mercoledì 11 marzo 2026

DIGNITA' E GIUSTIZIA

 


Dignità per ciascuno,

 giustizia per tutti


Nel Dizionario

 della Dottrina sociale della Chiesa, 

Simona Beretta sottolinea che 

“la giustizia distributiva

 non solo richiede

 l’accesso individuale 

ai beni e servizi indispensabili,

 ma esige anche inclusione e partecipazione”

-         Simona Beretta *

Giustizia è dare “a ciascuno il suo”: ma cos’è questo “suo”?

La dottrina sociale non dà risposte preconfezionate, ma rilancia la libertà in azione dei suoi figli nel grande movimento per la difesa della persona umana e la tutela della sua dignità, parte integrante della tradizione sociale della Chiesa. “Esiste un qualcosa che è dovuto all'uomo perché è uomo, in forza della sua eminente dignità. Questo qualcosa dovuto comporta inseparabilmente la possibilità di sopravvivere e di dare un contributo attivo al bene comune dell'umanità”. Il messaggio di San Giovanni Paolo II (Centesimus annus, 34) risuona nel discorso del 2015 di Papa Francesco alle Nazioni Unite: la base minima della giustizia sociale porta “tre nomi: casa, lavoro e terra [techo, trabajo y tierra!]; e un nome a livello spirituale: libertà di spirito”. Queste condizioni consentono a uomini e donne concreti di sottrarsi alla povertà estrema, diventando «degni attori del loro stesso destino» per realizzare una più giusta convivenza per tutti.

Connettere dimensione personale e dimensione sociale ci aiuta a superare la tentazione di “contabilizzare” la giustizia. Spesso si sente dire di persone in carcere: “ha avuto quel che si merita, ha avuto quel che gli spetta” – un modo molto triste di interpretare l’espressione “a ciascuno il suo”. Si registra un atteggiamento simile anche fuori dal carcere, ad esempio nell’ambito del lavoro – la chiave della giustizia sociale. Parlando di salari, si cade spesso in una meritocrazia ingiusta: si dimentica la dignità di ciascun lavoratore, e si finisce per misurare il valore del lavoro con la sua remunerazione. Così, chi prende uno stipendio stellare “se lo è meritato”, mentre chi svolge i servizi di cura, a partire dai più umili (che sono anche i più necessari) … “chiaro che ha uno stipendio basso!”.

La giustizia della dottrina sociale, in conclusione, non somiglia all’equilibrio statico della bilancia ma al dinamismo di un processo, mosso da persone in azione e in relazione. La giusta reciprocità del do ut des commutativo (giusto salario, prezzi equi nel commercio internazionale) richiede anche il rispetto dei legami sociali; la giustizia distributiva non solo richiede l’accesso individuale ai beni e servizi indispensabili, ma esige anche inclusione e partecipazione: «Aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro» (Laudato si’ 128, Fratelli tutti 162).

* Direttrice del Centro di Ateneo per la dottrina sociale della Chiesa presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore

Vatican News

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