domenica 12 aprile 2026

INVESTIRE SUI GIOVANI

 

Giovani, tra choc 

e futuro incerto

 

Benessere, relazioni (e fede) I giovani a caccia di stabilità

Il Rapporto 2026 dell’Istituto Toniolo fotografa la condizione di una generazione diventata adulta tra continue crisi globali.

 Il coordinatore Rosina: «Faticano a riconoscersi in sistemi istituzionali e decisionali che non li considerano una priorità»

-         di PAOLO FERRARIO

Prima c’è stato l’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, poi la Grande crisi del 2008, la pandemia da Covid-19 e, ora, le guerre in Ucraina e Medio Oriente. Diventare adulti, per la generazione nata dopo il 2000, è stato soprattutto un percorso a ostacoli tra choc globali e minacce costanti al futuro del mondo. Una condizione indagata in profondità, che restituisce un’immagine di perenne precarietà. Così, anche “fare famiglia” diventa faticoso e lasciare l’Italia «non è più soltanto un’opzione », ma per tanti «è una necessità». «I giovani non sono assenti o disinteressati, ma sempre più spesso faticano a riconoscersi in sistemi istituzionali e decisionali che non li considerano una priorità», avverte il coordinatore dell’Osservatorio Giovani e tra i curatori della ricerca, Rosina.

La crisi della fiducia

All’alba del nuovo millennio c’è stato l’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, poi la Grande recessione globale del 2008-2013, la pandemia da Covid-19 e, ora, le guerre in Ucraina e Medio Oriente. Diventare grandi per le generazioni nate dopo il 2000 ha significato, soprattutto, attraversare una serie pressoché continua di choc. «Crescere nel XXI secolo significa fare i conti con un mondo strutturalmente instabile», sintetizza il Rapporto Giovani 2026 dell’Istituto Toniolo, realizzato in collaborazione con Ipsos e con il sostegno di Fondazione Cariplo, che sarà nelle librerie nei prossimi giorni. «Leggere il primo quarto del XXI secolo attraverso questa lente consente di cogliere come la fragilità del futuro non sia solo un tratto generazionale, ma il prodotto di un contesto che ha scaricato costi crescenti su chi arrivava dopo – ragiona Alessandro Rosina, coordinatore scientifico dell’Osservatorio Giovani Istituto Toniolo, tra i curatori del Rapporto –. È da qui che occorre partire per comprendere atteggiamenti, scelte, motivazioni e mobilitazioni delle nuove generazioni e per interrogarsi sulla capacità delle società contemporanee di uscire dalla crisi non semplicemente resistendo, ma cambiando direzione».

In un contesto sempre più fragile che fa dell’incertezza la propria cifra distintiva, a farne le spese, in prima battuta, sono proprio le relazioni stabili. «Anche le scelte più intime, come costruire una relazione stabile, risentono oggi di precarietà economica e incertezza lavorativa», si legge nel Rapporto. E anche «i percorsi affettivi sono sempre più condizionati dalle risorse materiali, trasformando la progettualità di coppia in un traguardo difficile da raggiungere». Avere o meno un lavoro, possibilmente stabile, fa, allora, la differenza tra la possibilità o meno di “farsi una famiglia”. «La condizione occupazionale appare come un ulteriore elemento discriminante circa la probabilità di essere in una relazione intima stabile – scrivono Adriano Mauro Ellena e Francesca Luppi nel capitolo “Giovani italiani e relazioni sentimentali: tra stabilità, benessere e autonomia” –. I giovani occupati, infatti, mostrano una presenza più marcata nelle relazioni stabili (56,9%) rispetto a studenti (43,4%) e, soprattutto, rispetto ai Neet (37,5%), che registrano invece livelli più alti di relazioni

non stabili (10,7%) o di assenza di relazione (51,8% rispetto al 30% fra gli occupati)».

Se questo è il quadro di riferimento, lasciare l’Italia «non è più solo un’opzione: per molti giovani italiani è diventata una necessità – si legge ancora nel Rapporto –. La mobilità internazionale viene riletta come risposta alla carenza di opportunità, segnalando la difficoltà del Paese nel trattenere e valorizzare il proprio capitale umano, in particolare quello femminile e qualificato». La conferma arriva anche dalle risposte del campione intervistato per il Rapporto del Toniolo. «Nel confronto con le altre grandi nazioni europee – sottolineano Alessandro Rosina ed Emiliano Sironi nel capitolo “Andarsene o restare? Un confronto europeo sulla mobilità internazionale” – non arriva al 12% la percentuale dei giovani italiani (18-34 anni) che ritengono il proprio paese capace di offrire maggiori opportunità di realizzazione dei propri obiettivi di vita». Di contro, «la Germania è nettamente considerata la nazione che è più in grado di fornire condizioni migliori di realizzazione rispetto al nostro paese. A ritenerlo è oltre il 70% dei rispondenti», ricordano Rosina e Sironi. Una ragione ulteriore, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, di invertire la direzione di marcia e cominciare, finalmente, a investire davvero sulle giovani generazioni. « I giovani – avverte Rosina – non sono assenti o disinteressati, ma sempre più spesso faticano a riconoscersi in sistemi istituzionali e decisionali che non li considerano una priorità».

Lasciare l’Italia «non è più solo un’opzione: per molti giovani italiani è diventata una necessità» Una risposta «alla carenza di opportunità»

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Rapporto giovani

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