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venerdì 23 ottobre 2026

LA RICERCA DELLA VERITA'


 In un ambiente accogliente, lo studente può manifestare il suo desiderio profondo di comprendere, di dare un senso alla realtà. Qui si tocca la vocazione propria delle scuole e delle università: la ricerca comune della verità.

DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV 
AI PARTECIPANTI AL
CONGRESSO SULLA PASTORALE SCOLASTICA E UNIVERSITARIA

[Multimedia]

con gioia vi saluto all’inizio di questo Congresso sulla pastorale scolastica e universitaria. Ringrazio il Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, i Segretari e gli Officiali, come pure coloro che avranno il compito di promuovere la riflessione e l’approfondimento; e accolgo con gioia tutti voi che siete venuti da tante parti del mondo. Mi congratulo con voi per il lavoro che svolgete nelle istituzioni educative e accademiche a favore dell’annuncio del Vangelo e della dignità della persona.

È fondamentale che la pastorale scolastica e universitaria sappia rispondere al desiderio che ognuno porta in sé e percorrere insieme un cammino, umano e cristiano. I destinatari del vostro ministero si distinguono per l’entusiasmo, la generosità, lo spirito di servizio così propri dei giovani. Eppure, quanti studenti vivono anche condizioni di disagio esistenziale! Famiglie ferite, solitudini digitali, sentimento di inadeguatezza o di timore davanti a un futuro che appare incerto. Molti attraversano i corridoi dei nostri istituti e delle nostre università e forse si sentono anonimi. Com’è importante che le scuole e le università cattoliche siano, prima di tutto, “casa”, un luogo familiare dove si è attesi. Il primo annuncio, spesso, passa attraverso uno stile di accoglienza: qualcuno che ti guarda negli occhi, che ricorda il tuo nome, che nota la tua assenza, che si rallegra del tuo ritorno.

In un ambiente accogliente, lo studente può manifestare il suo desiderio profondo di comprendere, di dare un senso alla realtà. Qui si tocca la vocazione propria delle scuole e delle università: la ricerca comune della verità. Vi incoraggio perciò a stimolare l’intelligenza dei giovani, a valorizzare le loro domande. La vostra passione –  specialmente per quanti operate in istituti cattolici –, sia quella di far sperimentare ai giovani la bellezza dell’incontro con Cristo, la fecondità della sinergia tra fede e ragione, tra il sapere della fede e i diversi altri saperi.

La pastorale scolastica e universitaria è chiamata ad accompagnare la germinazione lenta del pensiero, a insegnare a discernere e cercare con perseveranza. I processi educativi «hanno bisogno di tempi di maturazione, di confronto con la realtà oltre le apparenze e di un cammino paziente». Dobbiamo «proteggere i nostri giovani […] da quella seduzione sottile che fa sembrare inutile il pensiero umano proprio quando è più necessario» (Lett. enc. Magnifica humanitas, n. 140).

Non pochi giovani, oggi, sono come paralizzati dalla paura di sbagliare, di non essere all’altezza, di essere malintesi, di non corrispondere alle aspettative. Viviamo in una cultura della prestazione che mette continuamente a confronto e classifica in modo a volte spietato. Una meritocrazia male intesa finisce per non rispettare le persone. Per questo molti finiscono per rinunciare prima ancora di provare.

Aiutate i giovani che incontrate ad essere protagonisti di un modo nuovo di abitare il mondo, costruttori di fraternità, di una società più giusta. Il coraggio nasce da un patto di fiducia: dall’esperienza di qualcuno che crede in te prima che tu creda in te stesso. Gesù non ha scelto i Dodici perché erano coraggiosi; li ha chiamati e, con la sua fiducia, li ha resi capaci. Ai nostri ragazzi dobbiamo poter ripetere le parole che i discepoli rivolsero al cieco Bartimeo: «Coraggio! Alzati, ti chiama!» (Mc 10,49).

Sotto la corazza, che tanti adolescenti si costruiscono per non soffrire, si cela il desiderio di amare ed essere amati. Una pastorale scolastica e universitaria sarà tanto più feconda quanto più si concentra sull’educazione del cuore. Educare il cuore alla compassione, alla gratitudine, alla capacità di lasciarsi toccare dal dolore degli altri; educarlo alla lode e al desiderio di Dio. Il servizio ai poveri, il volontariato, la cura del creato non sono attività accessorie, ma luoghi dove il cuore impara a dilatarsi. Non dimentichiamo: carità e preghiera sono inseparabili.

Cari fratelli e sorelle, falsi maestri e messaggi ingannevoli promettono di rispondere rapidamente alle domande dei giovani. Voi, invece, avete scelto di fare qualcosa di più grande: camminare con loro lungo la strada, finché scoprano i doni che Dio ha già deposto in loro. Come il Risorto con i discepoli di Emmaus, che si avvicina, cammina con loro, ascolta, spiega, fa ardere il loro cuore e, infine, si lascia riconoscere allo spezzare del pane (cfr Lc 24,13-35). Il suo Santo Spirito illumini e sostenga sempre il vostro servizio. Maria Santissima, Sede della Sapienza, vi accompagni, insieme con la mia benedizione. Grazie.

www.vatican.va

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mercoledì 30 settembre 2026

SALE E LIEVITO

 


Papa Leone

 e l'Occidente 

in cerca

 di un'identità sociale

 




-di Vito Mancuso 

La Stampa 

«Pecore senza pastore»: così Gesù ai suoi tempi definiva le folle, e così oggi ci ritroviamo a essere noi, europei, occidentali, in questo tempo confuso e impaurito della post modernità, da qualcuno già ridefinito della post umanità. La cosiddetta "morte di Dio" proclamata da Nietzsche e poi posta a fondamento della gran parte delle espressioni del pensiero novecentesco (politica, psicanalisi, arte, economia…) ha rappresentato la morte del pastore, ovvero di quella realtà capace di aggregare le libertà e i sentimenti degli esseri umani rendendoli concretamente soci gli uni degli altri, e quindi tali da formare veramente una società (l'originale latino societas non a caso viene da socius). Oggi, senza più pastore, privi di una realtà universalmente riconosciuta come più importante di noi e quindi tale da renderci soci aggregandoci tra noi (il verbo aggregare viene da gregge), ci ritroviamo dis-gregati, senza gregge, non più soci tra noi ma dis-sociati, stranieri morali gli uni degli altri. 

Il bisogno di aggregazione però è costitutivo dell'essere umano, siamo "animali politici", ci definiva giustamente Aristotele, quindi la mancanza di aggregazione genera malessere, senso di vuoto, ansia. 

È per questo che quando ci possiamo di nuovo aggregare nel nome di valori e di ideali più importanti degli interessi immediati, ritroviamo una dimensione decisiva della nostra natura e un senso di autentica gioia pervade l'esistenza. È quanto è avvenuto durante la gioiosa visita di Papa Leone in Francia. 

Certo sarebbe improprio considerare gli ottantamila giovani dello Stade de France l'espressione di tutti i milioni di giovani francesi, così come le folle degli Champs-Élysées l'espressione della totalità della popolazione francese. Però sarebbe altrettanto improprio non cogliere in questa inaspettata attenzione verso il Papa della Chiesa cattolica un segno dei tempi. Quale? Il bisogno di un'identità sociale. Il principio di laicità, che proprio in Francia ha avuto la sua massima celebrazione a partire dalla rivoluzione del 1789, ha dato a ogni cittadino la possibilità di costruirsi un'identità personale, rappresentando la grande liberazione dalle ingerenze dello Stato e soprattutto della Chiesa nella vita degli individui. La vittoria della laicità ha comportato la cessazione di quella forzata tutela che imponeva a ognuno cosa credere e cosa no, cosa fare e cosa no, chi amare e chi no, impedendo all'individuo tutto ciò che risultava difforme rispetto al canone stabilito. La laicità è stata la grande liberazione degli individui e l'affermarsi della loro identità personale. 

 Oggi però da più parti si avverte il bisogno di ritrovare un'identità anche sociale. La libertà infatti non si dice solo come liberazione, perché, una volta liberato dai legacci che lo imprigionano, l'essere umano sente il bisogno di avere legami che compiano il suo bisogno costitutivo di relazionalità. Siamo alla ricerca, in questo tempo confuso e colmo di incertezze, di un nuovo pastore, ovvero di un'idea madre che torni a farci sentire di nuovo aggregati tra noi. Io penso che qui si giochi il futuro dell'identità europea. Penso che il futuro dell'Occidente si determinerà nella partita tra falsi pastori e veri pastori: tra coloro che approfittano di questo bisogno di aggregazione per le loro mire di potere e trasformano l'identità sociale ritrovata in forza ostile verso le altre identità, e i veri pastori capaci di porre l'identità sociale ritrovata al servizio della più ampia aggregazione dell'umanità. I veri pastori sono coloro che pongono l'identità sociale al servizio di un'aggregazione più alta, superiore, facendo così finalmente approdare l'umanità a quella "fraternité" sognata e celebrata dai rivoluzionari del 1789. 

Non si tratta quindi di tornare a essere gregge come un tempo, perché noi non siamo pecore, e se ci siamo disgregati dalle precedenti aggregazioni è stato perché avevamo bisogno di libertà. Nessun ritorno al passato, nessun tradizionalismo, nessuna restaurazione saranno mai possibili se gli esseri umani non vorranno tradire la propria storia e se stessi. Si tratta piuttosto di ritrovare un'aggregazione più autentica, più matura e più responsabilizzante rispetto a quella del passato, che vinca l'isolamento dell'individualismo in cui siamo precipitati e ci restituisca il senso dell'autentica comunità. 

Con il suo volto mite e fraterno che lo rende così diverso da un minaccioso leone, a dispetto del nome che si è scelto; con quel suo gentile modo di essere che lo fa assomigliare piuttosto a un inedito "leone erbivoro", questo Papa, in questo mondo sempre più in mano a spietati leader carnivori, sembra proprio rappresentare l'espressione di quella "forza debole" che sa parlare gentilmente alle nostre coscienze, facendoci ritrovare il desiderio della vita comune senza perdere la vita libera. 

Se la Chiesa cattolica nelle sue diverse espressioni, a partire soprattutto dalle parrocchie, si saprà porre al servizio di questa esigenza di comunità e di identità sociale (senza approfittarne per riprendere le antiche posizioni di potere, ma con vero spirito di servizio), forse potrà tornare a essere quel "sale della terra" e quel "lievito della pasta" di cui al suo riguardo parlava Gesù.

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CLICKBAIT

 

 Comunicare con “sguardo nuovo” 

e attenzione 

nell’era del "clickbait"


Nel tema scelto per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2027, che in Italia si celebra il 9 maggio, solennità dell’Ascensione, Leone XIV sottolinea che “comunicare non è catturare l’attenzione” con un titolo a sensazione, un “acchiappaclic”, ma guardare e protendersi verso l’altro e il vero, senza superficialità o pregiudizio.

Alessandro Di Bussolo - Città del Vaticano

Comunicare non è catturare l'attenzione, e neanche venderla, come accade nel web e nei social con i "clickbait", gli “acchiappaclic”, contenuti dal titolo accattivante per attirare gli utenti, ma “prestare attenzione” all’altro e al vero, con uno “sguardo nuovo”, che sceglie di incontrare anziché giudicare. Così un comunicato del Dicastero per la Comunicazione diffuso oggi, 29 settembre, festa dell’arcangelo Gabriele, spiega il tema scelto dal Papa per la 61.ma Giornata Mondiale della Comunicazioni sociali, che in molti Paesi, tra cui l’Italia, si celebra il 9 maggio 2027, solennità dell’Ascensione. “Uno sguardo nuovo: prestare attenzione nell’era del clickbait” è un tema con il quale Leone XIV invita “a riscoprire un’igiene dell’attenzione”, si legge nel comunicato, come fa al numero 146 dell’Enciclica Magnifica Humanitas.

Se il flusso incessante delle news sostituisce la riflessione

Nel suo documento, il Pontefice chiede agli educatori di promuovere “ritmi che prevedano silenzio, studio approfondito, lettura, confronto ponderato” perché “senza questi elementi la libertà interiore può risultare compromessa”. Questo accade quando “il flusso incessante di informazioni sostituisce l’esercizio della ricerca, della riflessione e del discernimento”. Si moltiplicano “conoscenze frammentarie, ma diventa più difficile cogliere la realtà nel suo insieme”.

La lotta per pochi istanti di interesse, nel flusso di contenuti

E’ l’effetto distorto dell’”economia dell’attenzione”, spiega il comunicato, che “con la sua lotta per pochi istanti di interesse nel flusso rapido e interminabile di contenuti, sta trasformando non solo le nostre capacità cognitive ma anche la profondità della nostra comunicazione interpersonale”. Per questo Papa Leone ci chiama “a una conversione dello sguardo, a guardare di nuovo, con attenzione e con amore”, per riuscire a vedere “il mondo, gli altri e anche noi stessi come ci vede Cristo: chiamati per nome e amati”. Infatti “la nostra comunicazione cambia quando il nostro sguardo sceglie di incontrare l'altro anziché giudicarlo”.

Cultura digitale, falsa attenzione e relazioni superficiali

La cultura digitale, denuncia ancora il Dicastero per la Comunicazione, alimenta “la mancanza di una vera attenzione” che “ci ha abituati a una routine di reazioni immediate, a una superficialità delle relazioni, a una facilità nell'etichettare e rifiutare gli altri”. L'attenzione è invece “una preziosa forma di generosità”: viene da ad-tendere, “protendersi verso l'altro e verso il vero”. Quindi comunicare è custodire l’attenzione “come una risorsa preziosa di relazione”. La comunicazione, conclude il testo, “non è fatta soltanto di parole: coinvolge la persona intera e ci chiede di tornare a guardare, ascoltare e sentire, per poter rispondere alla chiamata che Cristo ci rivolge”.

Leone XIV contro l’“inquinamento cognitivo” del clickbait

Del “clickbait” e dell’”inquinamento cognitivo” che corrompe la comunicazione,  Leone XIV ha parlato già il 9 ottobre 2025, incontrando in Vaticano i partecipanti alla 39ª Conferenza di MINDS International, la rete mondiale delle agenzie di stampa. Che sono chiamate, aveva detto, “ad agire nell’attuale contesto comunicativo secondo principi – purtroppo non sempre condivisi – che coniugano la sostenibilità economica dell’impresa con la tutela del diritto ad una informazione corretta e plurale”. Occorre, aggiunse, “liberare la comunicazione dall’inquinamento cognitivo che la corrompe, dalla concorrenza sleale, dal degrado del cosiddetto click bait”.

Vigilare sugli algoritmi: chi li governa?

“Non siamo destinati a vivere in un mondo dove la verità non è più distinguibile dalla finzione”, proseguì il Papa, sottolineando che “gli algoritmi generano contenuti e dati in una dimensione e con una velocità che non si era mai vista prima. Ma chi li governa? L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo con cui ci informiamo e comunichiamo, ma chi la guida e a quali fini?”. “Dobbiamo vigilare”, è stato il suo monito, “perché la tecnologia non si sostituisca all’uomo, e perché l’informazione e gli algoritmi che oggi la governano non siano nelle mani di pochi”.

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sabato 26 settembre 2026

TESTIMONE DI PACE

 

Il Papa nel suo discorso nella Sala I dell'Unesco 

Il Papa all'Unesco: 

la vita è dono, non merce.


 La guerra la più terribile

 opera umana

Seconda tappa del viaggio di Leone XIV a Parigi nella sede dell’organismo Onu per l’educazione, la scienza e la cultura. Il Pontefice denuncia le forme di dispotismo o di barbarie di quest’epoca, come pure la “disumanizzazione” della persona e l’umanizzazione delle macchine. Indica come “banco di prova” di azioni e affermazioni sul rispetto della dignità umana la cura dei “bambini nel grembo materno e nei teatri di guerra, persone con disabilità fisiche e intellettuali, anziani, migranti"

-di Salvatore Cernuzio - Inviato a Parigi

Si presenta come “testimone di pace”, Leone XIV, nella sede dell’Unesco di Parigi, tempio laico in cui “linguaggi e culture si incontrano” per contribuire alla pace attraverso educazione, scienze, cultura. È la seconda tappa del viaggio in Francia; la prima visita di un Pontefice nel nuovo millennio dopo l’ultima e unica di Giovanni Paolo II il 2 giugno del 1980. Quarantasei anni e un mondo sconvolto da squilibri, indigenza, forme di dispotismo o di barbarie che “fomentano rivalità e conflitti”, una “disumanizzazione” della persona e l’umanizzazione lasciata invece alla “intelligenza” di macchine e computer. Per questo il Papa, in un monumentale discorso – l’unico in inglese del viaggio – rilancia il progetto di “costruire insieme un mondo giusto”, quale “spazio accogliente verso tutti e fecondo per ciascuno, affinché ogni popolo possa crescere nella pace”.

Il direttore dell’Unesco: condividiamo l’imperativo di difendere la dignità umana

A Parigi, El-Enany Ali Ezz accoglie Leone XIV nella storica visita all’agenzia dell’Onu per l’educazione, la scienza e la cultura, 46 anni dopo san Giovanni Paolo II. Un evento che ...

Il ricordo di Giovanni Paolo II e una mostra d'arte

Ad ascoltare il messaggio del Papa ci sono rappresentanti degli Stati membri e delle organizzazioni internazionali, del mondo accademico e della società civile che attendono l'arrivo del Papa con una serie di filmati che ricordano, tra le altre cose, la visita di Wojtyla. Fuori gruppi di giovani con cartelloni e bandiere che gridano compostamente al passaggio del Pontefice. Sul palco c’è il direttore generale Khaled El-Enany, con il quale si svolge un bilaterale nella Biblioteca. All’uscita, in Piazza della Tolleranza - con la Tour Eiffel che si staglia all'orizzonte - il Papa innaffia un albero di ulivo. Saluti, foto ufficiale, la firma del Libro d'Onore ("Spero che, con l’aiuto di Dio, l’Unesco continui a promuovere in modo così prezioso la cooperazione internazionale nei settori dell’istruzione, della scienza e della cultura", è la dedica); poi Leone fa il suo ingresso nella Sala I, dopo aver attraversato la Salle des pas perdus, dove l’occasione sono state esposte opere d’arte dei gruppi regionali dell’Unesco.

La vera pace

El-Enany pronuncia parole di benvenuto e al Papa consegna il Libro della Pace. “Pace” è la parola che torna circa 20 volte nel discorso di Leone XIV. La pace che, sottolinea, “non può essere costruita soltanto con i trattati, né attraverso compromessi tra forze opposte”.

La pace è vera quando scaturisce dalla virtù della giustizia più che da un mero contratto, da una volontà retta piuttosto che da un instabile equilibrio di interessi. Infatti, solo una volontà retta può riconoscere nell’altro un fratello o una sorella, una persona come sé stessi

Tutti figli, tutti poveri per nascita

Siamo fratelli e sorelle perché siamo anzitutto “figli”, puntualizza il Papa. Essere umani significa “essere figli”: “Nessuno di noi ha scelto di esserlo. Nessuno ha deciso da chi, o quando, o dove nascere. Questa evidenza illumina un fatto non solo biologico, ma etico: come figli, siamo tutti fratelli e sorelle. La nostra umanità è da subito un dono e una prova, una promessa e una responsabilità”. In secondo luogo, “tutti nasciamo nudi e bisognosi”, tutti “siamo poveri per nascita”, “indigenti di pane e di parola, di cura e di affetto”, rileva il Papa. Da adulti rischiamo di dimenticarcene e delle “conseguenze di questa amnesia soffrono proprio i bisognosi, ogni volta che la loro umanità viene tradita o scartata, sfruttata o ingannata”.

L’oblio della nostra nascita oscura l’idea di vita umana, perché la distacca dalla storia comune a tutti noi. Allora la vita non viene più concepita come dono, ma come merce. Non è più vista come un richiamo alla cura e alla responsabilità, ma un prodotto da sfruttare

Leone XIV: la guerra non è inevitabile, la Francia promuova pace e diplomazia

Una riflessione sui temi che sono la spina dorsale del suo magistero: è quella che il Papa offre nel primo discorso alle autorità nel Palazzo dell'Eliseo. Forte l'accento sulla ...

La libertà...

Questa drammatica alternativa ricorda che “essere umani significa essere liberi per natura”. E la “libertà” che Dio ha donato ad una umanità “magnifica”, cioè “piena di potenzialità, seppur segnata da molti mali e ingiustizie”, può risplendere nella sua bellezza o essere deturpata. “È bella quando è orientata verso il bene e la verità; è deturpata quando scivola nell’arbitrio, nella violenza e nella sete di potere”. Mediante il suo impegno, l’uomo “può coltivare o sfigurare la terra, produrre arte o distruggere”.

...e la guerra, la più terribile delle opere umane

In questo particolare momento, “la più terribile delle opere umane è la guerra; poiché in essa la scienza stessa è posta a servizio di una volontà disumana di distruggere e uccidere”, denuncia Papa Leone XIV. Lo afferma pure il Preambolo della Costituzione Unesco, formulato all’indomani della Seconda Guerra Mondiale.

Poiché le guerre nascono nello spirito degli uomini, è nello spirito degli uomini che devono essere poste le difese della pace

Rivalità e conflitti

“L’umanità – aggiunge Papa Leone - aveva capito che il progresso scientifico, quando è separato dalla saggezza, può trasformarsi in arma devastante; che la cultura, quando si piega all’ideologia, può diventare menzogna e propaganda; che l’educazione, quando rinuncia alla verità, degrada a strumento per manipolare le coscienze”. Oggi, in particolare, il principio stesso della pace è minato da rivalità e conflitti. Ma anche da sfide nel mondo scientifico ed educativo, innanzitutto quella delle nuove tecnologie, ambito per il quale Leone chiede “sforzi” affinché “rimangano al servizio della persona umana, anziché diventare un ulteriore strumento di dominio e di ingiustizia”.

L'intelligenza delle macchine

Il focus è sull’Intelligenza artificiale, tematica al centro della enciclica Magnifica humanitats: ad alcuni “sistemi artificiali è stato persino attribuito il nome della nostra facoltà umana di pensiero: intelligenza”, osserva. “Allo stesso tempo, però, le nostre idee e relazioni rischiano di venire impoverite da un processo di disumanizzazione”.

Mentre l’“intelligenza” viene attribuita ai sistemi computazionali, fatichiamo a riconoscere la dignità inalienabile delle persone umane, le cui vite vengono valutate con il criterio dell’efficienza e, quando ritenute non più produttive, respinte e scartate

È una realtà “dolorosa” che invita a riflettere “sia sulla fragilità della nostra natura umana che sull’immensa dignità di ogni persona”. Quella che, scandisce il Vescovo di Roma, “non è distrutta dalla malattia o dal dolore, né dipende dalle prestazioni di cui una persona è capace”; al contrario, “richiede cura amorevole in ogni fase della vita”.

Il Papa in aereo verso Parigi: vado in Francia per portare un messaggio di pace nel mondo

Nel volo verso la Francia Leone XIV saluta i circa 80 giornalisti che lo accompagnano nei quattro giorni della trasferta transalpina. Dal Pontefice gratitudine per il lavoro che ...

Torre di Babele o Piazza di Pentecoste?

Dalle parole del Successore di Pietro emergono due immagini bibliche: la torre di Babele e la piazza di Pentecoste. La prima a rappresentare “un’unità imposta attraverso il dominio”; la seconda, l’unità che non annulla le differenze ma, anzi, le valorizza. La torre di Babele “svela che più il potere opprime, più si indebolisce, mostrando il suo volto disumano”, spiega Papa Leone. Lo si vede “nelle sofferenze e nelle ingiustizie che il dispotismo causa”, nonché “nello sfruttamento che ferisce la società e l’ambiente”.

Oggi, la tentazione di Babele si ripresenta in una globalizzazione perseguita senza fraternità, nell’avido colonialismo finanziario, nelle imposizioni ideologiche, in tutti quei contatti senza legami che riducono la vita umana al commercio. La stessa scienza, quando viene ridotta a una tecnica di potere, non serve più a elevare la persona umana, ma rischia invece di degradare i frutti dell’impegno

Isolamento, fake news, miseria spirituale

Anche qui, un paradosso: strumenti capaci di collegare istantaneamente persone e continenti, ma che creano “nuove forme di isolamento, miseria materiale e spirituale, abbandono”; comunicazione molto più rapida, ma “non necessariamente più veritiera”; informazione abbondante, ma “informazioni false” e “parole senza significato” che si moltiplicano.

L’IA accentua il problema: sistemi “in grado di correlare dati”, ma non di “rispondere alle domande sul senso dell’esistenza umana”. Eppure gli esseri umani non possono vivere senza senso “ossigeno della mente”, assicura il Pontefice. Perciò “le sfide comunicative, che sono sempre sfide educative, impongono la questione della verità come tema di giustizia sociale e di equità storica”. Ecco perché l’educazione è “essenziale”, secondo Leone XIV, che incoraggia il programma Unesco di Alfabetizzazione ai media e all’informazione.

La giustizia trattata come merce

“Senza la verità, il linguaggio finisce per sottostare alla logica della violenza e alla volontà arbitraria dei potenti. Gli altri vengono così esclusi nel nome del profitto, e gli innocenti vengono uccisi nel nome della libertà”, è il monito papale.

Anziché rispettare la legge, chi detiene il potere la invoca quando serve ai propri interessi e la ignora quando li limita, trattando persino la giustizia come una merce da comprare e vendere. Se riconosciamo che la corruzione della legge parte dalla corruzione del cuore, possiamo apprezzare il fatto che qualsiasi scienza rischia di perdere senso se condotta senza etica, cessando così di servire e rispecchiare la dignità umana

Tutelare i piccoli e i giovani

La raccomandazione del Papa, dinanzi a un simile scenario, è di tutelare bambini e giovani perché mai, nell’epoca digitale, la loro vulnerabilità diventi “occasione di sfruttamento”. Piuttosto le tecnologie devono sostenerne crescita, formazione, relazioni, libertà di pensiero e discernimento.

Leone introduce così l’altra immagine della Piazza di Pentecoste, da dove si eleva “un messaggio di pace”, cioè “la vittoria della vita sulla morte, la salvezza che dà speranza al mondo”. La Pentecoste è la manifestazione che “la comunione non impedisce affatto la diversità”, che l’unità “non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo”. “Chi opera nel campo dell’educazione sa che solo la verità ci fa liberi”, incalza il Pontefice. “Chi insegna e chi fa ricerca sa che l’errore ci rende schiavi dell’ignoranza e della superstizione”.

C’è una sola terra per tutti, e una sola, comune natura umana. L’essere umano non può essere compreso separando ciò che appartiene a un insieme: corpo e anima, vita personale e relazioni, il nostro rapporto con gli altri e con l’ambiente

Prendersi cura di persone e Creato

A questo proposito, Leone XIV sulla scia dei predecessori - Benedetto XVI che ha parlato di “ecologia della persona umana” e Francesco di “ecologia integrale” – rinnova l’invito a “prenderci cura della persona umana e del creato insieme”. Perché “coltivare la terra implica coltivare l’umanità che la abita”.

La pietra di paragone è la cura verso i più piccoli e i poveri: “Bambini nel grembo materno e nei vari teatri di guerra, persone con disabilità fisiche e intellettuali, anziani, migranti e rifugiati, e tutti coloro che la superbia esclude come non produttivi”. “Sono loro – afferma il Papa - il banco di prova delle nostre affermazioni sul rispetto della dignità umana, la cui tutela e promozione si estendono anche al creato”. All’opposto sta “una volontà di sfruttamento e di rapina, che mira a spremere quanto più possibile da ogni essere vivente, consumando senza custodire e distruggendo senza coltivare”.

L’attuale crisi ecologica è una crisi antropologica

La crisi di efficienza delle istituzioni

“Habitat” della persona umana è la società: “Nella pace sociale, i popoli prosperano secondo giustizia”, annota ancora il Pontefice. L’Unesco ha nel “lavoro paziente di costruzione della pace” uno dei suoi più alti compiti educativi e scientifici, specie in un tempo in cui “il mondo guarda alle istituzioni internazionali con sentimenti contrastanti”. Le istituzioni sperimentano, infatti, “una crisi di efficienza, specie quando il dialogo viene giudicato un freno all’azione anziché una risorsa per la pace, come una forma d’ipocrisia anziché un’opportunità per cercare insieme il bene”. Per il Papa si tratta di “derive”; l’antidoto è la “fiducia”. Fiducia che “le differenze non costituiscano necessariamente una minaccia”; fiducia che “il confronto sincero possa generare un bene maggiore di quello che ognuno potrebbe costruire da sé”.

La Santa Sede desidera infondere questa fiducia nell’Unesco, come nelle altre Organizzazioni internazionali, consapevole che ogni popolo possiede una ricchezza da condividere lungo la ricerca di quell’autentico progresso, che unicamente la pace può garantire. Non si tratta di predicare un ottimismo ingenuo, che ignori le difficoltà, bensì di perseverare nella speranza che il bene è sempre possibile

Far fiorire la pace

“L’Unesco testimoni questa speranza favorendo l’intesa tra le Nazioni, mediante il dialogo tra le rispettive culture”, conclude Papa Leone. L’educazione, è il suo auspicio, “sia lo strumento per superare reciproche paure” e “la scienza possa servire la vita di ogni essere umano, seminando nel presente il buon raccolto del futuro”.

Dedicandoci tutti con coerenza alla nostra magnifica umanità potrà finalmente fiorire la pace.

Vatican News

 


venerdì 25 settembre 2026

SAN FRANCESCO IERI E OGGI


RICCO DI SIGNIFICATO

 PER L'UOMO 

DI TUTTI I TEMPI 

Ricorrono 800 anni dal «beato transito» di san Francesco d’Assisi, avvenuto il 3 ottobre 1226[1]. Papa Leone XIV, in occasione dell’apertura del centenario, ha inviato una lettera alla Famiglia francescana: «“Nostra sorella morte”, esclamava San Francesco alla Porziuncola, mentre le andava incontro come un uomo finalmente pacificato. Sono trascorsi otto secoli dalla morte del Poverello d’Assisi che ha scritto a caratteri incisivi la parola di salvezza di Cristo nei cuori degli uomini del suo tempo. […] Il [suo] messaggio di pace possa trovare eco profonda nell’oggi della Chiesa e della società»[2].

Nella sua lettera, il Papa ricorda che san Francesco appare ricco di significato per l’uomo del suo tempo, ma anche per l’uomo di oggi, grazie alla radicalità con cui ha vissuto il Vangelo, sine glossa: una scelta che ne ha segnato la vita. Francesco non dà ordini, non insegna, agisce, e il suo agire insegna a vivere. La sua dottrina e la sua autorità rimangono del tutto interne all’azione. Da lì deriva il messaggio di povertà che il Santo ha testimoniato nel cammino di spoliazione radicale, dal distacco dei beni paterni alla rinuncia al proprio ruolo sociale, fino alla completa identificazione con il Cristo crocifisso. Su questi princìpi egli ha fondato la fraternità dei Minori. Se si considerano tutte le realtà maschili e femminili che oggi si ispirano a lui, la Famiglia religiosa francescana è la più numerosa nel mondo[3].

Francesco è universalmente riconosciuto come simbolo di pace, e non solo per il saluto «Il Signore ti dia pace», inconsueto ai suoi tempi, che sta ad augurare la pace che viene solo dal Risorto[4]. In questo senso lo caratterizza l’iniziativa di partire al seguito della VCrociata, passando dalla parte dei musulmani per annunciare loro il Vangelo. Egli tenta anche il dialogo con il sultano d’Egitto, al-Malik al-Kamil, con una straordinaria apertura basata sul confronto piuttosto che sul conflitto.

Il Santo vive oggi nel suo rapporto particolare con il creato: nel Cantico di Frate Sole, ritenuto il primo testo della letteratura italiana, chiama il Sole e la Luna «fratello» e «sorella»; vi riconosce «un riflesso della bellezza divina»[5]. Esorta anche al rispetto per l’ambiente e per l’universo, ciò che lo rende particolarmente attuale anche ai nostri giorni.

Papa Francesco, scomparso lo scorso anno, ha scelto il proprio nome in onore del Poverello, lo ha testimoniato nella sua vita di pontefice cercando povertà e semplicità, lo ha citato moltissimo nei discorsi e negli scritti. Due delle sue encicliche – Laudato si’ e Fratelli tutti – hanno per titolo e per soggetto due proposte del Santo.

Nel 1223, essendo diventato difficile raggiungere la Terra santa, Francesco sa creare a Greccio il primo presepe vivente, fondando una tradizione ancora oggi molto viva nella religiosità popolare. Nella rappresentazione ci sono il bue, l’asinello e la mangiatoia, ma non c’è nessuno per rappresentare Maria e Giuseppe; Gesù invece è presente nella proclamazione del Vangelo della natività, che il Santo stesso canta e commenta, e nell’Eucaristia, che fa celebrare sulla mangiatoia, prefigurando così il mistero eucaristico del Natale[6].

Il fenomeno delle stimmate, le ferite di Gesù sulla croce, che Francesco ebbe alla Verna nel 1224, un segreto custodito gelosamente, è annoverato tra gli eventi straordinari della sua vita mistica: la prima testimonianza è dovuta alla Lettera di frate Elia, dopo la morte di lui, dove si annuncia un «portento che non si è mai udito al mondo, fuorché nel Figlio di Dio»[7].

Anche la gioia è un elemento caratteristico della spiritualità di Francesco: una gioia che nasce dalla sua profonda gratitudine per la vita e per ogni creatura, come si riflette nel Cantico di Frate Sole[8] e nell’episodio Della vera e perfetta letizia[9].La gioia è gratitudine a Dio, fiducia nella Provvidenza, segno della comunione con il Signore e con i fratelli. Francesco la viveva perfino nelle difficoltà, nella povertà, nelle prove, nella malattia. L’esperienza della gioia non è solo personale, ma diventa testimonianza capace di coinvolgere chiunque lo incontri e di suggerire una spiritualità che abbracci il creato e la fraternità universale. Proprio questa gioia, radicata nell’umiltà e nella povertà, rende il suo messaggio vivo, vicino alle sfide e alle speranze dell’uomo.

Quanto detto non esaurisce una domanda di fondo: quale mediazione culturale si dà tra il Santo e noi? A che cosa sono dovuti il fascino e la modernità di Francesco per noi che viviamo nel terzo millennio?

CIVILTA’ CATTOLICA

sabato 19 settembre 2026

IL PAPA E LO SPORT

 

Lo sport,

 strumento

 comunitario

 aperto 

e inclusivo


Lettera di papa Leone XIV 

"La Vita in Abbondanza" sul valore dello Sport

Di Antonio Tarallo

 (ACI Stampa).

Lo sport, strumento comunitario aperto e inclusivo che aiuta l'uomo a crescere nella sua persona. Incoraggia poi la tregua olimpica in questo momento così particolare del mondo. Il papa scrive sullo sport e lo fa con una Lettera il cui titolo già dice tutto: “La vita in abbondanza”, un titolo che riassume tutto il contenuto delle parole del pontefice. Lo fa in occasione della celebrazione dei XXV Giochi Olimpici Invernali e dei XIV Giochi Paralimpici che hanno inizio oggi. 

Lo sport, seppur praticato da professionisti, rimane comunque “un'attività comune, aperta a tutti”, “salutare per il corpo e per lo spirito, al punto da costituire un'universale espressione dell'umano” così si esprime papa Leone XIV. Un grande valore è quello della pace, per il pontefice: e in merito cita i suoi predecessori come Giovanni Paolo II, un papa sportivo come papa Prevost tra l'altro. Fa riferimento, dunque, alla famosa tregua olimpica, che nell'antica Grecia era un accordo volto a sospendere le ostilità prima, durante e dopo i Giochi Olimpici, “affinché atleti e spettatori viaggiare liberamente e le competizioni si svolgono senza interruzioni”. Una tregua in virtù del fatto che lo sport “promuove la maturazione della coesione comunitaria e del bene comune”: “Incoraggio vivamente tutte le Nazioni, in occasione dei prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici invernali, a riscoprire ea rispettare questo strumento di speranza che è la Tregua olimpica, simbolo e profezia di un mondo riconciliato”.

Non poteva mancare, nella Lettera, un paragrafo riguardo all'importante valore formativo dello sport. Ed è partendo dal Vangelo di Giovanni, dalla frase che dà il titolo alla Lettera («Io sono venuto perché ho la vita e l'abbiano in abbondanza») che il pontefice scrive riguardo questo alto e importante valore. Papa Leone XIV dà allora la sua chiave di lettura tutta cristiana, profondamente radicata nella Chiesa: “Gesù ha sempre posto al centro le persone, se ne è preso cura, desiderando per ciascuna di esse la pienezza della vita”. Un pensiero che si dirama - grazie anche ad alcuni spunti presi dal Magistero di Giovanni Paolo II - poi in una visione antropologica-cristiana: una visione in cui l'uomo è legato alla sua missione. “La persona, dunque, secondo la visione cristiana - continua il pontefice - deve rimanere sempre al centro dello sport in tutte le sue espressioni, anche in quelle di eccellenza agonistica e professionale”. E sulla figura dell'atleta si addentra in un raffronto con gli scritti paolini. Sono stati molti, infatti, gli autori cristiani che hanno utilizzato “immagini atletiche come metafore per descrivere le dinamiche della vita spirituale; e questo, fino ad oggi, ci fa riflettere sulla profonda unità tra le diverse dimensioni dell'essere umano”. E, sempre in merito all'uomo, il papa sottolinea come in lui ci sia “unità di corpo, anima e spirito”. Unità che troviamo - sottolinea la Lettera - ad esempio nei pellegrinaggi dove tutti questi elementi sono coinvolti. 

La tradizione di unità tra corpo e spirito, inoltre, ricorda papa Leone è possibile trovarla - nella storia della Chiesa - “nelle scuole dei Gesuiti”: pratiche sportive (in cui anima e corpo vivono appieno) avvalorate “dagli scritti di Sant'Ignazio di Loyola, in particolare dalle Costituzioni della Compagnia di Gesù e dalla Ratio Studiorum”. E poi, allora, cita i grandi educatori cristiani quali  san Filippo Neri e san Giovanni Bosco. Ricorda anche l'Enciclica Rerum novarum (1891) di Leone XIII: “essa stimolò la nascita di numerose associazioni sportive cattoliche, rispondendo così sul piano pastorale alle mutate esigenze della vita moderna – si pensi alle condizioni degli operai dopo la rivoluzione industriale – e alle nuove abitudini emergenti”.

La Lettera fa riferimento ai vari pontefice della Chiesa: tutti concordi nell'affermare il grande valore umano presente negli sport: " Molto significativi sono stati due Giubilei dello Sport celebrati da San Giovanni Paolo II: il primo il 12 aprile 1984, nell'Anno della Redenzione; il secondo il 29 ottobre 2000, allo Stadio Olimpico di Roma. In questa stessa linea si è posto il Giubileo del 2025, che ha rilanciato in modo esplicito il valore culturale, educativo e simbolico dello sport come linguaggio umano universale di incontro e di speranza”. 

Lo sport - sottolinea il papa - riesce ad andare fuori dal proprio io: "Durante un'esperienza sportiva, inoltre, spesso la persona si concentra completamente la propria attenzione su ciò che sta facendo. Si verifica una fusione tra azione e consapevolezza, al punto che non resta spazio per un'attenzione esplicita rivolta a sé stessi. In questo senso, l'esperienza interrompe la tendenza all'egocentrismo" così scrive. 

E poi, evidenzia l'importanza della “democraticità” che si dovrebbe avere nello sport, pratica non esclusivamente possibile a ceti sociali sviluppati, ma a aperta a tutti. Come pure, evidenzia, la difficoltà - in alcune società - delle ragazze a praticare alcuni sport. Così anche nella vita religios: “A volte, nella formazione alla vita religiosa, specialmente femminile, permangono diffidenze e timori verso l'attività fisica e sportiva”. E, allora, “occorre dunque impegnarsi affinché lo sport sia reso accessibile a tutti”. Denuncia anche quel business che sta divenendo troppo spesso “la motivazione primaria o esclusiva” del fare sport. Nulla di più negativo per lo sport, perché si tradisce il suo valore profondo.  Lo sport è comunità, per papa Leone XIV. Ed è importante, fondamentale, dunque, rifiutare ogni tipo di strumento non lecito come il doping e ogni altra “forma di corruzione”. 

Un passaggio assai importante è, inoltre, dedicato al valore del vincere e del perdere. Scrive papa Leone XIV: "Vincere non è semplicemente primeggiare, ma riconoscere il valore del percorso compiuto, della disciplina, dell'impegno condiviso. Perdere, a sua volta, non coincide con il fallimento della persona, ma può diventare una scuola di verità e di umiltà. Lo sport educa così a una comprensione più profonda della vita, nella quale il successo non è mai definitivo e la caduta non è mai l'ultima parola". 

 Infine mette in guardia dalle “tecnologie applicate” che “rischiano di introdurre una separazione artificiale tra corpo e mente, trasformando l'atleta in un prodotto ottimizzato, controllato, potenziato oltre i limiti naturali. Quando la tecnica non è più al servizio della persona ma pretende di ridefinirla, lo sport perde la sua dimensione umana e simbolica, diventando un laboratorio di sperimentazione disincarnata” scrive papa Leone XIV.

"Una valida pastorale dello sport nasce dalla consapevolezza che lo sport è uno dei luoghi in cui si formano immaginari, si plasmano stili di vita e si educano le giovani generazioni. Per questo è necessario che le Chiese particolari riconoscano lo sport come spazio di discernimento e accompagnamento, che merita un impegno di orientamento umano e spirituale" continua papa Leone XIV. Ribadisce l'importanza di racconto pastorale che “può contribuire in modo significativo alla riflessione sull'etica sportiva” scrive il pontefice. 

 E conclude: "La vita spirituale offre agli sportivi uno sguardo che va oltre la prestazione e il risultato. Introduce il senso dell'esercizio come pratica che forma l'interiorità. Aiuta a dare significato alla fatica, a vivere la sconfitta senza disperazione e il successo senza presunzione, trasformando l'allenamento in disciplina dell'umano. Tutto ciò trova il suo orizzonte ultimo nella promessa biblica che offre il titolo a questa Lettera: la vita in abbondanza". 

Aci Stampa

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mercoledì 2 settembre 2026

LA CURA DEL CREATO

 


La cura del Creato 

è una questione

 teologica


La Commissione Teologica internazionale pubblica il documento “Prendersi cura della nostra Casa comune” che invita a una “risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario”. La questione ecologica è una questione teologica: il modo in cui ci si prende cura del Creato rivela e struttura il rapporto con Dio. Il deterioramento dell’ambiente è allarmante, occorre azione urgente per la sostenibilità del pianeta. Nessuno è una monade, tutto è connesso: "Ascoltare il grido della Terra e dei poveri"

Isabella Piro – Città del Vaticano

Come rispondere, in ottica cristiana, alla “crisi ecologica e sociale”, “miope e suicida” in cui è caduta l’umanità? È la domanda posta alla base del nuovo documento della Commissione Teologica Internazionale (CTI), intitolato “Prendersi cura della nostra Casa comune – Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario”. Pubblicato oggi, mercoledì 2 settembre, con l’autorizzazione di Leone XIV, il testo è frutto di riflessioni svoltesi tra il 2022 e il 2025. L’assunto iniziale è la “triplice mutazione” che ha portato, negli anni, a perdere la spontanea percezione della natura come creazione di Dio; all’affermarsi di una visione sempre più antropocentrica e predatrice nel rapporto tra uomo e Creato; e al dilagare di una crisi planetaria.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO DELLA COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE

Tutto è connesso

Il documento è suddiviso in tre capitoli: nel primo – “La Casa comune, opera del Dio trinitario” – si rimarca “l’impronta non solo divina, ma anche trinitaria” presente nel Creato, illustrata attraverso l’insegnamento di quattro Santi Dottori della Chiesa: Agostino di Ippona, Ildegarda di Bingen, Bonaventura da Bagnoregio e Tommaso d’Aquino. Tale impronta trinitaria ha i tratti della sacramentalità – cioè è segno di “una realtà sacra e nascosta” che trova la sua “massima elevazione” nell’Eucaristia – e dell’interrelazione, poiché l’essere umano risponde alla sua vocazione dispiegando correttamente le relazioni con Dio, con gli altri e con il Creato. Ciò significa, evidenzia la CTI, praticare “la gratuità filiale nei confronti di Dio”; “la solidarietà e la misericordia verso il prossimo”; e “la cura della Casa comune”. È una questione di equilibrio: “Niente e nessuno è una monade – si legge nel documento – Tutto è interrelazionato” per formare “un’unica comunità di vita”.

 Don Piero Coda: l'urgenza della crisi ecologica interpella l'umanità

Un commento del segretario generale della Commissione Teologica Internazionale al nuovo documento pubblicato "Prendersi cura della nostra Casa comune – Risposta responsabile e ...

L’origine dell’universo secondo scienza e fede

Il primo capitolo sviluppa inoltre il dialogo con alcune visioni scientifiche e filosofiche del cosmo (ad esempio immanentismo, panteismo, soprannaturalismo), illustrando come la fede nel Dio creatore offra qualcosa che la scienza non riesce a dare, pur indagando “legittimamente” le prime fasi dell’universo. Se infatti la cosmologia riflette su come è nato il mondo, la fede ne spiega il perché: Dio dà origine metafisica, non semplicemente fisica, all’universo, e chiama liberamente all’esistenza ciò che di per sé non esisterebbe.  

Il principio sabbatico

Il secondo capitolo – “L’essere umano nella Casa comune” - si apre con una riflessione sull’uomo creato a “immagine e somiglianza di Dio”, il che offre lo spunto per ribadire che le differenze – di etnia, genere, cultura, status sociale o economico – non implicano in alcun modo una gradazione gerarchica. Il loro utilizzo per discriminare o sottomettere l’altro si allontana dal disegno di Dio. Il documento rimarca poi l’importanza del “principio sabbatico” il quale, un giorno a settimana, consente alla Terra di riposarsi nel rispetto dei ritmi originari, e all’umanità di rendere grazie al Signore con la preghiera. Tale principio insegna anche ad “avere uno sguardo disinteressato, liberato dall’appetito di possedere, dominare o aggredire”.

Il Papa: il tempo del Creato ci chiama a conversione, non è ancora troppo tardi

Il Pontefice presiede, nel pomeriggio di oggi, 1 settembre, nel Giardino della Madonnina del Borgo Laudato si’, a Castel Gandolfo, la Messa per la Custodia della Creazione ed ...

Appello alla conversione ecologica

La CTI riassume, quindi, alcuni dati “molto allarmanti sul deterioramento ecologico”: il dissolversi della diversità biologica la quale “non è un lusso esotico”, bensì “un fattore chiave” per la sicurezza alimentare; l’inquinamento atmosferico; il peggioramento della qualità dell’acqua; la guerra che accelera “brutalmente” la distruzione dell’ambiente; le ricadute “gravissime” di tutto questo sui più poveri, sfruttati nelle loro risorse naturali e costretti alla migrazione. Di qui il forte appello lanciato dalla Commissione: di fronte a una crisi ecologica “senza precedenti”, occorrono non solo soluzioni scientifiche e tecniche – come ad esempio cambiamenti sostanziali nei sistemi di produzione, consumo, trasporto e utilizzo dell’energia – ma anche e soprattutto “un cambiamento dei valori culturali”, una vera e propria conversione ecologica nel modo di vivere.

Il peccato contro il Creato e contro il Creatore

Al riguardo, il documento propone di parlare di “peccato contro il Creato e contro il Creatore”, una formulazione teologica che unisce il danno ambientale al rifiuto del disegno divino della creazione, evitando sia il linguaggio puramente scientifico (come “ecocidio”), sia la dispersione della responsabilità. L’attuale momento storico, infatti, “richiede a tutti, a partire da coloro che sono responsabili della vita pubblica, un’azione urgente a favore della sostenibilità del pianeta e dell’abitabilità della Casa comune. Non è solo un’esigenza etica, ma anche teologica”.

Leone XIV: l’acqua è un diritto e non una merce, denunciare sprechi e inquinamento

L’Eucaristia, “scuola ecologica”

Lo sguardo di fede porta a respingere anche “due estremi inaccettabili”: l’antropocentrismo predatorio che considera l’umanità come “padrona assoluta di tutto il creato” e il biocentrismo o ecocentrismo che assolutizza la natura. La proposta cristiana, invece, è quella di un “antropocentrismo situato” (espressione di Papa Francesco ripresa da Leone XIV) che pone l’essere umano come “amministratore e servitore del Creato”: egli infatti è chiamato sia a curare in modo responsabile la Casa comune, secondo “la mente e gli interessi legittimi del proprietario” che è Dio; sia a collaborare al disegno divino con un “generoso servizio”. Questa duplice vocazione trova il suo vertice nell’Eucaristia, “scuola ecologica” grazie alla quale si promuove “un atteggiamento positivo e proattivo nei confronti della natura”, ovvero lontano da modalità utilitaristiche o paurosamente difensive.

La logica giubilare e la spiritualità ecologica

Il terzo capitolo – “La cura della Casa comune” – offre alcune linee guida operative, articolate attorno a cinque relazioni fondamentali della persona. Dal rapporto con Dio deriva la “logica giubilare”: basata sulla fraternità e la solidarietà che “segnano un limite invalicabile all’avidità nell’uso della Terra”, nonché sulla gratuità e l’umiltà di chi “non cade nella pulsione di accaparrarsi ogni cosa”, tale logica conduce alla giustizia sociale. Dal rapporto con sé stessi scaturisce “una spiritualità ecologica”: di fronte all’attuale paradigma tecnocratico che impone ritmi frenetici nel lavoro e nella vita personale, familiare, sociale e religiosa, tale spiritualità guarda all’ora et labora benedettino per invitare a uno stile di vita sano, attento al consumo (“ogni atto di acquisto è un atto morale”), e responsabile.

 

Giornata del Creato, il Papa: orientare alla vita ciò che è usato per distruggere

Il grido della Terra e dei poveri

Dal rapporto con il Creato conseguono principi come la riverenza; la sostenibilità (“criterio imprescindibile che deve normare il sistema di vita e il modello economico che lo regge”); l’ascolto del “grido sconvolgente” della Terra, “tragicamente legato al grido dei poveri”, i quali patiscono maggiormente “le conseguenze del maltrattamento del pianeta”; il rispetto per la vita (che consente all’uomo di usare le risorse naturali, ma secondo necessità e moderazione, non attraverso uno sfruttamento indiscriminato); l’ascesi e il digiuno (risposta morale al sovrasfruttamento delle risorse, specialmente nei Paesi ricchi); e un impegno differenziato secondo le responsabilità delle diverse Nazioni.

La sacralità della vita umana e il rifiuto della guerra

Ancora: dal rapporto con il prossimo emergono la sacralità della vita umana (diritto incondizionato e inalienabile che gli Stati devono proteggere e promuovere, anche con il rifiuto della guerra); la destinazione universale dei beni (per la Tradizione cristiana, “la proprietà privata non è un diritto assoluto” e pertanto la Casa comune deve essere curata anche per le generazioni future); la fraternità (antidoto a violenza, ingiustizia e a un individualismo “falso, egoista, atroce e avido”); la misericordia (senza amore, la vita umana si allontana da Dio e diventa subumana); e l’opzione preferenziale per i poveri, sempre più esposti al degrado ambientale e sempre più privi di risorse per mitigarne gli effetti.

Bartolomeo I: l'umanità interrompa il geocidio e apra allo sviluppo sostenibile

La collaborazione interreligiosa

Come quinta e ultima relazione, la CTI riflette sul contributo alla cura del Creato offerto da diverse religioni: giudaismo, Islam, induismo, buddismo, confucianesimo, religioni africane e quelle originarie americane e oceaniche. Si evidenziano in particolare gli elementi più comuni: l’interconnessione tra tutto ciò che esiste e il dovere di rispettare tutti gli esseri viventi e la responsabilità dell’uomo. Pertanto, “dal punto di vista della fede cristiana, le porte sono aperte a una collaborazione interreligiosa nel compito comune della custodia rispettosa di tutto il Creato, al servizio del fiorire della vita e della comunione con il Trascendente, che è all’origine ed è il fondamento di ogni vita”.

Responsabilità morale

Nella conclusione del documento, la Commissione riafferma che la questione ecologica è, in ultima istanza, una questione teologica: il modo in cui ci si prende cura del Creato rivela e struttura il rapporto con Dio stesso. Libertà e responsabilità morale restano il fondamento indispensabile di ogni impegno ecologico autentico. Il testo invita quindi a una “svolta ecologica” che sia insieme culturale e spirituale — sul modello di san Francesco d’Assisi — e si chiude su una nota di speranza: la crisi ambientale, per quanto grave, non intacca la fiducia in Dio che fa “nuove tutte le cose". 

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