domenica 25 gennaio 2026

APPRENDERE FACENDO

 


Apprendere facendo 

e pensando: 

dal cooperative learning 

al problem based learning. 

Il ruolo del docente


Di Bruno Lorenzo Castrovinci

 

Parlare di metodologie attive, in un contesto educativo istituzionale e accademico, significa assumere una posizione culturale esplicita rispetto al significato dell’educazione e al ruolo che la scuola è chiamata a svolgere nella formazione dell’individuo e della collettività. Non si tratta semplicemente di individuare strategie didattiche più efficaci, ma di interrogarsi sul modello di uomo e di cittadino che l’educazione contribuisce a costruire, sul rapporto che il soggetto instaura con il sapere e sulla funzione emancipativa del processo educativo.

La scuola contemporanea opera in una fase storica caratterizzata da una profonda ambivalenza, in cui l’accesso immediato e potenzialmente illimitato alle informazioni non si traduce automaticamente in comprensione, orientamento e capacità critica. Al contrario, l’eccesso informativo rischia di produrre frammentazione del pensiero, superficialità cognitiva e una progressiva perdita di senso, che si riflette in atteggiamenti di passività, disaffezione e distanza emotiva rispetto all’apprendimento.

Le metodologie attive si inseriscono in questo scenario come risposta pedagogica strutturata, proponendo una concezione dell’apprendimento che restituisce centralità all’esperienza, alla riflessione e alla relazione. Esse assumono la mente non come un contenitore da riempire, ma come un processo dinamico, che costruisce significati attraverso l’interazione con il mondo e con gli altri, chiedendo alla scuola di tornare a essere un luogo di formazione del pensiero, della coscienza critica e della responsabilità.

Una scuola che si muove insieme agli studenti

Una scuola che sceglie di adottare metodologie attive accetta di superare una visione istruzionistica e trasmissiva dell’insegnamento, fondata sulla linearità dei programmi e sull’uniformità dei percorsi, per aprirsi a una progettazione educativa più complessa, capace di tenere conto della pluralità dei soggetti e dei diversi modi di apprendere.

In questa prospettiva, il curricolo non è più concepito come una sequenza rigida di contenuti da svolgere, ma come una trama intenzionale di esperienze che accompagnano lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale degli studenti. L’apprendimento viene interpretato come un processo di costruzione progressiva del sapere, che procede per riorganizzazioni, rielaborazioni e approfondimenti successivi.

Muoversi insieme agli studenti significa anche riconoscere il valore formativo dell’errore e dell’incertezza, considerandoli non come segni di fallimento, ma come passaggi epistemologicamente necessari. La scuola diventa così uno spazio di accompagnamento e di fiducia, in cui l’attenzione si sposta dalla prestazione immediata alla qualità del percorso e in cui la relazione educativa si fonda sulla corresponsabilità e sull’autorevolezza dialogica.

Apprendere facendo e pensando

Il principio dell’apprendere facendo costituisce uno dei pilastri teorici delle metodologie attive e si fonda sull’idea che la conoscenza non possa essere separata dall’esperienza concreta. È attraverso l’azione che il sapere acquista consistenza, diventa interrogabile e si radica in modo più stabile nei processi cognitivi.

Tuttavia, l’azione in sé non garantisce automaticamente apprendimento, poiché rischierebbe di rimanere a un livello meramente esecutivo se non fosse accompagnata da un’attività riflessiva consapevole. Le metodologie attive strutturano quindi contesti in cui l’esperienza è costantemente analizzata, discussa e rielaborata, consentendo allo studente di trasformare il fare in conoscenza consapevole.

In questo intreccio tra azione e riflessione, lo studente sviluppa progressivamente competenze metacognitive, imparando a riconoscere le strategie utilizzate, a valutarne l’efficacia e a modificarle quando necessario. Il fare orientato dal pensiero e il pensare radicato nell’esperienza danno origine a un circolo virtuoso che sostiene l’autonomia, la capacità di trasferimento delle competenze e l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

La dimensione sociale dell’apprendimento

Dal punto di vista pedagogico e psicologico, l’apprendimento si configura come un processo intrinsecamente sociale, che prende forma all’interno di contesti relazionali e culturali condivisi. La conoscenza non nasce in isolamento, ma si sviluppa attraverso il confronto, il linguaggio e la negoziazione dei significati.

Le metodologie attive assumono pienamente questa dimensione, promuovendo ambienti di apprendimento cooperativi in cui il dialogo diventa strumento privilegiato di costruzione del pensiero. Il confronto tra punti di vista differenti favorisce la decentratura cognitiva, stimola il pensiero critico e contribuisce alla formazione di soggetti capaci di riconoscere la complessità della realtà.

In questo contesto, l’errore perde la sua connotazione sanzionatoria e individuale e diventa occasione di riflessione collettiva e di crescita condivisa. L’apprendimento si trasforma così in un’esperienza comunitaria, in cui il successo non è misurato in termini competitivi, ma nella capacità del gruppo di costruire conoscenze significative e durature.

Motivazione, emozione e senso

Ogni apprendimento autentico è sostenuto da una dimensione motivazionale ed emotiva che ne costituisce il fondamento profondo. Senza coinvolgimento, senza riconoscimento del senso di ciò che si apprende, il sapere rimane fragile, superficiale e facilmente dimenticabile.

Le metodologie attive riconoscono il ruolo centrale delle emozioni nei processi cognitivi, poiché esse orientano l’attenzione, influenzano la memoria e sostengono l’impegno nel tempo. Quando lo studente percepisce il valore dell’esperienza di apprendimento e ne riconosce la rilevanza per la propria vita, lo studio cessa di essere un atto imposto e diventa un’esperienza intenzionale e partecipata.

In questo quadro, la motivazione non è considerata un prerequisito da pretendere, ma un esito da costruire attraverso contesti significativi, compiti autentici e relazioni educative di qualità. Il senso dell’apprendere diventa così una componente strutturale del percorso formativo, capace di sostenere la crescita personale e il desiderio di conoscenza.

Le principali metodologie attive

Nel panorama pedagogico contemporaneo, le metodologie attive si declinano in una pluralità di approcci che condividono la centralità dello studente e dell’esperienza di apprendimento. Tra queste si colloca l’apprendimento cooperativo, che valorizza il lavoro di gruppo strutturato come spazio di costruzione condivisa del sapere e di sviluppo delle competenze sociali.

Accanto ad esso trova spazio il problem based learning, che pone gli studenti di fronte a problemi complessi e autentici, stimolando il pensiero critico e la capacità di ricerca. Un ruolo significativo è svolto anche dal project based learning, in cui l’apprendimento si sviluppa attraverso la realizzazione di progetti articolati, capaci di integrare conoscenze disciplinari e competenze trasversali. La flipped classroom ribalta la tradizionale organizzazione del tempo scuola, favorendo un uso più attivo e riflessivo delle ore in classe.

A questi approcci si affiancano il debate, che educa all’argomentazione e al confronto razionale, il learning by doing, che affonda le sue radici nell’esperienza operativa, e le pratiche di service learning, che intrecciano apprendimento e impegno civico. Pur nella loro diversità, queste metodologie condividono una visione dell’apprendimento come processo attivo, significativo e profondamente connesso alla realtà.

Il ruolo del docente come guida riflessiva

All’interno di una didattica orientata alle metodologie attive, il docente assume il ruolo di guida riflessiva e di mediatore culturale, chiamato a progettare ambienti di apprendimento intenzionali e coerenti con una visione educativa complessa.

Questa postura professionale richiede una solida competenza pedagogica, una profonda conoscenza dei processi di apprendimento e una costante capacità di riflessione sulla propria pratica. L’insegnante osserva, interpreta e interviene in modo mirato, sostenendo gli studenti senza sostituirsi a loro e promuovendo l’autonomia cognitiva.

Guidare senza dirigere, accompagnare senza controllare, significa accettare l’imprevisto come parte integrante dell’esperienza educativa e riconoscere l’insegnamento come un processo di apprendimento continuo anche per l’adulto. In questo senso, il ruolo del docente si configura come una responsabilità etica oltre che professionale.

Conclusioni

Le metodologie attive non rappresentano una semplice innovazione didattica, ma esprimono una visione pedagogica che interroga in profondità il significato dell’educare e il compito istituzionale della scuola.

Esse chiedono alla scuola di scegliere se limitarsi a istruire o assumere pienamente la responsabilità di formare il pensiero, la coscienza critica e la capacità di affrontare la complessità del presente. In un tempo che tende alla semplificazione e alla velocità, le metodologie attive restituiscono valore alla lentezza del comprendere, alla profondità dell’esperienza e alla centralità della relazione educativa.

Educare menti attive significa formare soggetti capaci di pensare, di interrogare il reale e di assumere responsabilmente il proprio ruolo nella società. In questa prospettiva, la scuola si configura non soltanto come luogo di apprendimento, ma come spazio etico e culturale in cui si costruisce, giorno dopo giorno, la possibilità di un futuro consapevole.

 

Orrizzonte Scuola

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