sabato 19 gennaio 2019

FATE QUELLO CH'EGLI VI DIRA'


Visualizza Gv 2,1-11
                                                                                                                  Commento di padre Antonio Rungi
La parola di Dio di questa seconda domenica del tempo ordinario ci invita a non tacere di fronte al male e a fa circolare il bene e a diffonderlo in tutti i modi. Il profeta Isaia, nel brano della prima lettura ci dice esattamente questo: per amore di Sion egli non farà silenzio, ma parlerà fin a quando non vedrà affermata la giustizia e la verità. In poche parole ci invita ad essere coraggiosi nel difendere il bene in generale e soprattutto quella della famiglia. Chi si pone dalla parte della famiglia si pone dalla parte di Dio, perché Dio è comunione e Trinità d'amore.
Non a caso oggi il Vangelo ci porta idealmente, con Gesù e Maria, nella casa di una giovane coppia di coniugi che insieme a loro invitati, festeggiano il primo giorno del loro matrimonio. E' un dei testi più belli riguardanti la famiglia cristiana, santificata dalla presenza di Gesù, Maria e gli Apostoli del Signore.
Questo coraggio ci viene sollecitato da Paolo, nella seconda lettura di oggi, tratta dalla sua prima Lettera ai Corinzi, nella quale si parla dei carismi, da mettere al servizio di tutti. Infatti ci ricorda che “vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”.
I carismi principali citati sono: il linguaggio di sapienza, il linguaggio di conoscenza, la fede, il dono delle guarigioni, il potere dei miracoli, il dono della profezia, il dono di discernere gli spiriti, la varietà delle lingue, l'interpretazione delle lingue.
In base a questi doni, ognuno si deve fare evangelizzatore di gioia e speranza nelle famiglie di oggi, come ci chiede il testo del Vangelo delle nozze di Cana, nel quale è riportato il primo miracolo compiuto da Gesù, su richiesta della sua mamma. La celebre trasformazione dell'acqua in vino per soccorrere una coppia di sposi.
Questo primo intervento miracoloso di Gesù, è bene metterlo in evidenza, lo compie in un contesto familiare, all'inizio di un percorso coniugale di due sposi, che sicuramente erano di giovane età. Al di là del miracolo, molto significativo, come risalta da tutto il contesto del racconto giovanneo, anche in questa circostanza viene esaltata la figura di Gesù come Figlio di Dio. Il Quale, di fronte alla richiesta di sua Madre di intervenire per risolvere il problema grave che era sorto, afferma che “non era ancora giunta la sua ora”, cioè quella della piena rivelazione della sua divinità. “Ora” che nel vangelo di Giovanni e in tutta la sua riflessione teologica sulla figura di Cristo coincide con la sua morte in croce e con la sua risurrezione, ovvero con la sua Pasqua.
Come sappiamo il vino rimanda all'eucaristia, all'ultima cena, quando Gesù istituisce il sacramento del suo corpo e del suo sangue e consegue agli apostoli il calice con queste parole “Prendete, e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me”. E' evidente che c'è uno stretto rapporto tra questo miracolo, l'eucaristia e la passione, morte e risurrezione di Gesù.
Questo miracolo avviene in un contesto di una festa di matrimonio. Segno evidente che la famiglia è il luogo privilegiato dell'amore naturale, nella quale la presenza di Cristo è assicurata in modo singolare. In questo miracolo si comprende meglio l'importanza del sacramento del matrimonio, che è benedetto dal Signore e sostenuto dalla sua presenza costante e vigilante. Il Concilio Vaticano II ha definito la famiglia “Chiesa domestica”. A conferma che il matrimonio, come tutti i sacramenti, si celebra in una comunità di credenti ed esprime la fede e la gioia di una comunità in festa.
La presenza di Maria in questa e in altre circostanze della vita delle persone e soprattutto della famiglia, non è affatto secondaria. Anzi potremmo dire che essa è strategica ed essenziale al fine di ottenere quell'aiuto divino sempre e specialmente nelle difficoltà di tutti i giorni. E nelle famiglie del tempo di Gesù come quelle del nostro tempo non mancano difficoltà di ogni genere, a partire dalla mancanza di armonia, pace, amore ed unione.
Anche in questa intercessione di Maria presso il suo Figlio vediamo quella che è la funzione di Maria a favore della famiglia. La Madonna, infatti, rivela alle nozze di Cana, tutto il suo cuore tenero di madre, attenta ai bisogni dei suoi figli, soprattutto più giovani, fragili e indecisi. E' la Madre che ottiene le grazie dal suo Figlio, da cui si attende tutto ciò che Gli chiede in ogni circostanza.
Tutta la struttura del miracolo, così come descritto e raccontato da Giovanni ha una finalità ben precisa, quella di rivelare la potenza di Cristo e suscitare la fede nei discepoli e nelle persone che seguivano Gesù. Infatti, scrive Giovanni, commentando il fatto: "Questo, a Cana di Galilea, fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui".
Il miracolo, qualsiasi miracolo che viene dal cielo, per intercessione della Madonna o dei santi o ci confermano nella fede o la suscitano in quel momento, se si ha il cuore libero e la docilità allo Spirito per vedere in essi l'intervento divino.
E di miracoli, ancora oggi, il Signore ne fa tantissimi, molte volte a noi sconosciuti, come fu ignoto il miracolo di Cana allo sposo, al direttore di mensa e agli invitati che bevvero quel vino di Gesù e di Maria, senza neppure ringranziarlo per il dono ricevuto.
Capita spesso, anche oggi, che si è miracolati, senza saperlo e senza neppure ringraziare il Signore per dono che ci ha fatto, mediante l'intercessione in primo luogo della sua Mamma, alla Quale non dirà mai e poi mai di no.




STORIA. PERCHÉ' TANTO DISINTERESSE?

«Studiare storia al contrario:
 alle elementari, raccontiamogli 
dei loro nonni»
                                                                                                                                   
                           di  Paolo Fallai

Studiare la storia al contrario, partendo dal Novecento alle elementari. «Altro che miti e leggende, raccontiamogli dei loro nonni». E’ molto netto il giudizio di Andrea Giardina, uno dei più importanti storici italiani, presidente della Giunta centrale per gli studi storici. Giardina torna anche sull’ultima polemica, dopo il ridimensionamento della Storia allo scritto della Maturità, deciso dal Ministero della Pubblica istruzione: «Le tracce per i temi storici della maturità, come sono state formulate negli ultimi dieci anni, sono dissuasive, deterrenti, fuori dal panorama culturale. Sono tracce bizzarre che disorientano. Inviterei gli esperti del ministero ad andare a rileggersi le tracce di storia che sono state date ai maturandi negli ultimi 10 anni. Avrebbero subito la risposta sul perché non sono state scelte. La loro stranezza è l’elemento più forte. Non so se c’è una tradizione per cui chi scegliere tracce dell’esame di maturità va a controllare cosa è stato fatto negli anni precedenti e quindi ripropone scelte così aberranti . Comincerei a riflettere sui criteri per stabilire a chi vengono affidate queste scelte».
Ma il problema dello studio della storia può limitarsi all’esame?
«Il problema di fondo è come si studia la storia, in particolare la sottovalutazione della storia contemporanea che nelle nostre scuole è ormai cronica. Si sono fatti dei piccoli progressi negli ultimi anni ma è la parte più sacrificata, specialmente da quando è stato tolto spazio riducendo le ore di storia delle classi superiori. Non è un problema solo italiano».
Quindi bisognerebbe aumentare le ore?
«Non solo. E’ il rapporto fra coscienza civile e passato ad essersi deteriorato. Perfino quando e dove si studia la storia, lo si fa con strumenti deboli. L’approfondimento subisce la concorrenza dei messaggi semplificati che arrivano via web».
Ritiene che sia un problema delle scuole superiori?
«No, la storia contemporanea dovrebbe essere studiata precocemente. La coscienza del tempo arriva tardi nei giovani, è un fenomeno post adolescenziale, la tendenza prevalente è quella di appiattire il passato. Bisogna costruire percorsi in cui lo studio della storia sia in relazione allo sviluppo delle capacità dei giovani di connettersi con la dimensione del tempo».
Pensa che sia necessario anticipare questo studio?
«Bisogna cominciare dalle elementari: bisogna parlare ai bambini del presente, non somministrare loro questa caricatura di miti, favole e leggende. Bisogna raccontare loro di quello che è accaduto ai genitori, ai loro nonni. Per i bambini tra i nonni e Adamo ed Eva non c’è alcuna distanza.»
Siamo alla vigilia delle iniziative per il giorno della Memoria. Crede che stiamo facendo il possibile per raccontare l’Olocausto e la guerra mondiale?
«Proprio in questi giorni emergono tutte le debolezze della cultura generale del nostro paese. Nella coscienza diffusa, così come della propaganda politica prevale la rappresentazione del buon fascista italiano contrapposto al cattivo nazista. Il fatto che in Italia non ci sia stata una Norimberga per i crimini di guerra fascisti può far pensare che si tratti di una storia altrui. Purtroppo non è così: una seria autocritica della nostra nazione non c’è mai stata, anche per responsabilità della sinistra».
Eppure oggi i giovani hanno a disposizione un numero di informazioni che nessuna generazione precedente ha avuto.
«Ma è come se fossero condannati a vivere un eterno presente, che ci viene propinato dalla rete e dai social media. Le notizie, perfino quelle false, hanno una vita brevissima, scandita dalla velocità con cui vengono consumate. Studiare la storia non serve solo a fornire elementi decisivi per la conoscenza dei nostri giovani. Deve aiutarli a capire qual è il loro posto nel mondo. Questa consapevolezza non c’è.
E tanto meno possono averla i più giovani. Come fanno a comprendere cosa vuol dire essere oggi degli italiani se non hanno la cognizione di quanto vivono in una dimensione globale. La scuola potrebbe e dovrebbe fare molto di più su questo: non c’è niente di peggio che vivere in una dimensione senza avere la coscienza di esserci».


Da: Corriere della sera




venerdì 18 gennaio 2019

ROGOREDO. EMOZIONI FORTI PER UNA VITA VUOTA

Don Mazzi su Rogoredo: «Questi ragazzi cercano emozioni forti perché la loro vita è vuota»

  «Noi adulti abbiamo fallito perché li abbiamo messi al mondo ma non gli abbiamo dato radici».

Fanno il giro sul web le immagini agghiaccianti di due ragazzi che fumano eroina sulla metro gialla appena saliti alla fermata Rogoredo, alla periferia di Milano. Ragazzi che provenivano dal cosiddetto "Bosco della droga" perché di questo si tratta. Un punto di ritrovo del Nord Est di tutti coloro che consumano eroina. Don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus che effetto le fa?
«Per noi non esiste l’effetto del 13 o del 17 gennaio, è un fenomeno che conosciamo molto bene e si esprime in varie maniere. È esploso e dobbiamo smettere di parlare solo di Rogoredo ma tornare alla vita quotidiana sennò ripetiamo l’errore di Parco Lambro quando la droga da lì poi è andata in Stazione Centrale, per le strade, nelle piazze e nei sottopassi. Questa foto ci impressiona perché sono ragazzi mentre allora erano adulti, gente distrutta e disfatta. Questi sono giovani che hanno tutto a casa, non i disperati di 30 anni fa».
Lei è stato tra i primi a fare un salto a Rogoredo
«Quello che mi ha impressionato due mesi è che ho incontrato un ragazzo di 14 anni che andava a cercare lo spacciatore per prendere l’eroina a tre euro e farsi tutta la cerimonia. Voleva bucarsi, sentire quell’emozione che non gli danno le droghe chimiche di cui si è stufato. “Ed è inutile che ci insegnate che si muore” mi ha detto “lo sappiamo perfettamente e sono fatti nostri”. Aveva bisogno dell’emozione forte. Mi ha spiazzato che un quattordicenne mi tirasse fuori il vecchio rituale della siringa e del sangue perché deve provare lo sballo, visto che le droghe nuove ti mandano fuori di testa ma manca l’emozione forte. Questo mi diceva: “io vado, compro l’eroina, ho già la siringa, vado in un angolo e godo. Questo è il problema».
Che responsabilità abbiamo noi adulti?
«Di aver fatto dimenticare il passato ai nostri ragazzi, non gli dobbiamo insegnare come morivano una volta ma dare radici. Dove abbiamo buttato la cultura del passato? Gli adulti di oggi non hanno trasmesso la storia di ieri. Abbiamo dei ragazzi di 14 anni che non sanno niente di quello che è successo 15 anni fa. Questi sono ragazzi che nascono artificialmente. Invece noi siamo le radici dei nostri ragazzi, non quelle marce, ma quelle della storia anche positiva. Abbiamo tradito i nostri figli e non gli abbiamo dato le radici. Questo ragazzi di 14 anni veniva lì perché voleva emozioni. Punto».
Che risposte abbiamo noi adulti?
«Ieri la parte drammatica del Parco Lambro era drammatica perché drammatica era la vita; oggi il dramma di Rogoredo è che questi ragazzi vanno a cercare il dramma perché la vita è stupida. Quella era la droga che usciva dal dolore, dalla solitudine, dall’ingiustizia questa che esce dal capriccio o dal non sapere cos’è successo ieri. Oggi è l’eroina, domani potrebbe essere il suicidio. Mancano le motivazioni delle emozioni in giovani che non hanno radici, diventano grandi artificialmente attraverso la Tv, la scuola che non è scuola e compagnie che non sono di amici ma di persone con cui passare il tempo. Davanti a quel ragazzo di 14 anni mi sono sentito analfabeta. Spiazzato. Non abbiamo un progetto né strumenti. Perché non gli diamo motivazioni». 

da Famiglia Cristiana



PERCHÉ' SIANO UNA COSA SOLA

SETTIMANA PER L'UNITA' DEI CRISTIANI
Quando la società non ha più come fondamento il principio della solidarietà e del bene comune, assistiamo allo scandalo di persone che vivono nell’estrema miseria accanto a grattacieli, alberghi imponenti e lussuosi centri commerciali, simboli di strepitosa ricchezza. Ci siamo scordati della saggezza della legge mosaica, secondo la quale, se la ricchezza non è condivisa, la società si divide.

Papa Francesco: Oggi ha inizio la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nella quale siamo tutti invitati a invocare da Dio questo grande dono. L’unità dei cristiani è frutto della grazia di Dio e noi dobbiamo disporci ad accoglierla con cuore generoso e disponibile. Questa sera sono particolarmente lieto di pregare insieme ai rappresentanti delle altre Chiese presenti a Roma, ai quali rivolgo un cordiale e fraterno saluto. Saluto anche la Delegazione ecumenica della Finlandia, gli studenti dell’Ecumenical Institute of Bossey, in visita a Roma per approfondire la loro conoscenza della Chiesa Cattolica, e i giovani ortodossi e ortodossi orientali che qui studiano con il sostegno del Comitato di Collaborazione Culturale con le Chiese Ortodosse, operante presso il Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.
Il libro del Deuteronomio immagina il popolo d’Israele accampato nelle pianure di Moab, sul punto di entrare nella Terra che Dio gli ha promesso. Qui Mosè, come padre premuroso e capo designato dal Signore, ripete la Legge al popolo, lo istruisce e gli ricorda che dovrà vivere con fedeltà e giustizia una volta che si sarà stabilito nella terra promessa.
Il brano che abbiamo appena ascoltato fornisce indicazioni su come celebrare le tre feste principali dell’anno: Pesach (Pasqua), Shavuot (Pentecoste), Sukkot (Tabernacoli). Ciascuna di queste feste richiama Israele alla gratitudine per i beni ricevuti da Dio. La celebrazione di una festa richiede la partecipazione di tutti. Nessuno può essere escluso: «Gioirai davanti al Signore, tuo Dio, tu, tuo figlio e tua figlia, il tuo schiavo e la tua schiava, il levita che abiterà le tue città, il forestiero, l’orfano e la vedova che saranno in mezzo a te» (Dt 16,11).
Per ogni festa, occorre compiere un pellegrinaggio «nel luogo che il Signore avrà scelto per stabilirvi il suo nome» (v. 2). Là, il fedele israelita deve porsi davanti a Dio. Nonostante ogni israelita sia stato schiavo in Egitto, senza alcun possesso personale, «nessuno si presenterà davanti al Signore a mani vuote» (v. 16) e il dono di ciascuno sarà in misura della benedizione che il Signore gli avrà dato. Tutti riceveranno dunque la loro parte di ricchezza del paese e beneficeranno della bontà di Dio.
Non deve sorprenderci il fatto che il testo biblico passi dalla celebrazione delle tre feste principali alla nomina dei giudici. Le feste stesse esortano il popolo alla giustizia, ricordando l’uguaglianza fondamentale tra tutti i membri, tutti ugualmente dipendenti dalla misericordia divina, e invitando ciascuno a condividere con gli altri i beni ricevuti. Rendere onore e gloria al Signore nelle feste dell’anno va di pari passo con il rendere onore e giustizia al proprio vicino, soprattutto se debole e bisognoso.
I cristiani dell’Indonesia, riflettendo sulla scelta del tema per la presente Settimana di Preghiera, hanno deciso di ispirarsi a queste parole del Deuteronomio: «La giustizia e solo la giustizia seguirai» (16,20). In essi è viva la preoccupazione che la crescita economica del loro Paese, animata dalla logica della concorrenza, lasci molti nella povertà concedendo solo a pochi di arricchirsi grandemente. È a repentaglio l’armonia di una società in cui persone di diverse etnie, lingue e religioni vivono insieme, condividendo un senso di responsabilità reciproca.
Ma ciò non vale solo per l’Indonesia: questa situazione si riscontra nel resto del mondo. Quando la società non ha più come fondamento il principio della solidarietà e del bene comune, assistiamo allo scandalo di persone che vivono nell’estrema miseria accanto a grattacieli, alberghi imponenti e lussuosi centri commerciali, simboli di strepitosa ricchezza. Ci siamo scordati della saggezza della legge mosaica, secondo la quale, se la ricchezza non è condivisa, la società si divide.
San Paolo, scrivendo ai Romani, applica la stessa logica alla comunità cristiana: coloro che sono forti devono occuparsi dei deboli. Non è cristiano «compiacere noi stessi» (15,1). Seguendo l’esempio di Cristo, dobbiamo infatti sforzarci di edificare coloro che sono deboli. La solidarietà e la responsabilità comune devono essere le leggi che reggono la famiglia cristiana.
Come popolo santo di Dio, anche noi siamo sempre sul punto di entrare nel Regno che il Signore ci ha promesso. Ma, essendo divisi, abbiamo bisogno di ricordare l’appello alla giustizia rivoltoci da Dio. Anche tra i cristiani c’è il rischio che prevalga la logica conosciuta dagli israeliti nei tempi antichi e da tanti popoli sviluppati al giorno d’oggi, ovvero che, nel tentativo di accumulare ricchezze, ci dimentichiamo dei deboli e dei bisognosi. È facile scordare l’uguaglianza fondamentale che esiste tra noi: che all’origine eravamo tutti schiavi del peccato e che il Signore ci ha salvati nel Battesimo, chiamandoci suoi figli. È facile pensare che la grazia spirituale donataci sia nostra proprietà, qualcosa che ci spetta e che ci appartiene. È possibile, inoltre, che i doni ricevuti da Dio ci rendano ciechi ai doni dispensati ad altri cristiani. È un grave peccato sminuire o disprezzare i doni che il Signore ha concesso ad altri fratelli, credendo che costoro siano in qualche modo meno privilegiati di Dio. Se nutriamo simili pensieri, permettiamo che la stessa grazia ricevuta diventi fonte di orgoglio, di ingiustizia e di divisione. E come potremo allora entrare nel Regno promesso?

Il culto che si addice a quel Regno, il culto che la giustizia richiede, è una festa che comprende tutti, una festa in cui i doni ricevuti sono resi accessibili e condivisi. Per compiere i primi passi verso quella terra promessa che è la nostra unità, dobbiamo anzitutto riconoscere con umiltà che le benedizioni ricevute non sono nostre di diritto ma sono nostre per dono, e che ci sono state date perché le condividiamo con gli altri. In secondo luogo, dobbiamo riconoscere il valore della grazia concessa ad altre comunità cristiane. Di conseguenza, sarà nostro desiderio partecipare ai doni altrui. Un popolo cristiano rinnovato e arricchito da questo scambio di doni sarà un popolo capace di camminare con passo saldo e fiducioso sulla via che conduce all’unità.


XXVII SETTIMANA DELLA CULTURA SCIENTIFICA

Che cosa è la Settimana
Scopo della Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica è di mobilitare tutte le competenze e le energie del Paese per favorire la più capillare diffusione di una solida e critica cultura tecnico-scientifica.
In particolare, la Settimana stimola l’apertura di efficaci canali di comunicazione e di scambio tra l’universo della società civile (che vede in prima fila il mondo della scuola), da un lato, e l’articolato complesso del Sistema Ricerca (università, enti di ricerca pubblici e privati, musei, aziende, associazioni, ecc.), dall’altro.
Si tratta di un compito di importanza decisiva, non solo perché contribuisce alla crescita culturale del Paese, ma anche perché costituisce uno dei presupposti per il pieno esercizio dei diritti democratici dei cittadini, i quali sono chiamati a compiere sempre più spesso scelte (ambiente, genetica, energia, ecc.) che, per essere davvero autonome e responsabili, implicano una solida cultura scientifica di base.
Le Settimane costituiscono anche lo strumento per sperimentare e promuovere l’ambizioso progetto elaborato e sostenuto dal MIUR di dar vita a un sistema nazionale di istituzioni permanenti (musei, centri e città della scienza e della tecnica, università, accademie, ecc.), impegnate nel compito di garantire ai cittadini un’informazione tecnico-scientifica aggiornata e certificata, provvedendo nel contempo alla valorizzazione del patrimonio tecnico-scientifico del quale è ricchissimo il nostro Paese.
La Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica mira in modo del tutto particolare a favorire la partecipazione dei giovani in età scolare alle iniziative in programma. Infatti, è soprattutto ai giovani che possono essere affidate le speranze di un radicale rinnovamento e di un proficuo arricchimento della cultura di base del nostro Paese.
Presso università, industrie, enti pubblici e privati, ecc., vi sono laboratori e musei specialistici che possono mostrare agli studenti l’attività di ricerca scientifica nel nostro Paese, di ieri e di oggi. I giovani potranno osservare direttamente gli strumenti di lavoro, le esperienze e le attività di ricerca e incontrare i ricercatori. Ne può quindi risultare un’esperienza importante per i giovani, capace di influenzare anche le loro scelte future, offrendo un orientamento verso un indirizzo preciso, di studio e di lavoro.
L’iniziativa nazionale delle Settimane (che ha offerto il modello alle Settimane Europee della Cultura Scientifica, promosse nel 1993 dalla CEE per iniziativa del Commissario Europeo per la Ricerca, Antonio Ruberti) si avvale del determinante contributo dei numerosissimi soggetti pubblici e e privati che mettono in cantiere annualmente numerosi eventi offerti al pubblico, nonché dell’incoraggiamento, del supporto e del coordinamento, su scala locale e regionale, che può essere garantito dalle Regioni, dalle amministrazioni comunali e provinciali.
Che cosa offre il programma della Settimana
Convegni e seminari su temi di storia delle scienze e delle tecniche, di attualità scientifica, di riflessione sui fondamenti delle scienze e sulle implicazioni etico-politiche della ricerca scientifica e tecnologica; iniziative di orientamento sul ruolo dei media per la diffusione della cultura tecnico-scientifica di per garantire l’aggiornamento permanente degli insegnanti e per far crescere e qualificare il tasso di cultura tecnico-scientifica nel mondo della scuola; riflessioni e sperimentazioni sul ruolo e sui sempre più vasti campi di applicazione delle nuove tecnologie (per la tutela dei beni culturali, per la didattica e la formazione, per la salute e il recupero dell’handicap, ecc.); manifestazioni destinate ad approfondire il tema del rapporto tra diffusione della cultura tecnico-scientifica e crescita delle opportunità di occupazione per i giovani.
Mostre, filmati, cicli di conferenze, forum telematici ecc., su temi di divulgazione scientifica, anche in prospettiva storica.
Presentazione di nuovi progetti, allestimenti, servizi (aperture straordinarie, visite guidate, ecc.)o pacchetti didattici presso i musei scientifici (tecnico-scientifici, naturalistici, medici, etno-antropologici, storici ), gli orti botanici e i parchi naturali, le scuole e gli istituti di ogni ordine e grado che possiedano gabinetti scientifici d’interesse storico e didattico.
“Laboratori aperti” presso le strutture universitarie di ricerca, gli enti di ricerca e le imprese pubbliche e private impegnate nell’innovazione.
Corsi di aggiornamento per insegnanti su tematiche di frontiera della ricerca scientifico- tecnologica.
Programmi di turismo scientifico per le scuole di ogni ordine e grado; iniziative e manifestazioni nel campo della cultura e dell’educazione ambientale.
Mostre, spettacoli teatrali, musicali e multimediali nel campo delle arti visive e “minori”, nell’ambito delle relazioni arti-scienza, storia-scienza e società-scienza, sulle “immagini” della scienza e della tecnica nell’arte, nella letteratura, nella storia e in generale su questioni interdisciplinari.
Qualunque altra manifestazione o forma di comunicazione suggerita dalla creatività dei proponenti, purché efficace in funzione dell’obiettivo di divulgare una seria cultura tecnico-scientifica di base.
Indicazioni per gli organizzatori delle manifestazioni della Settimana
Per poter partecipare alla XXVIII Settimana occorrerà inserire i dati relativi alle manifestazioni, dalle ore 10.00 del 22 gennaio alle ore 12.00 del 25 gennaio 2019, secondo le indicazioni contenute nella guida scaricabile all’indirizzo https://roma.cilea.it/Sirio/
Insieme ai dati informativi sarà possibile inserire testi e foto.
Si ricorda inoltre che,nell’ambito della propria autonomia, i soggetti proponenti le singole iniziative sono responsabili della correttezza dell’informazione prodotta e si assumono interamente gli oneri finanziari di organizzazione e promozione.
E’ dunque necessario:
Presentare iniziative appropriate, per contenuti, per metodologie divulgative e per capacità di coinvolgere un vasto pubblico, in coerenza con gli obiettivi culturali della Settimana;
Ricercare il massimo coinvolgimento degli insegnanti e degli studenti, a tal fine si raccomanda di predisporre, ove possibile, materiali didattici.
www.edscuola.it





giovedì 17 gennaio 2019

TutelAmi sempre - ABUSO dei MINORI: UN PROBLEMA TRAGICO e TRASVERSALE

Don Di Noto presenta la Giornata bambini vittime della violenza

L’abuso dei minori è un fenomeno globale, nella sola Europa sono circa 20 milioni i minori abusati. Intervista con don Fortunato Di Noto, presidente e fondatore di Meter


di Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

È incentrata sul tema “TutelAmi sempre” la XXIII Giornata dei bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza contro la pedofilia. L’iniziativa, che si concluderà a Piazza San Pietro il prossimo 5 maggio, alla Recita del Regina Coeli, è promossa dall’Associazione Meter. Su questo appuntamento, presentato ieri, si sofferma a Vatican News don Fortunato Di Noto, presidente e fondatore di Meter. (Ascolta l'intervista)
R. – “TutelAmi” è una parola composta: è la tutela attraverso l’amore. Noi siamo chiamati a svolgere un ruolo alla luce anche dell’appello del Santo Padre nella Lettera rivolta al Popolo di Dio (il 20 agosto scorso). Papa Francesco ha invitato tutti i battezzati. Certo, noi lo facciamo da 23 anni e questo significa che ogni anno, da 23 anni, siamo in Piazza San Pietro in comunione con la Chiesa, in comunione con il Santo Padre e soprattutto in una tensione, alla luce della preghiera e dell’ascolto della Parola di Dio, a operare concretamente nella società, dato che il fenomeno dell’abuso è un fenomeno globale, non certamente relegato solo alla Chiesa.
Quello degli abusi è un problema tragico e trasversale. Quali sono, in particolare, i dati, gli aspetti su cui oggi dobbiamo maggiormente riflettere?
R. – Non è possibile pensare o tollerare – questi sono dati mai smentiti – che solo in Europa ci sono 18-20 milioni di minori che sono stati abusati sessualmente. Se noi facessimo un rapporto uno a uno, significa che abbiamo quasi 20 milioni di abusatori solo in Europa. Dall’abuso non si guarisce. Ci si convive, si vive con l’abuso perché l’abuso fa morire una parte di sé.
In tutta Italia verrà diffusa una preghiera scritta dalle vittime di abuso del Centro ascolto e accoglienza di Meter …
R. – Questo è qualcosa di bello, di profondamente intenso; è un’emozione che nasce nel rapporto filiale che anche le vittime hanno nei confronti del Padre, perché le vittime non hanno niente contro la Chiesa, se non solo quando i pastori non hanno ascoltato, non hanno aiutato, non hanno accompagnato. Non c’è odio contro la Chiesa, perché la Chiesa, per le vittime e per tutti noi, è una Madre che accoglie premurosa. Certo, poi a volte ci sono pastori – ahimé, mi dispiace dirlo, e non sono frasi mie ma dei Padri della Chiesa – che “spesso siedono su cattedre di pestilenza”. E’ una parola dura, però a volte è vero. Quella preghiera verrà diffusa in tutta Italia ma anche all’estero e milioni e milioni di persone pregheranno con quella preghiera, scritta direttamente dalle vittime di abusi sessuali. Questa veramente è una cosa che mi commuove: mi emoziona perché significa che siamo sulla buona strada. Siamo sulla buona strada perché si può fare molto e molto di più.
A proposito di buona strada e di cammini che si compiono, è stata annunciata ieri, dal Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, la creazione del Servizio nazionale per la tutela dei minori…
R. – È un servizio che deve essere seriamente organizzato e deve essere un servizio quotidiano e costante perché servire i bambini non è una moda ma un impegno permanente della Chiesa.





ALTA FORMAZIONE PER DIRIGENTI E DOCENTI

AIMC / UNIVERSITÀ “FEDERICO II” di NAPOLI
Corsi di Alta Formazione -A.A. 2018/2019

Sono pubblicati il bando e gli allegati di ciascuno dei quattro Corsi di Alta Formazione che l’AIMC indice, di concerto con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, nell'ambito dell’Accordo Quadro e dell’Accordo Attuativo del 28 dicembre 2018,
nell’A.A 2018/19 sui temi:

- “Cittadinanza attiva e legalità ”;
- “Educazione alla cultura economica ”;
- “Inclusione scolastica e sociale ”;
- “Leadership per la promozione del successo
formativo ”.

I corsi intendono proporre approfondimenti rispettivamente sui temi:
- società come luogo di attivazione di cittadinanza democratica e di promozione della legalità, nonché formare i cittadini italiani che siano allo stesso tempo cittadini dell’Europa e del mondo, stimolando lo sviluppo nell’uomo-cittadino dell’etica della responsabilità, del senso della legalità e dell’appartenenza a una comunità residente in un determinato territorio;
- principali concetti dell’economia politica così come sono approfonditi nel dibattito fra gli studiosi.
Saranno in particolare esaminati i temi della disoccupazione, dell’inflazione, del debito e deficit pubblico, dello sviluppo economico e della sua sostenibilità sociale, economica e ambientale;
- inclusione sociale con particolare attenzione all’inclusione scolastica e alla sua centralità per la costruzione di città-inclusive. Il percorso formativo sarà concentrato particolarmente sulle cause economiche, sociali e istituzionali dell’esclusione e sull’analisi delle politiche di inclusione con lo studio di buone prassi sia in ambito scolastico che sociale;
- importanza della leadership quale leva strategica dell’organizzazione e del management. Far acquisire o accrescere nei partecipanti gli strumenti di leadership per un’ efficace gestione del contesto lavorativo. Lavorare sulla leadership efficace che è dinamica, innovativa, richiede uno stile che ispiri, motivi, influenzi, sviluppi sia i risultati presenti sia quelli futuri. Aiutare i partecipanti a trovare in se stessi le qualità del leader . Individuare i comportamenti di leadership più efficaci nelle diverse situazioni gestionali (leadership situazionale). 
I corsi seguiranno un percorso altamente professionale, atto a fornire un aggiornamento di elevato profilo. 
Sono previste 60 ore circa, di cui 30 dedicate all'attività formativa in aula, 10 dedicate all'attività formativa e-learning e 20 di laboratori tematici, studi di casi specifici e consegna dell’elaborato finale.
L’attività didattica in aula si svolgerà presumibilmente un giorno ogni due settimane presso i locali del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” mentre l’attività formativa e-learning si svolgerà attraverso la piattaforma http://www.aimc.it/online/
La frequenza è obbligatoria. 
I corsi si concluderanno entro il 10 giugno 2019.
Per il conseguimento dell’attestato finale è necessario aver frequentato completamente l’intero percorso didattico del corso e superato la prova finale.
Il numero minimo per l’attivazione dei corsi è di 25 (venticinque) iscritti.
I bandi di concorso e relative graduatorie sono pubblicati presso il Dipartimento di Scienze Politiche in Via L. Rodinò, 22 e V ia Mezzocannone, 4 - 80138 Napoli nonché attraverso i siti del Dipartimento www .scienzepolitiche.unina.it e dell’ AIMC www .aimc.it.

Ecco i corsi:

CITTADINANZA ATTIVA E LEGALITÀ

EDUCAZIONE ALLA CULTURA ECONOMICA

INCLUSIONE SCOLASTICA E SOCIALE

LEADERSHIP PER LA PROMOZIONE DEL SUCCESSO FORMATIVO