Scuole Aperte in 10 passi:
così si riducono
le
disuguaglianze.
Ecco il Vademecum
Le
esperienze realizzate a Roma, Bergamo, Bologna e Milano, con oltre 230 istituti
coinvolti stanno dimostrando che le Scuole Aperte funzionano: riducono le
disparità e moltiplicano le opportunità. Ora vengono messe a sistema, in un
vero e proprio Vademecum zeppo di dati, racconti e analisi delle criticità e
delle possibili soluzioni. L’obiettivo? Rendere le Scuole Aperte una leva
strutturale delle politiche educative
di Chiara Ludovisi
Scuole
aperte il pomeriggio e anche nei mesi estivi, non solo come spazio di socialità
e di crescita per i ragazzi e le ragazze, ma anche come presidio
sociale e culturale sul territorio: sono circa 230, ad oggi,
gli istituti comprensivi coinvolti nel progetto avviato dai comuni di Roma, Milano, Bologna e Bergamo.
Oggi
quelle esperienze, nate in contesti e momenti diversi, vengono messe a sistema
e diventano un vero e proprio Vademecum (qui la versione integrale), che racconta in 10
punti cosa siano le Scuole Aperte e in 70 pagine «perché
ne abbiamo bisogno e come realizzarle», come recita il titolo del volume.
Il
documento è stato presentato questa mattina a Roma, in un incontro patrocinato
da Anci, alla
presenza di rappresentanti istituzionali – tra cui il sindaco di Roma Gualtieri e
gli assessori alla Scuola dei diversi comuni coinvolti – e del Terzo settore.
Le
Scuole Aperte sono poli che irradiano valori e senso di comunità e aiutano a
ridurre diseguaglianze, perché la scuola è generatore di pari opportunità e
irradiatore di civiltà
«A
Roma abbiamo impiantato solidamente questo modello, che è straordinario, perché
valorizza e rafforza il ruolo delle scuole anche per il rapporto biunivoco con
il quartiere e il territorio, valorizzando ricchezza associativa e portando la
scuola fuori dalle sue mura», ha detto in apertura il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. «Le
scuole diventano così poli che irradiano valori e senso di comunità e aiutano a
ridurre diseguaglianze, perché la scuola è generatore di pari opportunità e
irradiatore di civiltà. Farle vivere e sostenerle per noi è una priorità».
«Scuole
Aperte è una visione in cui si cerca di far percepire il valore della scuola
come presidio di comunità», spiega Elena Carnevali, sindaca di
Bergamo e delegata Anci all’Istruzione e Politiche educative. «Da anni si parla
di Scuole aperte, che oggi sono diffuse in molte parti del territorio. Qui si
crea reciprocità tra territorio e scuola e quest’ultima si trasforma in bene
comune, che da un lato supporta la comunità, dall’altro recupera la sua
funzione cardine di accompagnamento dei giovani verso la scelta del proprio
futuro», ha detto.
Le
scuole e i servizi educativi, dal canto loro, non sono solo erogatori di
prestazione, ma presidi di prossimità e spazi quotidiani di costruzione di
fiducia, di equità e di possibilità
Elena
Carnevali, sindaca di Bergamo
Carnevali
ha poi fatto riferimento al contesto attuale: «Viviamo un tempo in cui Comuni e
scuole non sono semplicemente chiamati ad applicare norme e gestire servizi, ma
a ricomporre senso dentro un sistema educativo più complesso, più
fragile e al tempo stesso più necessario. È qui che si gioca parte
decisiva del futuro delle nostre comunità».
Per
questo, ha detto ancora, «la cura delle relazioni, dei tempi e degli spazi
della crescita è un investimento pubblico strutturale. I Comuni non
sono meri soggetti attuatori ma snodi di regia, luoghi in cui si tengono
insieme politiche educative, sociali, scelte urbanistiche, risorse e alleanze
territoriali. Le scuole e i servizi educativi, dal canto loro, non sono
solo erogatori di prestazione, ma presidi di prossimità e spazi quotidiani di
costruzione di fiducia, di equità e di possibilità. Sappiamo che la fatica
è diffusa, perciò momenti come questo di oggi servono non solo a celebrare ciò
che funziona ma anche a nominare e leggere insieme le tensioni e chiederci cosa
va tenuto fermo quando tutto cambia. E cosa invece va ripensato».
Tante
diverse esperienze, quelle delle Scuole Aperte, accomunate dallo stesso
obiettivo, come spiega l’assessora alla Scuola di Roma Capitale, Claudia
Pratelli: «Contrastare le disuguaglianze educative non con interventi
emergenziali o individualizzanti, ma rafforzando i luoghi
dell’educazione, costruendo alleanze stabili tra scuola, enti
locali, terzo settore, comunità educanti, riconoscendo il valore del lavoro
educativo che si svolge anche oltre il tempo strettamente curricolare».
Una
visione contraria, quindi, a quella che «riduce la scuola a uno spazio chiuso,
da proteggere magari con i metal detector, o che immagina
l’educazione come un fatto privato, delegato alle risorse delle singole
famiglie. Noi crediamo nella scuola pubblica come cardine della
democrazia, capace di generare coesione, partecipazione e opportunità
reali, soprattutto nei contesti più fragili. In questa sfida, che richiama le
istituzioni alle proprie responsabilità e ai propri compiti, oggi
abbiamo segnato un punto, mettendo a disposizione uno strumento utile non
solo ai comuni promotori, ma ancor di più alle amministrazioni che si stanno
avvicinando a questa possibilità e guardano a questa esperienza con interesse»,
conclude Pratelli.
Le
Scuole Aperte, in 10 punti
Ma
in cosa consistono, concretamente, le Scuole Aperte? Il Vademecum le descrive
in 10 punti:
1.
Sono presìdi
civici e culturali: punti di riferimento nei quartieri, luoghi di
costruzione di comunità e palestre di cittadinanza attiva. Nascono per
contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica, ma
anche fragilità sociali e isolamento.
2.
Nascono
da un’alleanza educativa tra Ente locale, istituzioni scolastiche e comunità
educante. Non sono progetti calati dall’alto, ma percorsi condivisi negli
intenti e nelle strategie.
3.
Superano l’orario scolastico tradizionale: aprono i plessi
nel pomeriggio, la sera, nei fine settimana e nei periodi di chiusura – come
l’estate – trasformando la scuola in uno spazio vissuto tutto l’anno.
4.
Coinvolgono scuole
di ogni ordine e grado, dagli istituti comprensivi alle secondarie di
secondo grado.
5.
Sono aperte
al territorio per definizione: costruiscono e animano reti con
associazioni di genitori e studenti, Terzo settore, servizi territoriali,
realtà culturali, artistiche e sportive.
6.
Hanno obiettivi
chiari e misurabili: prevenire e contrastare la dispersione scolastica,
ampliare le opportunità educative e culturali, rafforzare la coesione sociale e
sostenere la conciliazione vita-lavoro delle famiglie.
7.
Garantiscono accessibilità
economica: offrono attività gratuite o a costi calmierati, assicurando
comunque la gratuità per chi si trova in condizioni di maggiore difficoltà.
8.
Sono inclusive per
vocazione: accolgono differenze e fragilità, valorizzano talenti e competenze,
riducono le disuguaglianze.
9.
Coinvolgono l’intera comunità: partono da
studentesse e studenti ma si aprono a genitori, docenti, abitanti del
quartiere, costruendo responsabilità condivisa.
10.
Sono laboratori
permanenti di innovazione: propongono attività artistiche, sostegno allo
studio, sport, ascolto psicologico, innovazione didattica, educazione civica,
uscite culturali e percorsi di cittadinanza attiva, adattandosi ai bisogni dei
territori.
Scuole
Aperte, 4 Comuni e tanto in comune
I
contesti in cui le esperienze sono state avviate sono assai diversi, perché
diverse sono le caratteristiche delle quattro città. L’obiettivo però è
condiviso: trasformare le scuole in punti di riferimento per le comunità.
Ecco
una breve carrellata su come il progetto si traduca nei quattro comuni.
A Bergamo,
il progetto “Scuole Aperte” ha introdotto attività extrascolastiche come
laboratori di potenziamento linguistico, matematico e scientifico, gruppi di
studio, laboratori di comunicazione, attività sportive e momenti di
socializzazione nei “Club“. Questi spazi offrono un ambiente sicuro e stimolante
per i ragazzi, con personale educativo dedicato per studenti con
disabilità.
A Bologna,
il progetto “Scuole Aperte tutto l’anno” offre attività di supporto allo
studio, corsi, laboratori culturali e sportivi, uscite e percorsi di
partecipazione giovanile. Durante l’estate, le attività si concentrano su
esperienze all’aperto, escursioni e laboratori creativi.
A Milano,
le “Scuole Aperte”
propongono attività educative, ludiche, sportive e culturali, oltre a corsi di
recupero scolastico, laboratori e campus. Durante la pandemia, il progetto ha
fornito dispositivi digitali e connessioni internet agli studenti per garantire
la continuità educativa.
A Roma,
il progetto “Scuole Aperte il pomeriggio, la sera e nei weekend” (qui la Mappa della
città educante) include corsi di recupero scolastico, laboratori di
scrittura creativa, educazione affettiva, spazi di ascolto e attività
culturali. Le scuole fungono da presidi educativi e sociali, soprattutto nei
quartieri più vulnerabili.
I
nodi critici e come scioglierli
Aprire
le scuole è una sfida che comporta criticità e ostacoli, messi in evidenza
anche questi nel Vademecum, insieme alle possibili soluzioni. In sintesi, le
principali difficoltà riguardano responsabilità e
sicurezza, coinvolgimento del personale, partecipazione
delle famiglie e sostenibilità economica.
Rispetto
al primo punto, le città hanno predisposto patti di corresponsabilità, coperture
assicurative dedicate e linee guida operative condivise. Rispetto alla
partecipazione di docenti e dirigenti, questa non è uniforme, ma tavoli
permanenti di confronto favoriscono un’alleanza che si rivela funzionale alla
buona riuscita del progetto. Anche la co-progettazione e il
protagonismo delle associazioni di genitori sono decisivi.
A
livello economico, la continuità è la sfida principale: il
vademecum suggerisce, a tal proposito, modelli integrati di
finanziamento e programmazione pluriennale.
In
generale, il tratto comune delle quattro città è l’aver trasformato l’apertura
delle scuole in una politica di rete, in cui ente locale,
istituzione scolastica e comunità educante condividono obiettivi e
strategie.
VITA
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