L’insostenibile leggerezza
del vivere
-di FRANCESCO MARRAPODI
In questi giorni,
continuano a interpellarci le notizie di nuovi (ma sempre antichi) scontri
mondiali che seminano morte e distruzione: la pace e lo sviluppo comune dei
popoli continuano a essere fagocitati dall’egoismo e dagli interessi di chi
guarda alla vita con occhi da predatore.
Al tempo stesso,
assuefatti alla paura di una vita insostenibile, rischiamo di cadere nel
vortice della banalità, dove il male diventa protagonista e siamo costretti a
combattere con le tentazioni di sempre: il successo che inganna, la religiosità
che esclude, il potere che ingabbia (cfr. Mt 4,1-10). Se
per molti questo è il tempo in cui si rimane schiacciati dall’angoscia del
non-senso, un tempo in cui il mondo «sprofonda nell’abisso» (Giuliano da
Empoli, L’ora dei predatori, Einaudi, 2025), la nostra fede ci
invita ad alzare lo sguardo per riconoscere l’apocalisse ( dis-velamento) dell’amore
di Dio: « Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» ( Gv 10,10).
Assumendo la carne
mortale dell’uomo, il Figlio di Dio assume le sue fragilità e i suoi desideri.
La rivelazione attuata da Cristo manifesta contemporaneamente il volto
misericordioso del Padre e il compimento autentico del volto dell’uomo. Egli,
Parola definitiva del Padre, donando la propria vita sulla Croce indica
all’uomo la strada da percorrere per raggiungere il fine della propria
esistenza. Sulla Croce le sue ferite sono le ferite di un’umanità piagata
dall’incapacità di aprirsi alla condivisione e alla compassione.
Nell’amore più grande della Croce vengono guarite le ferite dell’umanità ed è nel dono della Croce che si coglie il senso di una vita donata per amore che genera speranza nella vita di ogni credente. Nella Pasqua di Cristo ci viene mostrato il senso e la logica di una vita pienamente umana, che ci consegna alla libertà dello Spirito per divenire costruttori di una nuova civiltà. La risurrezione di Cristo ci mostra il volto autentico di un’umanità redenta, chiamata a evangelizzare la storia perché la salvezza di Cristo accada qui ed ora. Infatti, la Pasqua «è l’annuncio che in Cristo abbiamo la chiave che interpreta la nostra esistenza e la storia dei popoli di ogni tempo e, insieme, la presenza di un Dio vicino alla nostra vita, compassionevole, misericordioso, che lotta per la crescita e lo sviluppo della nostra umanità e ci strappa dal male e dalla morte» (Francesco Cosentino, Dio ai confini,
San Paolo, 2022). Il
paradosso della vita si dis-vela appunto nella leggerezza del vivere in Cristo
per elaborare da credenti nuove forme di convivialità, in cui ciascuno possa
sperimentare la forza rinnovatrice della Pasqua.
«Venite a me, voi tutti
che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo
sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete
ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero » ( Mt 11,28-20). La
fatica del credere, che abita il cuore di ogni uomo, si risolve così solo
immergendosi nel cuore di Cristo e riconoscendo che in Lui possiamo
rintracciare le parole che danno senso alla nostra esistenza e ci liberano
dalla paura di rimanere confusi e disorientati dagli
sconvolgimenti sociali. « Non ardeva forse in noi il nostro cuore
mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?»
( Lc 24, 32).
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