NASCITE: Sempre più giù.
In 15 il doppio dei centenari.
È
da quest’ultimo dato che conviene partire, seguendo le parole del presidente
dell’Istat, Francesco Maria Chelli, che ha sottolineato come «in
quindici anni i centenari siano raddoppiati, passando da 10 mila a quasi 24
mila unità». È un segnale positivo, testimonianza dei progressi nella
qualità della vita e nella medicina; sul versante opposto, però, le culle
continuano a svuotarsi.
I
dati provvisori relativi ai primi sette mesi dell’anno confermano un quadro
ormai strutturale: le nascite rimangono sotto la soglia delle 200 mila unità,
in ulteriore flessione rispetto al passato.
Un
calo che non sorprende, perché ha radici profonde e lontane. Già alla fine
degli anni Settanta il numero medio di figli per donna era sceso stabilmente
sotto la soglia dei due necessari al ricambio generazionale. Da allora le nuove
generazioni sono sempre più piccole di quelle dei loro genitori, mentre
l’aumento della speranza di vita ha progressivamente gonfiato la fascia più
anziana della popolazione.
Gli
effetti li vediamo ogni giorno, non solo nelle statistiche: nel 2024 il numero
medio di figli per donna è sceso a 1,18, ritoccando al ribasso un record
negativo che resisteva dal 1995. E l’età media alla nascita del primo figlio
sfiora ormai i 32 anni.
Perché succede? Le ragioni sono molteplici e
intrecciate: l’instabilità lavorativa e abitativa che pesa sulle nuove
generazioni; la difficoltà di conciliare lavoro e vita familiare; la percezione
di un futuro fragile, poco accogliente. Ma sarebbe miope ignorare anche la
dimensione culturale: la scelta di avere un figlio si colloca oggi in un
contesto in cui autonomia, carriera e aspettative individuali hanno assunto un
peso diverso rispetto al passato.
Frenare
la denatalità non è impossibile, ma richiede un cambio di passo.
Significa creare le condizioni perché chi desidera diventare genitore possa
farlo davvero. Significa investire in politiche familiari stabili, rafforzare
l’occupazione giovanile, ampliare i servizi per l’infanzia, sostenere la parità
di genere.
La
sfida è duplice, perché riguarda anche il modello di Welfare: non bastano più
asili nido efficienti, serve una rete che sostenga anche la crescente domanda
di cura degli anziani, i nonni di domani.
La
demografia non è un destino, ma una scelta collettiva.
E
riguarda la qualità del Paese che vogliamo costruire. L’Italia potrà tornare a
generare futuro solo quando smetterà di considerare la natalità un indicatore
statistico e inizierà a riconoscerla come un traguardo comune.
Nessun commento:
Posta un commento