«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra,
e quanto vorrei che fosse già acceso!"
Commento di Luigi
Verdi
Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e
come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a
portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in
una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro
tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro
figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
C’è chi accende e chi
spegne, chi scalda e chi raggela. E c’è anche chi non fa né l’una né l’altra
cosa ma, per indifferenza, comodità o pigrizia non sceglie da che parte stare;
potremmo definirli i paladini del buonsenso, quelli che invitano al realismo a
scapito dei sogni, quelli capaci di addomesticare i voli e di rendere scialbo
ogni colore. Dante, nella Divina Commedia, mette costoro nell’Antinferno: sono
gli ignavi senza infamia e senza lode, che non hanno saputo prendere una
posizione, non si sono schierati, non si sono compromessi, indegni perfino
dell’inferno e costretti a correre senza fine.
Sono coloro che «non
furono mai vivi», spettatori della vita che scorre loro accanto, delle tragedie
che non sfiorano il loro cuore, del dolore degli altri che non li ferisce,
indifferenti per egoismo o per vigliaccheria. Sono quelli né caldi, né freddi,
che saranno vomitati nell’ultimo giorno (Apocalisse 3,16).
Non si addomestica Gesù, Lui è come un fuoco
scagliato a piene mani, un incendio di passioni che attende di bruciare per
trasformare il mondo, per renderlo fraterno, regno di un Dio che sovverte gli
ordini umani, che sbilancia e squilibra le priorità del “tiepido” mortale. Lui
è fuoco, non sciroppo melenso che tutto addolcisce ed insabbia, ma presenza
miracolosa che ci addita nuove mete di vita più intensa.
Così ci fa sussultare
quel che leggiamo più avanti: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla
terra? No, io vi dico, ma divisione». Ma come? Non si era presentato come un
soffio di pace fin dalla sua venuta sulla terra, «Pace agli uomini di buona volontà»;
non era stato il primo messaggio che ci aveva dato da Risorto, «Pace a voi!»,
non aveva detto che ci lasciava la sua pace?
Messaggio duro oggi,
messaggio rivolto a tutti quelli che immaginano la pace come una campana di
vetro sotto la quale vivere tranquilli, rinchiusi tra le loro sicurezze,
indisponibili a lasciarsi muovere e commuovere dal sogno di giustizia di Dio.
Non è una utopia la pace di Dio, di quelle che servono ad accomodarci nel
nostro recinto, al sicuro, convinti così di non correre rischi: la pace di Gesù
rimette sempre tutto in discussione, chiede di uscire fuori dallo sfocato,
dall’indeterminato, chiede di ustionarci anche a costo di divisioni, anche a
costo della vita.
Una pace «non come la dà
il mondo» ci ha lasciato Gesù, ma una pace ribelle, così inquieta che non ama
il quieto vivere e ci chiede di stare dalla parte di Dio e dei suoi preferiti,
gli ultimi, i deboli, i feriti dalla vita. È il nostro Dio incendiario…
(Letture: Geremia 38,4-6.8-10; Salmo 39;
Lettera agli Ebrei 12,1-4; Luca 12,49-53)
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