mercoledì 29 giugno 2022

ASCOLTARE I RAGAZZI


MONTESSORI 

SCAUTISMO


-         - di  Isa Samà*

-          

Sono tornata ieri dal primo modulo de “Il colloquio maieutico”, edizione 2022, a Milano. Daniele Novara ed Emanuela Cusimano ci hanno buttato nell’acqua non appena arrivati: ci siamo cimentati nella pratica del colloquio, sapendo poco e niente. Eppure, alla fine abbiamo imparato che attraverso il colloquio:  

a)     dobbiamo suscitare un cambiamento del punto di vista sulla situazione, le persone coinvolte, se stessi;

b)     dobbiamo servire il "cliente", senza sostituirci a questi, per renderlo veramente protagonista del suo percorso di crescita.

Questi due apprendimenti mi sono balzati agli occhi mentre preparavo gli schemi per questo articolo. In fondo, e vi spiegherò perché e per come, quello che sto sperimentando e proponendo è un cambio di sguardo su due mondi educativi che amo molto (lo scautismo e la maieutica) e un’ipotesi di commistione. Cosa accadrebbe se mettessimo insieme l’uno e l’altro, andando a potenziare l’autoeducazione scout con l’applicazione della domanda maieutica?

Parto da lontano, dal titolo che avrei suggerito per questo pezzo: “Metti una Scout nel CPP…” Perché è quello che sono: scout dall’età di otto anni, capo scout, capo impiegata in vari servizi associativi, scout… per sempre[1]. Come guarda una scout la proposta del Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti?

Con sorpresa. La sorpresa delle assonanze, del ritrovare principi e metodologie affini a quelle dello scautismo, nominate magari in forma diversa. La mia sorpresa è aumentata con la scoperta di Maria Montessori e del suo lascito. Fino ad allora, non me ne ero interessata. In fondo lo scautismo è un’attività extrascolastica e non formale. Ma soprattutto lo scautismo per me era l’assoluto: il sole attorno a cui gli altri pianeti girano. Sapere che siamo tutti Montessoriani è stato illuminante.

Eppure, proprio ascoltando i discorsi attorno alla Montessori, è scattato il mio tasto dolente, che proprio alla Scuola di Counseling impariamo a riconoscere. Quello in questione è acquisizione di due giorni fa: di fronte alle ingiustizie io scatto. E per questo motivo, al termine del primo corso “So-stare nel conflitto” a gennaio 2022 a Piacenza, non mi sono trattenuta e ho domandato a Daniele Novara: “Perché tra i contemporanei e, in misura diversa, influencer di Montessori non viene citato Baden-Powell, il fondatore dello scautismo?”.

Daniele mi ha spiegato: “Conosco il metodo, ma non sono un esperto; per questo non ne ho parlato finora. Inoltre, mi sono concentrato sullo scenario italiano”, ha aggiunto donandomi “Ognuno cresce solo se sognato”, l’antologia di scritti di pedagogia attiva che ha curato nel 2019 con Laura Beltrami, per La Meridiana edizioni. Poi, mi ha assegnato un compito: scriverne su “Conflitti”. Ha fatto con me adulta quello che fa con i bambini: farli lavorare su una “domanda guida”. Questo ha innescato in me un’esperienza potente: ho rovistato su internet, consultato in biblioteca, recuperato libri, rivolta a chi ne sapeva più di me, confrontata con i miei familiari (scout). Ho così scoperto i miei limiti, la mia rocca/roccia, i punti di vista differenti, in un gioco di specchi che potrebbe andare avanti all’infinito.

I saggi che mettono a confronto B.-P. e lo scautismo con altre pietre miliare della storia della pedagogia si contano sulle dita di una mano. Di solito, i fautori sono studiosi di origine scout, che dedicano un capitolo oppure un libro all’argomento.

Per esempio, l’unico contributo specifico ed accurato del rapporto tra B.-P. e Maria Montessori (ambito su cui mi sono concentrata parecchio) mi risulta essere quello fornito da Paola Dal Toso, docente di Storia della Pedagogia all’Università di Verona ed una delle massime esperte in Storia e pedagogia dello Scautismo italiano. Dal Toso scrive l’articolo “Maria Montessori: quale rapporto con la proposta educativa scout?” per il numero 4 di MoMo (Mondo Montessori), dicembre 2015.

L’articolo si basa sulla ricognizione degli scritti dei due autori, alla ricerca di citazioni reciproche. Da ciò emerge che B.-P. aveva studiato, tra gli altri, il metodo Montessori e ne aveva preso ispirazione. Nel 1914, in “Headquarters Gazette”[2], afferma:

“Il segreto del metodo Montessori è che l’insegnante si limita ad organizzare il lavoro, a suggerire lo scopo cui ambire, e il bambino ha piena libertà nel cercare di conseguirlo. La libertà senza uno scopo organizzato significherebbe il caos. È per questo motivo, senza dubbio, che lo scautismo è stato definito la continuazione del sistema Montessori con i ragazzi[3]. Il capo reparto accende l’ambizione nel ragazzo, lasciandolo libero di raggiungere l’obiettivo a modo suo; non gli dà istruzioni, e invece lo conduce ad imparare da sé. In questo modo, compiendo con successo un passo dopo l’altro, il ragazzo acquista la calma della sicurezza e della fiducia in se stesso e l’esultanza della libertà e del trionfo”.

E due anni più tardi, sempre sulla stessa rivista, aggiunge:

“la Montessori ha dimostrato che incoraggiando il bambino nei suoi desideri naturali, anziché istruirlo in ciò che l’adulto pensa che egli dovrebbe fare, lo si può educare su una base assai più solida ed ampia. È solo per tradizione e per consuetudine che si è disposto che l’educazione debba essere una fatica, e che in quanto tale sia per il bambino un buon addestramento alla disciplina e all’applicazione.

Uno degli obiettivi originari dello scautismo è stato di rompere con questa tradizione e di mostrare che dando ai ragazzi attività interessanti essi potevano esser condotti ad acquisire da sé gli elementi fondamentali del carattere, della salute e dell’abilità manuale”.

Nel 1919 Maria Montessori, interrogata su come il suo sistema potesse essere applicato ai bambini usciti dalla prima infanzia, risponde: “In Inghilterra avete gli scouts, e la loro formazione è la naturale continuazione di quella che io do ai bambini. È l’orientamento che un giorno assumerà la scuola quando verrà ad avere un’impostazione corretta[4].

Vi invito a leggere per intero l’articolo della Dal Toso, rinvenibile online[5], perché illustra in maniera esaustiva come B.-P. ha modo di conoscere il metodo Montessori, qual è il rapporto tra le due proposte educative ed infine tra la grande pedagogista e lo scautismo.

Conclude Dal Toso: “Tra Baden-Powell e la Montessori esiste una stima reciproca. Alla luce dei cenni che si possono rintracciare negli scritti di Baden-Powell, emerge una concezione dell’educazione, soprattutto per quanto riguarda l’autonomia dell’educando, condivisa con la Montessori, che a sua volta afferma la validità dell’educazione scout offrendo un’interessante lettura in riferimento a vari aspetti in alcuni passi dei suoi libri”.

E allora perché questa sinergia non è stata approfondita a livello scientifico? Conversando con Paola Dal Toso, mi sono fatta l’idea che lo scautismo sconti una serie di bias. Il primo è legato alla percezione esterna del suo fondatore, che nella sua “prima vita” era stato generale dell’impero coloniale inglese. Sottolineo gli aggettivi “militare” e “coloniale”: delineano due campi semantici su cui si innesta un rifiuto di pancia da parte dei promotori dell’educazione alla pace, se non si prende in considerare l’evoluzione di Baden-Powell e l’impronta di pace dello scautismo, in quanto fraternità mondiale (e non solo).

Il secondo bias è legato alla natura dello scautismo: non si tratta di un sistema teorico, bensì pratico; in più è divulgato attraverso un linguaggio semplice, diretto, aneddotico, colloquiale. Gli mancano i requisiti di astrazione e linguaggio “alto” che lo fanno accedere all’ambiente accademico.

Il terzo bias è legato alla sua fecondità scientifica. Lo scautismo potrebbe offrire spunti, riflessioni, testimonianze, sguardi inediti, nel momento in cui ci fosse documentazione, ricerca, capitalizzazione. Ma questo lavoro non viene svolto per mancanza di risorse (tempo e denaro) e per mancanza di visione (lo sviluppo del metodo). È d’altra parte un limite della gran parte delle Organizzazioni di Volontariato: ci si concentra sull’operatività, sul qui ed ora e si sacrifica la dimensione del racconto, della memoria, dello studio e della divulgazione.

A mio parere, pregiudizio, elitarismo e mancanze strutturali a livello organizzativo hanno alimentato l’assenza di Baden-Powell e dello scautismo dal dibattito pedagogico universitario, seppure la proposta educativa scout riscontri, da oltre cento anni, un successo in termini di adesioni, diffusione e risultati. Solo nel 2021, si annoveravano 67 milioni di censiti in tutto il mondo, senza contare coloro i quali avevano pronunciato nella loro vita la promessa scout e, pur non prestando servizio nel movimento, sono cittadini attivi in vari ambiti della sfera sociale, politica, economica[6]. Dal 1907 ad oggi, sono 400 milioni le persone che hanno fatto la promessa scout.

Cosa implicherebbe considerare il metodo scout nella riflessione e nella pratica pedagogica? È una storia ancora da scrivere, perché è di là dal venire. Tuttavia, credo nelle sue potenzialità, perché l’incontro tra diversi punti di vista è generativo di conoscenza ed inoltre di azioni di sistema.

A titolo d’esempio, io sono particolarmente affascinata dall’ipotesi di applicare la domanda maieutica nella relazione capo-ragazzo. D’altra parte, una delle esortazioni maggiori di B.-P. era “Ask the boy”, Chiedi al ragazzo.

Nel 1922, su Headquarters Gazette[7], scriveva:

“quando siete incerti circa il modo migliore per trattare col ragazzo ai fini della sua formazione, risparmierete tempo, preoccupazioni, pensieri e vista se, invece di studiare trattati di psicologia, consulterete la migliore autorità sull’argomento, ossia lo stesso ragazzo[8].

Ciò è talmente vero che a mio avviso l’intero sistema educativo è sbagliato finché non si uniforma a tale principio. Se si esaminano da vicino i sistemi educativi che oggi vengono riconosciuti come i migliori – ad esempio il sistema di Froebel o della Montessori per l’età prescolastica, quello di Dalton per l’età scolastica, e gli scouts e le guide per tutte le età – si scopre che, ad onta della terminologia scientifica in cui alcuni di essi sono esposti, essi non sono che il risultato di una consultazione del ragazzo mirante a scoprire ciò che lo interessa, anziché consultare il pedagogo e sentire ciò che egli considera giusto per il ragazzo”.

Penso che introdurre la domanda maieutica nello scautismo possa avvicinare molto di più i capi all’intenzione originaria dello scautismo (il giovane come protagonista della propria vita) e possa al contempo alleggerire il loro servizio e liberare il loro tempo da elucubrazioni fuorvianti.

Bio

* Isabella Samà. Comunicatrice esperta di Terzo settore. Educatrice e formatrice di stampo scout.

https://it.linkedin.com/in/isabellasama

isabella.sama@gmail.com

Bibliografia:

Baden-Powell, Il libro dei capi. Edizioni Fiordaliso, 2006

Baden-Powell, Taccuino. Scritti sullo scautismo 1907/1940, Edizioni Fiordaliso, 2009

Maria Montessori, La mente del bambino, Garzanti, 1952

Maria Montessori, Dall’infanzia all’adolescenza, Garzanti, 1994

Paola Dal Toso, “Maria Montessori: quale rapporto con la proposta educativa scout?”, MoMo n. 4, 2015

Paola Dal Toso, “La relazione capo-ragazzo negli scritti di Baden-Powell”, CQIA RIVISTA, 2013

Paola Dal Toso e Maria Cristina Bertini (a cura di), “Ambasciatori di pace: oltre la guerra negli scritti di Baden-Powell”, Centro Documentazione AGESCI, 2002

Paola Dal Toso, “Biografia di Baden-Powell", in AA.VV., "Idee e pensieri sull’educazione Una rilettura di Baden-Powell", Fiordaliso, Roma, 2007

Fred Kelpin, “Dr. Maria Montessori and Lord Baden-Powell of Gilwell, two pedagogues”, lecture at the 21st International Montessori Congress of the Association Montessori International, 24-27 July 1991, Japan

Daniele Novara, “Ognuno cresce solo se sognato. Antologia essenziale della pedagogia critica”, Edizioni La Meridiana, 2019

Daniele Novara, “La grammatica dei conflitti”, Ed. Sonda, 2011

 

-         CONFLITTI

 Pubblicato sulla rivista Conflitti, n.2/2022  - www.cppp.it/conflitti

[1][1] Sono stata capo nel gruppo Roma 101 dal 1995 al 2006 e mi sono occupata di branco, reparto e noviziato/clan. Sono stata capo gruppo nel Sesto San Giovanni 1, dal 2009 al 2011. Nel frattempo, ho fatto servizio nel Settore specializzazioni come capo campo e formatrice di tecniche espressive, nella rivista Scout Avventura, nella pattuglia stampa nazionale, nell’Osservatorio giovanile dell’Agesci Lazio e nel Centro culturale Baden di Milano.

[2] Oggi in “Taccuino. Scritti sullo Scautismo”, di Baden-Powell, edizioni Nuova Fiordaliso, 1996

[3] Grassetto mio

[4] L’episodio è riportato da Baden-Powell in “Aids to Scoutmastership”, 1919 ed oggi raccolto in “Taccuino”. Il grassetto è mio.

[6] Gli scout oggi censiti sono 67 milioni (57 milioni affiliati al WOSM – World Organization of Scout Movement e 10 affiliati a WAGGGS – World Association of Girl Guides and Girl Scouts), distribuiti in oltre 150 paesi.

[7] Oggi su “Taccuino”, op. cit.

[8] Grassetto mio.

Nessun commento:

Posta un commento