venerdì 15 agosto 2025

IL QUIETO VIVERE

 


*La pace di Dio 
non è quieto vivere*


 XX Domenica del Tempo ordinario – Anno C


«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, 

e quanto vorrei che fosse già acceso!"

Commento di Luigi Verdi

 Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

C’è chi accende e chi spegne, chi scalda e chi raggela. E c’è anche chi non fa né l’una né l’altra cosa ma, per indifferenza, comodità o pigrizia non sceglie da che parte stare; potremmo definirli i paladini del buonsenso, quelli che invitano al realismo a scapito dei sogni, quelli capaci di addomesticare i voli e di rendere scialbo ogni colore. Dante, nella Divina Commedia, mette costoro nell’Antinferno: sono gli ignavi senza infamia e senza lode, che non hanno saputo prendere una posizione, non si sono schierati, non si sono compromessi, indegni perfino dell’inferno e costretti a correre senza fine.

Sono coloro che «non furono mai vivi», spettatori della vita che scorre loro accanto, delle tragedie che non sfiorano il loro cuore, del dolore degli altri che non li ferisce, indifferenti per egoismo o per vigliaccheria. Sono quelli né caldi, né freddi, che saranno vomitati nell’ultimo giorno (Apocalisse 3,16).

 Non si addomestica Gesù, Lui è come un fuoco scagliato a piene mani, un incendio di passioni che attende di bruciare per trasformare il mondo, per renderlo fraterno, regno di un Dio che sovverte gli ordini umani, che sbilancia e squilibra le priorità del “tiepido” mortale. Lui è fuoco, non sciroppo melenso che tutto addolcisce ed insabbia, ma presenza miracolosa che ci addita nuove mete di vita più intensa.

Così ci fa sussultare quel che leggiamo più avanti: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione». Ma come? Non si era presentato come un soffio di pace fin dalla sua venuta sulla terra, «Pace agli uomini di buona volontà»; non era stato il primo messaggio che ci aveva dato da Risorto, «Pace a voi!», non aveva detto che ci lasciava la sua pace?

Messaggio duro oggi, messaggio rivolto a tutti quelli che immaginano la pace come una campana di vetro sotto la quale vivere tranquilli, rinchiusi tra le loro sicurezze, indisponibili a lasciarsi muovere e commuovere dal sogno di giustizia di Dio. Non è una utopia la pace di Dio, di quelle che servono ad accomodarci nel nostro recinto, al sicuro, convinti così di non correre rischi: la pace di Gesù rimette sempre tutto in discussione, chiede di uscire fuori dallo sfocato, dall’indeterminato, chiede di ustionarci anche a costo di divisioni, anche a costo della vita.

Una pace «non come la dà il mondo» ci ha lasciato Gesù, ma una pace ribelle, così inquieta che non ama il quieto vivere e ci chiede di stare dalla parte di Dio e dei suoi preferiti, gli ultimi, i deboli, i feriti dalla vita. È il nostro Dio incendiario…

 (Letture: Geremia 38,4-6.8-10; Salmo 39; Lettera agli Ebrei 12,1-4; Luca 12,49-53)

www.avvenire.it

 Immagine

 

 

 

Nessun commento:

Posta un commento