giovedì 13 aprile 2023

UN'AVE MARIA DI TROPPO

                                              Maestra sospesa 20 giorni 

per aver fatto recitare preghiere agli alunni

- di Giovanni Perrone

Sta facendo clamore l’episodio accaduto in una scuola primaria della Sardegna ove una maestra è stata sospesa per avere fatto pregare gli alunni a scuola. Non voglio entrare nei dettagli di quanto accaduto e delle decisioni prese dalle autorità preposte: una semplice Ave Maria, ricorrenti episodi, eccessi di zelo, altro? 

Al di là del “fattaccio”, ritengo eccessiva la punizione, che forse potrebbe avere altri motivi sottesi. Non conosco le cose a fondo.

Di certo è stata una grave stonatura la strumentalizzazione, da destra e da sinistra, dell’evento, provocando anche interventi non sempre opportuni.

L’episodio deve invitarci a riflettere sulla presenza degli insegnanti cattolici nella scuola e dell’insegnamento della religione cattolica.

Una delle sfide prioritarie per la comunità sociale e anche per quella scolastica è la composizione multiculturale delle odierne società, bene evidenziata dal documento della Congregazione per l’Educazione Cattolica “Educare al dialogo interculturale nella scuola – Vivere insieme per una civiltà dell’amore”. Il dirigente e/o l’insegnante cattolico è chiamato a promuovere il dialogo, a favorire la convivenza fra le diverse espressioni culturali, ad incoraggiare rapporti di reciproco rispetto, ad aiutare a superare pregiudizi, ad orientare perché venga messo in luce ciò che è “buono, bello e vero”, a creare occasioni di confronto che stimolino il reciproco arricchimento e l’armonia, a promuovere e sostenere progetti educativi che aiutino la comunità scolastica a realizzare idonei percorsi di dialogo interculturale. Ciò, naturalmente, senza abdicare alla propria identità, che è anzitutto testimonianza e non l’organizzazione di eventi di fede (specificità questa della comunità ecclesiale).

La scuola è anzitutto luogo di cultura, ove si apprende a comprendere se stessi e il mondo, e, promuovendo la cittadinanza attiva, si percorrono sentieri di giustizia e pace, si acquisiscono buone abitudini e si maturano capacità progettuali, operative, riflessive e cooperative. Perciò la scuola lotta ogni forma di analfabetismo, anche religioso. 

Purtroppo, sovente con la scusa della “laicità”, molti ragazzi crescono analfabeti dal punto di vista religioso. La laicità non è sterile negazione o vuoto culturale, ma dialogo e comprensione. Essa vuol dire orizzonti aperti e non costruzione di barriere.

La dimensione religiosa è intrinseca al fatto culturale, concorre alla formazione globale della persona e permette di trasformare la conoscenza in sapienza di vita…. Grazie all’insegnamento della religione cattolica la scuola e la società si arricchiscono di veri laboratori di cultura e di umanità, nei quali, decifrando l’apporto significativo del cristianesimo, si abilita la persona a scoprire il bene e a crescere nella responsabilità, a ricercare il confronto ed a raffinare il senso critico, ad attingere dai doni del passato per meglio comprendere il presente e proiettarsi consapevolmente verso il futuro …La dimensione religiosa non è dunque una sovrastruttura; essa è parte integrante della persona, sin dalla primissima infanzia; è apertura fondamentale all’alterità e al mistero che presiede ogni relazione ed ogni incontro tra gli esseri umani…. La dimensione religiosa rende l’uomo più uomo” (Benedetto XVI).

Perciò, essere scuola statale o esplicitamente cattolica non è problema di catechesi o di pratiche religiose da fare vivere in contesti scolastici. Catechesi e pratiche  di fede sono specifiche della comunità ecclesiale. Però la cultura religiosa ha piena cittadinanza anche nella scuola.  Tale cultura  (interagendo con gli altri ambiti del sapere scolastico) aiuta a leggere e comprendere i fatti e i fenomeni religiosi (in particolare dell’ambiente in cui si vive) e a non cadere vittima di pregiudizi, di stereotipi, di varie forme di integralismo, favorendo il dialogo interreligioso e la cooperazione al fine della pacifica convivenza e della promozione del bene comune. Questo è un servizio ‘laico’ da offrire a tutti gli alunni perché possano comprendere pienamente l’ambiente in cui vivono e la cultura che caratterizza la comunità.

L’insegnante cattolico non può essere  presenza divisiva nella comunità scolastica e sociale, ma egli è presenza dialogante che aiuta a dare ampi orizzonti ai saperi disciplinari, perché siano saperi che, facendo interagire le persone e le varie discipline, promuovono la piena dignità di ogni persona.  Perciò la conoscenza dei fatti e dei fenomeni religiosi impregna ogni ambito di insegnamento e, in tal senso, anche la presenza dell’insegnante di religione cattolica è una preziosa risorsa per la comunità scolastica.

Spiace ciò che è accaduto. Ci auguriamo che l’evento non lasci penosi strascichi, ma che favorisca una serena e qualificata riflessione in tutte le parti coinvolte, nelle comunità scolastiche e nell’intera comunità nazionale.

Di certo non si può ridurre il tutto in un estemporaneo snervante, passeggero e fuorviante dibattito tra “religione si” o “religione no” oppure nella ricerca dei veri o presunti colpevoli.

 Non è questo, infatti,  il vero problema.



Nessun commento:

Posta un commento