della XXII domenica
del T.O (Lc 14,1.7-14)
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. […] 7Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: 8«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, 9e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. 10Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. 11Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». 12Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. 13Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; 14e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Commento di Giulio Michelini
Rispetto
alla pagina del vangelo della domenica precedente, il lezionario ha omesso
alcuni versetti, quelli in cui si legge che «si avvicinarono a Gesù alcuni
farisei, dicendogli “Parti e vattene di qui, perché Erode vuole ucciderti”» (Lc
13,31), ovvero il fatto che probabilmente i farisei stiano tentando di aiutare
Gesù, mettendolo in guardia da un imminente pericolo. Per alcuni interpreti,
però, si tratterebbe solo di una mossa politica dei farisei, e non di un atto
che esprime la loro cura.
Anche
nella pagina di oggi compaiono i farisei, in una situazione che ricorre altre
volte nel Terzo vangelo: Gesù si trova a pranzo con loro. Da qui prende l’avvio
l’azione, costruita con una tecnica narrativa abilissima, quella del racconto
nel racconto. Prima di vederne alcuni elementi, però dobbiamo osservare che
anche dalla pagina del lezionario odierno sono stati espunti alcuni
versetti (i vv. 2-6), riguardanti una disputa sul sabato – che viene
letta in altre domeniche dell’anno liturgico.
Il racconto nel
racconto è un classico espediente letterario. L’esempio moderno più
noto è forse quello della tragedia Amleto, di William Shakespeare,
nella quale per smascherare lo zio omicida, Amleto fa rappresentare alla corte
di Danimarca, da una compagnia teatrale di passaggio, l’uccisione del re,
proprio padre.
Luca
costruisce in modo abile la pericope. Anzitutto vi è una introduzione (v. 1),
nella quale è spiegata la situazione, e dove si descrive l’atteggiamento dei
farisei che osservano Gesù. Segue la disputa sul sabato che,
si è detto, è omessa dal lezionario di oggi (vv. 2-6). Vi è poi la parabola
sugli invitati o i primi o ultimi posti (7-13), e infine un insegnamento
all’ospite, su chi invitare a pranzo o a cena.
Il setting della
pagina è dunque duplice: è un sabato, così come vi sono diversi altri sabati
nel racconto dei sinottici, durante i quali spesso avvengono incidenti o
discussioni. Si noti che – come anche John Paul Meier ha ben sottolineato nel
suo quarto volume di Un ebreo marginale, tutto dedicato al rapporto
tra Gesù e la Legge – mai il Signore ha violato il Sabato. In discussione,
pertanto, da parte di (alcuni?; una frangia di?) farisei vi è il modo in
cui Gesù crede di poterlo osservare. Così, come in altre situazioni, in gioco
non è la Torah stessa, ma l’applicazione pratica di alcuni suoi precetti. Ma
qui non si tratta solo di un sabato, perché, come si è visto, il setting del
vangelo di oggi è anche quello di un banchetto.
Il
banchetto è molto presente nei vangeli, e, come si è visto, sono caratteristici
del Terzo vangelo quelli preparati per Gesù dai farisei. Ricordiamo, per
rimanere a Luca, il banchetto in cui Levi prepara un pasto a Cafarnao per Gesù
e gli altri esattori delle tasse (cap. 5); al capitolo 7 vi è poi il primo
banchetto organizzato dai farisei per Gesù. Segue quello
che possiamo definire il “banchetto messianico” o della “moltiplicazione”,
preparato – questa volta da Gesù stesso – coi pani e i pesci, al cap. 9.
Un’altra scena importante che coinvolge la tavola è quella del capitolo decimo,
dove Gesù si trova con le due sorelle Marta e Maria, e discute con la prima
della sua distratta diaconia. Vi è poi un secondo banchetto
organizzato dai farisei, al cap. 11, e poi l’ultimo, dove sono sempre
i farisei a invitare Gesù, quello del lezionario di oggi, al cap. 14.
Il vangelo di Luca termina, poi, con la grande scena di Gesù che, tavola,
spezza il pane (un banchetto?) per i due di Emmaus, al cap. 24.
Quante
cose accadono a tavola, e soprattutto alla tavola con Gesù: sembra di essere di
fronte a un simposio greco, quando – ci dicono i testi e gli
inni simposiali – non ci si accontentava di consumare un pasto, ma, dopo aver
mangiato, si puliva la tavola, si portava del vino buono, e si iniziava a
discutere di vari argomenti e si proclamavano versi o si facevano giochi. Lo
stesso avviene (questa volta con la partecipazione anche delle donne, non
presenti nel modello greco) nel convivium romano, che
prevedeva anch’esso un banchetto, e discussioni a tavola.
Particolarmente
noto è il banchetto di cui si parla, per quanto riguarda i testi
neotestamentari, nella Prima lettera di Paolo ai Corinzi, nel quale, al
capitolo undicesimo, non solo abbiamo la più antica attestazione di una
celebrazione della cena del Signore, ma essa sembra inserita nel modello di
un simposio di stile ellenistico. Segnalo, a tal riguardo, uno
dei commenti più utili su questa pagina, il volume di Romano Penna, La
cena del Signore. Dimensione storica e ideale (San Paolo, 2015).
Se
torniamo al nostro testo, ecco che vi entriamo nel nucleo, e notiamo che mentre
sono i farisei ad osservare Gesù, è lo stesso Signore che, in quell’occasione,
ha la possibilità di fornire insegnamenti e compiere gesti. Gesù racconta la
parabola degli invitati a tavola perché vede come gli invitati – in
quella situazione – prendono i primi posti. Può sembrare un’osservazione
banale, ma sembra di capire che il vangelo abbia a che fare proprio con la vita
normale, con le situazioni feriali di tutti i giorni, con le piccole cose, come
il sedersi a tavola…
Naturalmente,
Gesù non si limita a tale osservazione, ma si preoccupa poi di aiutare il suo
ospite a prendersi cura non solo dei suoi pari, ma anche dei poveri, per poter
poi essere ricompensato da loro nei cieli. Il fatto che in questa domenica,
dedicata alla Custodia del creato, ricorra questa pagina ci
interpella. Come insegna la dottrina sociale della Chiesa e si legge anche
nella Laudato si’ di papa Francesco, non è giusto che solo
alcuni possano avere l’intera parte di un banchetto, mentre i poveri non
riescono a sedersi alla tavola dell’abbondanza che Dio ha preparato per tutti,
solo perché ne vengono esclusi.
Nessun commento:
Posta un commento