solo quando
non ci si accorge
della presenza
dell’insegnante”
"Stare bene non
significa non fare fatica. La scuola non è un luogo di svago ma un ambiente di
impegno creativo. La scuola che immaginiamo è..."
La presenza dell’altro è
preziosissima per la crescita individuale di ogni essere umano e questo
concetto, mai come in nessun altro posto, prende vita proprio tra i banchi di
scuola. Ad affrontare questo argomento è stato l’esperto di pedagogia Daniele
Novara, queste le sue parole:
“Che a scuola s’impari
dai compagni dovrebbe essere scritto a lettere cubitali in ogni ingresso
scolastico”. Il gruppo, come ci spiega l’esperto: “crea
un'osmosi nei processi di apprendimento, ossia si creano degli incastri, degli
effetti domino estremamente importanti che rendono l’apprendimento un gioco di
squadra tra gli alunni, dove l’insegnante ha un’azione propulsiva e di regia”.
Il pedagogista spiega con
chiarezza quale dovrebbe essere il “modus operandi” di ogni
insegnante, in classe il processo di apprendimento non dovrebbe essere di tipo
“verticale”, dall'alto dell’insegnante fino al basso degli studenti, ma
sarebbe più opportuno adottare un metodo “orizzontale” dove il
confronto avviene tra pari e ogni alunno può mettere in campo le proprie
capacità, strategie e memorie sociali.
“La memoria sociale, infatti, ci permette di essere quello che siamo. In questa imitazione sistematica tra gli alunni si creano gli innesti per poter imparare stando bene. Stare bene non significa non fare fatica. La scuola non è un luogo di svago, ma un ambiente di impegno creativo. La scuola che immaginiamo è faticosa, esigente, ma anche viva, creativa, animata dal lavoro attivo degli alunni”, e in una scuola viva, ci spiega l'esperto: “l’alunno costruisce, esplora, produce".
“Come ricordava Maria Montessori: “Voglio
entrare in una Casa dei Bambini e non accorgermi della presenza
dell’insegnante, perché stanno lavorando loro” conclude Novara.
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