*A Napoli la povertà educativa
lascia gli adolescenti senza futuro*
I
dati della ricerca “Barriere invisibili” condotta dall’Università “Federico II”
di Napoli e il polo ricerche di Save the Children. L’indagine evidenzia che
vivere in una famiglia a reddito basso o molto basso è tra le “barriere
invisibili” più rilevanti che ostacolano il futuro degli adolescenti
napoletani: lo dichiara il 12% degli intervistati. Si tratta di ragazzi che,
proprio in virtù delle condizioni familiari, oltre a frequentare la scuola,
lavorano: il 6,7% tutti i giorni, il 16% saltuariamente, mentre il 21% cerca
lavoro
di Redazione
La
povertà educativa nell’area metropolitana di Napoli trae origine
principalmente dal contesto familiare e da quello sociale. Lo conferma la
ricerca “Barriere invisibili”, nata dalla sinergia tra il dipartimento
di Scienze economiche e statistiche dell’Università di Napoli “Federico II” e
il polo ricerche di Save the Children, che aveva l’obiettivo di
esaminare in profondità il fenomeno nel territorio napoletano. La ricerca,
coordinata dalla docente federiciana Cristina Davino, è stata
realizzata con il supporto del progetto Grins (Growing resilient, inclusive
and sustainable), finanziato dal ministero dell’Università e della
ricerca nell’ambito del Pnrr con il sostegno
dell’assessorato alla Scuola, politiche sociali e politiche giovanili
della Regione Campania e dell’assessorato all’Istruzione
del Comune di Napoli. L’indagine ha potuto contare sulla
partecipazione di 55 istituti scolastici e circa 25 enti del Terzo
settore e servizi sociali: ha coinvolto 3.800 studenti, di età compresa tra i
14 e i 19 anni, e 300 ragazzi che sono usciti dal circuito scolastico.
L’indagine
evidenzia che vivere in una famiglia a reddito basso o molto basso è tra le
“barriere invisibili” più rilevanti che ostacolano il futuro degli adolescenti
napoletani: lo dichiara il 12% degli intervistati, con un 5% che ha affermato
di vivere in condizioni di grave deprivazione materiale, situazione che si
rileva in particolare nelle periferie della città di Napoli (Scampia,
Chiaiano, Piscinola, Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio) e nei
comuni di Casoria, Afragola, Caivano, Cardito, Crispano, Acerra.
I
dati dell’indagine
Si
tratta di ragazzi che, proprio in virtù delle condizioni familiari, oltre a
frequentare la scuola, lavorano: il 6,7% tutti i giorni, il 16% saltuariamente,
mentre il 21% cerca lavoro. A ridurre il tempo dedicato allo studio, anche la
necessità di doversi occupare di familiari e/o della casa in generale (12%).
Per quanto riguarda il giudizio sulla scuola, Il 59,4% del campione
giudica favorevolmente la disponibilità di servizi offerti quali, ad esempio,
corsi di recupero e attività culturali, mentre è negativo il giudizio relativo
alle infrastrutture scolastiche come palestre, strumenti digitali,
biblioteche, ritenute dal 43,3% del campione insoddisfacenti. Mura scolastiche
entro le quali, il 12% degli intervistati dichiara di avere subito atti
di bullismo.
Quasi
la metà dei ragazzi e delle ragazze intervistati (esattamente il 46,5%) non ha
letto alcun libro nell’ultimo anno, al di fuori dei testi scolastici,
mentre il 33,4% afferma di essere connesso a dispositivi online per più di
cinque ore al giorno e il 54,9% da una a cinque ore al giorno. Il 42,8 % non fa
attività sportiva e solo il 13,1% frequenta un’associazione.
Lo
studio ha adottato un approccio metodologico misto, combinando la raccolta di
dati su vasta scala con interviste qualitative rivolte a esperti e operatori
del settore. Grazie al sostegno delle istituzioni locali, la ricerca ha mappato
capillarmente le istanze degli adolescenti, offrendo una visione dettagliata
delle loro aspirazioni future e del contesto in cui vivono. E proprio rispetto
al proprio territorio, gli intervistati indicano tra i motivi di
insoddisfazione, la pulizia delle strade (63%), la percezione di insicurezza
rispetto ad episodi di criminalità (41,6%), l’isolamento dovuto alla scarsità
dei servizi pubblici (27,7%).
Tra
speranza e ansia
La
speranza (29,6%) e l’ansia (27,4%) sono i due stati d’animo prevalenti con cui
i ragazzi guardano al futuro: la condizione di ansia
affligge soprattutto le ragazze (34%), mentre circa il 10 % degli intervistati
dichiara di non riflettere sul proprio domani. Dal campione analizzato, emerge
che i ragazzi non pensano di poter avere un futuro appagante se dovessero
restare in Italia o comunque nel proprio luogo di residenza, mentre guardano
con maggiore fiducia a un futuro all’estero. Il 50,9 % degli intervistati è
convinto della necessità di sostenere i ragazzi e le ragazze in condizioni di
difficoltà economiche, in modo che possano proseguire gli studi e inserirsi nel
mondo del lavoro attraverso percorsi formativi di qualità per avere contratti
stabili e una retribuzione adeguata (49,1 %). L’indagine pertanto mette in luce
che gli ostacoli alla crescita dei giovani risiedono in deprivazioni sistemiche
e multidimensionali. Le “Barriere invisibili” rappresentano, dunque, quel
complesso reticolo di mancanze sociali, familiari e ambientali che limitano lo
sviluppo del potenziale dei minori.
«Abbiamo
affrontato un tema importante, con l’obiettivo di contribuire alla definizione
e alla misurazione della povertà educativa, e fornire dei dati che il gruppo di
ricerca mette a disposizione di tutti», spiega Cristina Davino,
coordinatrice della ricerca. «Un aspetto interessante e anche innovativo della
ricerca è stato valutare non solo le opportunità fornite da famiglia, scuola e
territorio, ma comprenderne anche gli esiti, le future aspirazioni, i sogni dei
nostri studenti. C’è un notevole gap tra aspirazione e aspettativa, e c’è
sempre la voglia di andare a cercare altrove un futuro migliore. La mancanza di
opportunità ha un impatto non solo sul rendimento scolastico ma sulla vita
dell’individuo dal punto di vista delle capacità emozionali, relazioni, di
gestione dello stress. Abbiamo fatto un lavoro con le studentesse e gli
studenti, ascoltato la loro voce perché solo misurando un fenomeno si può
conoscerlo realmente e si possono intraprendere delle azioni in merito».
«Prima
nel suo genere in Italia, questa indagine così capillare non sarebbe stata
possibile senza il protagonismo delle scuole, delle istituzioni locali e del
Terzo settore», dichiara Raffaela Milano, direttrice della ricerca
di Save the Children. «E, soprattutto, grazie ai ragazzi e alle ragazze che ci
hanno guidato ad individuare quelle barriere invisibili che ostacolano il loro
futuro. Insieme all’Università Federico II, vogliamo mettere questo patrimonio
di dati e di analisi a disposizione di tutta la comunità educante. Con
l’auspicio che quella di oggi sia solo una prima tappa di confronto e di
approfondimento e che questa ricerca possa orientare in modo sempre più mirato
le strategie di contrasto della povertà educativa».
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