Intervento
denso e frontale quello di Daniele Novara a EduFest 2025, dove il pedagogista
ha rilanciato il tema dell’“isolamento virtuale” degli adolescenti,
collegandolo all’appello promosso con Alberto Pellai.
“Chiediamo
al governo di impegnarsi perché nessun ragazzo o ragazza abbia uno smartphone personale
prima dei 14 anni e un profilo social prima
dei 16” ha ricordato, sottolineando la
natura regolatoria e non proibizionista della proposta. L’intervento si è
inserito nella Sessione
“Equilibri in digitale” del programma ufficiale del festival, ospitato
al Parco di Villa Ghirlanda, con focus su connessione e rischio di isolamento
nelle nuove generazioni.
“Ragazzi
agganciati agli schermi”: i dati e i rischi per la scuola
Novara
ha richiamato le evidenze emerse dalle ricerche recenti, citando lo studio EYES
UP dell’Università di Milano-Bicocca guidato da Marco Gui, che documenta
l’effetto dell’accesso precoce a smartphone e social
media sul rendimento scolastico e sulle
disuguaglianze educative, con dati longitudinali su 6,609 studenti lombardi e
correlazione con i risultati INVALSI. Dal report emergono abitudini
diffuse: oltre il 50% dello smartphone “appena svegli”, il 22% anche “durante
la notte”, il 98% su video brevi e il 51% a tavola, elementi che alimentano
frammentazione attentiva e peggioramento degli esiti tra chi ha iniziato molto
presto a usare i social.
Una
cornice che, secondo Novara, interpella direttamente la scuola, già oggetto
della stretta ministeriale sull’uso dei cellulari in classe fino alla terza
media, misura che il ministro Valditara ha definito coerente con l’appello dei
pedagogisti.
Linee
operative: limiti d’età, notti “device free”, centralità del gruppo
Nel
passaggio più operativo, Novara ha proposto una serie di indicazioni “di
sopravvivenza educativa” in attesa di una cornice normativa uniforme:
niente video nei primi tre anni; tempi video contenuti e
progressivi nell’infanzia; stop allo smartphone fino alla
prima superiore; “nessun dispositivo digitale di notte”; evitare
l’uso “promiscuo” dello smartphone dei genitori; mantenere la possibilità di
verifica dei device in età minorile; privilegiare carta
e penna per la lectoscrittura nella primaria; uso delle
tecnologie a scuola solo in modalità comune e cooperativa, non individuale.
“L’alternativa
all’addiction digitale è il gruppo: stare insieme, fare compagnia” ha
scandito, legando il contrasto all’isolamento virtuale alla ricostruzione di
comunità educanti e a un’“alleanza” tra famiglie, scuole e istituzioni, in
linea con il patto per il benessere digitale presentato dai Comuni dell’area
Nord Milano nel contesto del festival.
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