parola è l’amore,
le nostre azioni
mostrano la mitezza
e da esse siamo riconosciuti”
(Apolonio Carvalho Nascimento)
-
di Nino Carta
È innegabile che il mondo
abbia bisogno di tenerezza, di bontà e di mitezza, perché sono le persone miti
che rendono la terra e il mondo più abitabile.
La violenza infatti non
si arrende alla violenza, anzi diventa fonte di continue guerre; invece si
arrende alla mitezza che si concretizza nella non-violenza e nella
mansuetudine, le uniche virtù dell’uomo, le quali proprio perché semplici e
piccole, sono capaci di superare i conflitti più difficili.
Noi uomini non siamo
naturalmente miti ma la mitezza non è affatto codardia, anzi comporta una lotta
costante contro noi stessi, un continuo dominio di noi e un grandissimo
coraggio.
Infatti, se la viviamo e
quasi ci abituiamo ad essa, diventiamo non solo “padroni” di noi stessi, ma
beneficiamo e avvolgiamo come per osmosi non solo gli altri intorno a noi ma
anche tutto l’ambiente.
Prima di tutto la mitezza
è un profondo silenzio interiore che trasforma tutto: gli interessi, i desideri
e i giudizi, educando il cuore alla clemenza e all’umiltà, assimilando le
Parole e lo stile di Gesù che è quello dell’amore e del cielo, che sradica dai
cuori il veleno della rabbia e della violenza e fa fiorire al loro posto la
pace e la fraternità.
Per questo “essere miti”
è anche saper sorridere nelle difficoltà e trovare serenità anche nei momenti
di dolore, perché è l’espressione più interiore e più delicata dell’amore,
diventando una continua risposta d’amore al voler esplodere dell’io e aiutandoci
invece a saper perdere proprio per amore.
“Essere miti” è saper
rispettare e gioire con l’altro come lui è; non solo ma, come cristiani, essere
pronti a dare la vita per lui.
Per questo, secondo i
maestri dello Spirito, la mitezza, con la sua presenza umile e dolce, è quella
che tra i quattro elementi che formano l’universo, sceglie di vestirsi con la
semplicità dell’acqua:
– come l’acqua se
incontra un ostacolo, si ferma, ma, se l’ostacolo si rompe, corre via serena.
– come l’acqua diventa
rotonda o quadrata secondo il recipiente in cui viene messa e sa smussare tutto
quello che è affilato e che può ferire.
Ancora, l’essere miti
applicato ai rapporti e alle relazioni tra noi uomini, è un continuo invito a
non pretendere niente dagli altri, anzi ad essere sempre pronto a fare loro
casa, ad accoglierli, a sentirli fratelli, vero toccasana per far vivere tutti
in un mondo di serenità e di pace.
Sentite Papa Francesco:
“Essere poveri di cuore, reagire con umile mitezza, saper piangere con gli
altri, cercare la giustizia con fame e sete d’amore, guardare e agire con
misericordia; ecco questa si, è santità.”
E San Paolo scriveva a
Tito: “Ti ricordo di non parlare male di nessuno, di evitare liti, mostrando
ogni mitezza verso tutti gli uomini”.
Attenzione però, essere
miti non vuol dire essere deboli e senza nerbo, ma scoprire, trovare e
inventare forze insperate “altrove”, nella presenza di un amore che non viene
da noi ma che ci è donato; come diceva ancora San Paolo: “Quando sono debole, è
allora che sono forte”.
Chiaramente non di una
forza nostra, ma della forza della comunione che fiorisce naturalmente come
fiore di campo intorno alle persone miti e che praticamente le rende
invincibili.
“Essere miti”, è veramente l’azione più
intelligente della vita.
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