I bambini felici sono i bambini che hanno imparato ad attendere
La riflessione di Luigi Gallimberti e il “marshmallow test”
di redazione
La risposta è
immediata e provocatoria: «Assolutamente no!». Secondo Gallimberti, infatti,
«la felicità si ottiene esattamente con il contrario di avere tutto».
Il paradosso
dell’abbondanza
Il punto
centrale del discorso è che l’eccesso di disponibilità non coincide con un
maggiore benessere. Al contrario, rischia di ridurre la capacità di apprezzare
ciò che si ha.
Per spiegare
questo concetto, Gallimberti richiama un celebre esperimento psicologico: il
“marshmallow test”, condotto negli anni Sessanta su bambini di quattro o cinque
anni.
Il valore
dell’attesa
Nel test, ai
bambini veniva dato un dolcetto con la possibilità di riceverne un secondo se
fossero riusciti ad aspettare un quarto d’ora. “Quelli che hanno aspettato –
racconta – lo hanno mangiato con un grandissimo piacere“, maggiore
rispetto a chi aveva ceduto subito alla tentazione.
Ma il dato più
interessante emerge nel lungo periodo: alcuni di quei bambini, diventati
adulti, hanno mostrato che la capacità di aspettare era associata a una qualità
della vita migliore, sotto diversi aspetti personali e relazionali.
Felicità non è
accumulo, ma misura
Da qui la
riflessione conclusiva: la felicità non dipende dalla quantità di piacere
immediato, ma dalla capacità di gestirlo nel tempo.
“Che cosa
vuol dire questo?“, si chiede Gallimberti. La risposta è chiara: la
felicità “non è legata alla quantità di piacere che ci si procura, ma alla
capacità di aspettare, di avvalersene, di goderselo“.
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