Visualizzazione post con etichetta valorizzazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta valorizzazione. Mostra tutti i post

giovedì 10 aprile 2025

BLU-NICITA' - LINGUAGGI IN SINTONIA


 UN SEMINARIO INTERNAZIONALE SULLA DISABILITA' E SUGLI INTERVENTI EDUCATIVI , AL FINE DI VALORIZZARE OGNI ALUNNO, PERCHE' OGNI PERSONA E' SPECIALE


L'Istituto Comprensivo "Nosengo" di Petrosino (TP), guidato dalla Dirigente Scolastica Maria Luisa Simanella, ha ospitato un importante seminario in occasione della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull'Autismo e sulla Disabilità a Scuola. L'evento, intitolato "Blu-nicità: linguaggi in sintonia", si è tenuto il 9 aprile 2025 e ha visto la partecipazione di numerosi esperti e rappresentanti del mondo dell'istruzione e della salute, sia a livello nazionale che internazionale. Il seminario è stato organizzato in collaborazione con l’Unione Mondiale degli Insegnanti Cattolici (UMEC-WUCT). Oltre alle autorità locali, un centinaio di insegnanti ha seguito l’evento, in presenza o on line.

L’l'IC Nosengo svolge il ruolo di capofila per l'inclusione nella provincia di Trapani. L'organizzazione dell'evento è stata curata con grande dedizione dalla Prof.ssa Isabella Marino, Referente Inclusione dell'I.C. Nosengo, e dal Prof. Vito Luca Scozzari, Consigliere Nazionale AIMC, a testimonianza del forte impegno della scuola e del territorio verso le tematiche dell'inclusione. Il tutto si è realizzato con la preziosa collaborazione di Giovanni Perrone, Consigliere Speciale dell'UMEC, che ha contribuito a dare risonanza internazionale all'iniziativa. L’interazione con l’UMEC e con l’AIMC ha evidenziato il ruolo che le associazioni professionali svolgono a favore della scuola, in Itali e nel mondo.

Il seminario ha avuto inizio con un'apertura musicale a cura dell'Orchestra dell'I.C. "G. Nosengo", seguito dai saluti istituzionali della stessa Dirigente Scolastica, del Dirigente Ambito Territoriale di Trapani USR Sicilia, Davide Nugnes, della Referente Inclusione dell'I.C. "G. Nosengo", Isabella Marino, e del Direttore del Dipartimento Salute Mentale A.S.P. Trapani, Gaetano Vivona.

La mattinata è proseguita con una serie di interventi di esperti, tra cui Paolo Pace, già Referente Centro Autismo A.S.P. di Trapani, il Presidente Mondiale Umec-Wuct, Jan De Groof, rappresentato da Giovanni Perrone, Pasquale Moliterni dell'Università Roma 4, la specialista in psicologia clinica, Ana Elena Popa (Romania), p. Albert Kabuge del Consiglio   di Amministrazione CCIC-UNESCO di Parigi, l'Identity Advisor Elizabeth Boddens (Olanda), la Presidente ONG ADEPESIDI, Solene Tshilobo (R.D. Congo), il sociologo Mario Sandoval dell'Università "Los Lagos" (Chile), Lourdes Rodrigues dell'Agrupamento de Escolas de Valadares-Gaia (Portogallo), la Pedagogista-psicologa Sanja Hajdin (Croazia) e l’insegnante Atinula Nicova (Macedonia).

A conclusione, molto gradite le presentazioni, attraverso video, di "Best practice", realizzate dalle scuole della provincia. Gli studenti hanno illustrato attività e progetti incentrati sul tema "Blu-nicità: linguaggi in sintonia", offrendo una testimonianza concreta di cosa significhi l'inclusione "in blu".

L'evento "Blu-nicità: linguaggi in sintonia", preparato anche dagli alunni delle scuole partecipanti, si è confermato un'importante occasione di confronto e condivisione, sottolineando l'impegno dell'IC Nosengo, della DS Marialuisa Simanella, della Prof.ssa Isabella Marino, del Prof. Vito Luca Scozzari e dell'UMEC nel promuovere una cultura dell'inclusione sempre più efficace e consapevole.

 

sabato 15 febbraio 2025

IL MEGLIO DI CIASCUNO

 

Enrico Galiano: "La scuola non è un posto dove si vanno a selezionare i migliori ma è quello dove si va a tirare fuori il meglio da ciascuno. E si fa aprendo loro le porte, non chiudendole"

"Per la mia esperienza, sono proprio i ragazzi 

che hanno più difficoltà ad avere 

più bisogno di queste opportunità. 

Se li tagliamo fuori, specie quando sono così giovani, 

non facciamo altro 

che demotivarli..."

 

Non è semplice svolgere adeguatamente la funzione di educatore ed in qualità di insegnante.  Il compito appare alquanto impegnativo: essere un punto di riferimento per tanti giovani studenti, senza perdere la propria autorevolezza, riuscendo a trasmettere non solo sapere e conoscenza ma anche principi basilari per una scuola che non solo istruisca ma anche educhi, richiede passione, dedizione, impegno, e soprattutto tempo da investire nelle nuove generazioni, spesso bisognose di una guida che possa indirizzare la strada giusta da percorrere.

 La scuola, a tal fine, dovrebbe garantire delle opportunità proprio a chi si trova maggiormente in difficoltà, senza emarginare o escludere chi invece avrebbe bisogno di maggiori cure, attenzioni, maggiori stimoli, così da evitare di trasmettere quella demotivazione che rende i giovani troppo spesso poco partecipativi e privi di empatia.

 A tal riguardo lo scrittore ed insegnante italiano Enrico Galiano, citando un avvenimento molto spiacevole verificatosi da poco tempo, sottolinea l'importanza di una scuola inclusiva, che prescinda dal concetto di "merito", che prescinda dalla selezione dei "migliori", ma che sappia tirare fuori da ognuno il meglio, accogliendo chi ha più bisogno, senza alcuna disparità di trattamento, ma preoccupandosi solo di garantire agli studenti un processo formativo e di crescita adeguato e conforme alla loro giovane età.

 Pertanto, Enrico Galiano coglie l'occasione per esprimere il suo pensiero in tal modo: "Qualche giorno fa mi scrive una mamma di un ragazzino. Lui frequenta una scuola in cui a breve devo andare a fare un incontro. Allegata al messaggio, la circolare che vedete qui.

 Che è successo?

 Be’, che quella scuola ha avuto la brillante idea – senza dirmi niente, fra l’altro – di offrire questo incontro solo a chi aveva una certa media scolastica (dal 9 in su). La mamma, ovviamente, era affranta: il figlio ci teneva tantissimo, ma la sua media non bastava.

 Immaginatevi la mia reazione (se un pochino mi conoscete).

 No, non l’ho presa bene.

 Ho chiamato immediatamente la scuola, bypassando casa editrice e libraio. Ho scritto una mail personale alla dirigente. E la cosa che mi ha fatto più male è stata la sua risposta, in cui sostiene che loro promuovono l’inclusione, e che i posti in teatro erano pochi, e siccome questo “premio” ai “meritevoli” era arrivato a loro insaputa, tipo "Sorpresa! Hai nove e quindi guarda cosa ti regalo!" non c’è nessun criterio di esclusività.

 Ho letto il tutto tre volte. Anche se scritto in modo un po’ fumoso e arzigogolato, il senso era quello. E si poteva riassumere così: noi non escludiamo nessuno, tranne quelli che non hanno la media alta. Ora: io non dirò nomi né niente. Non sono Fabrizio Corona. Ma.

 A scanso di equivoci. Per il futuro.

 Io sottoscritto Enrico Galiano MAI   sarò disposto a fare incontri con gli studenti dove alcuni sono ammessi e altri no, in base alla media scolastica, al comportamento, alla razza, alla religione e nemmeno se tifano Inter (ok, qui mi devo un po' sacrificare).

 Per la mia esperienza, sono proprio i ragazzi che hanno più difficoltà ad avere più bisogno di queste opportunità. Se li tagliamo fuori, specie quando sono così giovani, non facciamo altro che demotivarli ancora di più e a farli sentire esclusi.

 E, una volta per tutte: basta con questa bufala dei “più meritevoli”. Specie se il merito è stabilito attraverso la media scolastica.

 Penso ai bambini e alle bambine dell’infanzia, o della primaria, che fin da piccoli si sentono parlare di questo “merito”: e quindi vengono abituati fin da piccoli al concetto di premi e punizioni, se fai il bravo ti meriti questo e se non fai il bravo ti meriti quest’altro.

 Penso ai ragazzi e alle ragazze più grandi, che alle medie sono buttati nello tsunami della preadolescenza e hanno bisogno di tutto, di affetto, di ascolto, di calma, di bellezza, ma non certo di una linea che divide meritevoli e non meritevoli.

 La scuola non è un posto dove si vanno a selezionare i migliori: è quello dove si va a tirare fuori il meglio da ciascuno.

 E si fa aprendo loro le porte, non chiudendole"

 Scuola oggi

Immagine


mercoledì 1 maggio 2024

AL DI LA' DELLE COMPETENZE NON COGNITIVE


 Eaving no one behind, non lasciare nessuno indietro, è il motto dell’Agenda ONU 2030. Come fare per rendere concreta questa esortazione dal valore sociale così alto?



Le competenze non cognitive sono le competenze trasversali come la capacità di gestione dello stress, l'empatia, il problem solving, la motivazione e la proattività, non sono quindi le abilità linguistiche, logico-matematiche, scientifiche e tecnologiche.


Quali strade può ancora scoprire e percorrere la scuola per migliorare la qualità della propria offerta e dei propri risultati? Le competenze non cognitive come e perché possono rappresentare una risorsa?

La scuola è innegabilmente un agente di trasformazione sociale potente e incisivo, un ambiente formativo che per un lungo periodo della nostra vita e in anni in cui la sensibilità al cambiamento è maggiore contribuisce a farci crescere come persone e come cittadini.

È proprio la consapevolezza del valore di quello che accade tra le mura scolastiche ad animare il desiderio e lo sforzo di riflettere e interrogarci su una realtà che, per sua natura e in ragione della sua mission, è costantemente tesa al miglioramento.

Questa dinamicità ci rende attenti a osservare gli aspetti che suscitano allerta, ma anche a scoprire opportunità che possono aprire a un positivo mutamento in vista del conseguimento del successo formativo per tutti.

È un argomento del quale abbiamo avuto occasione di parlare più volte, sulle pagine di INVALSIopen e in molte altre occasioni in cui abbiamo incontrato in presenza o in rete insegnanti, dirigenti scolastici e altri esperti che a vario titolo sono interessati a comprendere e promuovere il sistema scolastico.

Con loro abbiamo ragionato su quali possano essere le leve sulle quali agire per rendere tangibile l’obiettivo posto dalle Nazioni Unite per il 2030, ormai piuttosto vicino, di assicurare un’istruzione equa e inclusiva e promuovere opportunità di apprendimento nel corso dell’intera vita per tutti. In pratica su come rinnovare la scuola e migliorarne le qualità per rispondere alle sfide socioculturali in atto e a quelle in arrivo.

Se guardiamo alle Rilevazioni nazionali degli ultimi tre anni qualche motivo di perplessità e in certa misura di preoccupazione sorge. I dati ci dicono infatti che nel nostro Paese, come accade anche a livello internazionale, il titolo di studio dei genitori è un fattore che pesa in misura ancora troppo rilevante sui risultati conseguiti dai giovani e ciò indica che la scuola non riesce a ridurre l’impatto della diversa provenienza socioculturale.

Si potrà dire forse che sono cose note, questioni antiche già più volte discusse, ma se è così perché allora non interrogarci su come reagire a questo stato di cose e sperimentare ipotesi di intervento e piste di lavoro forse non ancora percorse in rapporto ai problemi che i dati evidenziano? Quali possono essere le alternative per sostenere i ragazzi e le ragazze laddove le famiglie fragili offrono minori risorse a supporto dei percorsi scolastici dei figli?

La sensibilità pedagogica, a livello di ricerca e di lavoro sul campo, è attenta da diverso tempo alla necessità di promuovere negli studenti lo sviluppo delle competenze non cognitive, un bagaglio al quale appartengono capacità come saper comunicare, lavorare in gruppo, tenere testa allo stress, avere fiducia in se stessi, delle quali si riconosce sempre più la rilevanza in ogni ambiente di vita, a scuola come nel lavoro, per esercitare pienamente il diritto di cittadinanza e godere delle opportunità che la società offre.

 Ma se osserviamo i dati, che ci mostrano come con il progredire della scolarità gli esiti di apprendimento degli allievi provenienti da contesti più fragili accumulino uno svantaggio superiore a un anno di apprendimento rispetto ai figli di chi ha titoli di studio più elevati, ci chiediamo anche a partire da quale età e livello di scolarità si debba iniziare a lavorare in questa direzione.

La risposta è semplice e suffragata da esperienze condotte in Paesi nei quali l’attenzione a contrastare possibili sprechi nell’offerta di opportunità formative, a vantaggio della qualità del sistema scolastico, si è avviata prima che da noi: si inizia a lavorare già dallo spazio educativo 0-6 anni, sul quale il PNRR ha concentrato molta attenzione.

L’intervento precoce, infatti, è molto probabilmente uno strumento in più per impedire l’accumularsi di svantaggi che sarebbe sempre più difficile recuperare con l’avanzare dell’età evolutiva e del percorso scolastico.

Questa consapevolezza delle opportunità che le competenze non cognitive – in continuità con quelle cognitive e non affatto disgiunte da queste – aprono per contrastare quelle carenze formative che nel tempo si tradurrebbero con ogni probabilità in dispersione scolastica, ci rimanda a un’altra necessità imprescindibile, quella di valutare scientificamente l’impatto di progetti che oggi sono sperimentali e dai quali devono derivare indicazioni metodologiche e didattiche da applicare su ampia scala.

Si tratta evidentemente di un percorso impegnativo e di una responsabilità che al di là del valore scientifico rimanda al valore etico del fare scuola.

 

INVALSI OPEN



domenica 28 aprile 2024

LE RAGIONI DEL MERITO

 

QUALE MERITO?


Operando una profonda destrutturazione dei paradigmi che solitamente accompagnano l'opzione meritocratica, il saggio assume in chiave critica la lettura prevalentemente negativa del merito. Risolto come presupposto di vantaggio o potere individuale, se non di legittimazione delle disuguaglianze. In un orizzonte eticamente compromesso connotato di arroganza, discriminazione, selezione.

E dove i rapporti sociali, per lo più determinati in partenza, si esauriscono inesorabilmente in un gioco a somma zero. Con vincitori e perdenti.

Tali approcci, a parere dell'autore, sono ampiamente riconducibili, per la ricerca sociologica e non solo, alle conseguenze nefaste della società contemporanea. Dove a prevalere sono ideologie e culture che premiano individualismo e competizione, disuguaglianza ed esclusione. E a dettare legge restano soltanto i risultati, e con essi la ricchezza e il potere.

In tale contesto il merito è - non può non essere - valore assoluto. Indiscutibile. Da accogliere o rifiutare. Senza via di mezzo.

L'obiettivo della ricerca, al contrario, è quello di problematizzare il tema del merito, relativizzarne il valore e il significato. Porlo all'interno di una molteplicità di fattori che concorrono a diventare leva di emancipazione e di responsabilità individuale e collettiva. Fattori di cambiamento e di sviluppo.

Il tentativo è quello di sciogliere il dilemma che da qualche tempo coinvolge il mondo politico, economico e sociale. E che può tradursi nell'interrogativo: il merito è l'esito sufficientemente scontato di una società ingiusta, oppure è il prodotto e il riconoscimento di un'azione pur incerta e faticosa di emancipazione e di riscatto di individui e gruppi per costruire una società un po' più giusta e solidale?

L'intento è quello di riconoscere e apprezzare il valore di ogni scelta compiuta nell'ottica del contributo offerto al raggiungimento del bene comune.

La ricerca tematizza in particolare, i concetti di uguaglianza e di libertà attraverso un'ottica pluralista. Che privilegia approcci e dimensioni del merito secondo le categorie del riconoscimento, dell'identità e della dignità, dei bisogni e dei diritti.

Inoltre, ben oltre i confini dell'uguaglianza, il lavoro si pone il problema della distribuzione delle opportunità nei termini più comprensivi dell'equità. Ciò senza trascurare il rapporto con la giustizia, l'inclusione sociale e la differenza.

Aderendo alla proposta di ridefinizione del merito nei termini meno equivoci di meritevolezza e/o meritorietà, l'autore sviluppa un'ipotesi di intervento che chiama in causa il ruolo attivo di ogni soggetto nel realizzare se stesso e i propri valori, e l'attuazione di politiche atte a creare le condizioni migliori di uguaglianza democratica centrata sulla garanzia di agire i diritti di cittadinanza. All'interno di una società giusta, luogo di cooperazione tra persone libere e uguali, aventi pari dignità.

A cominciare dall'istruzione. Dove, partendo dal superamento del dilemma selezione-socializzazione, l'autore giudica insufficiente la soluzione dell'uguaglianza delle opportunità a favore dell'uguaglianza delle capacità. In grado di convertire opportunità e risorse in effettive libertà di scelta.

Il ruolo della scuola risiede piuttosto nello scoprire e sviluppare i talenti. Non nell'esaltazione dei soli risultati ma nella considerazione del percorso e dell'impegno nell’affrontare le difficoltà. E dove comunque, prima di riconoscerlo e premiarlo, il merito va alimentato per farlo fiorire.

L'obiettivo, allora, non è solo garantire 'i capaci e meritevoli', ma garantire le condizioni per diventare 'capaci e meritevoli'. Per sviluppare le proprie capacità. Al di là di standard predefiniti.

Riscoprire il senso e il valore della formazione scolastica, come strumento di uguaglianza sociale, e come volàno di una democrazia intesa come sforzo continuo di vivere secondo saggezza, solidarietà e ricerca del bene individuale e collettivo.

 

Le ragioni del merito: appunti per un dibattito

di Enzo Bertellini | aprile 2024

ISBN-13        979-8882700934

martedì 30 luglio 2019

AVER FIDUCIA PER CRESCERE E FARE CRESCERE


Il talento emerge se siamo circondati da persone che credono in noi


Accanto ai nostri talenti, anche l’atteggiamento (o abito mentale) che mettiamo in atto nei loro confronti è molto importante: se crediamo in noi stessi e nelle nostre capacità, avremo un’alta probabilità di riuscire a superare gli ostacoli. In questo processo costruttivo e positivo, le persone con cui ci relazioniamo giocano un ruolo molto importante: se gli altri credono in noi, sarà più facile far emergere i nostri punti di forza.
Di seguito, vogliamo riportarti un esempio, tratto dal protocollo introdotto dalla Geelong Grammar School (un prestigioso istituto superiore australiano) per insegnare il benessere ai propri studenti.
Durante la prima lezione del programma, agli studenti si chiede di scrivere una storia raccontando un momento in cui si sono sentiti al massimo delle proprie capacità. Successivamente, agli studenti viene sottoposto il VIA Signature Strenghts test, un test che permette di individuare i propri punti di forza personali (il test è gratuito ed è disponibile online). La maggior parte degli studenti scopre che nella storia che aveva scritto quei punti di forza erano protagonisti e questo permette loro di lavorare sui propri punti di forza, con la convinzione che questo lavoro li spingerà al massimo del proprio potenziale.
Prendere coscienza dei punti di forza (tutti noi ne abbiamo) è fondamentale, ma anche l’ambiente riveste un ruolo importante. Circondarsi di persone che conoscono i nostri punti di forza e che credono in noi e nei nostri talenti è il modo migliore per sviluppare un abito mentale forte. Non a caso, dopo aver fatto conoscere agli studenti della Geelong Grammar School i propri punti di forza, la lezione successiva è incentrata sulla costruzione di un “albero genealogico dei punti di forza“: gli studenti vengono invitati ad intervistare i propri familiari alla ricerca dei loro punti di forza, in modo tale da mappare i talenti della propria famiglia.
Prova a rispondere a queste domande:
  • Se dovessi descrivere i tuoi punti di forza, quali sarebbero?
  • E i punti di forza dei tuoi bambini?
  • Riesci a valorizzare questi punti di forza nella vita quotidiana?
  • Le persone che ti circondano conoscono i tuoi punti di forza? Li valorizzano?
Per ciascun punto di forza esistono delle attività che permettono di potenziarlo, allenando i nostri talenti e incrementando la nostra motivazione.
Stiamo lavorando per tradurre e adattare alcuni esercizi validati scientificamente per lavorare sui punti di forza.
A titolo di esempio ti suggeriamo di leggere le linee guida operative che abbiamo proposto per lavorare su uno dei 24 punti di forza esistenti (secondo la classificazione VIA): la perseveranza. 






giovedì 12 luglio 2018

I TALENTI A SCUOLA

Essere giudicati perché altri hanno fatto meglio

Talenti. Parola desueta e incomprensibile anche in un liceo classico. Messa lì sullo sfondo di un concetto innominabile e innominato: la vocazione. Provo perciò a partire da quello che potrebbero conoscere. "Che cosa vuol dire talent scout?" "Ah, chi va alla ricerca di campioni dello sport o di potenziali promesse del mondo dello spettacolo". Non ho ancora ben capito se Lucia sia istintiva o abbia voglia di mettersi in mostra, ma quasi sempre è la prima a rispondermi.
               "Quindi, per voi, - ribatto - avere un talento significa eccellere, o almeno provarci, in una settore della vita? E chi non ha capacità di eccellere non ha talenti?". Stefano tenta di precisare: "Eh, beh, avere talento per qualcosa vuol dire essere portati, avere delle capacità che tutti non hanno". "Quindi, per voi, il talento è solo di qualcuno?". "Si, di solito si. - quasi in coro".
               "Allora - gli dico - forse bisogna precisare che cosa vuol dire avere un talento. Potremmo provare a prendere il testo del vangelo da cui questa parola è entrata nel nostro linguaggio". E ho letto per loro Mt 25,14-30. Verso la fine della lettura Pierpaolo salta su e dice: "Ma scusi prof. perché chi ne ha ricevuto uno solo viene giudicato male per averlo riportato senza nessun interesse? Il padrone non glielo chiede di guadagnare qualcosa con ciò che distribuisce. Perché allora gli viene imputato come un atto sbagliato?"
               "Ottima domanda Pierpaolo". In effetti non avevo fatto caso nemmeno io a questo dettaglio del testo. Perciò apprezzo sul serio la sua provocazione. Gli rimando: "Qualcuno ha un'idea per rispondere a Pierpaolo?", anche per prendermi il tempo di ragionare sulla sua provocazione. Sempre Lucia: "Beh, gli altri due hanno ognuno guadagnato qualcosa e perciò lui viene giudicato male per questo".
               Ma alla classe questa idea non piace. Enrica lo traduce per tutti: "Ma non è mica giusto essere giudicati solo perché altri hanno fatto meglio di noi". "Sono d'accordo - rispondo - e infatti non credo che questa sia la risposta sensata. Forse il testo stesso, più in basso, ci da una indicazione, quando dice: dalle tue stesse parole ti giudico".
               E Pierpaolo si accende: "Ah, prof. cioè, il terzo servo è stato condannato perché non è stato coerente con sé stesso. Questo mi torna già di più". "Esatto Pierpaolo - rispondo -. Credo che il senso sia questo. Visto che la sua aspettativa era che il padrone gli avrebbe chiesto di più di ciò che aveva avuto in consegna, avrebbe dovuto almeno procurare a lui gli interessi bancari. Ma perché non lo ha fatto, secondo voi?"
               C'è un po' di silenzio e nei volti appare la perplessità o lo stupore, sulla mia domanda. Poi Enrica ci prova: "Io credo per paura, paura di perdere quell'unico talento che aveva". "Ci può stare, ma allora gli altri due hanno agito bene solo perché avevano avuto più talenti in sorte?". "No, non mi piace - ancora Pierpaolo. Non so perché ma non mi sembra giusto".
               "E hai ragione - gli dico -. Infatti credo che la differenza non stia qui, ma nell'immagine che i tre servi hanno del loro padrone. La paura del terzo non è forse tanto, o solo di perdere l'unico talento che ha, ma di non essere all'altezza dell'idea che lui ha del suo padrone. Ho l'impressione che forse voi stessi, spesso vi sentiate un po' così davanti al mondo degli adulti: inadeguati, impauriti, con la voglia di mettervi al riparo, al sicuro, più che di rischiare ed esporvi".
               Enrica allora chiede la parola: "Forse un po' siamo così, è vero, ma se ci pensiamo bene non è che si arriva molto lontano in questo modo, e alla fine, come il terzo servo, si resta senza nulla. Ad esempio credo che i primi due servi avessero una idea molto diversa del loro padrone, probabilmente di una persona che si fida di loro, che non pretende nulla e che sa apprezzare ciò che loro hanno guadagnato anche senza che lui glielo avesse chiesto. Cioè, loro due lo hanno fatto per loro, liberamente, di rischiare, non tanto per il padrone".
               "Ottimo Enrica - le dico - credo tu abbia colto nel segno. Tiro tre conclusioni per voi.
               Primo. Il "talento" era un'unità di misura, non un determinato bene in sé. Tradotto vuol dire: è il nostro metro con cui giudichiamo la realtà e il nostro rapporto con essa che definisce la nostra possibilità, più o meno alta, di realizzare quel che siamo, non tanto quello che abbiamo come capacità effettive. Ecco perché un "talento" si realizza solo se è "speso", cioè rischiato per qualcosa di più grande, perché se facciamo questo significa che noi crediamo nelle nostre possibilità di "incidere" sulla realtà, di lasciare un segno, per quanto piccolo, affinché le cose non siano perfettamente identiche a prima. 
            Secondo. Tenere per sé il proprio talento lo fa morire perché ci condanniamo da soli a pensare di essere incapaci di incidere sulla realtà, mostriamo la paura di un mondo attorno a noi che ci sembra ostile, difficile, esigente.
        Terzo. Allora tutti abbiamo talenti, perche tutti diamo una certa lettura del mondo che ci circonda. La differenza vera è tra chi li spende e chi no".
  
Gilberto Borghi


(articolo tratto da www.vinonuovo.it)

martedì 5 giugno 2018

VALORIZZARE GLI IMMIGRATI? DUE PROPOSTE AL MINISTRO DELL'INTERNO

Don Cosimo Scordato e don Francesco Romano lanciano un appello al leader del Carroccio. I due sacerdoti che operano all'Albergheria, uno dei quartieri palermitani a più alta densità di popolazione straniera, lanciano le loro proposte per riformare la rete dell'ospitalità. Ecco il testo integrale dell'appello dei due parroci al neo ministro degli interni:
"Prendendo spunto da quanto Lei ha affermato rendendosi disponibile ad ascoltare tutti, per poi decidere, ci permettiamo di sollecitare qualche proposta sulla grave problematica degli immigrati. In primo luogo condividiamo con Lei la preoccupazione che venga garantita la sicurezza della nostra società intensificando controlli che cerchino di individuare eventuali presenze di terrorismo o reti di sfruttamento dei bisogni altrui tra gli stessi immigrati.
Parimenti, condividiamo con Lei l'urgenza di superare l'attuale situazione dei centri di accoglienza liberandoli dalle interferenze di organizzazioni criminali e politiche, che stanno sfruttando a loro beneficio risorse pubbliche offrendo pessimi servizi.
Ciononostante, ci sembra un percorso più conducente quello di una politica che sappia volare alto trasformando in opportunità la situazione di emergenza; riconosciamo che le tragedie che si consumano quasi quotidianamente nel mar Mediterraneo e che hanno come vittime bambini, donne, giovani in fuga dalle loro terre per motivi di guerre, malattie o persecuzioni, a tutt'oggi ci hanno trovato impreparati e di fatto continuiamo a considerare la loro venuta come un'azione di disturbo nei confronti del nostro assetto sociale.
E se invece li accogliessimo a braccia aperte, non solo per alleviare la loro sofferenza e disperazione, ma anche considerando la loro venuta come un'opportunità di rinnovamento e di ringiovanimento della nostra società? Che cosa avremmo da offrire a loro? Qui si inserisce la nobiltà della politica che deve tentare di trasformare questa emergenza in una vera risorsa per la nostra società.
Due proposte da governare.
La prima è relativa alle condizioni di tanti paesi in buona parte deserti, di tanti terreni in condizioni di abbandono, di tante spiagge sporche, di strade impraticabili etc; perché non elaborare, in sinergia tra istituzioni, società civile e volontariato, progetti di inserimento che utilizzino veramente a beneficio degli immigrati i soldi della Comunità Europea finora sprecati o accaparrati da criminali? 
Inoltre, e questo sarebbe un vero salto di civiltà, la ricerca di offerte di lavoro e di formazione prevista dall'agenzia del lavoro, che l'attuale governo ha intenzione di ristrutturare, potrebbe includere anche questi nostri fratelli extracomunitari sostenendo il loro inserimento con i contributi europei. 
Cose non facili perché, come Lei ha denunciato, si tratta di superare situazioni di interessi consolidati o anche semplicemente di inerzia burocratica; ma adesso vorremmo riscoprire la forza di una politica autentica che sappia essere forte contro i poteri forti e accondiscendente con popolazioni che ci stanno semplicemente tendendo la mano.
Questo momento epocale richiede da parte di tutti un piglio ulteriore di creatività e generosità; speriamo che Lei sappia raccogliere queste sollecitazioni e trasformarle in politica attiva".



venerdì 27 ottobre 2017

EDUCARE AL RISPETTO. Al via un piano nazionale

Scuola, Fedeli:
 "Al via il Piano nazionale
 per l'educazione al rispetto"

Dieci azioni per contrastare disuguaglianze e discriminazioni

Un Piano nazionale per promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione al rispetto, per contrastare ogni forma di violenza e discriminazione e favorire il superamento di pregiudizi e disuguaglianze, secondo i principi espressi dall'articolo 3 della Costituzione italiana.


Lo ha presentato oggi a Roma la Ministra dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Valeria Fedeli, nella cornice del Teatro Eliseo, alla presenza di Elena Centemero, Presidente della Commissione Equality and Non Discrimination del Consiglio d'Europa, Gabriele Toccafondi,  Sottosegretario all'Istruzione, Luca Pancalli, Presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro, rappresentati di studentesse e studenti e delle famiglie. Ha condotto il dibattito la giornalista Mirta Merlino, che ha di recente lanciato una campagna dal titolo #odiolodio per sensibilizzare sul problema della violenza verbale e dell'offesa gratuita sui social network. La campagna rientrerà fra le collaborazioni lanciate oggi alla presentazione del Piano.

"Il lancio di questo Piano ci rende orgogliosi ed è particolarmente importante - ha spiegato Fedeli - perché il rispetto delle differenze è decisivo per contrastare violenze, discriminazioni e comportamenti aggressivi di ogni genere. Perché il rispetto include un modo di sentire e un modo di comportarsi e relazionarsi fondamentali per realizzare l'art. 3 della Costituzione, cui tutto il Piano si ispira. Perché la scuola deve, può e vuole essere un fattore di uguaglianza, protagonista attiva di quel compito - "rimuovere gli ostacoli" - che la Repubblica assegna a se stessa. Ascolto, dialogo, condivisione: il rispetto significa tutto questo, significa fortificare la democrazia, migliorare la qualità di ogni esperienza di vita, contribuire a far crescere condizioni di benessere per tutte e tutti" .......



lunedì 29 settembre 2014

CENTO PIAZZE PER GLI INSEGNANTI

 Giornata Mondiale degli Insegnanti: 
l’AIMC “manifesta” in Cento Piazze del Paese

L’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC) promuove, per il quinto anno consecutivo, la manifestazione “CENTO PIAZZE 2014” sul tema “Valorizzare gli Insegnanti per dare valore alla Scuola”.
L’evento si svolge in occasione della XX Giornata Mondiale degli Insegnanti, con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco (CNIU) e in collaborazione con l’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della CEI, la Fondazione AIMC onlus e l’Ecogeses.
CentoPiazze per l’AIMC - precisa il Presidente Giuseppe Desideri -assume una valenza ulteriore per una prima riflessione collettiva, lungo tutto il Paese, sul Rapporto “La buona Scuola”, presentato dal Governo”. Riflessione a cui l’Associazione fornisce già un primo contributo con il “Manifesto per dare Valore alla Scuola”. “Cento Piazze – incalza Desideri – è una splendida occasione per parlare della scuola e dei suoi professionisti in una visione strategica e sistemica”.
Gli inni nazionale e europeo, eseguiti dal coro del Liceo classico “F. Vivona di Roma, apriranno la manifestazione che si svolgerà a Roma il 1 ottobre p. v. e, in contemporanea o nei giorni immediatamente successivi, in molte realtà associative territoriali, con il coinvolgimento di associazioni e movimenti locali. L’evento nazionale si svolgerà a Roma presso la Sala della Comunicazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in viale Trastevere, 76, alla presenza del ministro Stefania Giannini e di numerose personalità del mondo politico-istituzionale, ecclesiale, accademico, culturale e studentesche. Interverranno, inoltre, Luigi Berlinguer, già Ministro della P. I, Gioele Anni, presidente nazionale Movimento studenti di AC, Maria Grazia Colombo, Commissione educazione Forum delle famiglie, Lucio Guasti, Università Cattolica di Piacenza, Rosa Musto, già coordinatrice della Rete di scuole Unesco-AsPnet Italia, Alfons o Rubinacci, coo rdinatore del comitato scientifico di Tuttoscuola e don Maurizio Viviani, direttore dell’UNESU della CEI,
Uno spazio consistente dell’evento è riservato alla presentazione di alcune significative esperienze maturate da alcuni istituti : Istituto Tecnico Agrario Statale “Emilio Sereni”- Sez. scuola del carcere di Roma; IC Fontanile-Anagnino – Sez. musicale di Roma e il Liceo Musicale di Latina.
Il servizio di accoglienza dei partecipanti sarà assicurato dagli studenti e studentesse dell’IISS “De Pinedo-Colonna, indirizzo Aeronautico e Nautico di Roma.