DOMINARLO
Tutta l’attualità
di Sant’Agostino
-
di PAOLA MULLER
Ci
sono parole che attraversano i secoli senza perdere freschezza. Una di queste è
la voce di Agostino: inquieta, appassionata, capace di interrogare l’uomo di
ogni tempo. Non un maestro che offre formule, ma un “compagno di viaggio” che
ha conosciuto crisi culturali, smarrimento politico, crolli di certezze. E che
non ha mai temuto le domande più radicali: sul male, sull’identità, sulla
libertà, sulla morte. Le ha prese sul serio. Le ha accolte. Le ha trasformate
in ricerca e in preghiera.
Ecco
perché Agostino parla ancora oggi.
Non
ci invita a soffocare gli interrogativi, ma a custodirli come motore della vita
interiore. I dubbi non sono nemici della fede o della ragione: sono tappe
necessarie di un cammino verso la verità.
Tra
i tratti più moderni del suo pensiero c’è l’appello all’interiorità. Agostino
invita a “rientrare in se stessi”: non per rifugiarsi, ma per compiere un
esercizio di autenticità. L’uomo non può ritrovarsi senza ascoltarsi,
discernere, riconoscere in sé un desiderio che lo supera. Questa prospettiva
parla con forza al nostro presente, che rischia di perdersi nel rumore esterno
e nella frammentazione digitale. La vera unità non nasce dal moltiplicare
esperienze, ma dal raccoglierle in un centro interiore, dove la vita acquista
consistenza. Non interiorità come fuga, ma come autenticità.
La
riflessione sulla libertà è di sorprendente attualità. Agostino la visse nella
forma più drammatica: possibilità di scegliere, ma anche di sbagliare. Attratto
dalle passioni, segnato dalla debolezza della volontà, comprese che la libertà
non è arbitrio, ma responsabilità. È liberazione dal disordine interiore, resa
possibile dall’apertura alla grazia.
Oggi,
quando la libertà è ridotta a consumo o a pura opzione individuale, la sua
visione resta luminosa: non libertà di fare qualsiasi cosa, ma libertà di
scegliere il bene. Agostino è anche il pensatore del tempo. Nelle Confessioni lo
descrive come intreccio di memoria, attenzione e attesa: il passato che vive
nel ricordo, il presente che sfugge, il futuro che si apre alla speranza. Così
svela la fragilità dell’uomo, incapace di trattenere ciò che è stato e di
possedere ciò che sarà. In un’epoca dominata dalla fretta e dall’ansia di
controllo, il suo messaggio è liberatorio: il tempo non si domina, si abita.
Non tempo da possedere, ma tempo da vivere come occasione di crescita, come
spazio di relazione, come attesa di un compimento che ci
trascende. Proprio perché conosce a fondo la vulnerabilità dell’uomo,
Agostino apre alla possibilità di una salvezza che non nasce dalle sole forze
individuali, ma dal dono. Non evasione, ma invito a guardare la realtà con
occhi nuovi. Non fuga dal mondo, ma responsabilità nel viverlo, riconoscendo
che ogni frammento di bene, ogni desiderio di verità, ogni esperienza di amore
rimanda a un’origine e a un destino più grande.
L’attualità
di Agostino non sta nel fornirci soluzioni preconfezionate, ma in un
metodo e in uno stile: affrontare le domande decisive e cercare risposte capaci
di unire pensiero e vita. Il suo invito a non accontentarsi, a coltivare
interiorità, a vivere la libertà come responsabilità, a considerare il tempo
come attesa di senso resta un’eredità preziosa per oggi. In un mondo segnato da
precarietà e paura, la sua voce risuona come parola che ridona fiducia. Ci
ricorda che la bellezza non è consumo. La felicità non è possesso. La verità
non è arbitrio. Sono vie che conducono all’amore, alla comunione, al dono.
Agostino insegna che non si vive da soli: la città terrena e la città di Dio si intrecciano, e il compito dell’uomo è discernere e orientarsi. Il suo pensiero non è un archivio del passato, ma una bussola per il futuro. Forse la sua lezione più attuale è questa: non smettere di cercare, non accontentarsi dell’immediato, non ridurre la vita a consumo. In un tempo che sembra senza radici e senza speranza, Agostino invita a guardare oltre: a scorgere, nella fragilità del vivere, la pienezza della felicità promessa.
E la sua voce,
ancora oggi, ci raggiunge come un invito: «Inquieto è il nostro cuore
finché non riposa in Te».
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