venerdì 12 dicembre 2025

UNA SOCIETA' STERILE

           Non si genera futuro


NASCITE: Sempre più giù. 

In 15 il doppio dei centenari. 

 

 di LELIO CUSIMANO

 L’evoluzione demografica del nostro Paese continua a muoversi lungo due traiettorie divergenti: da un lato una natalità sempre più esile, dall’altro una longevità che avanza con forza.

È da quest’ultimo dato che conviene partire, seguendo le parole del presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, che ha sottolineato come «in quindici anni i centenari siano raddoppiati, passando da 10 mila a quasi 24 mila unità». È un segnale positivo, testimonianza dei progressi nella qualità della vita e nella medicina; sul versante opposto, però, le culle continuano a svuotarsi.

I dati provvisori relativi ai primi sette mesi dell’anno confermano un quadro ormai strutturale: le nascite rimangono sotto la soglia delle 200 mila unità, in ulteriore flessione rispetto al passato.

Un calo che non sorprende, perché ha radici profonde e lontane. Già alla fine degli anni Settanta il numero medio di figli per donna era sceso stabilmente sotto la soglia dei due necessari al ricambio generazionale. Da allora le nuove generazioni sono sempre più piccole di quelle dei loro genitori, mentre l’aumento della speranza di vita ha progressivamente gonfiato la fascia più anziana della popolazione.

Gli effetti li vediamo ogni giorno, non solo nelle statistiche: nel 2024 il numero medio di figli per donna è sceso a 1,18, ritoccando al ribasso un record negativo che resisteva dal 1995. E l’età media alla nascita del primo figlio sfiora ormai i 32 anni.

 Le famiglie si fanno più piccole, gli orizzonti più incerti.

 Perché succede? Le ragioni sono molteplici e intrecciate: l’instabilità lavorativa e abitativa che pesa sulle nuove generazioni; la difficoltà di conciliare lavoro e vita familiare; la percezione di un futuro fragile, poco accogliente. Ma sarebbe miope ignorare anche la dimensione culturale: la scelta di avere un figlio si colloca oggi in un contesto in cui autonomia, carriera e aspettative individuali hanno assunto un peso diverso rispetto al passato.

Frenare la denatalità non è impossibile, ma richiede un cambio di passo. Significa creare le condizioni perché chi desidera diventare genitore possa farlo davvero. Significa investire in politiche familiari stabili, rafforzare l’occupazione giovanile, ampliare i servizi per l’infanzia, sostenere la parità di genere. 

La sfida è duplice, perché riguarda anche il modello di Welfare: non bastano più asili nido efficienti, serve una rete che sostenga anche la crescente domanda di cura degli anziani, i nonni di domani.

La demografia non è un destino, ma una scelta collettiva.

E riguarda la qualità del Paese che vogliamo costruire. L’Italia potrà tornare a generare futuro solo quando smetterà di considerare la natalità un indicatore statistico e inizierà a riconoscerla come un traguardo comune.

Denatalità

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