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giovedì 12 febbraio 2026

BAMBINI E PORNOGRAFIA

Pornografia, il pedagogista Zanniello: «Ecco pericoli ed effetti negativi sui bambini» 1 

Pornografia, il pedagogista Zanniello: 

«Ecco i pericoli 

ed effetti negativi sui bambini»


Quando si parla di effetti negativi della pornografia, il principio più corretto dovrebbe essere sempre quello di dare il giusto peso al ruolo di tutti i soggetti coinvolti: ragazzi, genitori, scuola, mezzi di comunicazione. Un pedagogista che ha approfondito il tema è Giuseppe Zanniello, professore ordinario di Didattica e Pedagogia all’Università di Palermo. A colloquio con Pro Vita & Famiglia, Zanniello ha posto in evidenza, in primo luogo, la responsabilità delle famiglie, le quali dovrebbero evitare di scaricare tale delicato compito sulla scuola.

 Professor Zanniello, le percentuali dei minori che fanno uso di pornografia online sono alte e preoccupanti. Possibile che le famiglie siano così assenti? Tendono a sottovalutare il problema o, piuttosto, lo ignorano totalmente?

«I genitori, generalmente, non percepiscono il problema. Controllare i propri figli è praticamente impossibile, perché a dodici anni, i bambini hanno già imparato a superare tutti i filtri. E gli effetti negativi della pornografia, dall’impotenza all’aggressività contro l’altro sesso, sono tanti, sia sul piano affettivo-relazionale, che intellettivo. Diversamente, se si vuole demandare tutto alla scuola, come suggerisce il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, i problemi aumentano perché devi fare i conti con persone molto diverse tra loro, con ragazzi dalla varia sensibilità.

Secondo studi pubblicati, tra gli altri, dal Corriere della Serail 30% dei bambini accede alla pornografia online, mentre in Italia lo fanno il 44% dei ragazzi e il 5% delle ragazze tra i 13 e i 17 anni. Una vera e propria droga da cui adulti e bambini dovrebbero disintossicarsi. Una droga da cui ci guadagna chi la mette in rete. È vero che l’accesso è libero ma la pubblicità paga in misura proporzionale ai clic per ogni video. Sono entrate economiche incredibili».

Qual è l’effetto negativo più evidente della pornografia sulla psiche di giovani?

«Quando ci esponiamo in modo continuativo a contenuti di questo genere, la prima cosa che emerge è una sorta di “densibilizzazione”, ossia una perdita di interesse verso altri piaceri. Poi si riduce la capacità di controllare i desideri. Viene il sospetto che questo possa essere anche un metodo per stordire i giovani e far fare loro quello che si vuole, mortificandone la capacità critica e di ragionamento. Queste immagini entrano nella mente, vengono imposte e loro si abituano. Secondo un altro studio, poi, il 16% degli studenti liceali consumava pornografia più di una volta a settimana e aveva sperimentato un calo del desiderio sessuale, contro lo zero per cento dei ragazzi che non ne facevano uso. Dobbiamo sviluppare nei giovani una capacità di scelta libera, trasmettendo loro informazioni libere e non fittizie sulle conseguenze di quell’abitudine, a breve e a lungo termine. I giovani non hanno esperienza ma anche i genitori stessi vanno informati su quali effetti porta nella testa, nel cuore, nelle relazioni personali, l’essere esposti per molti anni a questo tipo di immagini. In particolare, i maschi – che, com’è noto, fruiscono della pornografia molto più delle femmine – finiscono per vedere il corpo femminile solo come strumento di piacere. Da qui fenomeni come il sexting, ovvero la richiesta di immagini intime, che peraltro è un reato e ha provocato il suicidio di molte ragazze, coinvolte in questi casi. Qualche mese fa, all’Università di Palermo, abbiamo fatto un convegno con il capo della Polizia Postale in Sicilia, che mise in guardia gli studenti dal mettere in giro le proprie immagini, dicendo: “State attenti, potrebbero essere utilizzate per scopi pornografici”».

Per i genitori, invece, qual è la miglior forma di prevenzione?

«L’intento dev’essere quello di educare alla libertà e alla responsabilità già da piccoli. È importante controllare i cellulari. Troppo presto regalarli in terza elementare, quanto più tardi si mettono in mano ai bambini, meglio è. Gli stessi genitori, senza scandalizzarsi, devono far ragionare i figli: guarda, se tu fai uso di pornografia, ti si abbasserà il desiderio sessuale, sarai esposto a commettere violenze, a guardare la donna con occhio torbido. Una cosa è l’affetto, altra è il puro e semplice piacere sensibile. Il tema non riguarda solo sessualità ma anche l’affettività, che non può essere delegata all’insegnamento scolastico. Non si diventa automaticamente capaci di educare nel momento in cui si è genitori. Spesso un genitore si fida particolarmente di genitori più esperti di lui. Non è necessario fare trattati, bastano anche due pagine di informazioni molto precise e puntuali. Trovo molto chiari e comprensibili, in questo senso, articoli come quelli di Alessandro D’Avenia o i corsi a cura di Saverio Sgroi, che hanno aperto gli occhi a molti genitori. Sgroi dice ai genitori: vincete la paura, parlate di queste cose con i vostri figli. Mi chiedo, però, come mai non si sia mai parlato di alcuna proposta di legge per bloccare la diffusione della pornografia in rete. Invece di perdere tempo con i 33 casi annuali di persone che disturbano gli omosessuali, andiamo a vedere i milioni di giovani che, ogni anno finiscono avvelenati dalla droga della pornografia, che impedisce la crescita di vere relazioni umane, che non siano improntate a un piacere egoistico ma alla costruzione di un vero progetto di vita».

Abbiamo finora parlato dei minori. Quali sono, invece, le conseguenze più serie della pornografia tra gli adulti e, in particolare, tra i genitori?

«Ci sono padri, addirittura nonni, che fanno uso di pornografia. Abbiamo già messo in risalto quanto questa pratica crei dipendenza: ora, tra gli adulti, la maggiore disponibilità di denaro apre le porte alla pornografia a pagamento, alle chat e a un degrado morale che non finisce più. Qualche volta mi è capitato dal barbiere o dal meccanico di vedere affissi calendari erotici. Li ho sempre apostrofati ironicamente con frasi del tipo: “Che bella donna, è tua moglie (o tua figlia)?”. Bisogna anche un po’ scuotere le coscienze…».

Provitaefamiglia.it

 

mercoledì 11 febbraio 2026

L'EROS E I RAGAZZI

 


L’eros “raccontato”

 ai ragazzi: 

così le relazioni

 ritrovano la poesia»

Sovraesposizione a contenuti porno e disinteresse all’educazione affettiva

 

La teologa e docente Zorzi: dall’attrazione alla “costruzione” di senso oltre lo schermo

-         di LUCIANO  MOIA

«Prima di parlare di affetti, di amore, di sessualità con i nostri ragazzi, ascoltiamoli. Probabilmente quello che noi vorremmo dire, non è per loro così interessante, probabilmente lo conoscono già, probabilmente la maniera che noi abbiamo scelto per dirlo, non è quella più efficace, quella più coinvolgente. Se non sappiamo quello che loro desiderano conoscere da noi, rischiamo di perderci in discorsi teorici che non toccano il cuore e fanno perdere tempo. E non possiamo permettercelo». Il suggerimento, alla vigilia della festa di San Valentino, arriva da una teologa come Selene Zorzi che, ormai da anni, lavora a stretto contatto con i ragazzi adolescenti. E si tratta di una condizione tutt’altro che abituale. Dopo anni di teologia militante, come docente di patrologia e di teologia spirituale in varie istituzioni ecclesiali – ora è all’Istituto superiore di scienze religiose di Verona - ha accettato anche di insegnare storia e filosofia in un liceo statale della città veneta. E ogni giorno sono innumerevoli gli spunti per approfondire con i suoi ragazzi il senso di temi come innamoramento, relazioni, genere, orientamento, libido. 

«Quando ho iniziato a parlare loro di Freud e delle sue teorie sullo sviluppo psicosessuale non riuscivo a finire una frase tante erano le domande che mi arrivavano, la curiosità di approfondire, di capire meglio. Non è difficile ottenere la loro attenzione quando ci si inoltra in argomenti coinvolgenti». Ma occorre farlo con attenzione, prudenza e rispetto perché – aggiunge la docente – le insidie sono tante. La prima difficoltà è quella di riuscire a staccarsi da certi appesantimenti che derivano da uno sguardo un po’ datato sulla sessualità come legata unicamente alla procreazione. «Sappiamo da tempo che non è così, ce l’aveva detto anche Platone – scherza la teologa – ma quando affrontiamo certi temi quel retaggio ritorna e rischia di rendere meno credibile le nostre proposte. La sessualità riguarda tutti gli aspetti della persona e va distinta dalla genitalità. Con la sessualità si costruiscono rapporti, si costruiscono affetti. Ed è con gli affetti che costruiamo la società, il mondo che sta intorno a noi».

La seconda attenzione investe direttamente l’antropologia cristiana, un grande arcipelago in cui spesso non è facile distinguere i fondamenti buoni, quelli che ci arrivano direttamente dal Vangelo, dalle sovrastrutture di un certo passato sessuofobico e giudicante. Qui, a parere di Selene Zorzi, andrebbe fatta una grande e coraggiosa opera di rinnovamento, affidandosi a persone davvero competenti. «Anche noi teologi, quando parliamo di affetti e di sesso, dobbiamo studiare e aprirci ai contributi di altri saperi. Quanto contano le neuroscienze sullo sviluppo di questioni decisive per i ragazzi, come l’identità di genere e l’orientamento sessuale? Quanto è decisivo conoscere ciò che ci dicono le ultime ricerche in ambito psicologico o pedagogico? Tantissimo, ma troppo spesso purtroppo vengono ignorate da chi è in prima linea per l’educazione dei ragazzi. Oggi, senza la capacità di integrare le conoscenze, non si va lontano. Anche nell’ambito ecclesiale sento ancora gente, per esempio, che prende le distanze dall’omosessualità perché “non è generativa”, come se il fine procreativo fosse l’unico obiettivo relazionale. E qui i ragazzi non ci seguono più, perché a loro il sesso come l’intendevamo noi, ai nostri tempi, non interessa più». 

Qui l’esperienza della teologa si intreccia, per esempio, con quella dello psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini che ormai da anni teorizza e motiva il crescente disinteresse degli adolescenti per tutto ciò che riguarda il mondo del sesso. Sembra incredibile, ma nella società pansessualista e permissiva in cui tutti siamo immersi, questa presa di distanza viene raccontata come l’ultima frontiera di un processo di evoluzione culturale quasi inevitabile, una deriva che produce rifiuto, indifferenza, disorientamento. Perché siamo arrivati qui? «Non è difficile comprenderlo. L’overdose del porno, a loro disposizione h24 sullo smartphone, ha finito per renderli disinteressati a qualsiasi percorso educativo sulla scoperta della sessualità. È inutile, insomma, raccontare loro il “come” perché hanno già scoperto tutto, accettiamo invece la sfida di spiegare il “perché”, il senso della relazione. Dobbiamo passare dall’attrazione alla costruzione. Parliamo loro di eros, energia esistenziale e spirituale che è esattamente il contrario del porno».

E qui l’antropologia cristiana, purificata e rafforzata dagli spunti più originali delle scienze umane, può davvero giocare un ruolo fondamentale, a patto – precisa la teologa - «che sia una proposta e non un’imposizione. Raccontiamola bene. La nostra sapienza, pensiamo al Cantico dei cantici, arriva da lontano. Non è l’unica, certamente, ma noi ci crediamo e abbiamo il dovere di riproporla nel modo più accattivate, anche accettando il rischio che i ragazzi non la considerino più così interessante. Ma, in questo caso, la colpa è nostra, perché vuol dire che non riusciamo più a motivare quello di cui siamo convinti. Così, tra l’altro, crolla il numero dei matrimoni ». Come ne usciamo? «Cambiando registro, prospettive, punti di vista, ma dobbiamo farlo in fretta. Vedo all’orizzonte il ritorno di certi modelli di machismo e di femminilità che mi fanno spavento. I maschi stanno perdendo i codici della relazione, parlano con il coltello non con la poesia. Le ragazze si rinchiudono nel privato, sull’importanza del successo scolastico come risposta alle aspettative concentrate su di loro».

Perché succede? La teologa punta il dito da una parte contro il clima sociale e politico che in tutto l’Occidente trasuda muscolarità e autoritarismo, dall’altra contro la confusione di un’esistenza sempre più online.

«Non sono più abituati a relazionarsi con una persona ma solo con uno schermo, dobbiamo pensare a nuove strategie per far tornare il gusto della relazione in presenza». Il contributo di Selene Zorzi è un piccolo corso di teologia e filosofia popolare nato all’interno del suo progetto Didaskaleion, idea sostenuta dall’editore Gabrielli per far tornare il gusto di dialogare con empatia che, spiega ancora l’esperta, è anche il fondamento della democrazia. «L’ho pensata per tutti, giovani, anziani, credenti e non.

 Partiamo il mese prossimo con il primo modulo, “Dire Dio”. Nessuna lezione frontale, ma solo confronto di esperienze. Una sfida giovane. Speriamo».

www.avvenire.it

venerdì 8 settembre 2023

CRESCONO I RAGAZZI VITTIME DEL PORNO


 «Sono vittime: 

il porno 

azzera il cervello»

L’erotizzazione precoce genera complesse alterazioni della psiche e incide sul sistema limbica.

ECCO COSA PRODUCE IL CONSUMO COMPULSIVO DI HARD NELLA MENTE DEI GIOVANISSIMI

Lo psichiatra Tonino Cantelmi: proteggiamo i nostri ragazzi, questa è una dipendenza gravissima. «I nostri figli andrebbero protetti e non lo sono. L’eccesso pornografico ruba la capacità di costruire intimità sane. Le conseguenze sullo sviluppo psicoaffettivo sono gravissime»

- di LUCIANO MOIA

«Eravamo cento cani sopra una gatta. Una cosa così l’avevo vista solo nei video porno». Più che una frase una pugnalata, quella pronunciata da uno dei ragazzi protagonisti dello stupro di Palermo. Immagine rivoltante che racconta bene purtroppo come il porno, con tutto il suo carico di falsità e mistificazione, sia l’ambito abituale e ormai accettato senza troppi problemi a cui attingere modelli comportamentali. Una “scuola” deteriore che non solo calpesta e avvilisce il senso autentico dell’affettività e della sessualità ma che, con l’insistenza parossistica nel mostrare un’anatomia completamente sganciata da qualsiasi riferimento interiore, spegne la mente, produce ansia e aggressività, confonde la realtà, azzera i codici etici, alimenta l’egocentrismo, sconvolge il senso critico, oltre ad aprire la strada a conseguenze più gravi come depressione e psicosi. Tutti fenomeni che da tempo non si stanca di segnalare Tonino Cantelmi, pichiatra e psicoterapeuta, da anni impegnato nello studio e nella cura delle dipendenze giovanili, in particolari quelle legate alla sfera sessuale. Oltre che docente e clinico - attualmente è direttore sanitario dell’Istituto “Don Guanella” di Roma che è centro di eccellenza per il disturbi del neurosviluppo - Cantelmi ha scritto sul tema decine di saggi, da Erosi dai media. Le trappole dell’ipersessualizzazione moderna (2011), fino all’ultimo uscito nei mesi scorsi, Onlive love. L’amore ai tempi dei social, un manuale di sopravvivenza (2023), entrambi pubblicati da San Paolo.

Sulla gravità della dipendenza da pornografia pare che ormai l’accordo sia unanime. Ma in che modo si manifesta questa dipendenza e quali effetti produce?

Per inquadrare il fenomeno dobbiamo considerare una realtà davvero allarmante, insorto con prepotenza negli ultimi dieci anni e che definiamo “erotizzazione precoce dell’infanzia”. I nostri bambini sono esposti troppo precocemente e troppo pervasivamente a contenuti erotico-sessuali. Ora questo dato si correla ad un altro dato impressionante: l’accesso alla pornografia ha sfondato il muro degli 11 anni e per gli adolescenti l’educazione sessuale è fortemente basata sulla pornografia. Tutto ciò costruisce cervelli molto sbilanciati sul sistema della dopamina e predisposti alla dipendenza. Ma soprattutto l’erotizzazione precoce dell’infanzia e l’impatto diffuso della pornografia negli adolescenti generano complesse alterazioni dello sviluppo psicoaffettivo. Tra queste alterazioni segnalo l’incapacità di gestire l’intimità e il conseguente cortocircuito sessuale-aggressivo. E tutto ciò sta avvenendo con una velocità sorprendente e con adulti statici e incapaci di cogliere i fenomeni descritti.

È vero che il grande impatto della pornografia online sul nostro cervello è dovuto al ruolo svolto dei cosiddetti neuroni mirror. Cosa sono? E come avviene questa confusione?

Il nostro cervello è plastico, cioè capace di modificarsi sulle spinte psicosociali e sugli stimoli esterni e grazie ai sistemi neuronali complessi è capace di profonde immedesimazioni imitative. Il cervello di un adolescente è particolarmente plastico e molto sbilanciato sul sistema limbico, il sistema antichissimo delle emozioni profonde. Tecnologia, pornografia, droghe, alcol stimolano fortemente il sistema limbico e le parti più ancestrali, irrazionali ed impulsive del cervello.

Si fa spesso notare il rischio connesso al continuo rilascio di dopamina dal cervello in seguito all’eccitazione provocata dalle immagini pornografiche. Che effetti ha questa funzione?

La stimolazione eccessiva del sistema del piacere dopamino-correlato, soprattutto in cervelli in fase di sviluppo, genera una predisposizione alla ricerca di stimoli ulteriori ed anche estremi e spinge verso comportamenti sempre più impulsivi e scarsamente riflessivi. In questo modo si compromettono le abilità riflessive e il ragionamento logico, a favore di una maggiore motivazione legata al soddisfacimento degli impulsi.

Qual è il problema psicologico più grave innescato dalla dipendenza da porno?

L’eccesso pornografico ruba la capacità di costruire intimità sane. Come avevo scritto già alcuni anni fa nel libro Erosi dai media le conseguenze psicopatologiche e relazionali correlate alla erotizzazione precoce e all’impatto della pornografia sullo sviluppo psicoaffettivo, sono gravissime.

Sono problemi che si manifestano indipendentemente dall’età oppure per i giovanissimi la gravità è maggiore?

Il fenomeno è molto problematico soprattutto per gli adolescenti: se non vogliamo far finta di niente, dove hanno appreso, secondo voi, i ragazzini a comportarsi come predatori in branco su ragazzine così piccole?

Quali segnali dovrebbero mettere in allarme genitori ed educatori?

Qui purtroppo non possiamo ignorare l’incredibile assenza degli adulti. Più che parlare di segnali da cogliere, parlerei di assenza di adulti. Cosa dovrebbero fare? Essere presenti nella vita dei loro figli. E poi evitare parole e atteggiamenti che in qualche modo possano sembrare in sintonia con la cultura negativa della pornografia. Per esempio, evitare apprezzamenti e denigrazioni sull’apparenza corporea; guardare in modo indifferente scene di hard; accettare come normalità comportamenti abusanti, ma anche battute, gesti, allusioni.

Come se ne esce? Basta un diverso impegno educativo o serve un intervento specialistico?

I nostri figli andrebbero protetti e non lo sono. Non li proteggiamo dall’alcol, dalla droga, dal tabacco, dal gioco d’azzardo e tanto meno dalla pornografia. I veri predatori sono gli adulti che consentono tutto a un ragazzo di 12 anni.

www.avvenire.it

 

mercoledì 29 marzo 2023

PEDOPORNOGRAFIA IN RETE


Gli orchi? Sempre più hi-tech.

 Pedofilia, fascia 8-12 a rischio





EDUCAZIONE, PREVENZIONE, VIGILANZA
RESPONSABILITA' DELLE FAMIGLIE,  DEGLI EDUCATORI 
E DELLE ISTITUZIONI
- Rapporto METER - L'associazione guidata da don Fortunato Di Noto rivela che lo scorso anno sono aumentati gli scambi di cartelle compresse online, anche a pagamento. La quantità di foto e video resta incalcolabile e per l'identificazione dei pedofili si chiede maggiore collaborazione tra le aziende che gestiscono i server. Il sacerdote: non dimentichiamo che dietro ogni rappresentazione c'è un bambino abusato

 - di Michele Raviart - Città del Vaticano

 I dati dello scambio di materiale pedopornografico sono inquantificabili. Si tratta di un fenomeno mondiale che vede in America e in Europa la maggior parte delle segnalazioni alle polizie mondiali. Aumentano gli scambi attraverso le cartelle compresse condivise, che contengono foto e video all’interno di piattaforme di file hosting (servizio che permette di caricare su internet file che possono poi essere scaricati e condivisi da altri utenti) che sono più che raddoppiate (1.734 segnalazioni nel 2022 rispetto alle 637 nel 2021). È quanto emerge dal rapporto 2022 sulla pedofilia di Meter Onlus, pubblicato oggi.

Alcuni dati del rapporto Meter 2022

Diminuiscono le foto – da quasi tre milioni e mezzo a circa due milioni – e i video – da poco più di un milione a 900 mila – anche se questa diminuzione non corrisponde ad una minore circolazione del materiale in rete. Le segnalazioni alle polizie di tutto il mondo riguardano server che in 12.771 casi su 15.660 si trovano in America, mentre sono 1.299 i link in Europa, secondo il database di Meter. Quasi 50 mila i link nel cosiddetto “dark web”. Quello che è necessario, spiega il presidente di Meter onlus, don Fortunato Di Noto, è una maggiore collaborazione internazionale, soprattutto per riuscire a superare le resistenze delle aziende che ospitano i server nel fornire i dati di chi usufruisce, scambia e lucra su questo materiale.


Don Di Noto, che cosa emerge dal rapporto Meter di quest'anno?

Il fenomeno della pedofilia e della pedopornografia, ahimè, resta sempre un fenomeno sottaciuto e ci sono numeri inquantificabili perché oltre ad aumentare i link segnalati alle varie polizie, non soltanto quelle italiane ma anche quelle estere, non dobbiamo dimenticare che il fenomeno si è spostato nelle cosidette “cartelle compresse”, dove i pedopornografi non solo trafficano il materiale, ma soprattutto lucrano su questo materiale. Questa è la prima cosa che emerge dal monitoraggio della rete. I numeri sono veramente inquantificabili, tra milioni e milioni di foto e di video. C'è l'aumento della presenza delle donne che abusano dei bambini e c'è la presenza anche dell'utilizzo, è brutto dirlo, degli animali. Oltre a questo, i social network ancora oggi sono terra fertile per quanto riguarda la realtà dell'adescamento dei bambini. L'età si abbassa sempre di più, ma oltre a questo c'è la questione impellente della necessità di una particolare regolamentazione globale per quanto riguarda l'accesso ai dati da parte delle forze di polizia, perché i server provider si arrogano l'idea che prevalga più la privacy che la tutela stessa dei bambini. È un impegno che deve continuare costantemente da parte di tutti, non soltanto da realtà associative come Meter.

Che cosa sono le cartelle compresse e come si diffondono?

Le cartelle comprese sono i cosiddetti file “rar”, cioè sono delle cartelle in cui sono contenute le immagini e i video e che vengono allocate in server provider e quindi anche in piattaforme per lo scambio, per la vendita, e per la eventuale possibile detenzione nella rete. Sono fenomeni che cambiano e mutano anno dopo anno e credo che questo sia fondamentale stabilirlo. La pedopornografia criminale ha questa capacità di adattarsi e di utilizzare le tecnologie a proprio vantaggio.

Abbiamo parlato di server. C’è una possibilità di rintracciarli? Dove sono dislocati?

Noi abbiamo monitorato lo scorso anno 34 Paesi. Quando c'è la collaborazione dei server provider automaticamente c'è la possibilità di poter accedere, quando forniscono i dati, all’identificazione dei soggetti che non solo caricano, divulgano, possiedono materiale, ma che in una percentuale altissima hanno anche abusato dei bambini. Di conseguenza, la possibilità di poter avere i dati da parte delle polizie di mezzo mondo dipende anche dalla legislazione che le nazioni hanno nei loro ordinamenti. Questo è fondamentale per far comprendere che l'azione di contrasto nasce dalla collaborazione internazionale. Senza collaborazione internazionale è una lotta impari. Non si può pensare altrimenti di togliere il materiale e rimuoverlo dai server provider perché, ripeto, i pornografi continueranno sempre di più a diffondere ad abusare e anche a lucrare sulla pelle dei bambini.

Nel rapporto si legge che diminuiscono le foto e i video in circolazione, ma questa diminuzione non corrisponde a una minore circolazione del materiale in rete. È una buona notizia che diminuiscono le foto e i video o è un'impressione fallace?

È un dato fallace perché quello che noi abbiamo potuto mettere nel report è quello che noi attraverso il nostro database abbiamo cercato di conteggiare, ma abbiamo già detto che ci sono i “.rar”, le cartelle, che sono numeri inquantificabili. Il fenomeno della diffusione del materiale pedopornografico nel mondo è veramente qualcosa di molto, molto, grave e molto pesante. E non dimentichiamo mai che dietro una foto c’è sempre un bambino. Non dimentichiamo che dietro un video ci sono bambini già abusati che hanno vissuto il dramma dell'abuso. Come direbbe Papa Francesco, sono stati uccisi psicologicamente, perché l'abuso, la pedofilia, è un omicidio psicologico.

 Vatican News

ORCHI IN RETE 


 

 

martedì 8 febbraio 2022

REATI CONTRO I MINORI IN AUMENTO


 Safer Internet Day. L' allarme della Polizia postale: in aumento i reati contro i minori

Nella Giornata per la Sicurezza in Rete si registrano nuovi allarmanti dati su un uso inconsapevole del web da parte dei bambini e dei ragazzi. Cyberbullismo, adescamento online, sexting, challenge e pedo-pornografia espongono i minori a grandi rischi. Istituzioni, scuola e organizzazioni per l’infanzia sono impegnati nella prevenzione e nell’educazione ad uno uso corretto dei dispositivi digitali. Strappato (Polizia postale): "fondamentale la denuncia tempestiva del reato"

-         Marco Guerra – Città del Vaticano

 

Oltre cento nazioni di tutto il mondo celebrano oggi il Safer Internet Day, la Giornata mondiale per la sicurezza in rete e l’uso corretto del web, istituita e promossa dalla Commissione Europea nel 2004.  “Together for a better internet” è il titolo scelto dall’organismo dell’Ue per promuovere la ricorrenza, che si pone come obiettivo l'uso sicuro e consapevole di Internet da parte di ragazzi e ragazzi ma anche il ruolo attivo nella costruzione di un ambiente digitale come luogo positivo.

Il calendario di eventi

Negli anni il Safer Internet Day è diventato un appuntamento di riferimento per tutti gli operatori del settore, le istituzioni e le agenzie educative. Quest’anno in Italia, in occasione della giornata, l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), il comitato interministeriale per i Diritti umani (Cidu) e Unicef Italia hanno tradotto e pubblicato il commento generale numero 25 «Sui diritti dei minorenni in relazione all’ambiente digitale» del comitato Onu sui Diritti dell’infanzia. Previsto anche un fitto programma di iniziative organizzate dal Ministero dell'Istruzione, coordinatore del progetto 'Generazioni Connesse', che vede come principali partner l'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, la Polizia di Stato, Telefono Azzurro e Save the Children.

Le indagini sul consumo del web

Ad alimentare le riflessioni sono molte indagini demoscopiche e ricerche, pubblicate in questi giorni, relative al consumo del web da parte dei giovani. I dati forniti da Telefono Azzurro e Doxa evidenziano che il 71% dei giovani intervistati ritiene di aver aumentato il tempo trascorso online negli ultimi due anni. Dalle risposte dei ragazzi emerge che le attività “digitali” più eseguite sono chattare (58%), ascoltare musica (53%), giocare (48%), seguire lezioni a distanza (39%), guardare film o serie tv (38%), pubblicare foto/video/storie su Tik Tok, Instagram e altri social (23%). La ricerca sottolinea che circa la metà dei giovanissimi gioca online da 1 a 3 ore al giorno. L’indagine condotta da Generazioni Connesse, in collaborazione con Skuola.net, Università degli Studi di Firenze e  Università Sapienza di Roma, mostra invece che nell’ultimo anno è avvenuto un uso leggermente più consapevole della Rete, pur in un contesto di aumento generalizzato delle ore passate sui dispositivi digitali. Se infatti tra il 2019 e il 2020 era più che raddoppiata la percentuale di coloro che raccontavano di essere connessi dalle 5 alle 10 ore al giorno - passando dal 23% al 59% - nell'ultimo anno il dato ha iniziato lentamente a calare fino alla più recente rilevazione secondo cui il 42% dei ragazzi è stato collegato al web per un tempo medio così lungo. Meno ore su Internet anche per coloro che si dichiarano "sempre connessi", che scendono dal 18% rilevato nel 2021 al 12% della prima rilevazione del 2022. Il restante 46% degli adolescenti coinvolti nella ricerca, invece, stima di passare online meno di 4 ore al giorno, contro il 23% complessivo di 12 mesi fa.

Strappato (Polizia postale): giovani esposti a grandi rischi

Alla luce di questi dati e del fatto che bambini e giovani trascorrono sempre più tempo in rete in assoluta solitudine, tutte le organizzazioni per l’infanzia e la gioventù chiedono di rafforzare l'educazione al mondo digitale di insegnanti e genitori. D’altra parte, oltre che a fenomeni di dipendenza, un uso inconsapevole dei dispositivi elettronici e del web espone a veri e propri reati contro la persona.  Barbara Strappato è direttore della prima divisione del servizio Polizia Postale e delle comunicazioni: “Il web offre grandi risorse ma espone anche a rischi – spiega –  i minori possono essere convolti nel cyberbullismo, in quello che chiamiamo sexting ovvero lo scambio di immagini e video intimi, fino al dramma della pedopornografia on line, aspetti diversi ma che coinvolgono i più vulnerabili, i nostri giovani e bambini”.

Aumento esponenziale dei reati

Secondo la dirigente della Polizia postale con la pandemia si è registrato un aumento dei reati digitali con riferimento specifico ai minori: “Nel 2020 rispetto al 2019 abbiamo avuto un incremento del 132% dei reati, la crescita è proseguita nel 2021 con un ulteriore aumento del 73%; anche in termini di repressione è aumentata la nostra azione, nel 2020 abbiamo indagato un numero di persone superiore del 90% rispetto all’anno precedente e il 13% in più nel 2021 rispetto al 2020”. Un fenomeno sempre più diffuso è quello del revenge porn, Strappato parla di “forme di aggressione della sfera intima” per prevenire le quali sono necessarie attività di educazione digitale rivolta ai minori, genitori e insegnati per poter dare il giusto valore alle azioni on line.  “Lo schermo che si frappone fra le persone – spiega ancora - non sempre consente di avere una percezione corretta. Soltanto dando valore all’altro alcuni comportamenti vengono percepiti come sbagliati”.

Pedopornografia e indagini internazionali

La dirigente Strappato parla poi dell’importanza della denuncia tempestiva del reato per cercare di limitare i danni e scoprire i responsabili, “noi veniamo a conoscenza dei reati o attraverso le segnalazioni o attraverso il monitoraggio del web come vere e proprie pattuglie on line – racconta l’esponente della Polizia di Stato -. Quando poi ricostruiamo la verità dei fatti spesso scopriamo che sono altri giovani a commettere reato compiendo atti di cyberbullismo”. “La denuncia – continua Strappato - è una forma di ristoro per la vittima che si sente capita mentre chi commette il reato comprende la gravità di quello che ha fatto e può essere riportato sulla strada corretta”. Infine, Strappato riferisce anche di un incremento della pedopornografia on line (73%) e dell’importanza della cooperazione internazionale per perseguire questo reato.  “A livello internazionale abbiamo ancora molti passi da fare – conclude – perché le comunità di pedofili si trovano in tutto il mondo e le nostre interlocuzioni sono continue. Fortunatamente con i colossi del web i rapporti sono quotidiani, altre forme di interlocuzione vanno invece affinate".

Vatican News

 

venerdì 19 novembre 2021

MINORI E PORNOGRAFIA


 Lʼimpero 

del porno online

 e la piaga dei minorenni

Ci sono temi legati al digitale (e non solo) dei quali non si parla quanto si dovrebbe. Uno di questi è la pornografia online. Eppure basta guardare una qualsiasi classifica dei siti web più visitati per scoprire numeri impressionanti. Secondo Similarweb, il sito per adulti più visto al mondo raccoglie da solo 3,3 miliardi di visite al mese (al mese!). E i primi cinque insieme raccolgono oltre 10 miliardi di accessi al mese. L’Italia non fa eccezione. Nella top ten dei siti più visitati ce ne sono ben due che offrono video pornografici.

La maggior parte dei siti porno fa capo ad un’unica società, la MindGeek, con sede nel paradiso fiscale del Granducato di Lussemburgo.

Alla MindGeek non amano farsi notare. E si autodefiniscono «gruppo internazionale di information technology specializzato in siti web ad alto traffico». Difficile sapere il loro fatturato.

Eppure, secondo il Financial Times, nel 2018 (cioè ben prima della pandemia che ha aumentato moltissimo le visite a questo tipo di siti) «MindGeek ha fatturato oltre 460 milioni di dollari». Mentre l’intero impero varrebbe 20 miliardi di dollari.

Poco si sa anche del suo principale proprietario,  che si nasconde dietro alcune società di comodo. Secondo il Financial times, si chiama Bernd Bergmair (ma in alcuni documenti apparirebbe come Bernard Bergemar), è nato nel 1968 e vive a Hong Kong, lontano da occhi indiscreti.

Un anno fa, nel dicembre 2020, MindGeek è stata al centro di un enorme scandalo. Il New York Times l’ha accusata di ospitare sui suoi siti «filmati di abusi sui minori e di rapporti non consensuali». Alcune vittime hanno intentato una causa alla società per 40 milioni di dollari e Mind Geek è corsa ai ripari cancellando milioni di video. Nel frattempo le sono piovute addosso decine di cause. Quando la società pensava che la tempesta fosse in parte passata, è stata citata in giudizio da una ragazza canadese. «Da bambina sono stata abusata da un familiare – ha raccontato J.D. all’agenzia canadese CityNews – e quando è morto pensavo di potermi liberare da quell’incubo». Invece un suo ex compagno di scuola le ha mandato un messaggio con un link, segnalandole che l’aveva riconosciuta in un filmato pornografico. «Mi fa star male e mi fa schifo sapere che il mio abuso sessuale da bambina è stato visto decine e decine di migliaia di volte e scaricato su migliaia di computer, e quindi non sparirà mai definitivamente. Avevo 12 anni». J.D. ha quindi deciso di guidare una class action contro MindGeek da 600 milioni di dollari. Se MindGeek è il colosso della pornografia online,

dall’altra parte ci sono milioni di utilizzatori, molti dei quali minorenni. La Gran Bretagna è stata una delle poche Nazioni che, nel 2019, ha cercato di imporre la verifica dell’età per l’accesso ai siti web wer adulti, ma per ora ha perso «per i troppi problemi legati alla privacy».

Nel frattempo i nostri ragazzi imparano la sessualità dai video porno, mentre gli adulti fanno finta che sia normale. Un altro problema che fingiamo di non vedere è quello legato alla dipendenza dal porno. Ma sta facendo grandi danni. Così grandi che ora una società britannica ha deciso di lanciare un servizio via app, chiamato Remojo, per liberarsi in 90 giorni dalla dipendenza dalla pornografia. Come ha raccontato l’ideatore a Tech Crunch, «ho deciso di crearlo dopo avere scoperto che solo sul social Reddit oltre 1 milione di persone denunciava di avere problemi con gli effetti della pornografia».

 

www.avvenire.it 

 

mercoledì 5 maggio 2021

DIGNITA' DEI BAMBINI E DEGLI ADOLESCENTI AL TEMPO DEL COVID


Parolin: si riaffermi la dignità dei più piccoli

Il segretario di Stato vaticano ha inviato un messaggio in occasione dell’incontro promosso da Telefono Azzurro e incentrato sul tema “Dignità dei bambini e degli adolescenti al tempo del covid”. Il porporato sottolinea che è necessario "un approccio più incisivo nell'educazione delle giovani generazioni"

 

-         Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

 Riflettere sui passi compiuti nel campo della difesa dei minori e sottolineare l'importanza di continuare ad agire insieme, cooperando anche nell'ambito della Child Dignity Alliance, alleanza istituita a seguito del Congresso del 2017 “Child Dignity in the Digital World”. Promuovere il confronto tra istituzioni, media, esperti nazionali e internazionali, per rispondere al turpe fenomeno, in pericolosa crescita, degli abusi sessuali. Sono queste le finalità dell’incontro “Dignità dei bambini e degli adolescenti al tempo del covid”, evento promosso da Telefono Azzurro in collaborazione con l'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede in occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia.

Cardinale Parolin:  si riaffermi il valore inestimabile della vita

Durante l’incontro, tenutosi a Palazzo Borromeo e trasmesso in diretta streaming anche attraverso il canale youtube di Vatican News, è stato letto il messaggio del segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin. Il porporato, riferendosi all’iniziativa promossa da Telefono Azzurro, ricorda che l’evento organizzato oggi “intende mettere in luce rischi, paure e pericoli a cui va incontro oggi la  parte più  fragile della  nostra  società,   bambini  e  adolescenti”. Ed auspica  che l'odierno momento di  riflessione “riaffermi il valore inestimabile della vita e della dignità dei più piccoli e dei più indifesi”. Il cardinale Parolin, nel suo messaggio, indica anche una priorità: “il dovere di un approccio più incisivo nell'educazione delle giovani generazioni, per un radicale rifiuto di ogni  violenza e sopraffazione a danno dei minori”.  E per “un uso sempre più corretto dei mezzi  di  comunicazione”.

Un turpe fenomeno in costante evoluzione

All’incontro ha partecipato, tra gli altri, anche il Cardinale O'Malley che ha illustrato l’attività della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. Monsignor Hans Zollner, docente dell’Università Gregoriana e direttore del “Centre for Child Protection”,  ha ricordato inoltre alcuni dati presenti nel volume "Online Child Sexual Exploitation. Treatment and Prevention of Abuse in a Digital World", pubblicato da Springer e curato dal professor Ernesto  Caffo, presidente e fondatore di Telefono Azzurro in qualità di responsabile scientifico del convegno “Child Dignity in the Digital World” svoltosi nel 2017 presso la Pontificia Università Gregoriana. Complessivamente, i dati sull’abuso sessuale confermano che si tratta di un fenomeno costantemente in evoluzione. Il Consiglio d’Europa stima che nel vecchio Continente 1 bambino su 5 subisca abusi. Nel Regno Unito si ritiene che il 7,5% degli adulti abbia subito abusi sessuali prima dei 16 anni I dati internazionali confermano anche che, nei casi di abuso sessuale, le vittime nella maggior parte dei casi fatichino a chiedere aiuto e optino per rimanere nel silenzio.

Le insidie della rete

Durante l’incontro si è anche ricordato un altro preoccupante trend: da tempo, e anche in questo periodo scosso dalla pandemia, Internet e le tecnologie digitali hanno contribuito ad esporre bambini e adolescenti a un nuovo livello di vulnerabilità. Nel report annuale pubblicato lo scorso anno, Internet Watch Foundation (aprile 2020) segnala - in riferimento all’anno 2019 - un incremento del numero di siti web che ospitano immagini o video 3 raffiguranti abusi sessuali a danno di minori. In un terzo dei casi, questi contenuti sono prodotti dai bambini stessi, a fronte di un inganno o di un ricatto. La maggior parte di questi contenuti raffigurano minori pre-adolescenti, tra gli 11 e i 13 anni. I dati del Centro di Ascolto e Consulenza di Telefono Azzurro dimostrano inoltre che Internet e le nuove tecnologie hanno accresciuto adescamenti sessuali e abusi sui minori. 

Il ministro Bonetti: regole per i social

All’incontro è intervenuto anche il Ministro per le Pari Opportunità e della Famiglia, Elena Bonetti. Al microfono di Alessandro Guarasci sottolinea che si deve attuare, in particolare, un’azione educativa nei confronti dei più piccoli e delle loro famiglie affinché si possa abitare con precise regole uno spazio come quello dei social.

Caffo: più norme su Internet 

Il presidente di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, riferendosi ai rischi in Internet, sottolinea in particolare che è necessario formare i ragazzi ad un uso corretto delle nuove tecnologie. Occorre anche avere ulteriori normative, a livello internazionale, che vincolino le grandi aziende della rete a delle regole tese ad evitare che i bambini possano andare incontro a situazioni per loro dannose.

Ernesto Caffo: più normative a livello internazionale

Con la pandemia si è registrato, in tutto il mondo, un incremento dei casi di violenza, online e offline. “La sfida più grande per noi adulti - ha dichiarato Ernesto Caffo intervenendo all'incontro - è assicurare che i giovani abbiano un accesso sicuro a queste tecnologie: il web infatti è frequentato anche da perpetratori e i bambini, specialmente i più vulnerabili, possono facilmente diventare preda di diversi tipi di abuso. I governi, il settore non-profit, le istituzioni, il mondo accademico e la società civile dovrebbero unire gli sforzi”.

 

Vatican News

 

 


sabato 20 febbraio 2021

MINORI: ABUSI E ADESCAMENTO ON LINE


Paradossale scontro 
tra tutela della privacy

 e contrasto alla pedopornografia


-di ANTONIO  NICITA

L’allarme lanciato dallo European Network of Ombudspersons for Children( Enoc), e rilanciato da 'Avvenire', è serio e grave: dalla data di entrata in vigore del nuovo Codice di comunicazioni elettroniche europeo, il 21 dicembre scorso, le segnalazioni relative a immagini pedopornografiche e tentativi di adescamento online sono crollate del 46%. Ciò avviene nello stesso momento in cui, a causa delle restrizioni dovute alla pandemia, aumenta il tempo trascorso online, anche da parte degli adolescenti. La pandemia, secondo molte misurazioni, incluse quelle svolte in Italia dall’osservatorio Agcom, ha fatto esplodere in realtà molte tipologie di violazioni online, come ad esempio le truffe che riguardano acquisti di beni o bonifici online dai conti bancari. Molte di queste violazioni utilizzano forme sofisticate di adescamento, quali l’utilizzo di numerazioni telefoniche fittizie realizzate attraverso l’impiego di «servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero». Se molti adulti, caduti vittime di queste truffe, non riescono a comprendere la vera natura del mittente, spesso 'camuffato', non c’è da meravigliarsi che molti adolescenti cadano nella rete di finti amici o di finti enti, associazioni, imprese. È un tema grave e complesso cui la Commissione europea intende porre attenzione con una serie di azioni e iniziative, assicurando anche strumenti tecnologici adeguati per l’individuazione del pericolo e la prevenzione dei rischi. Ma ciò avverrà in un tempo troppo lungo. Oggi occorre assicurare continuità alle azioni e alle migliori esperienze già sperimentate, su base anche volontaria, da operatori di comunicazioni elettroniche e dai fornitori dei cosiddetti «servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero». Il mancato coordinamento temporale tra il nuovo Codice delle comunicazioni elettroniche, che appunto è ufficialmente entrato in vigore lo scorso dicembre, e il regolamento e-Privacy, approvato come proposta ma che entrerà in vigore assai più avanti, crea un vuoto normativo proprio nella disciplina dei «servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero» e nelle azioni che possono essere adottate, anche di tipo ispettivo, per l’individuazione e la prevenzione delle violazioni. Ciò perché il Codice delle comunicazioni elettroniche rinvia proprio alla nuova e-Privacy la definizione di alcune caratteristiche di fondo di questi servizi e delle modalità con le quali approntare forme di ispezione nel contemperamento tra tutela dei dati personali e tutela dei minori. Una soluzione immediata, come già anticipato su queste pagine, potrebbe essere quella, già avanzata da un folto gruppo di parlamentari europei, di derogare a quanto previsto dal Codice delle comunicazioni in modo da procrastinare il vecchio regime.

In realtà, a oggi, gran parte degli Stati membri europei, compresa l’Italia, è in ritardo nella trasposizione del Codice delle comunicazioni elettroniche, al punto che la Commissione europea ha avviato la procedura d’infrazione. Questo ritardo, negativo per altri aspetti, oggi può rappresentare un importante grimaldello per coprire il vuoto normativo. Ciò significa che lo spazio per una deroga può accompagnarsi anche ai processi nazionali di trasposizione in attesa del completamento dell’iter del regolamento e-Privacy e dell’integrazione di meccanismi idonei al contrasto della pedopornografia online con riferimento ai «servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero ». È un tema da porre, in Italia, al nuovo governo Draghi e al Parlamento. Resta sullo sfondo il tema a lungo discusso al Parlamento europeo sulla eccezione che la tutela dei minori impone rispetto alle diverse discipline di tutela della privacy. Ma è una questione che va forse affrontata mettendo al centro le opportunità tecnologiche di inspection e identificazione più recenti, proprio al fine di immaginare strumenti di intervento selettivi in funzione di specifiche allerte. È una strada che occorre esplorare al più presto.

 

www.avvenire.it

 

 

sabato 3 ottobre 2020

EROTIZZAZIONE DEI BAMBINI: UNA GENERAZIONE VIOLATA?

 Gli effetti sempre più preoccupanti 

del consumo di pornografia 

da parte dei minori

Tra gli 8 e i 13 anni sono in aumento gli episodi di esibizione frutto di uno stato di ipereccitazione incontrollato. 

Il ruolo degli adulti per una corretta educazione.

La psicologia parla di un’età speciale e preziosa che oggi sembra scomparsa: l’età della latenza. Il bambino ha bisogno che il mondo adulto lo accompagni a sospendere le sue ricerche sul sesso per concentrare la mente su altre curiosità.  Lasciamo troppo spesso i piccoli soli e privi di strumenti davanti a realtà che non sono in grado di gestire

 

MARIOLINA CERIOTTI MIGLIARESE


Si stanno moltiplicando in modo allarmante episodi difficili da definire, che segnalano una situazione di crescente e diffusa erotizzazione dei nostri bambini. Masturbazione davanti ai/alle compagne, richiesta di sesso orale, esibizione dei genitali: episodi che spesso vengono raccontati dalle “vittime” anche dopo molto tempo, e che quasi sempre si sarebbero svolti nella scuola. Episodi che riguardano fasce di età insospettabili, tra gli 8 e i 12/13 anni, e che spesso non riguardano bambini disadattati o provenienti da famiglie difficili, ma bambini del tutto normali, inseriti in famiglie normali, con genitori che li amano e che sono ben lontani dall’immaginare che il proprio figlio possa essere coinvolto in situazioni del genere.

Quando qualcuno di questi episodi viene alla luce, immediata è la ricerca del colpevole: la famiglia, che non ha educato; la scuola, che non ha vigilato; il minore, che ha probabilmente dei problemi. Ma cercare il colpevole del singolo episodio è in fondo solo una modalità difensiva, certamente comprensibile, ma poco utile a leggere ciò che sta davvero accadendo. Gli episodi di cui parlo infatti non sono il frutto della premeditazione di piccole menti perverse, ma sono invece quasi sempre la risposta impulsiva e fuori controllo ad uno stato di ipereccitazione provocato da stimoli inappropriati. Quasi sempre, se si ottiene la loro confidenza, si scopre che questi bambini hanno visto immagini pornografiche in rete; qualche volta è successo per caso, e sono stati cercati e raggiunti da qualcosa che non hanno cercato; altre volte hanno cercato spontaneamente qualcosa sulla rete, spinti da una curiosità sul sesso che è tipica dell’età; altre volte ancora sono stati coinvolti nella visione da compagni già “edotti”. In tutti i casi, lo stimolo è stato per loro intenso, eccitante, carico di un’emozione profonda mista di attrazione e repulsione, paura e fascinazione. Qualcosa che, in assenza della confidenza con un adulto e del suo aiuto, li ha spinti a cercare di nuovo quelle immagini, questa volta in modo più attivo, innescando un circuito potente di eccitazione che chiede sollievo.

La pornografia funziona proprio così: è pensata per provocare eccitazione, e dunque per indurre alla masturbazione o ad atti sessuali che diano sollievo alla tensione provocata. Per questo motivo, il fatto che questi episodi avvengano quasi sempre a scuola non è principalmente segno di una mancata vigilanza da parte degli insegnanti, ma piuttosto del fatto che non c’è premeditazione: basta un piccolo spazio propizio, al di fuori dello sguardo dell’insegnante più attento; se lo stato di eccitazione è troppo alto, il bambino cercherà di agire impulsivamente per alleviarlo: magari facendo qualcosa che ha visto fare in rete, senza nemmeno comprenderne la gravità. Questi bambini di età prepubere, protagonisti attivi di episodi che turbano la serenità degli altri bambini, sono dunque a loro volta delle piccole vittime, punta dell’iceberg di una situazione preoccupante, che dovrebbe interrogare seriamente tutti noi; rischiamo infatti di crescere una generazione di bambini

violati, privati di ciò che l’infanzia dovrebbe garantire loro: lo spazio per crescere in modo sereno e protetto. Lo spazio per essere bambini, dedicandosi a sviluppare la capacità di giocare: modalità pienamente umana di accesso al reale, che è anche il modo migliore per apprendere e per sviluppare intelligenza e creatività.

Oggi invece è comune osservare che la maggior parte dei bambini non è più capace di giocare: messi davanti alla possibilità di un uso creativo del tempo o del materiale di gioco, preferiscono quasi tutti ripiegare su youtube e videogiochi. Allo stesso modo, la tensione creativa appare smorzata anche nelle nuove generazioni di adolescenti, che sembrano poco capaci e poco interessati alla bellissima sfida di “giocare con le idee”. Può essere interessante ricordare qui cosa diceva già molti anni fa a proposito del gioco un esperto come Donald Winnicott: «L’elemento piacevole nel gioco porta con sé l’implicazione che l’eccitamento istintuale non sia eccessivo; l’eccitamento istintuale al di là di un certo punto deve portare all’orgasmo». Winnicott sottolineava in questo modo qualcosa che è anche frutto di esperienza comune: l’eccesso di eccitazione impedisce il gioco, perché innesca una tensione troppo alta che chiede solo di essere “sfogata”. Per questo motivo l’eccesso di eccitazione si trasforma facilmente anche in aggressività, irrequietezza, difficoltà di attenzione che sono oggi in grande aumento nell’età scolare; se poi lo stato di eccitazione è provocato dalla visione di video porno, e lì si trovano anche i modelli di comportamento utili allo sfogo della tensione. Oggi i bambini, i ragazzi ma anche gli adulti sono soggetti loro malgrado ad un massiccio furto dello spazio immaginativo personale, sempre più riempito da immagini invadenti e precostituite; immagini troppo spesso cariche di contenuti iper–eccitatori e in quanto tali poco adatte ad essere maneggiate creativamente. Ma c’è un’altra, urgente domanda: come incide l’eccesso di stimoli erotizzati nelle diverse età del bambino? Nell’età infantile il pensiero è concreto ed egocentrico, e proprio per questo l’esperienza sessuale dell’adulto è priva per il bambino di un significato pienamente comprensibile. Il bambino conosce le cose associandole alla sua esperienza e cerca di assimilare il nuovo e lo sconosciuto confrontandolo con quello che già conosce; il sesso (di cui non ha esperienza) si associa perciò per lui con quello che riguarda i bisogni corporei che sperimenta e conosce: la sessualità si confonde allora con l’esperienza dell’escrezione e della defecazione, in un contesto emotivo di profonda ambiguità; per questo l’esposizione ad immagini pornografiche è fonte di un’eccitazione insieme molto intensa e molto confusa, impossibile da maneggiare con gli strumenti alla portata della sua mente. D alla pubertà in poi, improvvisamente il ragazzo fa l’esperienza che “il sesso mi riguarda”. Da questo momento le informazioni anche disordinate e confuse raccolte nell’età precedente prendono un posto specifico nella sua mente e assumono un’importanza del tutto personale. Questo comporta una forte attrazione e una grande permeabilità per ogni stimolo erotico e per ogni argomento a sfondo sessuale, proprio perché la curiosità sul sesso diventa una “curiosità su di me” ed è accompagnata dalla ricerca di modelli di comportamento che facciano sentire all’altezza delle proprie e altrui aspettative. In questa fase della vita il ragazzo avrebbe bisogno dello spazio mentale per immaginare l’altro diverso da sé, per sognarlo, per desiderarlo, per prepararsi ad incontrarlo nella concretezza di un corpo differente. La prima adolescenza potrebbe e dovrebbe esprimere la nascita del desiderio; l’incontro con la pornografia sposta invece bruscamente il sesso sul circuito bisogno– soddisfazione, uccidendo sul nascere la possibilità di coniugare attraverso sogni ad occhi aperti e fantasie personali l’impulso e il sentimento, la tenerezza e la passione. Al loro posto entrano nella mente così permeabile dei ragazzi immagini e situazioni artificiose e iper–eccitanti, che spingono al consumo, e che rendono impossibile investire l’attesa e sviluppare uno spazio immaginativo arricchente e personale.

Forse non è inutile a questo punto ricordare quello che gli studi psicologici di tanti anni ci hanno insegnato riguardo allo sviluppo sano dei nostri bambini. La psicologia parla di un’età speciale e preziosa che oggi sembra scomparsa: l’età della latenza. E’ l’età che coincide con la scuola primaria: dopo l’intensa e fisiologica curiosità sessuale del periodo fra i tre e i cinque anni, con l’ingresso a scuola il bambino ha bisogno che il mondo adulto lo accompagni a sospendere le sue ricerche sul sesso per concentrare la mente su altre curiosità; la questione del sesso può venire lasciata in sospeso e rinviata, e il bambino va incoraggiato ad investire le sue energie su un piacere nuovo: quello di entrare in un mondo interessante, fatto di codici prima riservati solo agli adulti. La lettura, la scrittura, il calcolo, sono codici capaci di dare una soddisfazione profonda a chi impara a padroneggiarli: permettono infatti di accedere al vasto mondo della conoscenza, attraverso un’esperienza che non è solo di fatica, ma anche e soprattutto una possibile esperienza di piacere, che si lega alla capacità di usare la propria mente per pensare. Ma per poter fare questo il bambino ha bisogno di un mondo adulto capace da un lato di tutelarlo e dall’altro di trasmettergli passione e interesse per il pensiero e la conoscenza. Purtroppo, oggi il mondo adulto sembra aver smarrito entrambe le competenze: abbiamo noi per primi poca passione per il pensiero, ed è venuto a mancare quell’istinto sano che guida a fissare, anche attraverso salutari divieti, le barriere di protezione necessarie al benessere dei nostri figli. Ignari del pericolo, li lasciamo troppo spesso soli e privi di strumenti davanti a realtà complesse che non sono in grado di gestire e che rischiano di travolgerli.

 

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