martedì 17 dicembre 2013

DISABILI A SCUOLA - Il rapporto ISTAT

L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado statali e non statali


Nell'anno scolastico 2012-2013, sono circa 84 mila gli alunni con disabilità nella scuola primaria (pari al 3,0% del totale degli alunni) mentre in quella secondaria di primo grado se ne contano poco più di 65 mila (il 3,7% del totale).
Nelle scuole primarie il 21,4% degli alunni con disabilità non è autonomo in almeno una delle attività indagate (spostarsi, mangiare o andare in bagno) e l'8,0% non è autonomo in tutte e tre le attività. Nelle scuole superiori di primo grado le percentuali sono rispettivamente del 14.7% e del 5,5%.
Il ritardo mentale, i disturbi del linguaggio, dell'apprendimento, e dell'attenzione rappresentano i problemi più frequenti negli alunni con disabilità in entrambi gli ordini scolastici considerati.
Gli insegnanti di sostegno rilevati dal Ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca (Miur) sono più di 67 mila: 2 mila in più rispetto allo scorso anno. Nel Mezzogiorno si registra il maggior numero di ore medie di sostegno settimanali assegnate.
Gli insegnanti di sostegno, in entrambi gli ordini scolastici, svolgono prevalentemente attività di tipo didattico (per l'84% degli alunni con disabilità della scuola primaria e per l'82,4% di quelli della scuola secondaria di primo grado). La quota è rispettivamente dell' 8,6% e del 6,8% se l'insegnante svolge attività prevalentemente di tipo assistenziale.
Circa l'8% delle famiglie ha presentato un ricorso negli anni per ottenere l'aumento delle ore di sostegno.
Ha cambiato insegnante di sostegno nel corso dell'anno scolastico il 14,5% degli alunni con disabilità della scuola primaria e il 12,5% della scuola secondaria di primo grado. Il 44,2% degli alunni della scuola primaria ha invece cambiato l'insegnante di sostegno rispetto all'anno scolastico precedente, lo stesso è accaduto al 37,9% degli alunni della scuola secondaria di primo grado.
Nel Centro e nel Nord si registrano in media circa cinque ore settimanali di assistente educativo culturale o assistente ad personam per la scuola primaria e quattro ore per la secondaria di primo grado. Nel Mezzogiorno, dove invece sono più numerosi gli alunni con disabilità non autonomi, a questa attività vengono dedicate tre ore nella scuola primaria e due nella secondaria di primo grado.
La partecipazione alle attività extrascolastiche organizzate dalla scuola sembra essere molto difficile per gli alunni con disabilità., Quasi la metà di loro non partecipa in entrambi gli ordini scolastici. Percentuali più basse si riscontrano, invece, nella partecipazione ai campi scuola, ai quali prendono parte il 16,1% degli alunni con disabilità della scuola primaria e il 17,2% di quelli della scuola secondaria di primo grado.
Leggi: DISABILI A SCUOLA
Commento di Enrico Lenzi
DISABILI: A SCUOLA INSIEME
Docente di sostegno, questo sco­nosciuto. O meglio figura da ri­scoprire nel suo significato originario. L’occasione per questa riflessione la of­fre il Rapporto Istat su disabilità e scuo­la, in cui, tra i molti dati, si sottolinea che una percentuale piuttosto consi­stente dei 67mila docenti in questione non garantisce una stabilità educativa ai circa 84mila alunni con handicap og­gi scolarizzati. Si scopre così che il 44,2% dei docenti di sostegno nelle primarie cambia scuola ogni anno e il 14,5% lo fa in corso d’anno. E alle medie non va me­glio, rispettivamente con il 37,9 e il 12,5%.
Diversi i motivi di questo turn over con­sistente, non ultimo quello di aver otte­nuto la cattedra in un’altra materia o di aver scelto il sostegno un po’ come ri­piego rispetto a un’altra cattedra. E il di­ritto degli alunni a al sostegno, e maga­ri anche a una sana continuità didatti­ca? Domanda legittima, ma che richie­de forse una riflessione ulteriore, tor­nando proprio al ruolo originario del docente di sostegno.
          La legge 517 del 1977 (quella che abolì le classi differenziali) è chiara: deve es­sere un docente «specialista» capace di aiutare l’alunno disabile a partecipare all’attività didattica all’interno della clas­se. Un docente che, però, precisa anco­ra la legge, «condivide con tutti gli altri colleghi» i compiti professionali e le re­sponsabilità sull’intera classe. Insom­ma, non 'ha' un 'suo' alunno disabile tutto per sé, in possesso esclusivo.
Un compito che nel tempo, purtroppo, si è trasformato in alcuni casi in mero as­sistenzialismo (e non stiamo parlando dei casi più gravi di disabilità) e in altri nell’affidare solo al docente di sostegno l’alunno con handicap. Ovviamente, nessuna generalizzazione è possibile, ma purtroppo si è assistito a un pro­gressivo delegare il nodo sostegno da parte dei docenti 'curricolari' ai loro colleghi 'specialisti', perdendo quel compito complessivo che la legge affi­dava alla scuola. Peccato, perché l’Italia è l’unico Paese europeo nel quale si è scelto 36 anni fa di includere gli alunni disabili nella scuola. Senza più classi dif­ferenziate. 
 Avvenire, 17.12.2013

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