mercoledì 20 dicembre 2017

A proposito di .... NATALE, SANTA CLAUS, BABBO NATALE, REGALI E ALTRO


“I regali te li porta Babbo Natale o Gesù Bambino?”. L’imbecillità del nostro mondo molesta i nostri figli tutti gli anni in Avvento. Bene inteso, “Avvento” lo diciamo noi giacché l’imbecillità ignora il calendario liturgico, accorgendosi che è maturo il tempo solo quando i negozi sono aperti la domenica e le strade più intasate. Ma, sia come sia, la guerra civile del Natale torna puntuale ogni dicembre.
       Partiamo dal principio, i regali. In dicembre se ne scambiavano già gli antichi Romani che, tra il 17 e il 24, celebravano i Saturnalia, le feste del dio Saturno precedenti il giorno del Sol Invictus, il 25. Come racconta Marco Terenzio Varrone (116-27 a.C.), a istituire lo scambio dei doni fu il re dei Sabini Tito Tazio (morto attorno al 745 a.C.), quello che per cinque anni regnò sui Romani assieme al loro primo sovrano, Romolo, in seguito al famoso ratto delle donne che di fatto fuse i due popoli. Lo fece per augurare il bene con l’omaggio (religioso) di un ramoscello colto nel bosco sacro a Strenia (o Strenua), dea della prosperità e del buon auspico, da cui il sostantivo “strenna”. I cristiani hanno fatto però molto di più. Guidati dalla Stella, gli umili (i pastori) e i potenti (i magi) si sono inchinati al vero Dio fattosi uomo nella grotta di Betlemme donando i propri tesori: armenti i pastori, e oro, incenso, mirra i magi. Il gesto del vassallaggio al re dei re è, nel profondo, il dono di sé al Dio vero incarnato. Dando sé a Dio, l’uomo corrisponde a Dio il quale all’uomo dà il proprio Figlio sino alla morte in Croce. Gli uomini che si scambiano doni a Natale si ridonano a Dio riconoscendo Gesù nel prossimo. La guerra civile dei grandi magazzini non c’entra, ma vediamone lo stesso i combattenti.
            Anzitutto Babbo Natale, che va liberato dalla schiavitù del “buone feste”. È infatti un grande santo, un grande vescovo. La sua tradizionale livrea rossa è il manto dei successori degli Apostoli. Nacque nel 270 in Licia, che oggi è parte della Turchia, con il nome di Nicola. Fu vescovo di Myra (oggi Demre) dove morì nel 343, il 6 dicembre, data fissata dalla Chiesa per la sua memoria liturgica (allora, vigente il calendario giuliano, era il 19). Quando i suoi facoltosi genitori morirono di peste, Nicola distribuì le ricchezze ai poveri diventando l’“uomo dei doni a dicembre”. Si narra che abbia pure risuscitato tre bambini, uccisi da un oste per essere divorati. Per questo nel Medioevo è diventato l’uomo che in Avvento porta i regali ai più piccoli, proprio il 6 dicembre. .....


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