giustizia per tutti
Nel Dizionario
della Dottrina sociale della Chiesa,
Simona Beretta sottolinea che
“la giustizia distributiva
non solo richiede
l’accesso individuale
ai beni e servizi indispensabili,
ma esige anche inclusione e partecipazione”
-
Simona Beretta *
Giustizia è dare “a
ciascuno il suo”: ma cos’è questo “suo”?
La dottrina sociale non
dà risposte preconfezionate, ma rilancia la libertà in azione dei suoi figli
nel grande movimento per la difesa della persona umana e la tutela della sua
dignità, parte integrante della tradizione sociale della Chiesa. “Esiste un qualcosa
che è dovuto all'uomo perché è uomo, in forza della sua eminente dignità.
Questo qualcosa dovuto comporta inseparabilmente la possibilità di sopravvivere
e di dare un contributo attivo al bene comune dell'umanità”. Il messaggio di
San Giovanni Paolo II (Centesimus annus, 34) risuona nel discorso
del 2015 di Papa Francesco alle Nazioni Unite: la base minima della giustizia
sociale porta “tre nomi: casa, lavoro e terra [techo, trabajo y tierra!];
e un nome a livello spirituale: libertà di spirito”. Queste condizioni
consentono a uomini e donne concreti di sottrarsi alla povertà estrema,
diventando «degni attori del loro stesso destino» per realizzare una più giusta
convivenza per tutti.
Connettere dimensione
personale e dimensione sociale ci aiuta a superare la
tentazione di “contabilizzare” la giustizia. Spesso si sente dire di persone in
carcere: “ha avuto quel che si merita, ha avuto quel che gli spetta” – un modo
molto triste di interpretare l’espressione “a ciascuno il suo”. Si registra un
atteggiamento simile anche fuori dal carcere, ad esempio nell’ambito del lavoro
– la chiave della giustizia sociale. Parlando di salari, si cade spesso in una
meritocrazia ingiusta: si dimentica la dignità di ciascun lavoratore, e si
finisce per misurare il valore del lavoro con la sua remunerazione. Così, chi
prende uno stipendio stellare “se lo è meritato”, mentre chi svolge i servizi
di cura, a partire dai più umili (che sono anche i più necessari) … “chiaro che
ha uno stipendio basso!”.
La giustizia della
dottrina sociale, in conclusione, non somiglia
all’equilibrio statico della bilancia ma al dinamismo di un processo, mosso da
persone in azione e in relazione. La giusta reciprocità del do ut des commutativo
(giusto salario, prezzi equi nel commercio internazionale) richiede anche il
rispetto dei legami sociali; la giustizia distributiva non solo richiede
l’accesso individuale ai beni e servizi indispensabili, ma esige anche
inclusione e partecipazione: «Aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre
un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo
dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro» (Laudato
si’ 128, Fratelli tutti 162).
* Direttrice del Centro
di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa presso l’Università Cattolica
del Sacro Cuore
Vatican News
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