ULTIMO
GIORNO
DI SCUOLA
Dove, e quando, sei entusiasta?
Che cosa ti fa sentire ispirato, vivo?
Si
parte da qui, per capire se sia davvero l'ultimo giorno di scuola.
Oggi
in molte scuole è l'ultimo giorno: un anno scolastico è «valido» se ha 200
giorni effettivi. Da domani: scrutini, pagelle e, per chi è alla fine di medie
e superiori, l'esame. Crediamo ancora che scuola sia un perimetro burocratico
di giorni e banchi, domeniche escluse.
Potremmo invece aprirci
alla più gioiosa realtà che «scuola» sia una dimensione permanente dell'anima.
La vita umana è fatta di due soli movimenti: andare a scuola e tornare a casa,
dove scuola e casa sono i due poli da cui passa l'energia che accende l'esistenza.
Infatti a scuola «si va» e a casa «si torna», perché scuola è andare incontro
al mondo, il Viaggio, e casa è la stabilità delle relazioni primarie, Itaca. Se queste relazioni sono solide il bambino e
l'adolescente maturano l'equilibrio e il coraggio necessari a esplorare per
scoprire con chi e cosa entrano in risonanza, per costruire poi loro una casa,
nuovi legami stabili e fecondi.
Casa-scuola-casa-scuola...
circolo virtuoso che evita all'anima di chiudersi nella paura o perdersi nella
confusione.
Per questo dedico le
ultime lezioni dell'anno a fare ciò per cui la «scuola» esiste: trovare il
«fuoco» dei ragazzi. Dove e quando la tua vita si accende e accende chi ti sta
vicino? Dove e quando sei entusiasta (in greco antico significava «avere un dio
dentro»”: qualità di poeti, profeti e innamorati)? Dove e quando quindi sei
ispirato, presente, vivo?
La scuola serve a
scoprire i propri fuochi e le «materie» sono inneschi, ma non bastano. Il fuoco
non coincide con il futuro lavorativo, che potrà (si spera) esserne una
manifestazione. Il fuoco è il dono che rende noi stessi un dono. È il perché
sei al mondo, ha origine dentro, dà energia e la comunica agli altri, fa
sentire vivi e del tutto presenti, ferma il tempo. Se siamo «on fire»,
come si dice in slang inglese, non ci importa del giudizio altrui, perché il
consenso è fame di senso camuffata. Fuoco non è semplicemente ciò che piace
(guardare film, leggere, ballare...), ma la fonte primaria dell'azione.
Allinea mente, cuore e corpo: ci «focalizza», cioè genera
l'attenzione che fa maturare la vita. Libera dalle aspettative e dalle
suggestioni di mode e idoli (illusioni di destino). Non manipola e non fa
violenza, rende la vita migliore agli altri (chiedete a un amico: che cosa porto
nella tua esistenza?). Può essere un'abilità, un interesse o un'attitudine:
qualcosa che riesce bene (sport, strumento, scrittura, lingue...), che sta a
cuore (natura, vita interiore, relazioni...), una qualità speciale (ascoltare,
prendersi cura, costruire, imparare...).
Con domande precise provo
ad aiutare i ragazzi a mettere «a fuoco» la propria vita, facendoli poi
confrontare con i genitori perché quella luce sia custodita anche da loro.
Infine devono darsi da soli «i compiti», perché «compito» è molto più degli
esercizi da fare a luglio o copiare a settembre, è «compiere» se stessi sempre:
come alimento i miei fuochi? Quanto tempo dedicherò ogni giorno a
ciascuno?
Così non inizia «la
vacanza» da vacuum, vuoto, contenitore di noia e di schermi (consiglio i libri
«La generazione fantastica» di Haidt e Price per figli e
alunni da 8 a 13 anni, e «The element: trova il tuo elemento» di Robinson da 14 a
18), ma «la pienanza», da plenum, pieno, contenitore di impegno e
gioia.
La scuola non è solo
italiano e matematica ma praticare uno sport, suonare uno strumento, scalare
una montagna, imparare una lingua o le stelle, costruire qualcosa... perché
«scuola» si dà tutte le volte che coltiviamo ciò che accende la vita in modo
unico per ciascuno.
E abbraccia l'esistenza a
prescindere da lavoro e ruoli: il fuoco è lo stesso a 5, 55 e 105 anni, ma a
ogni età brucia in modi nuovi. Se da bambino inventavo storie prendendo i
personaggi dai cartelloni per imparare a scrivere le lettere, alle superiori il
fuoco narrativo si esprimeva nel guidare le partite di un gioco di ruolo, per
poi diventare la scrittura di romanzi e poi il teatro e poi chissà cos'altro...
è una scoperta continua in cui il confine precedente viene scavalcato per
esplorare una nuova terra. Per questo il fuoco non coincide con la professione,
anche perché purtroppo non sempre si riesce a farne una in linea con le proprie
attitudini.
Io mi ritengo molto
fortunato a poter far coincidere professione e fuoco, anche se non mi
identifico mai del tutto con l'insegnante o il narratore, perché la mia vita è
oltre queste manifestazioni che solo in parte incarnano il perché sono al
mondo, e non perché io sia straordinario ma perché il fare è sempre solo una
parte dell'essere. Questo libera dalla mentalità della performance, del
consenso e dell'utile, per restituire alla gioia del puro esserci (un tempo
c'erano gli hobby ma il telefono se li è mangiati tutti). Andare a scuola e
tornare a casa sono un ritmo vitale svincolato dalla dicotomia moderna
lavoro-vacanza, schiavitù-tempo libero, perché come scriveva G.K.Chesterton: «Abbiamo bisogno di una vita quotidiana
romanzesca che unisca straordinario e ordinario, abbiamo bisogno di vedere il
mondo combinando senso di meraviglia e senso di sicurezza, di sentirci felici
in questo paese delle meraviglie senza però accontentarsi di starsene sul
divano» (Ortodossia).
L'autore indica le due
dimensioni con le parole «welcome» e «wonder», quiete e avventura, abitudine e
inquietudine, «ben tornato» e «buona fortuna», legami e libertà, riposo e
ricerca, ricevere e dare, essere amati e amare. Casa e scuola. Ed è il «focus» a permettere di tenerle insieme: focus era in latino
il focolare, parola che Keplero decise di usare in un trattato sulla capacità
delle lenti di concentrare la luce in un punto, come nel focolare si
concentrava il calore in casa. Per questo perde entusiasmo (il dio dentro) alla
vita sia chi smette di «andare a scuola», cioè di esplorare e scoprire ciò che
alimenta il fuoco; sia chi smette di tornare al focolare, cioè non costruisce
legami profondi e duraturi, che reggono la vita.
Senza Viaggio o senza
Itaca, Ulisse non sarebbe Ulisse. Nella recente enciclica
papa Leone cita un passo del Signore degli Anelli in cui un personaggio, portatore
del fuoco, conforta lo smarrimento di un altro che si sente inutile di fronte
ai grandi eventi della storia: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del
mondo; il nostro compito è fare il possibile per la salvezza degli anni nei
quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare
a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare». E il papa
commenta: «La civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma
da una somma di fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla
disumanizzazione. Per questo vale la pena fermarsi e considerare come, ciascuno
nel proprio ambito, possa collaborare alla sua costruzione» (Magnifica humanitas, n.213).
Fedeltà piccole e tenaci
che mettono al mondo il mondo, braci che nulla e nessuno può spegnere, sempre
pronte a divampare. Ecco i «compiti», e non solo per i ragazzi. Oggi non
è l'ultimo giorno di scuola, ma magari il primo. Sta a noi scegliere: noia o
entusiasmo, off o on fire, distratti o focalizzati? Hai dentro il vuoto o un
dio? Sei in vacanza o in «pienanza»?