venerdì 15 agosto 2025

GENITORI INCOERENTI

 


Paolo Crepet contro l’ipocrisia dei genitori: “A 16 anni possono fare le 6 del mattino ma non possono lavorare. 

Spesso il soccorso che garantiamo è sproporzionato e portatore di guai”



Di Lucio Scribani

Paolo Crepet torna a sollevare una delle contraddizioni più evidenti del sistema educativo: la disparità tra maturità comportamentale e responsabilità giuridica degli adolescenti.

Lo psichiatra e sociologo, in un’intervista rilasciata al Il Messaggero, ha messo in luce l’incoerenza di una società che permette ai sedicenni di adottare comportamenti da adulti nella vita sociale, ma li priva della possibilità di sottoscrivere contratti di lavoro autonomi.

“I ragazzi possono essere responsabilizzati, assumersi la responsabilità delle proprie scelte”, ha dichiarato l’esperto, sottolineando come gli adolescenti possano “comportarsi da adulti quando escono alla sera, bevono, tornano tardi”, ma necessitino dell’autorizzazione dei genitori per formalizzare un contratto lavorativo, anche per mansioni semplici come “fare i camerieri al sabato sera”. La provocazione di Crepet è diretta: “A 16 anni non hai la possibilità di lavorare, mentre invece hai la maturità per fare le 6 del mattino?”.

Didattica assistenziale e fragilità indotta: la critica al sistema scolastico

L’analisi di Crepet si estende al sistema educativo, dove individua un “ricorso eccessivo a didattiche di assistenza” che, secondo l’esperto, “sono cresciute in modo esponenziale”. Il celebre psichiatra sostiene che questo approccio, lungi dal supportare gli adolescenti, finisca per “scoraggiarli”, creando una dipendenza dall’aiuto esterno che compromette lo sviluppo dell’autonomia personale.

“Molte difficoltà sono fisiologiche, data l’età, e non derivano da patologie“, ha precisato Crepet, criticando la tendenza a medicalizzare ogni forma di disagio adolescenziale. La responsabilità principale di questa situazione, secondo Crepet, ricade sui genitori della Generazione Z, descritti come adulti che hanno “fatto a gara con i figli a chi è più adolescente”. Lo psichiatra denuncia l’atteggiamento di quei genitori che permettono ai figli “una vita da adulto” per poi intervenire il giorno seguente “a lamentarsi con i professori per i voti, giustificandolo“.

Genitori “paracadute” e la responsabilità educativa mancata

“Spesso il soccorso che garantiamo è sproporzionato e portatore di guai, perché spinge i ragazzi a diventare ancora più fragili”, ha concluso l’esperto, individuando in questo paradosso educativo una delle cause principali della fragilità che caratterizza le nuove generazioni. La soluzione proposta da Crepet è chiara: “Smettendo di scegliere al posto suo”, restituendo ai giovani la possibilità di confrontarsi con le responsabilità e le conseguenze delle proprie azioni, anche in ambito lavorativo.

Le dinamiche dell’iperprotezione: dal supporto alla dipendenza

L’assistenzialismo eccessivo, di cui parla Crepet, produce conseguenze paradossali che vanno oltre le intenzioni benigne dei suoi promotori. La sovraprotezione sistematica dei giovani genera una dipendenza strutturale dall’aiuto esterno, impedendo lo sviluppo naturale dell’autonomia decisionale. Gli adolescenti, abituati a ricevere supporto costante per ogni difficoltà, perdono progressivamente la capacità di confrontarsi con le sfide ordinarie della crescita, sviluppando una percezione distorta delle proprie competenze e della realtà circostante.

La medicalizzazione del disagio giovanile rappresenta un ulteriore aspetto critico di questo fenomeno. Difficoltà che rientrano nella fisiologia dell’adolescenza vengono spesso interpretate come patologie che richiedono interventi specialistici, creando un circolo vizioso dove la normalità viene sostituita dalla ricerca compulsiva di diagnosi e terapie. L’approccio non solo deresponsabilizza i giovani, ma alimenta un mercato della fragilità che prospera sulla creazione artificiale di bisogni terapeutici.

Effetti a lungo termine: dalla fragilità indotta all’immaturità strutturale

La responsabilità educativa dei genitori si manifesta attraverso atteggiamenti contraddittori che alternano libertà totale e interventi protettivi inappropriati. Genitori che concedono autonomia comportamentale completa si trasformano in “paracadute” quando i figli devono affrontare le conseguenze delle proprie azioni, interferendo nei rapporti con le istituzioni scolastiche e compromettendo il processo di apprendimento sociale. L’alternanza tra permissivismo e iperprotezione impedisce ai giovani di sviluppare una maturità coerente e li mantiene in uno stato di dipendenza prolungata.

Le conseguenze di lungo periodo dell’assistenzialismo educativo si manifestano attraverso la formazione di generazioni caratterizzate da fragilità strutturale e immaturità prolungata. I giovani cresciuti in contesti iperprotettivi sviluppano aspettative irrealistiche verso il mondo esterno, aspettandosi lo stesso livello di supporto e comprensione che hanno ricevuto in ambito familiare e scolastico. Tale dissonanza tra aspettative e realtà genera frustrazione, ansia e difficoltà di adattamento che si prolungano ben oltre l’adolescenza.

L’incapacità di gestire autonomamente le difficoltà ordinarie si traduce in una dipendenza cronica dai meccanismi di supporto esterni, perpetuando un ciclo di fragilità che impedisce la piena realizzazione del potenziale individuale. Gli adulti formati in tali contesti mostrano, pertanto, sempre più difficoltà nel prendere decisioni autonome, nell’assumersi responsabilità e nel gestire lo stress derivante dalle normali sfide della vita professionale e personale, richiedendo interventi esterni continui per funzioni che dovrebbero essere intrinsecamente sviluppate.

 Orizzonte Scuola

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