-di Antonio Ferro*
“Innovare per insegnare:
approcci, metodi e strategie in classe” è il titolo del percorso formativo
organizzato dall’AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici) di mazara del Vallo. In tale
contesto, la dott.ssa Caterina Di Stefano, presidente dell’AIMC di Mazara del
Vallo, mi ha coinvolto a relazionare sul tema “Emozioni e relazioni: un viaggio
di crescita per insegnanti ed alunni”.
In
passato si pensava che il raggiungimento degli obiettivi didattici dipendessero
prevalentemente dalle abilità cognitive e dalla motivazione dell’alunno, oggi
sappiamo che oltre a queste due condizioni, un ruolo fondamentale giocano le
“Emozioni”.
Studi
recenti dimostrano quanto le emozioni giochino un ruolo cruciale nelle
acquisizioni delle competenze dei bambini. In particolare, è stato dimostrato
che le emozioni attivano i centri sottocorticali dell’encefalo (es. sistema
limbico ed amigdala) responsabili della componente fisiologica dell’emozione (es.
sudorazione, tachicardia, ecc.), insieme alle cortecce associative che attivano
i processi di valutazione cognitiva dell’esperienza emotiva. Quindi se un
alunno apprende sperimentando la paura di sbagliare, le stesse aree del sistema
nervoso legate a questa emozione si attiveranno in futuro per evitare
situazioni analoghe, intaccando così significativamente l’autostima e l’autoefficacia
dell’alunno. L’emozione negativa associata a quell’apprendimento si comporta
come un antagonista dell’apprendimento stesso. L’emozione e i processi
cognitivi rappresentano due facce interconnesse della stessa medaglia. Ciò
significa che quando un alunno recupera un’informazione questa attiverà
nuovamente il vissuto emotivo associato a quell’apprendimento perché entrambe hanno
tracciato lo stesso percorso sinaptico. La “warm cognition” rivoluziona quindi le
modalità degli apprendimenti associandoli alle emozioni positive e ciò avviene
solo se un alunno impara con “gioia”.
Comprendere,
dunque come le emozioni influenzino gli apprendimenti scolastici diventa
fondamentale per gli insegnanti, che devono saper gestire e valorizzare
l'aspetto emotivo nei loro alunni. I primi anni di vita sono fondamentali per
lo sviluppo socio-emozionale di un bambino. Durante questa fase, egli inizia a
costruire le basi delle sue future relazioni attraverso le interazioni emotive
e relazionali con i genitori, i caregiver e gli insegnanti. La qualità delle
prime relazioni basate sull’empatia e sulla fiducia è fondamentale per una sana
crescita psicologica.
Le
emozioni sono risposte psicologiche e fisiologiche a stimoli interni ed
esterni. Possono essere classificate in efficacemente
emozioni positive (es. gioia, felicità, amore, ecc.) ed emozioni
negative (es. paura, ansia, tristezza, ecc.). Queste
ultime sebbene scomode, sono essenziali per la nostra capacità di adattarci e
reagire a situazioni di pericolo. Le emozioni influenzano il
comportamento, le relazioni interpersonali e il processo di apprendimento. Nei
bambini, esse si manifestano in modi diversi rispetto agli adulti. La loro
capacità di esprimere e regolare le emozioni è ancora in fase di sviluppo. È
importante che i docenti riconoscano e comprendano queste emozioni per
supportare i bambini nel loro percorso di crescita. Il linguaggio emotivo è uno
strumento potente nella relazione insegnante-alunno. Attraverso l'uso di un
linguaggio che esprime emozioni, i docenti possono fornire un ambiente sicuro e
creare uno spazio in cui i bambini si sentano liberi di esprimere le proprie
emozioni. Le emozioni positive migliorano la motivazione e l'attenzione, mentre
la gestione delle emozioni negative può prevenire distrazioni e comportamenti
problematici.
Associare
emozioni positive all’acquisizione dei contenuti didattici è essenziale per
favorire un ambiente di apprendimento favorevole ed inclusivo. I docenti devono
essere sempre più consapevoli dell'importanza del linguaggio emotivo e della
gestione delle emozioni per sostenere i bambini nel loro sviluppo personale e
accademico.
L’insegnante può promuovere negli
alunni la sperimentazione di emozioni positive attraverso specifiche strategie
relazionali e comunicative. In particolare:
- l’ascolto
attivo ed empatico consente all’alunno di percepirsi compreso e
riconosciuto nella propria esperienza soggettiva;
- l’espressione
di apprezzamenti e feedback positivi autentici favorisce il senso di
autoefficacia e di valorizzazione personale;
- i
comportamenti di gentilezza e cura contribuiscono a costruire un clima
relazionale accogliente e rassicurante;
- l’incoraggiamento
e il supporto sostengono la motivazione e rafforzano la percezione di un
sostegno emotivo significativo;
- la
condivisione di esperienze positive facilita la costruzione del legame
educativo e il consolidamento della relazione insegnante–alunno.
L’efficacia di tali interventi risulta strettamente
correlata alle caratteristiche personali e professionali dell’insegnante,
nonché alla sua capacità di instaurare una relazione autentica, nella quale
l’alunno possa percepire un reale interesse e coinvolgimento nei propri
confronti.
Investire
tempo nella comprensione delle emozioni può trasformare la relazione insegnante-alunno
rendendola più efficace e significativa. I docenti sono chiamati a essere guide
empatiche, pronte ad ascoltare e a rispondere alle esigenze emotive dei loro alunni.
È quindi
necessario che gli insegnati abbiano un nuovo approccio che valorizzi, oltre il
versante didattico e cognitivo, un apprendimento associato alle emozioni positive. In tale modo l’insegnante
diventerà una figura significativa anche sul versante relazionale contribuendo al
successo scolastico dei propri alunni, anche di coloro con bisogni
speciali di apprendimento.
*Neuropsichiatra infantile,
Direttore Sanitario della Fondazione Auxilium di Trapani
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