Riflessioni di don Giulio
Cirignano
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L’invito esteso al vasto e variegato mondo delle associazioni, dei credenti e dei non credenti, è stato categorico: “Puntate
all’impossibile. L’impossibile come anelito, come sogno, come progetto. Utopia
amabile e liberante. L’impossibile come la più concreta forma di
ragionevolezza”.
La Pasqua, infatti, è di per sé un evento umanamente impossibile. Per Gesù, invece,
si tratta di risorgere da morte, entrare in una vita nuova. Gesù non è
rinvivito, è risorto. E’ già ‘ impossibile’ pensare ad un morto che riprende a
vivere. Ancora più impossibile è pensare ad un morto che riprende la vita per
non morire più.
Il mistero cristiano ha nel Signore risorto il suo punto decisivo.
Inimmaginabile. Di portata cosmica: è come l’inizio di una nuova creazione.
I credenti, allora, sono
i ‘ figli’ della resurrezione. I figli della vita contro la morte. I discepoli
dell’impossibile divenuto realtà.
‘Figli della
resurrezione’: trattasi di un ebraismo assai espressivo e adatto: l’ebraico per
esprimere l’appartenenza usa la parola ‘ figlio ’.
Celebrare la Pasqua,
allora, è credere nell’impossibile e volerlo. E’ fare spazio a un grande sogno
che spesso non abbiamo neppure il coraggio e la forza di coltivare.
Don Giulio Cirignano, nel muovere da questo assunto e confortato da puntuali
richiami biblici ed evangelici, indica i contesti dentro i quali
coabitare con la dignitosa utopia dell’essere ragionevoli, chiedendo
l’impossibile:
1 ) a livello sociale
* L’impossibilità di una
convivenza più ricca di umanità. Puntare all’impossibile è già metterla in
essere.
* L’impossibilità di un
progetto di convivenza veramente segnato dalla giustizia. E’ ragionevole volere
questa impossibile possibilità.
* L’impossibilità di
resistere alla banalità elevata a norma. Alla sciatteria, al qualunquismo, al
populismo facile e aggressivo. Si può resistere.
* L’impossibilità di una
politica più libera dagli interessi privati. Occorre cominciare a pensarla e a
volerla. Con iniziative concrete di formazione alla buona politica.
* Celebrare la Pasqua
è credere all’impossibilità di una cultura meno arida e
insignificante: ciò non può essere lasciato al caso. Ma
frutto di decisione e di responsabilità.
* Siamo
ragionevoli, crediamo all’impossibile. Crediamoci
con tutte le forze. Crediamoci in modo da rendere onore alla
nostra fede pasquale. Altrimenti la Pasqua sarà solo rito, l’emozione spirituale
di un momento, una fugace parentesi, inerte, senza forza
creativa.
2 ) A livello ecclesiale.
In questo contesto è
ancora più entusiasmante. * L’impossibilità di una Chiesa più fraterna: è
questo il progetto di Gesù. Più fraterna per la comunione e la
stima reciproca.
* L’impossibilità di una
Chiesa meno incartata nella sua autosufficienza, nella continua
autocelebrazione.
* L’impossibilità di una
Chiesa più evangelica. Perché più povera.
* L’impossibilità di una
Chiesa amica dell’uomo, di tutti gli uomini.
3 ) A livello personale
* Siamo ragionevoli nel credere all’impossibilità che
si fa possibilità, per grazia, di essere più liberi dai
nostri egoismi. E’ necessario, però, volerla, desiderarla
questa impossibilità.
* Crediamo nell’impossibilità di amare di più e meglio. E’ la cosa più
ragionevole volere amare di più.
Volere un amore più grande: per la nostra pace interiore, per il
nostro lavoro, per la nostra famiglia.
* Desideriamo, come nostro futuro, l’impossibilità di volerci persone, se non
felici, almeno più serene, più contente.
* Chiediamo a noi stessi l’impossibile di volgere le spalle a ogni forma di essimismo
e di sfiducia.
Siamo discepoli
dell’impossibile anche coltivando la speranza di poter guardare, intorno
a noi, con sguardo coraggioso e mite.
* Guardando a Gesù crediamo
e scegliamo l’impossibile ragionevolezza di non rimanere prigionieri
del passato e fare del futuro il verbo più congeniale alla
nostra dignità.
Non c’è deviazione che non possa essere corretta. Gesù fu un
formidabile amante di futuro in alcuni incontri:
a ) “ Nessuno ti ha condannato.
Neppure io, vai in pace e smetti di innamorarti della tua
fragilità”,
b ) “Zaccheo, oggi voglio fermarmi a casa tua “e
cambiò tutto;
c ) “Nicodemo, sappi che
si può nascere di nuovo, dall’alto”;
d ) “Allora
il Signore, voltatosi, guardò Pietro. E Pietro si ricordò . . . e,
uscit,o pensò amaramente: ‘ Ricomincio a vivere’ “;
e ) “Oggi sarai con me in
paradiso!”.
4 ) A livello
associativo.
* Siamo ragionevoli:
crediamo e scegliamo come impossibile, fortunato ideale, quello di entrare a
far parte di questa Chiesa che sembra prepararsi ad una
insperata fioritura. Con lucida coscienza di alter natività.
* Crediamo ragionevole
l’impossibile comunione di intelligenze e di volontà giovani per una scuola in grado di liberare
dall’ignoranza e generare alla capacità di scelta e partecipazione.
Giovani, nuove, fresche:
da andare a cercare e coinvolgere.
* Siamo ragionevoli: chiediamo a noi stessi l’impossibile fedeltà al nostro
passato, alla ricca elaborazione dei nostri oltre ottanta
anni di storia.
E ‘ragionevole amare e preservare quanto
si è fatto, come
premessa di futuri percorsi.
* Chiediamo l’impossibile
intelligenza di quello che la scuola deve e può essere come
anello di una cittadinanza più
responsabile. Ora, in questo momento, lungo la linea interrotta dell’innovazione
e del cambiamento.
* Cosa è possibile ancora
chiedere e volere a livello associativo?
Senza
il continuo richiamo alle ragioni del nostro operare,
senza la giocosa e continua riscoperta della nostra
cittadinanza evangelica vano è il nostro operare.
Ma, forse, è proprio in
momenti come questi che alberga, sottotraccia, la possibilità
di una vera, convinta, impossibile alternatività di pensiero e di vita, a
vantaggio della scuola, della Chiesa, della comune convivenza.
Questo è il momento di chiedere l’impossibile e volerlo, valorizzando le
energie che abbiamo energie, e reclutandole dove non le
penseremmo mai presenti. Ma esse ci sono e aspettano.
Allora amici dell’AIMC, facciamo
Pasqua con il Signore risorto, ridoniamo nuove attualità all’impossibile
bellezza di vivere con gioia. Di vivere in sintonia con la
gioia del Vangelo.