giovedì 29 dicembre 2022

MIGRANTI E SICUREZZA

 Dl sicurezza, Perego: il problema non sono le ong che salvano chi è in pericolo

Il presidente della Fondazione Migrantes analizza il decreto approvato ieri con le nuove norme previste per le navi di soccorso in mare. "È fondato su un segnale di insicurezza che è fasullo. La politica superi l'impatto ideologico sulle migrazioni. La mobilità è una struttura fondamentale del futuro delle nostre città"

 - di Antonella Palermo - Città del Vaticano

 Paradossi, opacità e limiti. Sono quelli espressi ai nostri microfoni dal vescovo Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, a proposito del decreto-legge con disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori, approvato ieri dal Consiglio dei ministri.

 Le nuove regole per le ong che soccorrono in mare

Il decreto contiene le nuove regole per le ong che operano per salvare i migranti nel Mediterraneo. Tra le novità, multe e confische per chi non rispetta le nuove prescizioni. Le navi potranno transitare e intervenire solo per i soccorsi, e comunque sotto il controllo e le indicazioni delle autorità territoriali. Di una "idoneità tecnica" per la sicurezza nella navigazione dovrà essere dotata la nave di soccorso. Per il resto delle misure sulla sicurezza il governo lavora ad un nuovo decreto che sarà pronto a gennaio. Si tratta di un risultato di compromesso frutto di numerose riunioni tecniche e diversi confronti politici, caratterizzati da momenti di tensione all'interno della maggioranza. Intanto continuano gli sbarchi: sono 112 i migranti arrivati fra la notte e l'alba, con tre diversi barchini, a Lampedusa. La prima barca, con a bordo 14 persone (8 minori) originarie di Costa d'Avorio e Tunisia, è stata agganciata al largo dalla motovedetta V1102 della Guardia di finanza. A Cala Madonna sono stati bloccati 36 (10 donne e 3 minori) bengalesi, senegalesi, malesi e gambiani. L'imbarcazione utilizzata per la traversata non è stata ritrovata. All'alba, sempre la motovedetta delle Fiamme gialle, ha bloccato un barcone di 12 metri con a bordo 62 (15 donne e 4 minori) originari di Mali, Guinea, Costa d'Avorio e Camerun. Ventuno algerini - tra loro anche sei donne e tre minori - sono stati intercettati ieri notte al largo di Sant'Antioco dalla Guardia di Finanza e poi traportati al sicuro al porto. Quindi il trasferimento al centro di accoglienza di Monastir (Cagliari) a cura della Polizia di Stato.

"Non sono le ong a generare insicurezza"

Abbiamo chiesto una valutazione complessiva dell'impianto del decreto a monsigno Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes.

Monsignor Perego, quale analisi può offrici sul decreto appena approvato?

Una prima considerazione è se siano le ong il problema della sicurezza dell'Italia o se invece sono proprio le ong le navi che salvano persone, che sappiamo da quali Paesi provengono, cioè Paesi in forte crisi internazionale, 40 in guerra e diversi dove anche i cambiamenti climatici hanno costretto a partire. Forse sono proprio le ong che creano sicurezza più che mettere in pericolo. Una seconda considerazione è che mi sarei aspettato che, a fronte eventualmente di una regolamentazione delle azioni delle ong che di fatto limitano il salvataggio delle persone, ci fosse un impegno italiano ed europeo per proprie navi di salvataggio di persone che continueranno a fuggire da situazioni disperate. La terza considerazione è che bisogna capire se sono legittime, alla luce del diritto internazionale e del diritto del mare, alcune indicazioni che sono presenti nel decreto. Infine, nel decreto sicurezza non c’è una parola sulla sicurezza delle persone in pericolo e che sono in fuga. È un decreto che dimentica che sono le persone che si trovano in mare il soggetto insicuro e che hanno bisogno di approdo.

Che ne sarà del lavoro degli immigrati?

Per quanto riguarda i lavori degli immigrati, contemplati negli ultimi numeri di questo decreto, c’è molta incertezza. Si parla della necessità del visto di ingresso per un permesso di soggiorno che dovrebbe essere conseguente a un corso di formazione del lavoratore. Non si capisce se questo corso deve avvenire in patria, online… e poi non si capisce cosa significa che la questura dà un silenzio assenso, di fatto, in ordine a questo visto di ingresso. Il che sta allora a indicare che forse la questura, di fronte a un nominativo fa una verifica, con la polizia internazionale, l’interpol o la banca dati europea, riservandosi di verificare se la persona ha delle situazioni particolare...

Così come non si capisce perché il corso di formazione ha una validità solo di sei mesi: se è un corso di formazione deve essere fatto e poi rimanere un patrimonio del lavoratore, senza scadenze. Se ci sono degli aggiornamenti da fare nella formazione si fanno. Quindi è un decreto sicurezza che è nato soprattutto per le navi ong, inserisce questo elemento dei lavoratori stranieri che è una grande necessità perché tutte le categorie del mondo del lavoro hanno chiesto più lavoratori e prepara in maniera imprecisa il decreto flussi, si parla di 89mila persone, 10mila in più rispetto al decreto flussi ultimo di Draghi.

La matrice che ha ispirato il decreto è ancora l’idea che siano le ong ad alimentare gli scafisti... risulta evidente che non si riesce a rompere questo convincimento...

Sì, è paradossale che uno strumento che in questi anni è stato di sicurezza per almeno il 10% delle persone che sono sbarcate nel nostro Paese e in Europa sia considerato uno strumento di insicurezza. Da questo punto di vista credo che questo decreto cadrà presto, nel senso che è costruito sul nulla, costruito soprattutto su un segnale di insicurezza che è in realtà è fasullo.

Qui si parla di sanzioni pesanti che arriverebbero a 50mila euro in caso di mancato rispetto delle norme...

Come sempre si utilizza anche lo strumento della sanzione per indebolire e impedire questo tipo di azione delle ong che, di fatto, già precedentemente avvertivano sempre la guardia costiera di tutto… il percorso che qui è indicato è quello che più volte i responsabili delle diverse ong hanno detto di seguire da sempre. Queste sanzioni amministrative non penali stanno dunque a dire che si vuole inserire una serie di elementi i quali di fatto non sono importanti in ordine alla gestione di questa realtà.

 Alcune ong, tra cui per esempio Emergency, lamentano già che, impedendo il decreto di fare ulteriori salvataggi dopo il primo soccorso, esso porterà da un lato all’aumento dei morti in mare e dall’altro al respingimento ancora una volta verso la Libia…

Certamente. Che ci sia nel decreto l’intenzione di limitare le possibilità di salvataggio da parte delle ong e che questo porterà a maggiori respingimenti è una conseguenza inevitabile. Non si capisce perché una nave che ha a bordo delle persone salvate e che nel tragitto ne incontra delle altre non possa e non debba fermarsi per salvarle.

L'Emilia-Romagna, la Regione in cui lei vive, si prepara ad accogliere i 113 migranti soccorsi al largo della Libia dalla nave 'Ocean Viking' della ong Sos Méditerranée. L'arrivo al porto di Ravenna è previsto sabato. Tra di loro ci sono 23 donne, alcune incinte, 34 minori non accompagnati e 3 neonati, il più piccolo ha solo tre settimane. Quale è il suo stato d'animo di fronte a queste scene in questo tempo di Natale?

Che questo è il Natale da vivere: il Natale dei bambini che stanno fuggendo come il Bambino Gesù in fuga e che chiedono di essere accolti, chiedono casa, città, chiedono un Paese dove crescere e vivere e dare il meglio di sé. L’Emilia-Romagna è una delle Regioni che già sta accogliendo moltissime di queste persone. Proprio ieri sera ero in un Centro di accoglienza qui a Ferrara dove hanno ospitato una famiglia che sono andati a prendere al porto e ne stanno aspettando altre. Questi segnali sono quelli che ci aiutano a vivere il Natale in maniera diversa e che provocano la politica a superare un impatto ideologico sulle migrazioni. Bisogna riuscire a capire che la mobilità è una delle strutture fondamentali del cambiamento futuro delle nostre città.

 Vatican News

 

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