venerdì 2 gennaio 2026

SAPER RISCHIARE

 

 

"Senza rischi

 non si cresce, 

la paura di sbagliare 

sta spegnendo sogni,

 ambizioni e unicità"

 


La Redazione

 

Crepet riflette su rischio, ambizione e libertà in una società che educa alla prudenza e finisce per spegnere sogni e unicità.

Viviamo in una società frenetica, dove tutto scorre rapidamente davanti ai nostri occhi. Gli istanti si susseguono senza lasciare traccia e spesso perdiamo la capacità di cogliere il senso profondo di ciò che viviamo. Così anche le esperienze più importanti rischiano di trasformarsi in momenti passeggeri, privi di radici e di significato.

Questa difficoltà è aggravata da una crescente confusione attorno al concetto di libertà, sempre più spesso separato dalle idee di rischio e ambizione. Oggi esporsi, osare, mettersi in gioco viene percepito come qualcosa da evitare, piuttosto che come una possibilità di crescita. Su tali aspetti si sofferma, con particolare attenzione, il sociologo e psichiatra Paolo Crepet, il quale esprime il suo pensiero in tal modo: "La tendenza diffusa a identificare «rischio» con «pericolo», «limite», mette in secondo piano «il rischio di non rischiare», non meno inquietante.

Anzi. In questo senso, vedo un parallelismo tra «rischio» e «felicità». Paradossalmente, ma non troppo, molti sono stati educati a pensare che nella vita non valga la pena di rischiare nemmeno per cercare la felicità”.  

Si diffonde così un messaggio implicito che invita a non osare, a restare nel gruppo, a non coltivare fino in fondo le proprie capacità. L’ambizione viene guardata con sospetto, come se rappresentasse un pericolo anziché una risorsa per la crescita personale. Si tratta di una vera e propria esortazione “a non osare, a rimanere nel mucchio, a non mostrare le proprie attitudini e capacità, a smussare perfino il proprio talento, a temere qualsiasi cosa richiami il concetto di ambizione”.

I genitori, in tale ambito, giocano un ruolo fondamentale e, in particolare, sono responsabili di aver trasmesso ai giovani un messaggio fortemente diseducativo e limitativo della crescita. Infatti, gli adolescenti sono ormai convinti che l'ambizione rappresenti una malattia mentale. Invero, "insegnare a un figlio adolescente che l'essere ambizioso significa essere mentalmente disturbato non è solo un atto di cattiveria, ma una dimostrazione di straordinario egoismo e cecità". Tuttavia, alcuni educatori, senza neppure accorgersene, incorrono in tali errori, dimenticando, secondo Crepet, che "l'esistenza stessa è un'ambizione. Occorrerebbe spiegare ai bambini che è nel coltivare desideri e aspirazioni che si costruisce la ricerca della felicità. Essi devono poter crescere pensando che la libertà conduce all'unica speranza che vale la pena di vivere: quella di contribuire a costruire un futuro migliore, per se stessi e non solo".

Insomma, è compito delle istituzioni scolastiche, e delle famiglie stesse, esortare i più giovani ad assumersi il rischio di vivere, e non farsi bastare la sopravvivenza, comprendendo che l'ambizione può esserne molla, motore, carburante e non limite.

“L’esistenza non è contenibile all’interno di un recinto, ma nasce costretta per diventare libera: dall’utero all’universo. Quindi è nel salto, nel gettarsi nel nuovo che è racchiuso il senso di ogni vita consapevole della propria unicità”, così come ci spiega molto accuratamente lo psichiatra.

Il noto sociologo Crepet sostiene, inoltre, che un bambino viene al mondo accanto ai propri genitori ma, successivamente, durante la crescita, si imbatte in una continua evoluzione, mettendosi a confronto con se stesso e con una serie di regole familiari, che lo condurranno all'età adulta, proprio attraverso il raggiungimento dei suoi obiettivi, da intendere quale "capacità di superare i limiti iniziali", non solo in senso fisico, ma come consapevolezza che attraverso il rischio e l'ambizione si possano realizzare i propri sogni ed i relativi progetti.

Dunque “oltrepassare i recinti di infanzia e adolescenza è l’atto magnifico che dovremmo augurare a chiunque stia per entrare nell’età adulta, anche quando non si può pretendere di sapere che cosa ci aspetti oltre le staccionate”.

Non si può non sottolineare, a tal proposito, come la maggior parte della popolazione ritenga che la ricerca della felicità sia molto onerosa, comportando fatica, sudore ed impegno quotidiano, laddove invece i moderni stereotipi si fondano su un assetto culturale del tutto opposto, secondo cui tutto dev'essere confortevole ed alla portata di mano, facilmente ottenibile.

Ciò determina, secondo Crepet, che la moderna popolazione sia per la maggior parte affetta da cherofobia poiché "convinta che, se si raggiunge un qualche grado di felicità, ci si espone a fragilità e a declino moraleOppure c'è chi pensa che la gioia debba essere gustata a misuratissimi sorsi, nell'illusione di farla durare più a lungo, senza sapere che così non si fa altro che allontanare...l'impulso istintivo". 

È necessario, dunque, attraverso l'azione sinergica della scuola e dei genitori, che i bambini, sin dall'infanzia vengano istruiti a non accettare pedissequamente ciò che la realtà propone, formando un proprio pensiero critico, personale, sempre attraverso il confronto ed il dialogo, senza timore dei limiti e dei sacrifici che ne derivano, ma nella consapevolezza che l'ambizione rappresenta una marcia in più, un motore di continua ricerca e scoperta della vera essenza della felicità.

Infatti, parte dell'umanità vive in una condizione di infelicità poiché "non ha imparato a essere libera, in quanto la libertà è una conquista ancora troppo recente e precaria".

“Alla fine, quel poco o quel tanto che si può avere nella vita bisogna comunque desiderarlo, imparare ad approntarlo dentro di sé come potenzialità, auspicio di una primavera speciale. C’è della fatica in tutto questo, forse anche una forma legittima di ansia, come quella del poeta davanti al foglio bianco di cui parla Borges, ma è lo sforzo che predispone alla luce della felicità”, attraverso tali parole conclude la sua significativa disamina Paolo Crepet.

 Ascuolaoggi


Nessun commento:

Posta un commento