lunedì 12 ottobre 2026

SE NON RIDI TI PERDI

 



Alessandro D’Avenia

 

Qualche giorno fa un’anziana signora che ha da poco perso il marito usciva triste dal parrucchiere, e un ragazzo sconosciuto, incrociandola, in modo gratuito e inatteso, le ha detto: «Come sta bene, signora!». Non poteva sapere che proprio quella frase gliela ripeteva il marito quando si faceva bella.  

L’episodio mi ha ricordato «Passing Humanity» (Umani di passaggio), un gioco inventato da Bernard De Koven, teorico della «giocosità» come stile di vita e ribellione al controllo, che ho ripreso a fare: per strada sorrido a chi incontro, magari con un saluto o un commento; se risponde, sorridendo o altro, assegno un punteggio da 1 a 10 agli Umani, se resta indifferente o si infastidisce i punti vanno a Coloro che Trascurano l’Umanità.  

Il gioco dura un tragitto: in città perdo quasi sempre, in montagna stravinco. È più facile far punti con chi ha bambini, sorridendo prima a loro. A volte non c’è partita: gli occhi sono solo per il cellulare.  

Le reazioni negative mi ricordano la commedia latina in cui un tale, preoccupato per le fatiche del vicino, viene invitato a farsi gli affari propri. Lui allora risponde con la frase che ha scolpito il concetto di humanitas e che traduco così: «Sono umano, tutto ciò che accade agli altri lo sento mio».  

Le neuroscienze lo confermano: se vediamo un’emozione, la proviamo anche noi, come avviene con gli sbadigli. A chi vede un sorriso il cervello sorride, anche se non ricambia. E confesso che io vinco anche quando ai punti perdo: torno a casa col sorriso.

Ricreato.

Corriere della Sera

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