Giovani, tra choc
e
futuro incerto
Benessere, relazioni (e
fede) I giovani a caccia di stabilità
Il Rapporto 2026
dell’Istituto Toniolo fotografa la condizione di una generazione diventata
adulta tra continue crisi globali.
Il coordinatore Rosina: «Faticano a
riconoscersi in sistemi istituzionali e decisionali che non li considerano una
priorità»
-
di PAOLO FERRARIO
Prima c’è stato
l’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, poi la Grande crisi del
2008, la pandemia da Covid-19 e, ora, le guerre in Ucraina e Medio Oriente.
Diventare adulti, per la generazione nata dopo il 2000, è stato soprattutto un
percorso a ostacoli tra choc globali e minacce costanti al futuro del mondo.
Una condizione indagata in profondità, che restituisce un’immagine di
perenne precarietà. Così, anche “fare famiglia” diventa faticoso e lasciare
l’Italia «non è più soltanto un’opzione », ma per tanti «è una necessità». «I
giovani non sono assenti o disinteressati, ma sempre più spesso faticano a
riconoscersi in sistemi istituzionali e decisionali che non li considerano una priorità»,
avverte il coordinatore dell’Osservatorio Giovani e tra i curatori della
ricerca, Rosina.
La crisi della fiducia
All’alba del nuovo
millennio c’è stato l’attentato alle Torri gemelle dell’11 settembre 2001, poi
la Grande recessione globale del 2008-2013, la pandemia da Covid-19 e, ora, le
guerre in Ucraina e Medio Oriente. Diventare grandi per le generazioni nate dopo
il 2000 ha significato, soprattutto, attraversare una serie pressoché continua
di choc. «Crescere nel XXI secolo significa fare i conti con un mondo
strutturalmente instabile», sintetizza il Rapporto Giovani 2026 dell’Istituto
Toniolo, realizzato in collaborazione con Ipsos e con il sostegno di Fondazione
Cariplo, che sarà nelle librerie nei prossimi giorni. «Leggere il primo quarto
del XXI secolo attraverso questa lente consente di cogliere come la fragilità
del futuro non sia solo un tratto generazionale, ma il prodotto di un contesto
che ha scaricato costi crescenti su chi arrivava dopo – ragiona Alessandro
Rosina, coordinatore scientifico dell’Osservatorio Giovani Istituto Toniolo,
tra i curatori del Rapporto –. È da qui che occorre partire per comprendere
atteggiamenti, scelte, motivazioni e mobilitazioni delle nuove generazioni e
per interrogarsi sulla capacità delle società contemporanee di uscire dalla
crisi non semplicemente resistendo, ma cambiando direzione».
In un contesto sempre più
fragile che fa dell’incertezza la propria cifra distintiva, a farne le spese,
in prima battuta, sono proprio le relazioni stabili. «Anche le scelte più
intime, come costruire una relazione stabile, risentono oggi di precarietà economica
e incertezza lavorativa», si legge nel Rapporto. E anche «i percorsi affettivi
sono sempre più condizionati dalle risorse materiali, trasformando la
progettualità di coppia in un traguardo difficile da
raggiungere». Avere o meno un lavoro, possibilmente stabile, fa,
allora, la differenza tra la possibilità o meno di “farsi una
famiglia”. «La condizione occupazionale appare come un
ulteriore elemento discriminante circa la probabilità di essere
in una relazione intima stabile – scrivono Adriano Mauro
Ellena e Francesca Luppi nel capitolo “Giovani italiani e
relazioni sentimentali: tra stabilità, benessere e autonomia” –. I
giovani occupati, infatti, mostrano una presenza più
marcata nelle relazioni stabili (56,9%) rispetto a
studenti (43,4%) e, soprattutto, rispetto ai Neet (37,5%), che
registrano invece livelli più alti di relazioni
![]()
non stabili (10,7%) o di
assenza di relazione (51,8% rispetto al 30% fra gli occupati)».
Se questo è il quadro di
riferimento, lasciare l’Italia «non è più solo un’opzione: per molti giovani
italiani è diventata una necessità – si legge ancora nel Rapporto –. La
mobilità internazionale viene riletta come risposta alla carenza di
opportunità, segnalando la difficoltà del Paese nel trattenere e valorizzare il
proprio capitale umano, in particolare quello femminile e qualificato». La
conferma arriva anche dalle risposte del campione intervistato per il Rapporto
del Toniolo. «Nel confronto con le altre grandi nazioni europee – sottolineano
Alessandro Rosina ed Emiliano Sironi nel capitolo “Andarsene o restare? Un
confronto europeo sulla mobilità internazionale” – non arriva al 12% la
percentuale dei giovani italiani (18-34 anni) che ritengono il proprio paese
capace di offrire maggiori opportunità di realizzazione dei propri obiettivi di
vita». Di contro, «la Germania è nettamente considerata la nazione che è più in
grado di fornire condizioni migliori di realizzazione rispetto al nostro paese.
A ritenerlo è oltre il 70% dei rispondenti», ricordano Rosina e Sironi. Una
ragione ulteriore, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, di invertire la
direzione di marcia e cominciare, finalmente, a investire davvero sulle giovani
generazioni. « I giovani – avverte Rosina – non sono assenti o disinteressati,
ma sempre più spesso faticano a riconoscersi in sistemi istituzionali e
decisionali che non li considerano una priorità».
Lasciare l’Italia «non è
più solo un’opzione: per molti giovani italiani è diventata una necessità» Una
risposta «alla carenza di opportunità»
Nessun commento:
Posta un commento