L’elogio del pedagogista ai “compiti di realtà”
Daniele
Novara critica duramente la didattica basata sulla “risposta esatta”,
definendola un quiz arcaico, ed elogia gli insegnanti che assegnano compiti di
realtà come mostre e avventure. Il pedagogista invita a sfruttare le vacanze
per un apprendimento concreto e operativo, trasformando la città in un luogo di
“outdoor education” fondamentale per la crescita.
“Cosa
ce ne facciamo delle risposte esatte?”. È una domanda
provocatoria quella che Daniele Novara rivolge al mondo
dell’istruzione, spostando l’attenzione dalla performance nozionistica alla
concretezza dell’esperienza educativa.
In
un intervento video diffuso sui canali social, il pedagogista traccia una linea
netta tra l’assegnazione di compiti ripetitivi e quelli che vengono definiti “compiti
di realtà“, lodando apertamente i docenti che scelgono la seconda
strada.
Oltre
la logica del quiz
Il
punto di partenza dell’analisi è la natura stessa dell’apprendimento, che
secondo il direttore del CPP non può essere ridotto a una serie di caselle da
sbarrare. “Imparare è un laboratorio, non è una risposta esatta“,
afferma Novara, criticando un modello che coinvolge spesso anche i genitori. “La
scuola non è un quiz e neanche la famiglia è il posto dove si impara a
partecipare al quiz scolastico”.
Per
il pedagogista, queste dinamiche rappresentano “forme archaiche, passate”
che non hanno più senso di esistere nel contesto attuale. La necessità è quella
di recuperare una dimensione tangibile dello studio: “Bisogna, viceversa, ci
sia la consapevolezza di come l’apprendimento sia concreto, operativo, fatto di
incontri, di esperienze“.
Le
vacanze come spazio per il nuovo
Questa
visione operativa diventa cruciale specialmente durante i periodi di distacco
dalle lezioni frontali. I lunghi periodi di vacanza, compresi quelli estivi,
non devono essere visti come un vuoto da riempire con la replica di quanto
fatto a scuola, ma come “una grande possibilità “. È il momento in cui
bambini e ragazzi possono “vivere qualcosa di nuovo, ma sempre legato al
loro bisogno di imparare, di crescere, di diventare grandi “.
L’elogio
ai docenti innovatori
Il
fulcro del messaggio è il riconoscimento del lavoro svolto da quegli insegnanti
che interpretano il tempo extrascolastico come un’occasione di arricchimento
culturale e non di addestramento.
Novara
si rivolge direttamente a loro: “E quindi, diciamolo senza mezzi termini,
bravi, bravissimi gli insegnanti che invece di accanirsi sugli esercizi già
fatti in classe, danno indicazioni per andare a visitare una mostra, comprare
un libro, vivere un’avventura, vivere un’esperienza “.
Le
indicazioni didattiche virtuose, secondo questa prospettiva, includono
l’utilizzo del territorio circostante, invitando a “usare la città come
un’outdoor education ricco di possibilità “.
È
attraverso queste scelte pedagogiche che l’istituzione scolastica riesce a non
perdere la sua centralità educativa. “Grazie a questi insegnanti “,
conclude Novara, “la scuola mantiene un luogo privilegiato e prioritario
di crescita per le nuove generazioni “.
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