giovedì 12 marzo 2026

POLI EDUCATIVI TERRITORIALI

 

A Bolzano sono nati i “Poli educativi territoriali”: una nuova infrastruttura sociale che fa bene a tutta la comunità

A Bolzano, i Poli educativi territoriali superano il concetto di "progetto" per diventare infrastruttura sociale. Attraverso figure come lo Youth Worker, scuola e centri giovanili si alleano per offrire ai ragazzi spazi di protagonismo, cura del bene comune e percorsi contro l’emarginazione.

«Dai state un secondo fermi, solo un attimo».

La voce che arriva dall’altra parte del telefono è quella di Davide, 16 anni.

Sta parlando a un gruppo di ragazzi e ragazze poco più giovani di lui, li richiama in modo scherzoso.

Davide studia alla Scuola Professionale CTS L. Einaudi di Bolzano, indirizzo meccanica.

Ed è «un volontario giovani responsabile», come si definisce lui stesso, in uno dei Poli territoriali nati all’interno del percorso più ampio, (lo abbiamo raccontato in questo articolo “Bolzano, quando la co-progettazione crea una Terraferma per i giovani” e in questo “Sono un “Giallone” e vi spiego perché”) finanziato dall’Ufficio Politiche giovanili della Provincia Autonoma di Bolzano come parte di una strategia che mira a coinvolgere ragazze e ragazzi per valorizzare il loro potenziale di trasformazione della società.

Davide, prima di essere una presenza fissa come giovane volontario del Polo territoriale, infatti, quel polo l’ha frequentato. Ed è qui che «ho imparato il rispetto», racconta.

E per lui il rispetto non è un concetto astratto ma «una cosa molto pratica», dice.

«Rispetto significa imparare a parlare nel modo giusto con una persona che non conosci, avere cura degli spazi, degli oggetti.

Saper apprezzare le cose che, se vissute insieme, valgono tantissimo».

I ragazzi e le ragazze agganciati grazie ai Poli Educativi Territoriali sono i futuri “gialloni”, gli stessi che si metteranno in gioco proponendo micro-azioni sul territorio, nella dimensione della sperimentazione.

Oggi c’è una domanda che attraversa le politiche giovanili più lungimiranti: «Come rendere i giovani protagonisti reali della trasformazione sociale?», dicono dall’Ufficio Politiche giovanili della Provincia autonoma di Bolzano.

«La nuova strategia della Provincia – “Trova il tuo spazio” – nasce proprio da qui.

Non come un progetto isolato né come uno slogan motivazionale, ma come una vera infrastruttura pubblica pensata per far emergere il potenziale creativo delle ragazze e dei ragazzi, offrendo loro gli spazi, strumenti e risorse per immaginare – e costruire – scenari di futuro alternativi a un presente sempre più complesso.

Al centro della strategia c’è un’idea semplice e radicale: le visioni dei giovani, soprattutto di quelli rimasti ai margini, sono preziose.

Sono sguardi spesso non allineati, talvolta abrasivi, quasi sempre non convenzionali.

Proprio per questo, quando vengono messi in risonanza con altri diversi, generano immaginari nuovi, capaci di aprire possibilità inedite.

Riconoscere questo potenziale significa, però, ripensare profondamente il modo in cui le istituzioni incontrano i giovani.

Non si tratta di “includere” – termine che in latino porta con sé l’idea del chiudere dentro – ma di creare condizioni affinché gli outsider prendano spazio e parola, affinché possano contribuire alla vita pubblica senza dover rinunciare alla propria unicità. In questo quadro nasce e si rafforza uno degli strumenti più innovativi della strategia per quanto riguarda l’obiettivo di impatto dell’accessibilità: i Poli Educativi Territoriali».

Che cos’è un polo educativo?

I Poli Educativi Territoriali rappresentano un nuovo modo di immaginare il percorso educativo e le politiche giovanili come ecosistema diffuso, in cui scuola, centri giovani, famiglie e territorio non operano più su binari paralleli ma costruiscono un’alleanza educativa strutturata e continuativa.

Ogni Polo nasce dall’incontro tra una scuola e un centro giovanile di prossimità che decidono di condividere obiettivi, risorse, responsabilità e pratiche.

Ma «non usiamo la parola progetto», dice Andrea Natale, educatore responsabile del Centro Giovanile L’Orizzonte, partner attivo della provincia sulle iniziative che coinvolgono i giovani.

«Perché», continua, «il progetto è una cosa che “tendenzialmente inizia e finisce”.

L’idea del Polo Educativo territoriale è invece quella di una “sperimentazione che desidera collaborare” e rimettere al centro i centri giovanili come “responsabilità di connessione tra il fare a scuola e il fare poi nel doposcuola”.

Non si tratta di fare attività estemporanee, ma di creare un sistema, un “modo di vivere il quartiere” che colleghi le scuole e i centri di riferimento.

È un lavoro costante di aggiustamento del tiro per capire le buone prassi e cosa funziona, affinché il Polo diventi una realtà che c’è, una “realtà che mette insieme scuole e centri giovanili di diversi territori”».

Al centro dei Poli c’è la figura dell’operatore giovanile, ponte tra educazione formale e non formale. Il suo ruolo non è replicare dinamiche scolastiche, ma offrire ai giovani uno spazio fiduciario, aperto e non giudicante, dove far emergere interessi, talenti, fragilità e desideri che spesso restano invisibili nei contesti tradizionali.

Lo youth worker, l’educatore come Andrea Natale, diventa così un’infrastruttura mobile del territorio, capace di abitare e connettere contesti diversi, generando prossimità e continuità educativa.

I Poli funzionano come un modello educativo integrato che accompagna le ragazze e i ragazzi lungo l’arco della giornata: al mattino, lo youth worker è presente a scuola: intercetta, osserva, ascolta, costruisce relazioni significative, riconosce bisogni e potenzialità; al pomeriggio, nei centri giovanili, gli stessi ragazzi trovano uno spazio per approfondire interessi, sperimentare attività artistiche, digitali o culturali, partecipare a percorsi di cittadinanza attiva e costruire legami di comunità.

Con 12 Poli Educativi Territoriali oggi attivi, il modello si sta radicando in tutta la provincia.

I 12 Poli sono nati da un processo di coprogettazione che ha visto coinvolti i dirigenti e gli operatori giovanili: insieme hanno definito obiettivi condivisi.

Dopo una prima sperimentazione di tre Poli nella primavera 2025, da settembre 2025 la rete è entrata a regime, coinvolgendo: 12 centri giovanili e 17 istituti scolastici tra elementari, medie e superiori.

Ciò che nasce dentro la scuola può proseguire nel centro giovani, e viceversa, senza soluzione di continuità.

Il sistema quindi garantisce a tutti l’accesso ad attività extrascolastiche di qualità e uno spazio educativo diffuso – che non finisce al suono della campanella. L’operatore socio-culturale – così viene definita la figura educativa del Pet – abita i corridoi, i bagni, gli interstizi della scuola così come i momenti di pausa.

È lì che incontra e aggancia ragazzi e ragazze, spesso attraverso proposte a bassa soglia, coinvolgendoli poi affinché nel pomeriggio possano raggiungere il centro giovani di prossimità e co-creare insieme le attività.

«Nel concreto», continua Natale, «è a scuola che c’è “l’aggancio”, durante la “pausa attiva”: uno spazio dedicato e aperto per due ore e mezza tra le lezioni del mattino e del pomeriggio, dove i ragazzi possono incontrare gli educatori.

Non è un tempo vuoto, ma uno spazio dove i ragazzi possono “svagarsi e aggregare” attraverso attività progettate insieme o spontanee».

Natale sottolinea l’importanza della “cura dello spazio comune”: «Dire a un ragazzo che quella sala è un luogo che lui abita e di cui può prendersi cura perché “sei capace” e perché “renderlo bello insieme è un valore per gli altri e per te” ha un valore incredibile.

Si punta tutto sulle risorse dei ragazzi.

Natale racconta con orgoglio la storia di quel ragazzo di seconda superiore, un po’ agitato e che non riusciva a mantenere l’attenzione, che attraverso la pausa attiva ha iniziato a frequentare il centro, portandosi dietro anche il cugino. «Questo ragazzo», racconta Natale, «si è reso protagonista della festa di Natale recitando una piccola commedia… su un palco, in una situazione dove si è dovuto esporre molto, mostrando un desiderio incredibile di esserci e di sentire quei rapporti come interessanti per lui».

Il senso del Polo territoriale sta proprio qui: un ragazzo che oggi definiremmo “un po’ fragile”, grazie alla relazione di significato costruita con l’operatore ha cominciato a frequentare il centro e ora sta diventando un “giallone”.

Durante le pause attive i giovani e le giovani si dedicano ad attività ludico-sportive e interagiscono direttamente con gli Youth Worker.

Molti ragazzi scelgono di aggregarsi attraverso giochi di società e collaborativi, utili a migliorare la socialità e l’inclusione, oppure si avvicinano a brevi esperienze di media education provando strumenti digitali e creativi portati dagli esperti.

Infine, la pausa viene utilizzata come un momento di orientamento informale, dove gli studenti possono ricevere supporto o informazioni su percorsi specifici pensati per chi attraversa momenti di difficoltà scolastica.

Ed è durante questi momenti che i ragazzi e le ragazze scelgono di lavorare insieme anche all’organizzazione di iniziative di cui beneficerà tutto il quartiere, com’è successo per l’allestimento della festa di carnevale di OItrisarco – Aslago.

«I ragazzi», chiosa Natale, «oggi sono “sfiduciati del mondo dell’adulto”, visti come figure legate solo al profitto o all’interesse personale.

Il compito dello Youth Worker è proprio quello di rimettersi in discussione come “adulti educanti” per ridare ai giovani un “orizzonte di possibilità di incontro con adulti positivi”.

Lo Youth Worker non è un animatore che fa solo divertire, ma un educatore con una specificità sul mondo giovanile che interviene sulle “dinamiche relazionali” e sui bisogni profondi.

Il Polo è un tentativo di colmare quel buco incolmabile che si crea quando non si insegna ai teenager “la possibilità del dialogo con tutti” o il valore del perdono.

Entrare nella scuola con un compito puramente educativo, e non didattico, permette di mettere da parte le nozioni per intervenire su tutto il resto: le risorse della persona, i bisogni della persona e le dinamiche relazionali».

Grazie al Polo il centro giovani diventa un terzo luogo educativo tra casa e scuola, entra nella geografia affettiva del ragazzo.

È uno strumento di accessibilità e approfondimento.

Accessibilità perché aggancia potenzialmente tutti i ragazzi a scuola, approfondimento perché nel centro giovani i ragazzi stessi possono co-costruire delle attività – di cui spesso hanno avuto un “assaggio” a scuola.

I Pet, per loro natura sono un’infrastruttura rivolta a tutte e tutti i ragazzi – in particolare a coloro che restano più invisibili: timidi, riservati, vittime di bullismo che spesso non attirano attenzione. L’orizzonte di riferimento è quello della mixité.

 VITA

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