sabato 11 aprile 2026

IL DIO DELLA PACE O DELLA GUERRA?

IL DIO DI PAPA LEONE 

E IL dio di TRUMP

Il conflitto in Medio Oriente porta con sè tempi duri, anche per Dio purtroppo. Da una parte il Dio della guerra tirato in ballo dal Segretario della Guerra americano Peter Hegseth nelle conferenze stampa sull'andamento delle operazioni militari. Dall'altra il Dio della pace nelle parole pronunciate da Papa Leone XIV: «Questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra». E intanto Donald Trump ha chiesto al Congresso di aumentare le spese militari

di Paolo Bergamaschi

Nel gennaio del 2025 Peter Hegseth è stato nominato da Donald Trump Segretario alla Difesa, carica equivalente a quella di ministro nei governi dei Paesi europei. Nell’audizione di conferma al Senato tanti sono stati i dubbi sollevati nei suoi confronti per il suo controverso passato e la discutibile competenza sia da esponenti dell’opposizione democratica che da repubblicani. Alla fine il voto del vice-presidente JD Vance è risultato decisivo per rompere un imbarazzante muro contro muro.

Nel settembre dello scorso anno con un ordine esecutivo Trump ha cambiato il nome del Dipartimento della Difesa del governo americano in Dipartimento della Guerra con conseguente cambio anche del nome della carica ricoperta da Peter Hegseth che oggi si pregia del titolo di Segretario alla Guerra. Cinicamente logico, quindi, che il Segretario alla Guerra si occupi di questioni belliche e che agisca di conseguenza. Quello che non è affatto logico, tuttavia, è l’aura di sacralità che Hegseth sta cercando di creare attorno al suo mandato trasformandolo in missione divina.

Chi segue in lingua originale le conferenze stampa che il Segretario alla Guerra tiene regolarmente per fare il punto delle operazioni militari in corso in Medio Oriente non può non avere notato l’insistenza e l’impudenza con le quali viene tirato in ballo il nome di Dio. «Possa Dio Onnipotente continuare a benedire le nostre truppe in questa battaglia. Al popolo americano chiedo di pregare per loro ogni giorno in ginocchio, insieme alle vostre famiglie, nelle vostre scuole, nelle vostre chiese, nel nome di Gesù Cristo…». «La provvidenza del nostro Dio onnipotente veglia su quelle truppe, e noi siamo determinati a portare a termine questa missione….». Sono solo un paio delle citazioni più sconcertanti. Durante una funzione religiosa pubblica si è spinto addirittura oltre chiedendo di pregare affinché si scateni una «violenza travolgente» contro i nemici in Iran e altrove nel nome di Gesù Cristo.

Come hanno evidenziato i media anglosassoni, non sembrano affatto occasionali le parole pronunciate pochi giorni dopo da un altro illustre cittadino americano, Papa Leone XIV. «Questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue”», ha detto il pontefice durante la sua omelia della domenica delle Palme. Anche se non citato espressamente, le frasi del Papa suonano come una presa di distanza risoluta da quelle di Hegseth.

Le posizioni appaiono agli antipodi, eppure si fa riferimento allo stesso Dio cristiano come se rappresentasse due divinità distinte: da una parte il Dio della guerra, dall’altra il Dio della pace. Per i credenti un dilemma atroce e inconciliabile, per gli atei e gli agnostici una conferma dell’inaffidabilità della religione. Per l’opinione pubblica americana un Dio fazioso a seconda dell’appartenenza alla sponda repubblicana o democratica.

Sono tempi duri per tutti, anche per Dio, purtroppo, il cui disegno, pur avvolto nel mistero, si presume non coincida con quello di Washington. Non contento, intanto, della distruzione, del numero di vittime innocenti e della sofferenza, oltre alla instabilità, che sta seminando ovunque, in particolare in Medio Oriente, Donald Trump ha chiesto al Congresso di aumentare le spese militari dall’attuale trilione di dollari circa a un trilione e mezzo. La guerra contro l’Iran non sta andando nel verso giusto nonostante le dichiarazioni trionfanti del presidente americano e dell’invasato di Dio Peter Hegseth. Contrariamente a quanto affermano i due, a Teheran non c’è stato alcun cambio di regime, i 460 chilogrammi di uranio arricchito sono ancora dove erano, le capacità missilistiche iraniane sono state solo amputate e lo stretto di Hormuz rimane sotto lo stretto controllo dei Pasdaran.

Le monarchie del Golfo fremono impaurite, l’Ue per bocca dell’Alta Rappresentante Kaja Kallas dichiara che questa non è la sua guerra ma si guarda bene dal contraddire apertamente l’inquilino della Casa Bianca. Non rimane che la Cina, l’unica che, attraverso la paziente mediazione guidata del Pakistan, è in grado di sbloccare la situazione. In gergo sportivo si chiama autogol. Paradossalmente proprio lo scenario che l’attuale amministrazione americana avrebbe preferito evitare.

 www.vita.it

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