciuti e integrati i diversi contesti di
apprendimento.
Una ricerca tra dimensione internazionale
e territori
Uno degli aspetti più significativi del progetto
riguarda l’architettura metodologica, articolata in due fasi fortemente
connesse:
- i Living
Lab internazionali;
- i Living
Lab territoriali.
La prima fase ha consentito di mettere lo scenario
OECD in dialogo con esperienze, interpretazioni e prospettive maturate in
differenti contesti di ricerca.
Attraverso il confronto con studiosi, esperti e
organizzazioni impegnati sui futuri dell’educazione, i Living Lab
internazionali hanno sostenuto la costruzione di una lettura plurale della
scuola come Learning Hub e la realizzazione di una mappa rizomatica delle
sue possibili dimensioni.
La scelta del termine “rizomatica” richiama una
rappresentazione non gerarchica e non lineare. La scuola come hub non può
infatti essere descritta attraverso una sequenza rigida di fasi o attraverso un
elenco di caratteristiche applicabile in modo uniforme.
Essa prende forma dall’interazione tra molteplici
dimensioni: la porosità dei confini scolastici, la qualità delle reti, la
partecipazione degli studenti, il coinvolgimento delle famiglie, la governance,
la leadership, gli spazi di apprendimento, le risorse territoriali, il rapporto
con le istituzioni locali e la capacità di promuovere inclusione ed equità.
Il percorso internazionale ha dunque avuto una
funzione essenziale: ampliare il quadro interpretativo dello scenario e
predisporre una base concettuale da mettere successivamente alla prova nei
contesti scolastici italiani.
I Living Lab territoriali
La seconda fase della ricerca si è sviluppata
attraverso i Living Lab territoriali, concepiti come ambienti di
ricerca situata e partecipativa.
In questi laboratori, ricercatori, dirigenti
scolastici, docenti, studenti e attori territoriali hanno collaborato alla
produzione di conoscenza e all’esplorazione di possibili trasformazioni.
Le scuole non sono state considerate semplici
destinatarie di un modello progettato dall’esterno. Sono state coinvolte come
soggetti attivi, portatrici di competenze, esperienze, interpretazioni e
conoscenze dei contesti.
Il percorso ha adottato un approccio di ricerca-azione
partecipativa, articolato in cicli di riflessione, azione e apprendimento
collettivo. Tale scelta ha risposto a una duplice finalità: produrre conoscenze
empiricamente fondate sulle pratiche riconducibili alla scuola come Learning
Hub e, nello stesso tempo, sostenere processi di consapevolezza e
trasformazione nelle comunità coinvolte.
L’attenzione non si è limitata alla presenza formale
di accordi, reti o partenariati.
Per comprendere se e come una scuola possa
configurarsi come hub è stato necessario osservare la qualità delle relazioni,
il livello di reciprocità tra i soggetti, il senso di appartenenza, la
condivisione delle responsabilità, la capacità di riconoscere le risorse del
territorio e di tradurle in opportunità educative.
La logica dei Living Lab risulta quindi coerente con
lo stesso scenario “School as Learning Hub”: entrambi si fondano sulla
partecipazione, sull’attivazione di reti e sulla produzione condivisa di
conoscenza.
Inventive e creative methods per esplorare
il futuro della scuola
Un elemento qualificante della ricerca è stato il
ricorso agli inventive e creative methods.
Le metodologie creative non sono state impiegate come
semplici tecniche accessorie di raccolta o presentazione dei dati, ma come
dispositivi capaci di far emergere dimensioni dell’esperienza scolastica
difficilmente accessibili attraverso gli strumenti tradizionali.
Pratiche narrative e visuali, digital storytelling,
video partecipativo e altre forme di produzione creativa hanno permesso ai
partecipanti di esprimere conoscenze tacite, immagini della scuola,
aspettative, relazioni e visioni del futuro.
Il digital storytelling, in particolare,
consente di connettere dimensioni personali e collettive attraverso
l’integrazione di narrazione orale, immagini, suoni e musica. Il video
partecipativo non svolge pertanto soltanto una funzione documentale: diventa un
mezzo per esplorare possibilità, rendere visibili gli immaginari e costruire
visioni condivise.
In questo senso, i metodi creativi sono anche inventivi:
non si limitano a rappresentare una realtà già data, ma contribuiscono a
metterla in movimento.
Attraverso queste metodologie, i partecipanti possono
riconoscere risorse e criticità, discutere le proprie pratiche, esplicitare
saperi situati e immaginare nuove configurazioni della scuola. La ricerca non
osserva quindi il cambiamento soltanto dall’esterno, ma crea le condizioni
perché nuove possibilità possano essere pensate e progressivamente costruite.
Un contributo importante allo sviluppo di questa
dimensione metodologica è stato offerto dal gruppo dell’Università degli
Studi di Bergamo, che ha accompagnato il percorso attraverso attività di
formazione e di orientamento scientifico sui metodi creativi applicati alla
ricerca educativa e sociale.
Le piccole scuole come contesti di ricerca
La fase empirica del progetto si è concentrata su tre
esperienze di piccole scuole, selezionate come contesti
particolarmente significativi per esplorare lo scenario “School as Learning
Hub”.
Molte piccole scuole operano in aree interne, montane,
rurali o costiere segnate da processi di spopolamento, fragilità demografica,
riduzione dei servizi e disuguaglianze nell’accesso alle opportunità educative.
In tali contesti, la scuola continua spesso a
rappresentare uno dei principali presìdi pubblici e culturali.
La sua presenza può incidere sulla qualità
dell’offerta formativa, ma anche sulla tenuta delle relazioni comunitarie,
sulla partecipazione, sulla capacità di rendere i territori attrattivi e sulla
possibilità di contrastare dinamiche di marginalizzazione.
I vincoli caratteristici delle piccole scuole —
dimensioni ridotte, distribuzione dei plessi, distanza dai servizi e
limitatezza delle risorse — non vengono letti soltanto come condizioni di
debolezza. Possono diventare elementi generativi, capaci di favorire
prossimità, cooperazione, sperimentazione e costruzione di alleanze.
Per questa ragione, il volume interpreta le piccole
scuole come laboratori di innovazione educativa e come
contesti anticipatori nei quali alcune trasformazioni della forma scolastica
possono diventare particolarmente visibili.
Tre casi per comprendere differenti
configurazioni del Learning Hub
La ricerca ha coinvolto tre realtà differenti:
- l’Istituto
Comprensivo Pollica “G. Patroni”, attraverso l’esperienza di
Montecorice, in Campania;
- l’Istituto
Comprensivo Prà, nel quartiere genovese di Prà;
- l’Istituto
Comprensivo di Govone, in Piemonte.
La selezione è stata costruita secondo una logica di
variazione dei casi.
Non sono state scelte scuole simili, ma contesti
differenti per collocazione geografica, caratteristiche demografiche,
condizioni socioeconomiche, struttura organizzativa e natura delle partnership
territoriali.
La ricerca mette così a confronto un territorio rurale
e costiero del Cilento, un quartiere urbano periferico ad alta complessità
sociale e un’area rurale delle Langhe articolata in una pluralità di piccoli
comuni e plessi.
La diversa configurazione delle reti — culturali e
ambientali, socioassistenziali, economiche e produttive — consente di
comprendere come il Learning Hub possa assumere forme differenti in rapporto ai
bisogni, alle risorse e alle opportunità di ciascun territorio.
Montecorice: una scuola estesa nel
territorio
Il caso di Montecorice, approfondito nel
volume da Giuseppina Cannella e Tania Iommi, restituisce
l’esperienza di una scuola che estende progressivamente i propri confini
attraverso la costruzione di azioni e alleanze educative.
Il territorio del Cilento non viene considerato
semplicemente come uno sfondo nel quale realizzare attività didattiche
occasionali, ma come parte integrante dell’ambiente di apprendimento.
Il patrimonio naturale, culturale e sociale entra
nella progettazione educativa attraverso il coinvolgimento di enti locali,
associazioni, comunità e soggetti territoriali.
In questa configurazione, la scuola agisce come punto
di connessione tra conoscenze curricolari, saperi locali, luoghi e generazioni.
L’esperienza di Montecorice consente di osservare una
forma di scuola estesa, capace di aprire i propri confini
istituzionali e di costruire una trama educativa distribuita nel territorio.
La scuola contribuisce così non solo all’apprendimento
degli studenti, ma anche alla valorizzazione del patrimonio locale, al
rafforzamento delle relazioni comunitarie e alla costruzione di nuove
possibilità culturali e formative.
Genova Prà: una scuola di comunità che
genera inclusione e sviluppo locale
Il caso dell’Istituto Comprensivo Prà,
analizzato da Stefania Chipa e Giuseppina Rita Jose Mangione,
permette di esplorare lo scenario Learning Hub all’interno di un quartiere
urbano periferico caratterizzato da elevata complessità sociale.
La presenza di differenti background culturali, di
condizioni di vulnerabilità socioeconomica e di bisogni educativi articolati
richiede alla scuola di costruire relazioni stabili con famiglie, servizi,
associazioni e istituzioni locali.
La scuola assume quindi una funzione di connessione e
di regia: non opera soltanto nel quartiere, ma contribuisce a riconfigurarlo
come ambiente educativo.
Attraverso il lavoro di rete, mette in relazione
soggetti, spazi e opportunità, sostiene la partecipazione delle famiglie,
promuove inclusione e contrasta la povertà educativa.
Il Learning Hub assume qui la forma di una scuola
di comunità, capace di divenire un punto di riferimento per il territorio e
di produrre valore sociale.
In un contesto segnato da fragilità economica e
sociale, la scuola può infatti configurarsi come infrastruttura
dell’apprendimento e come dispositivo di inclusione, partecipazione e sviluppo
locale.
Govone: reti territoriali, innovazione e
capacità attrattiva
L’esperienza dell’Istituto Comprensivo di Govone,
approfondita da Lorenza Orlandini e Serena Greco, riguarda una
scuola inserita in un territorio rurale articolato su più comuni e
caratterizzato dalla presenza diffusa di piccoli plessi.
La configurazione multisede, che potrebbe essere
interpretata esclusivamente come un vincolo organizzativo, diventa una risorsa
per la costruzione di un sistema territoriale integrato.
La scuola mette in relazione amministrazioni locali,
associazioni, famiglie e soggetti economici, consolidando una rete capace di
sostenere i plessi, ampliare l’offerta formativa e rispondere in maniera più
efficace ai bisogni degli studenti.
Il caso evidenzia inoltre la capacità dell’istituto di
divenire attrattivo anche per famiglie provenienti da altri territori.
Il radicamento locale non determina quindi chiusura o
isolamento. Al contrario, permette alla scuola di costruire una proposta
educativa riconoscibile, collegando innovazione scolastica, patrimonio
territoriale, reti istituzionali e sviluppo.
Govone mostra come la scuola possa diventare un nodo
territoriale capace di connettere comuni differenti e trasformare la
frammentazione geografica in una risorsa educativa e organizzativa.
Non un unico modello, ma differenti forme
di hub
L’analisi comparativa dei tre casi non conduce alla
definizione di un modello uniforme di Learning Hub.
Emergono, al contrario, configurazioni differenti,
costruite nell’interazione tra caratteristiche del contesto, risorse
disponibili, qualità delle reti, leadership scolastica, forme di partecipazione
e capacità progettuale degli attori.
A Montecorice prevale l’immagine della scuola estesa
nel territorio; a Genova Prà quella della scuola di comunità orientata
all’inclusione e allo sviluppo locale; a Govone quella di una rete territoriale
articolata tra plessi e comuni.
Le tre esperienze confermano che la scuola come
Learning Hub non può essere separata dalle condizioni situate nelle quali
prende forma.
Ciò che definisce un hub non è il numero dei partner
coinvolti, né la sola presenza di accordi formali. Sono la qualità delle
relazioni, la reciprocità, la capacità di attivare risorse e la costruzione di
una visione condivisa a rendere la scuola un nodo generativo.
La scuola al centro dei processi di
rigenerazione
Il volume mostra come la scuola, quando opera come
Learning Hub, possa assumere un ruolo importante nei processi di rigenerazione
dei territori.
La scuola non sostituisce le responsabilità delle
amministrazioni pubbliche, dei servizi sociali, del sistema economico o delle
organizzazioni del territorio. Può però agire come innesco, nodo di
connessione e infrastruttura di coordinamento.
Attraverso la costruzione di reti e alleanze può
contribuire a:
- rafforzare
le relazioni sociali e la partecipazione;
- ampliare
le opportunità educative e culturali;
- contrastare
povertà educativa, isolamento e marginalità;
- mettere
in relazione luoghi, servizi e istituzioni;
- valorizzare
patrimoni, saperi e competenze locali;
- sostenere
indirettamente l’attrattività e lo sviluppo dei territori.
La rigenerazione assume pertanto una dimensione sociale,
educativa, territoriale ed economica.
In particolare, nei contesti delle aree interne, la
scuola può favorire la permanenza dei servizi, rafforzare il senso di
appartenenza, costruire opportunità per le nuove generazioni e contribuire alla
capacità delle comunità di immaginare il proprio futuro.
Il contributo di Anna Cristina D’Addio e
il dialogo con il GEM Report UNESCO
Il volume si apre con la prefazione “Scuola,
futuri, scenari possibili”, firmata da Anna Cristina D’Addio,
figura di riferimento nel panorama del Global Education Monitoring
Report dell’UNESCO.
Il contributo colloca la riflessione sul Learning Hub
nel più ampio dibattito internazionale sulle trasformazioni dei sistemi
educativi, sull’equità, sull’inclusione e sul raggiungimento dell’Obiettivo di
sviluppo sostenibile dedicato a un’istruzione di qualità.
La scuola come Learning Hub viene letta come una
possibile infrastruttura civica e territoriale in grado di contrastare la
povertà educativa, ampliare le opportunità di apprendimento e rafforzare la
coesione sociale.
D’Addio sottolinea inoltre come la trasformazione
della scuola riguardi tutti gli attori del sistema.
Per i docenti significa sviluppare competenze di
progettazione collaborativa, costruzione di partenariati e lavoro in rete. Per
gli studenti significa accedere a esperienze di apprendimento situate e
significative, capaci di promuovere pensiero critico, collaborazione, agency e
consapevolezza sociale. Per le famiglie e le comunità significa partecipare in
modo più attivo ai processi educativi.
Anche la leadership scolastica è chiamata a
trasformarsi, assumendo forme maggiormente distribuite, collaborative e
orientate alla costruzione di alleanze.
La prefazione riconosce inoltre il valore delle
piccole scuole come laboratori di innovazione. I casi presentati non
costituiscono applicazioni di uno schema già definito, ma contesti generativi
nei quali osservare in modo situato come la scuola possa riconfigurarsi come
infrastruttura educativa, sociale e territoriale.
Il gruppo di ricerca INDIRE
Il volume rappresenta un importante esito del lavoro
sviluppato dal gruppo di ricerca INDIRE impegnato nello studio delle Piccole
Scuole e delle trasformazioni dei modelli educativi nei territori.
Il gruppo è composto da: Giuseppina Rita Jose
Mangione, Stefania Chipa, Giuseppina Cannella, Serena Greco, Lorenza Orlandini,
Tania Iommi e Andrea Paoli.
Le ricercatrici e i ricercatori hanno contribuito,
attraverso competenze e responsabilità differenti, alla costruzione
dell’impianto teorico e metodologico, alla progettazione e conduzione dei
Living Lab, al dialogo con gli interlocutori internazionali, all’analisi delle
esperienze territoriali e alla documentazione dei processi di ricerca.
Il percorso internazionale e la costruzione della
mappa rizomatica della scuola come Learning Hub sono approfonditi nel volume
da Giuseppina Rita Jose Mangione e Stefania Chipa.
Giuseppina Cannella e Tania Iommi analizzano
l’esperienza di Montecorice; Stefania Chipa e Giuseppina Rita Jose
Mangione approfondiscono il caso dell’Istituto Comprensivo Prà; Serena
Greco, insieme a Lorenza Orlandini, contribuisce allo
studio dell’Istituto Comprensivo di Govone.
Andrea Paoli firma
l’approfondimento visuale “Immagini di una scuola che incontra il
territorio”, contribuendo alla documentazione delle relazioni tra scuola,
spazi e comunità.
La pluralità delle competenze presenti nel gruppo ha
consentito di collegare ricerca pedagogica, analisi qualitativa, documentazione
visuale, studi sui territori e metodologie partecipative.
La ricerca nasce inoltre dal confronto scientifico con
il CNR-IRPPS e con il contributo di Paolo Landri e Fabio
M. Esposito, autore del capitolo dedicato alle metodologie creative per
esplorare le piccole scuole come Learning Hub e ai laboratori sulla scuola che
verrà.
Una ricerca costruita con scuole, partner
e stakeholder
Il volume è il risultato di un percorso di ricerca
collettivo, reso possibile dalla collaborazione tra istituzioni scientifiche,
scuole e territori.
Il gruppo di ricerca ringrazia tutte le dirigenti e i
dirigenti scolastici, i docenti, gli studenti, le famiglie, le amministrazioni
locali, le associazioni, gli enti del Terzo settore e gli attori economici e
culturali che hanno preso parte alle attività.
Un ringraziamento è rivolto a tutti i partner
e gli stakeholder nazionali e internazionali che hanno contribuito ai
Living Lab, ai percorsi formativi e ai momenti di confronto, mettendo a
disposizione conoscenze, esperienze e interpretazioni.
Un riconoscimento particolare va ad Anna
Cristina D’Addio, per la prefazione e per il contributo offerto nel
collegare la ricerca al dibattito internazionale promosso nel quadro del GEM
Report UNESCO, con particolare attenzione ai temi dell’equità educativa,
dell’inclusione e della responsabilità pubblica.
Un ringraziamento specifico è rivolto anche al gruppo
dell’Università degli Studi di Bergamo, per il percorso di formazione e
per l’accompagnamento scientifico nell’impiego degli inventive e
creative methods.
Il suo contributo ha sostenuto la capacità della
ricerca di utilizzare le metodologie creative non soltanto per documentare le
pratiche scolastiche, ma per fare emergere conoscenze situate, immaginari e
possibilità di trasformazione.
Il ringraziamento più ampio va alle comunità
scolastiche e territoriali coinvolte nelle esperienze di Montecorice,
Genova Prà e Govone, che hanno partecipato al percorso non come semplici
casi di studio, ma come interlocutori e co-costruttori della ricerca.
Il volume disponibile gratuitamente in
open access
Il volume La Scuola come Learning Hub.
Pratiche emergenti per ripensare la scuola del futuro è
disponibile in formato digitale e può essere scaricato gratuitamente in
open access.
La scelta dell’accesso aperto intende favorire la
circolazione dei risultati e mettere a disposizione di scuole, università,
ricercatori, amministrazioni, decisori pubblici e comunità educanti una cornice
teorica, una metodologia e un insieme di esperienze utili ad alimentare il
dibattito sui futuri della scuola.
La pubblicazione non rappresenta la conclusione del
percorso.
Nei prossimi mesi saranno organizzate presentazioni
territoriali del volume, con l’obiettivo di restituire alle comunità
coinvolte gli esiti della ricerca e aprire nuovi spazi di confronto tra scuole,
ricercatori, istituzioni e attori locali.
Gli incontri permetteranno di approfondire lo scenario
OECD “School as Learning Hub”, discutere le differenti
configurazioni emerse nei tre casi e interrogare il ruolo che la scuola può
assumere nei processi di rigenerazione educativa, sociale, territoriale ed
economica.
Il volume costituisce dunque non soltanto la
restituzione scientifica di un percorso, ma l’avvio di una nuova fase di
confronto: un invito a considerare il futuro della scuola non come qualcosa da
attendere, ma come un processo da esplorare e costruire collettivamente, a
partire dalle relazioni, dalle pratiche e dalle possibilità presenti nei
territori.
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