giovedì 28 agosto 2025

ABITARE IL TEMPO

 


SENZA

 DOMINARLO


Tutta l’attualità 

di Sant’Agostino


 

-         di PAOLA MULLER

Ci sono parole che attraversano i secoli senza perdere freschezza. Una di queste è la voce di Agostino: inquieta, appassionata, capace di interrogare l’uomo di ogni tempo. Non un maestro che offre formule, ma un “compagno di viaggio” che ha conosciuto crisi culturali, smarrimento politico, crolli di certezze. E che non ha mai temuto le domande più radicali: sul male, sull’identità, sulla libertà, sulla morte. Le ha prese sul serio. Le ha accolte. Le ha trasformate in ricerca e in preghiera.

Ecco perché Agostino parla ancora oggi.

Non ci invita a soffocare gli interrogativi, ma a custodirli come motore della vita interiore. I dubbi non sono nemici della fede o della ragione: sono tappe necessarie di un cammino verso la verità.

Tra i tratti più moderni del suo pensiero c’è l’appello all’interiorità. Agostino invita a “rientrare in se stessi”: non per rifugiarsi, ma per compiere un esercizio di autenticità. L’uomo non può ritrovarsi senza ascoltarsi, discernere, riconoscere in sé un desiderio che lo supera. Questa prospettiva parla con forza al nostro presente, che rischia di perdersi nel rumore esterno e nella frammentazione digitale. La vera unità non nasce dal moltiplicare esperienze, ma dal raccoglierle in un centro interiore, dove la vita acquista consistenza. Non interiorità come fuga, ma come autenticità.

La riflessione sulla libertà è di sorprendente attualità. Agostino la visse nella forma più drammatica: possibilità di scegliere, ma anche di sbagliare. Attratto dalle passioni, segnato dalla debolezza della volontà, comprese che la libertà non è arbitrio, ma responsabilità. È liberazione dal disordine interiore, resa possibile dall’apertura alla grazia.

Oggi, quando la libertà è ridotta a consumo o a pura opzione individuale, la sua visione resta luminosa: non libertà di fare qualsiasi cosa, ma libertà di scegliere il bene. Agostino è anche il pensatore del tempo. Nelle Confessioni lo descrive come intreccio di memoria, attenzione e attesa: il passato che vive nel ricordo, il presente che sfugge, il futuro che si apre alla speranza. Così svela la fragilità dell’uomo, incapace di trattenere ciò che è stato e di possedere ciò che sarà. In un’epoca dominata dalla fretta e dall’ansia di controllo, il suo messaggio è liberatorio: il tempo non si domina, si abita. Non tempo da possedere, ma tempo da vivere come occasione di crescita, come spazio di relazione, come attesa di un compimento che ci trascende. Proprio perché conosce a fondo la vulnerabilità dell’uomo, Agostino apre alla possibilità di una salvezza che non nasce dalle sole forze individuali, ma dal dono. Non evasione, ma invito a guardare la realtà con occhi nuovi. Non fuga dal mondo, ma responsabilità nel viverlo, riconoscendo che ogni frammento di bene, ogni desiderio di verità, ogni esperienza di amore rimanda a un’origine e a un destino più grande.

L’attualità di Agostino non sta nel fornirci soluzioni preconfezionate, ma in un metodo e in uno stile: affrontare le domande decisive e cercare risposte capaci di unire pensiero e vita. Il suo invito a non accontentarsi, a coltivare interiorità, a vivere la libertà come responsabilità, a considerare il tempo come attesa di senso resta un’eredità preziosa per oggi. In un mondo segnato da precarietà e paura, la sua voce risuona come parola che ridona fiducia. Ci ricorda che la bellezza non è consumo. La felicità non è possesso. La verità non è arbitrio. Sono vie che conducono all’amore, alla comunione, al dono.

Agostino insegna che non si vive da soli: la città terrena e la città di Dio si intrecciano, e il compito dell’uomo è discernere e orientarsi. Il suo pensiero non è un archivio del passato, ma una bussola per il futuro. Forse la sua lezione più attuale è questa: non smettere di cercare, non accontentarsi dell’immediato, non ridurre la vita a consumo. In un tempo che sembra senza radici e senza speranza, Agostino invita a guardare oltre: a scorgere, nella fragilità del vivere, la pienezza della felicità promessa. 

E la sua voce, ancora oggi, ci raggiunge come un invito: «Inquieto è il nostro cuore finché non riposa in Te».

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