Nasciamo e viviamo come viandanti di un lungo pellegrinaggio verso la meta
indicata dal Signore.
di Enzo Bianchi
Ci sono parole di Gesù non registrate nei Vangeli ma
testimoniate dai padri della chiesa che
anche oggi dagli esegeti sono ritenute autentiche, parole proferite da Gesù,
parole come frecce che se accolte lasciano il segno. Una di queste parole di
Gesù risuona così: “Siate viandanti!”.
Ai suoi discepoli, trascinati
dietro a lui senza avere una casa né dove posare il capo, Gesù ricorda, oserei
dire legifera: “Siate viandanti!”, cioè siate sempre nomadi, pellegrini, e di
conseguenza siate stranieri, forestieri, passanti…
E non a caso i primi cristiani furono chiamati “quelli della strada”.
Spiritualmente i cristiani devono tutti essere figli del padre dei
credenti, nostro padre Abramo, il quale restò
tutta la vita un viandante, un forestiero alla ricerca di una terra che Dio gli
avrebbe mostrato ma che sia al momento della chiamata sia durante tutto quel
viaggio gli ha sempre oscurato. Camminare e riprendere a camminare per nuovi
cammini è la vocazione dei cristiani: camminare nella speranza, nella
convinzione di dirigersi verso la meta indicata dal Signore, ma senza certezze
cercando di vedere le realtà invisibili che sono le promesse del Signore.
Siamo viandanti chiamati a fare un po’ di strada con altri: ci uniamo agli
altri venendo al mondo, dobbiamo camminare con gli altri se vogliamo compiere
l’opera a noi assegnata e poi ce ne andiamo perché anche il nostro cammino
finisce.
Ma il viandante mentre cammina deve anche cantare: non a caso Agostino di Ippona invita
a cantare l’Alleluia, il canto dei
pellegrini che vanno verso Gerusalemme.
Così uniamo il nostro Alleluia a quello che si canta in cielo in una vera
lode cosmica fatta da creature che passano, viandanti e pellegrini che cantano:
Cantiamo come viandanti, e tu canta e cammina! La strada verso il Regno è
sempre nuova, è strada di vita!
Famiglia Cristiana -
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