è stato sottratto il futuro
che attendeva
le generazioni precedenti”.
Quando il filosofo
era studente il futuro
lo aspettava,
oggi i giovani vivono
in un eterno presente
senza obiettivi
Il filosofo e
psicoanalista Umberto Galimberti individua nel nichilismo
giovanile la conseguenza di una sottrazione operata dalle generazioni
precedenti.
La sua analisi emerge
da interviste rilasciate a testate nazionali nelle quali dichiara: “Ai
giovani è stato tolto il futuro”. Il professore contrasta la retorica del
confronto generazionale affermando che i padri e i nonni non possono invocare i
loro tempi come modello, poiché “quelli erano tempi fortunatissimi”.
Gli adolescenti
manifestano noia, assenza di stimoli e mancanza di prospettive. I giovani tra i
15 e i 30 anni possiedono la massima forza biologica, ideativa e sessuale, ma
la società non li valorizza in ambito politico, sociale ed economico.
Galimberti sostiene che
lo Stato fa a meno di loro proprio quando potrebbero esprimere il loro
potenziale. Il filosofo riceve messaggi da coetanei e ragazzi più giovani
che descrivono una condizione di vuoto esistenziale caratterizzata
dall’impossibilità di individuare obiettivi o sogni.
Il confronto tra
generazioni e il vuoto sistemico
Il filosofo racconta la
propria esperienza biografica per illustrare il divario tra epoche storiche.
Galimberti ha iniziato a insegnare filosofia in un liceo un anno prima di
laurearsi perché mancavano professori nella disciplina. Il docente afferma: “Il
futuro era lì ad aspettarmi”. La generazione attuale si trova in una
situazione opposta, nella quale il futuro appare imprevedibile e non
retroagisce come motivazione.
La società contemporanea
manda i giovani all’università senza garantire loro il lavoro per
cui hanno studiato. Il nichilismo rappresenta un terribile
senso di vuoto e l’assenza totale di obiettivi, concetto già preconizzato dal
filosofo tedesco Friedrich Nietzsche nel diciannovesimo secolo. Gli adolescenti
convivono con sentimenti quali angoscia, paura, frustrazione e solitudine. Le
sostanze anestetizzanti come alcol e droghe fungono da strumenti per non
affrontare l’ansia derivante dal futuro. I giovani vivono in un eterno presente
perché il domani non rappresenta più una promessa ma una minaccia.
Le conseguenze sociali e
il peso dei dati economici
Il disagio giovanile
produce conseguenze drammatiche che Galimberti definisce devastanti. Il
filosofo cita i 400 suicidi in età scolare come dato allarmante di una crisi
sistemica. La precarietà contrattuale riguarda stabilmente
quasi il 30% degli occupati, con percentuali che per i lavoratori tra i 15 e i
34 anni superano il 30% nel 2024. Il tasso di disoccupazione giovanile si
attesta al 20,6% a settembre 2025, quasi quattro volte quello della fascia
50-64 anni.
Il 58,3% della ricchezza netta
appartiene a famiglie con capofamiglia nato prima del 1980. I baby boomer
detengono il 43,3% del patrimonio nazionale con una ricchezza media superiore
ai 360.000 euro per nucleo familiare, mentre le famiglie guidate da Millennial
o appartenenti alla generazione Z possiedono una media di appena 150.000 euro.
L’INPS ha evidenziato durante l’audizione alla Commissione parlamentare di
inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione
demografica che il Paese conserva opportunità di miglioramento investendo sui
giovani, sulle donne e sui lavoratori anziani. La mobilità sociale garantita
nei decenni passati è stata sostituita da una grave immobilità economica nella
quale solo il 17,6% dei nati nel 1992 provenienti da famiglie con basso titolo
di studio ha conseguito una laurea.
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