XXI
Domenica del Tempo Ordinario C
*Lc
13, 22-30*
Commento del Card. Pierbattista Pizzaballa,
Patriarca L. di Gerusalemme
Il
tema centrale del brano di Vangelo di oggi (Lc 13, 22-30) è quello della
salvezza.
Gesù
è diretto a Gerusalemme, e passa per città e villaggi. Lungo la via, un tale
gli chiede: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?” (Lc
13,23). Ancora una volta la risposta di Gesù va oltre la domanda: non è
importante sapere quanti sono quelli che si salvano, se sono pochi o tanti.
L’importante è salvarsi.
E
la salvezza, come sempre, ha qualcosa di paradossale, che non rientra negli
schemi della nostra logica umana e che Gesù lascia trasparire attraverso il
racconto che offre come risposta, piena di paradossi.
C’è
una porta stretta (“Sforzatevi di entrare per la porta stretta” -
Lc 13,24), che però fa entrare molta gente, da oriente ad occidente, da
settentrione a mezzogiorno (“Verranno da oriente e da occidente, da
settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio” -
Lc 13,29).
C’è
qualcuno che sembrerebbe avere tutte le credenziali per entrare (“comincerete
a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza” - Lc 13,26),
eppure rimane fuori (“Voi, non so di dove siete” - Lc 13,27).
Ci
sono ultimi che saranno primi, e primi che saranno ultimi (Lc 13,30).
Ci
soffermiamo solo su una particolarità presente nel testo, quella che riguarda
la porta, e la sua chiusura.
Molti,
dice Gesù, cercheranno di entrare, ma troveranno la porta chiusa (“molti, io vi
dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno” - Lc 13,24).
Costoro
busseranno, ma la porta non si aprirà. Ci si potrebbe aspettare che il motivo
della porta chiusa sia l’orario: ad un certo punto la porta si chiude e, chi
arriva in ritardo, rimane fuori.
Ma
non è così.
Chi
arriva, trova la porta chiusa e bussa, e non gli viene aperto non perché sia
tardi. Per entrare, infatti, non è mai troppo tardi, e c’è sempre una
possibilità ulteriore, l’occasione dell’ultima ora.
La
porta non viene aperta a chi pensa di avere dei meriti, a chi dà per scontato
di averne il diritto.
“Abbiamo
mangiato e bevuto in tua presenza, hai insegnato nelle nostre piazze” (Lc
13,26). Per costoro, che pensano di avere il biglietto assicurato, la porta
rimane chiusa. E non per una sorta di rivalsa, non per puntiglio, ma solo per
il fatto che la salvezza è donata per grazia, e l’accoglie solo chi sa di non
meritarla.
Un
esempio di tutto questo è riportato più avanti nel Vangelo di Luca, al capitolo
23: Gesù è appeso alla croce e uno dei due malfattori, crocifisso accanto a
lui, gli chiede di essere ricordato quando sarà nel suo regno. In qualche modo,
sta bussando alla porta. Non ha nessun merito, sembrerebbe essere arrivato ben
oltre il tempo limite. Eppure, per lui la porta si apre: “Oggi con me
sarai nel paradiso” (Lc 23,43).
Quindi
la porta non è stretta perché dobbiamo guadagnarci l’ingresso attraverso opere
di giustizia, attraverso una grande ascesi. Si tratta semplicemente di
riconoscere che siamo piccoli e poveri. Tutto ciò che ci viene chiesto, come al
malfattore crocifisso, è di ammettere il nostro peccato e il nostro bisogno di
redenzione: questa è la “parola d'ordine” che apre la porta.
Gesù
chiama “operatori di ingiustizia” (Lc 13,27) coloro che rimangono fuori dalla
porta. Il testo però non fa pensare che abbiano fatto qualcosa di male.
L’ingiustizia che li condanna a rimanere estranei al Signore è proprio quella
di sentirsi giusti. È l’unica ingiustizia che impedisce la salvezza.
Verso
costoro, Gesù ha dunque parole pesanti: “Non di dove siete” (Lc
13,27). Ovvero non vi conosco, non appartenete al mio Regno, non condividete la
mia logica, il mio modo di vedere la vita, di vivere la fede.
Al
contrario, i lontani, che arrivano come dei poveri senza meriti, loro sederanno
alla mensa del Regno.
Oriente,
occidente, settentrione e mezzogiorno (Lc 13,29): cioè da ogni parte, perché
ogni punto di partenza è buono per camminare verso la porta che apre al
banchetto del Regno.
A
patto però di rimanere come il ladrone sulla croce del capitolo 23, che può
solo implorare ciò che può solo essere gratuito, che può solo essere donato.
+
Pierbattista
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