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mercoledì 15 febbraio 2023

SALVAGUARDIA DELLA TERRA. UN VADEMECUM

 Dicastero Sviluppo Umano: un vademecum per la salvaguardia della Terra

Presentato il vademecum  "La nostra casa comune: una guida per prendersi cura del nostro pianeta vivente" dell'Istituto per l'Ambiente di Stoccolma e del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, pratico opuscolo illustrato e ricco di schemi che, partendo dai contenuti della Laudato si’ di Papa Francesco, offre informazioni scientifiche sul cambiamento climatico e le sue conseguenze e suggerisce comportamenti per un uso responsabile delle risorse

 

- di Tiziana Campisi – Città del Vaticano

 

Un piccolo vademecum che invita ad impegnarsi per affrontare l’attuale crisi climatica e che offre informazioni, idee e strumenti essenziali per farlo. Questo è "La nostra casa comune: una guida per prendersi cura del nostro pianeta vivente", frutto della collaborazione tra l'Istituto per l'Ambiente di Stoccolma (Stockholm Environment Institute, Sei) e il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, presentato on line questo pomeriggio. Si tratta di un opuscolo illustrato che mette in connessione la scienza riguardante il cambiamento climatico, la biodiversità e l'uso sostenibile delle risorse con i messaggi dell'enciclica di Papa Francesco Laudato si’ sulla cura della casa comune. La guida, dunque, abbraccia il sapere scientifico sulle questioni ambientali più urgenti e spiega come le persone e le comunità possono agire per costruire un futuro più sostenibile e socialmente giusto. E questo attraverso brevi panoramiche sulla crisi climatica, la biodiversità, la gestione delle risorse idriche, l’inquinamento atmosferico e la produzione alimentare sostenibile cui seguono indicazioni su cosa è necessario cambi e suggerimenti circa possibili azioni da intraprendere. 

“Coraggiosa rivoluzione culturale” per un momento storico critico

Ad aprire la presentazione del booklet è stato il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. “Siamo in un momento storico critico in cui le azioni di oggi determineranno il destino delle generazioni a venire” ha detto il porporato, aggiungendo che ci attende una sfida monumentale e che per rispondervi adeguatamente occorre una “coraggiosa rivoluzione culturale”, come scrive Papa Francesco nella Laudato si'. E audace vuole essere la guida che viene offerta “alle Chiese locali e ai gruppi comunitari” e che, ha proseguito il cardinale Czerny, “rappresenta una collaborazione importante e piena di speranza” tra i due grandi settori della scienza e della fede. “Pur partendo da visioni del mondo complementari, ciò che conta è quanto abbiamo in comune - ha affermato il porporato - la scienza e la fede condividono valori e scopi fondamentali in grado di guarire il mondo”. Il prefetto ha inoltre sottolineato che “i principi di interconnessione e corresponsabilità inquadrano il nostro clima come un bene comune e il pianeta come la nostra casa comune” e dunque “proteggere, curare e rigenerare il creato deve essere una priorità per tutti”. Per questo la guida prodotta dal Sei e dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale invita a unirsi “e ad agire” su più fronti: “dallo spreco alimentare all'inquinamento atmosferico, dall'insicurezza idrica alla perdita di biodiversità”. Il booklet presenta la terra come un'eredità condivisa, e mostra “come spostare le priorità in modo che i doni della creazione vadano a beneficio di tutti” spiega il porporato, suggerisce inoltre, “azioni pratiche che possono essere condivise e messe in rete sulla Piattaforma d'Azione Laudato Si'”.

La presentazione della guida

Måns Nilsson, direttore esecutivo dell'Istituto per l'Ambiente di Stoccolma, organizzazione internazionale di ricerca e politica senza scopo di lucro che affronta le sfide dell'ambiente e dello sviluppo, abbracciando questioni relative al clima, all'acqua, all'aria e all'uso del suolo guardando a governance, economia, genere e salute umana, ha evidenziato che il progetto realizzato con la Santa Sede si adatta bene alla missione dell’istituto. "In tutto ciò che facciamo al Sei, abbiamo una duplice missione: produrre una scienza solida e affidabile e comunicare i risultati in modo che siano chiari, convincenti e attuabili", ha affermato. Nilsson ha precisato inoltre che “le prove concrete sono più cruciali che mai”, ma che “ciò che guida le azioni delle persone sono i loro valori e il senso che hanno del loro posto nel mondo”, e allora “in un momento in cui molte persone si sentono senza speranza, come se non potessero fare la differenza”, guida realizzata da Sei e Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale “mostra che possono farlo, sia individualmente che sostenendo collettivamente un cambiamento sistemico”.

La guida per la cura della “nostra casa comune”

Per illustrare "La nostra casa comune: una guida per prendersi cura del nostro pianeta vivente", sono intervenuti anche Andrés Jato, ambasciatore di Svezia presso la Santa Sede, John Mundell, direttore della Piattaforma d’Iniziative Laudato si’ e Molly Burd, coordinatrice digitale del Sei e capo progetto del booklet e sono giunte diverse testimonianze dai vari continenti. L’opuscolo, in totale 20 pagine, corredate di foto e illustrazioni, è stato realizzato in cinque lingue: inglese, francese, italiano, spagnolo e portoghese. Di agile lettura, è disponibile online sul portale del Sei e su quello del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Ogni sezione si apre con una citazione tratta dalla Laudato si’, l’impaginazione, poi, affianca sintetiche informazioni scientifiche e schemi su ciò che nel mondo deve cambiare per il bene della “casa comune” e sulle modalità di comportamento da adottare. A chiusura dell’opuscolo la “Preghiera per la nostra terra” di Papa Francesco. Il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale è pronto a distribuire alle parrocchie più di 500mila copie del booklet in tutto il mondo e, insieme al Sei, lavorerà per promuovere il progetto su web evidenziando i cambiamenti che ispira. Uno strumento chiave sarà la Piattaforma di Iniziative Laudato Si', l’hub online gestito dal Dicastero che riunisce i cattolici mobilitatisi per affrontare le sfide ecologiche in linea con l'invito all'azione del Papa.


Vatican News

 

sabato 26 novembre 2022

NON FARE SVANIRE LA BELLEZZA

 Parolin: la bellezza della nostra casa comune svanirà se non ce ne prendiamo cura

 

Nel videomessaggio per il secondo Meeting sulla bellezza del creato, in corso ad Assisi, il segretario di Stato Vaticano ricorda il dovere di tutelare e garantire la continuità della fertilità della Terra per le generazioni future

 

- di Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

 

 “Tutto quello che è stato creato va riconosciuto, curato e tutelato, valorizzato e coltivato. Solo tramite la gratitudine per il Creato possiamo concepirlo come dono. Solo tramite il riconoscimento del dono che ci è stato fatto, ci verrà spontaneo prendercene cura”. È quanto sottolinea il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, nel videomessaggio in occasione della seconda edizione del Meeting nazionale Bellezza del Creato, promosso dalla Fondazione Sorella Natura in programma il 25 e il 26 novembre a Montefalco e ad Assisi. Nella terra di San Francesco, l’Umbria, “spiritualità e storia si fondono”: “È in questi luoghi - ricorda il cardinale Parolin - che il Santo di Assisi riconosce la bellezza e il valore di ciò che ci circonda ogni giorno: il sole, la luna, le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco, la Terra con i suoi frutti e tutte le creature che condividono questa Casa”.

L’impegno della Santa Sede

“La Santa Sede - sottolinea nel videomessaggio - è continuamente impegnata attraverso diverse iniziative a diversi livelli per concretizzare queste importanti azioni, non solo di rispetto, ma soprattutto di amore nei confronti del Creatore”. Tra i passi più recenti, il porporato ricorda “l’adesione alla Convenzione-Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e all’Accordo di Parigi da parte della Santa Sede, in nome e per conto dello Stato della Città del Vaticano”. “Questi documenti giuridici internazionali sono entrati in vigore in un giorno particolare: il 4 ottobre 2022, il giorno dedicato a San Francesco”.

Agire con urgenza, responsabilità, solidarietà

Il cardinale ricorda poi che oltre agli impegni già precedentemente portati avanti, la partecipazione della Santa Sede alla Convenzione-Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici “rappresenta un tassello significativo per la cura della Casa comune, anche a livello multilaterale, per condividere e rafforzare l’impegno internazionale volto a fronteggiare il cambiamento climatico, un problema serio da affrontare ora e in futuro”. Si tratta di una sfida complessa, “come mostrano gli esiti della recente Cop27 svoltasi a Sharm el-Sheikh, che richiede il coinvolgimento di tutti nell’agire con un chiaro orientamento animato da un senso di urgenza, responsabilità e solidarietà”.

Serve una conversione comunitaria

“La bellezza che ci circonda è immensa: pensiamo al patrimonio ambientale, storico e culturale”. La conversione individuale, aggiunge Parolin, deve essere accompagnata da una conversione comunitaria: “abbiamo la responsabilità di custodire e coltivare la nostra Casa comune”; è nostro il “dovere di tutelarla e garantire la continuità della sua fertilità per le generazioni future”. “La bellezza che abbiamo intorno svanirà se non ce ne prendiamo cura, privandone così i giovani di oggi e di domani, i quali non potrebbero mai vederla”. Dal porporato giunge infine un appello all’azione e alla collaborazione: “Auspico fortemente che questo motivo di incontro generi una riflessione sul riconoscimento della bellezza del Creato che ci circonda, e che da questo derivi un’azione concreta e responsabile per la sua tutela e la sua promozione”.


Vatican News

 

giovedì 2 giugno 2022

A CHI LAVORA NELLE ISTITUZIONI PUBBLICHE

 


Non si può morire di lavoro. Il bene di tutti dipende dalla comunità e dal saper vivere insieme. La Costituzione può rappresentare la bussola valoriale per tutti, cattolici e laici. 

Il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, prende carta e penna e in occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno scrive una lettera a chi lavora nelle istituzioni, in cui invita anche a impegnarsi per non sprecare l'occasione del Pnrr. Pubblichiamo il testo integrale.

Lettera a chi lavora nelle istituzioni della nostra casa comune

Carissima, carissimo,

la vedo operare negli uffici, nelle aule di università o delle scuole, in quelle di un tribunale o nelle stanze dove si difende la sicurezza delle persone, nelle corsie dove si cura o nel front office di uno sportello, nei laboratori o lungo le strade per renderle belle e proprie, nei ministeri o in qualche ufficio isolato dove non la nota nessuno, nei cortili delle caserme o nei bracci delle carceri. In realtà tanta parte del suo lavoro non si vede, ma questa lettera è per lei. Non ci conosciamo, ma il suo servizio è vicino alla mia vita e a quella dei miei amici, delle persone che mi sono care, di tanti, di tutti, miei e nostri compagni di viaggio e per questo ho pensato di scriverle. Istintivamente le darei del tu, ma preferisco cominciare dal Lei per il grande rispetto che nutro.

Una mistica francese di nome Madeleine Delbrêl, una donna molto religiosa e molto impegnata nel sociale, una donna pienamente evangelica, a proposito delle persone come lei diceva che sono il filo che tiene insieme il vestito: la capacità del sarto è proprio quella di non farlo vedere, ma il filo è necessario perché i pezzi di stoffa si reggano insieme. Così è il suo lavoro, prezioso per le istituzioni della nostra casa comune, e ogni pezzo è importante. Davvero. La qualità della mia vita dipende anche da lei: per questo per prima cosa la ringrazio, perché il suo lavoro, tante volte ignorato, contiene e richiede generosità e competenza. Non si capisce mai abbastanza, infatti, quanto impegno richiedono “le cose di tutti”. Purtroppo, i problemi, i ritardi, le disfunzioni e anche alcune persone che non compiono il proprio dovere, finiscono per non fare apprezzare la generosità, la competenza, lo zelo che lei e tanti mettono nel loro lavoro. D’ora in avanti mi piacerebbe chiamare il suo impegno non “lavoro” ma “servizio”. E che anche lei lo pensasse così. Sì, lo so che è lavoro e a volte anche duro, sottovalutato.

Eppure, proprio grazie alla passione e alle lotte di tante persone, anche di chi ci ha preceduto, oggi godiamo di molte protezioni e garanzie che costituiscono quello che chiamiamo welfare, che poi è il modo in cui la vita quotidiana diventa bella e non antipatica, troppo dura da vivere.

Non possiamo più accettare, eppure succede ancora spesso, che il luogo di lavoro, che è per la vita, diventi invece un luogo di morte. Penso a chi non è più tornato a casa e alle mogli e ai figli che hanno aspettato invano i propri cari: questo mi addolora, mi commuove e non smetto di chiedere condizioni di lavoro sicure per tutti. Vorrei un lavoro sempre meno a tempo determinato e più stabile, perché deve contenere il futuro: per sé, per la propria famiglia, per i figli, sì, per i figli. Senza figli per chi si lavora? Vorrei, poi, che il lavoro fosse lavoro buono e non solo lavoro: che i lavoratori fossero sempre messi in regola e che nessuno sia più sfruttato. Possibile che oggi c’è ancora chi non mette le persone in regola?

Il suo lavoro è un servizio per il bene della comunità, composta da tante persone. Così tante che non possiamo sapere chi siano, eppure sono la mia e la nostra comunità. Sì, perché siamo una comunità, dobbiamo tornare a esserlo. So che la sua vita personale è da un’altra parte e che saggiamente distingue l’ambito privato da quello pubblico, ma è anche vero che quello che fa per tutti, con il suo lavoro, è una parte importante della sua vita, le dà soddisfazioni e preoccupazioni, la coinvolge umanamente. Questo non è sbagliato. Anzi. È più faticoso e difficile tenere distinti questi ambiti, come tanti sollecitano a fare, perché la vita è una ed è bene che sia unita. È bello aiutare la nostra casa comune specie quando, come in questi mesi, capiamo quanto è importante, decisiva ma anche fragile, colpita da pandemie, da rischi terribili nei quali come sempre i più penalizzati sono i più deboli.

Ogni lavoro è un servizio alla casa comune ed è importante. Spesso sono proprio quelli meno considerati e giudicati “umili” che servono di più. Tutti servono! Ogni lavoro deve essere fatto con umiltà per poter essere contenti, perché serva agli altri e non alla nostra affermazione personale.

Gli umili non si stancano, non diventano presuntuosi e intrattabili, non agiscono per interesse ma perché quello che svolgono è un servizio e lo fanno anche quando non conviene, ma conviene a chi lo ha chiesto. Si adoperano pure quando nessuno si ricorderà della scelta, solo perché è giusto farlo. E questo resta, aiuta, risponde, protegge.

Quando il lavoro (che resta lavoro) lo viviamo anche come impegno di servizio – nello spirito dell’art. 4 della nostra Costituzione repubblicana, che chiede a tutti di svolgere un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società – ne sappiamo comprendere l’importanza non per quello che rende o per il successo che porta, ma per il valore che ha in se stesso. Più fa bene agli altri, il lavoro, più fa bene a noi. Anche quando non si vede. Il contrario crea un clima faticoso, competizioni inutili, sensi di rivalsa. Se facciamo bene o male qualcosa, nel tempo richiesto o no, questo ha sempre delle conseguenze.

I diritti sono cose importanti. I nostri e quelli degli altri. Se è un diritto deve essere garantito sempre e non come concessione o un piacere. Non vanno create scorciatoie. Troppi pensano che per ottenere quello che è di diritto si debba avere un “santo in paradiso” a cui raccomandarsi, magari irridendo il merito di ciascuno, i tempi, le precedenze, l’onestà insomma. Si può vincere una volta e si è sconfitti tutte le altre. Crescono così la disillusione, il malcontento, la convinzione che nessuno si occupa di me e che ognuno si deve arrangiare da solo.

Se è un diritto, è fondamentale garantirlo e questo fa sentire sicuri tutti. Ma dipende da ognuno. È davvero importante sapere di poter contare sulle istituzioni, e quindi su di lei, sulla sua competenza, sulla sua onestà, sulla sicurezza che ci sarà una risposta e che sarà la migliore. Lei sa bene quante persone sono sole e come da soli ci si sente perduti, incompresi, arrabbiati e a volte si finisce per prendersela con il primo davanti, magari il povero malcapitato che fa una domanda allo sportello.

Il nostro è il tempo in cui realizzare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il cosiddetto PNRR, e mi sembra possa essere un’occasione davvero decisiva dopo tanta sofferenza. Durante la pandemia abbiamo capito quanto le fragilità, le contraddizioni, le ingiustizie siano anche conseguenze dei rimandi, dei ritardi, delle furbizie, delle cose che bisognava fare e che non sono state fatte, degli interessi privati che hanno condizionato le scelte politiche. Le cause di tante sofferenze sono a volte così lontane che non le sappiamo più riconoscere.

Quello che vorrei dirle è che abbiamo un grande motivo per dare oggi tutti il massimo, ed è per questo che ho pensato di scriverle! Vorrei che anche nessuno di noi perdesse questa opportunità. Sappiamo che c’è bisogno di istituzioni che funzionino bene, anzi meglio, ed è per questo che dobbiamo cercare la qualità. A questo proposito Dietrich Bonhoeffer, un credente che si poneva domande profonde sul valore di ogni persona e dello stare insieme, morto martire per mano dei nazisti, uno di quelli che ci hanno lasciato in eredità l’Europa, ha scritto che bisogna passare “dalla fretta alla calma e al silenzio, dalla dispersione al raccoglimento, dalla sensazione alla riflessione, dal virtuosismo all’arte, dallo snobismo alla modestia, dall’esagerazione alla misura”. Potremmo aggiungere: dal dilettantismo alla competenza, da una felicità individualistica al sacrificio per stare bene tutti, dall’apparenza alla sostanza, dal successo rapido e a tutti i costi alla costruzione paziente di quello che dura, dal fare le cose per il consenso, per il potere, per la considerazione e il ruolo sociale, a farle solo perché sono giuste, insieme e non da soli, anche se lì per lì sembra convenire meno. Ho visto grandi energie che si sono perse cercando a tutti i costi il proprio tornaconto, e il grande spreco di ogni giorno per burocrazie senza volto, perché non è mai responsabilità di qualcuno.

Gli uomini e le donne che hanno scritto la Costituzione avevano davvero sofferto molto, toccato con mano quanto l’umanità può restare sfigurata dalla violenza, ma avevano visto anche come uomini e donne sanno resistere e persino agire da eroi quando è necessario per aiutare qualcuno che soffre. Hanno perciò voluto lasciarci, nella Costituzione, un progetto per costruire e mantenere una società più umana e umanizzante, per riuscire a evitare le sofferenze da loro vissute. E tutto comincia dal sapere fare unità. Mi sento chiamato a questo come cristiano, credo si possa realizzare prima di tutto con l’aiuto di Cristo, e ritengo che tutti, senza distinzioni, possiamo impegnarci a fare unità seguendo il progetto indicato dalla Costituzione.

Ogni generazione è chiamata a riappropriarsi dei valori e delle virtù costituzionali. Per questo dobbiamo tutti ritrovare il senso dei limiti. È un concetto che nella Costituzione, proprio perché preoccupata di rendere concreti i diritti, ricorre ben diciassette volte, a cominciare ad esempio dall’art. 1, dove lo si ricorda a ciascun cittadino, come membro del popolo sovrano, ma anche nell’art. 42 quando, nel riconoscere e garantire la nostra proprietà privata, si preoccupa di aggiungere che possono servire limiti per assicurarne la funzione sociale. E poi in molte altre occasioni in cui si affermano diritti indicando, però, dei limiti per il rispetto dei doveri verso gli altri e la società. Perché solo così i diritti di ciascuno possono divenire reali e concreti.

Al centro della Costituzione c’è la persona, cioè, sempre, un “noi”. Non c’è l’individuo. E’ una concezione evangelica che è stata fatta propria da tutti i padri costituenti, di ogni credo e sensibilità politica.

Non dimentichiamo che siamo chiamati a portare insieme i pesi della vita, tanto che l’art. 2 ci ricorda che la solidarietà è addirittura un dovere inderogabile. Dobbiamo riuscire a valorizzare l’impegno, che non è reale senza la necessaria continuità e serietà (nello spirito dell’art. 4). La Costituzione si preoccupa non solo di garantire le nostre “libertà da” possibili abusi degli altri e dei potenti e la “libertà di” agire per fare tutto ciò che ci sembra giusto, ma si sforza di indicare il senso di tutto ciò, sottolineando la bellezza di usare delle “libertà per” uno scopo sociale. Si tratta di costruire un mondo di relazioni personali. Per questo la Costituzione evidenzia – già nell’art. 2, ma poi in molti altri – che è nei gruppi sociali (la famiglia, le associazioni di tutti i generi e tipi, le comunità religiose, isindacati, le organizzazioni politiche democraticamente organizzate, il lavoro, i corpi intermedi) che si sviluppa la nostra personalità, e non invece con una vita sterilmente individualistica ed egocentrica.

Il bene comune deve essere il nostro orizzonte. Lo ricorda anche la Dottrina sociale della Chiesa. Dobbiamo rendere migliore il mondo con il progresso materiale e spirituale della società (art. 4, ma anche, per esempio, art. 41 dove si parla di indirizzare la libertà di impresa a fini sociali). Penso che tutti dobbiamo fare il meglio che possiamo con responsabilità. È proprio vero: non ci si può salvare da soli! Gli uomini e le donne hanno aspetti di incredibile grandezza perché, tra l’altro, riescono a organizzarsi tutti insieme e affrontare le difficoltà della vita più efficacemente.

Ecco, è per tutto questo che vorrei che le nostre istituzioni funzionassero bene e fossero sempre di più connesse all’Europa, pensandosi per il mondo intero. Siamo tutti legati. Non serve pensare qualcosa a breve termine, dobbiamo guardare il futuro per uscire davvero dalle pandemie imparando la lezione, scegliendo di essere migliori, non uguali, perché significherebbe essere peggiori. Non ci serve solo un bonus, ma ci occorre il bonum, il bene per tutti! Abbiamo sempre pensato che le risorse non ci sarebbero mancate e così abbiamo sciupato tanto, pensiamo a come facciamo con l’acqua… Purtroppo, ci accorgiamo dell’importanza delle cose e delle conseguenze dei nostri atteggiamenti solo quando queste vengono a mancare. Oggi più che mai urge essere davvero seri perché dobbiamo lasciare qualcosa a chi verrà dopo, soprattutto l’esempio, la speranza, il gusto di fare bene il proprio lavoro e di farlo per il bene di tutti.

Le nostre istituzioni ora si trovano ad affrontare, in poco tempo, tanti progetti. Ma quella che chiamiamo istituzione è fatta di persone ed è proprio lei, e quanti si impegnano in mille modi per rendere umana e bella la nostra casa comune.

Concludo col dirle che scrivo a lei ma scrivo in fondo a me stesso e a tutti noi cittadini, piccoli e grandi, e soprattutto a chi ha responsabilità perché abbiamo bisogno di tutti. La guerra attuale ci ha ricordato che la pace non è mai scontata e che bisogna lavorare tanto perché la nostra casa accolga tutti, insegni a stare insieme tra diversi, lotti contro ogni ingiustizia, difenda i diritti di ciascuno e non metta mai in discussione la persona. Anche per questo non dobbiamo avere paura di accogliere, di dare fiducia, la possibilità di mettersi alla prova, di ascoltare con l’orecchio del cuore. Aggiustiamo quello che non funziona. Ogni persona è preziosa se è amata e difesa, come ogni persona è insignificante quando questo sguardo manca. È necessario che tutti coloro che lavorano nelle e per le istituzioni ritrovino un vero spirito di servizio e nel contempo che tutti i cittadini sappiano ritrovare e ricostruire la loro fiducia verso le istituzioni.

Mi piace pensare che in un momento così importante tutti ce la mettiamo davvero tutta, senza distinzione. Don Primo Mazzolari, che amava Dio e le persone, la Chiesa e la città concreta degli uomini e delle donne, scrisse: “Ci impegniamo noi e non gli altri … né chi sta in alto, né chi sta in basso, senza pretendere che gli altri si impegnino … senza giudicare chi non si impegna … il mondo si muove se noi ci muoviamo, si muta se noi mutiamo, si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura … la primavera comincia con il primo fiore, la notte con la prima stella, il fiume con la prima goccia d’acqua, l’amore col primo impegno …”. Rinnoviamo allora il patto sancito dalla nostra Costituzione, compartecipiamo a questo impegno accanto a tutti gli altri, e per me che sono cristiano aggiungo un motivo in più: chi cerca il cielo incontra la terra, chi fa le cose per Dio le fa per tutti e senza interessi. Il mio auspicio è che siamo tutti compagni di viaggio in questa bellissima strada che è la vita, e che le pandemie, le vicende tristi della nostra storia contemporanea, possano diventare motivo per realizzare quello che ognuno in realtà cerca: un mondo unito dove siamo Fratelli tutti.

Grazie di tutto

+ Matteo Zuppi


 

 

giovedì 18 giugno 2020

LA CURA DELLA CASA COMUNE. L'IMPEGNO DEGLI EDUCATORI

Mons. Angelo Vincenzo Zani : “Il mondo dell’educazione è chiamato a creare una maggiore consapevolezza”

Zenit - Conferenza Stampa di presentazione del Documento dal titolo “In cammino per la cura della casa comune – A cinque anni dalla Laudato si’ ”, elaborato dal Tavolo Interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale
Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo una Conferenza Stampa di presentazione del Documento dal titolo “In cammino per la cura della casa comune – A cinque anni dalla Laudato si’ ”, elaborato dal Tavolo Interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale.
Sono intervenuti S.E. Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segretaria di Stato; S.E. Mons. Fernando Vérgez Alzaga, L.C., Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; S.E. Mons. Angelo Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica (degli Istituti di Studi); il Rev.do Mons. Bruno Marie Duffé, Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; il Signor Aloysius John, Segretario Generale di Caritas Internationalis; e il Signor Tomás Insua, Cofondatore e Direttore Esecutivo del Global Catholic Climate Movement.

Intervento di S.E. Mons. Angelo Vincenzo Zani
L’Enciclica Laudato si’, con i suoi richiami all’educazione, chiama in causa direttamente la Congregazione per l’Educazione Cattolica per la responsabilità che ha verso le scuole e le università. Anzitutto, trattandosi di un documento che si colloca nell’ambito dell’insegnamento sociale della Chiesa, esso rimanda alla Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiae sulle Università in cui si raccomanda di sviluppare sempre di più l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa negli Atenei cattolici (ricordo che vi sono 1865 università cattoliche presenti in tutti i continenti, tra l’altro frequentate da un’alta percentuale di non cattolici).
In secondo luogo, le iniziative della Congregazione da tempo si stanno sviluppando in parallelo con il messaggio lanciato da Papa Francesco in questo documento. Mi riferisco ad alcune coincidenze significative. La Laudato si’ veniva pubblicata nel 2015 mentre un gruppo di circa 40 Facoltà di Agraria delle Università Cattoliche, in occasione dell’Expo di Milano su “Cibo e alimentazione”, presentavano progetti di intervento nel campo della pesca e dell’agricoltura per rispondere alle sfide della fame e della povertà. Il documento del Papa ha dato un impulso molto forte a questo lavoro avviato. Nello stesso anno si celebrava il primo Congresso mondiale delle scuole e università cattoliche per ricordare il 50° anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis, dove si afferma che l’educazione deve formare ragazzi e giovani che siano protagonisti di una società umana più fraterna, tema questo ben sottolineato dalla Laudato si’.
Un terzo importante elemento di connessione è il lancio che Papa Francesco ha fatto il 12 settembre scorso annunciando l’evento del Patto educativo globale che si sarebbe dovuto celebrare il 14 maggio 2020 (V anniversario della Laudato si’) e che avrà una tappa telematica il 15 ottobre prossimo, in vista dell’evento vero e proprio che si terrà in una data successiva. Nel suo Messaggio, il Papa fa riferimento direttamente alla Laudato si’ con queste parole: “nell’enciclica Laudato si’ ho invitato tutti a collaborare per custodire la nostra casa comune, affrontando insieme le sfide che ci interpellano… Rinnovo l’invito a dialogare sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta e sulla necessità di investire i talenti di tutti, perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo per far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente”.
Il patto educativo, collocato nella scia della Laudato si’, ha lo scopo di contribuire a costruire una umanità più fraterna, a comporre un nuovo umanesimo cristiano. In tale prospettiva, nella pubblicazione sono inserite cinque schede di lavoro con vari suggerimenti didattici ed operativi destinati a: scuola dell’infanzia e primaria, scuola secondaria, università e ricerca, educazione permanente, educazione informale. Questi strumenti vogliono stimolare educatori, docenti, studenti, ricercatori, giovani e adulti a far maturare la responsabilità verso la natura e l’ambiente per consegnare alle future generazioni un mondo e una umanità migliori.
 Ma è interessante sapere che vi è già una lunga serie di esperienze significative in atto e molte altre in cantiere per sviluppare una “ecologia integrale”. Ovviamente la coincidenza dell’anno speciale sulla Laudato si’ con i tragici eventi sanitari e socio-economici causati dalla pandemia rende il messaggio dell’enciclica ancora più profetico ed offre una bussola morale e spirituale di straordinaria attualità nel viaggio comune verso un mondo più unito, fraterno e sostenibile. I contenuti del documento coinvolgono direttamente i processi educativi a tutti i livelli e offrono senza dubbio domande e stimoli alla ricerca scientifica non solo nel merito delle questioni ma anche nel metodo. Pedagogicamente il tema dell’ecologia integrale. offre una visione paradigmatica dell’attuale crisi, la quale non è soltanto ambientale ma antropologica, in quanto si estende a tutti gli aspetti della vita personale e della convivenza umana e sociale.
In primo luogo il mondo dell’educazione è chiamato a creare una maggiore consapevolezza, stimolando l’azione concreta e promuovendo la vocazione ecologica dei giovani, degli insegnanti, dei dirigenti e degli amministratori impegnati quotidianamente nella gestione delle scuole e delle università. Ma una forte provocazione, dal punto di vista educativo e scientifico, viene dal fatto che i differenti fenomeni legati alla crisi ambientale costringono a misurarsi con la radice comune dell’attuale crisi (e questo è un problema di lettura ermeneutica), e poi ad assumere una prospettiva olistica e, di conseguenza a superare la narcisistica e deleteria frammentazione del sapere per sviluppare a tutti i livelli la inter e transdisciplinarietà. A tutto ciò si lega la necessaria apertura alla trascendenza: per un autentico cambiamento non si può fare a meno della dimensione spirituale, che apre un cammino interiore di conversione e di rinnovamento.
Dal punto di vista sociale, oggi non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi, per questo – afferma la Laudato si’ – “c’è bisogno di leadership che indichino strade, cercando di rispondere alle necessità delle generazioni attuali includendo tutti, senza compromettere le generazioni future” (n. 53). A questo specifico compito devono contribuire le università e le scuole cattoliche con progetti interdisciplinari condivisi e con la creazione di reti di cooperazione a livello educativo, accademico e di ricerca. Tra l’altro, l’esigenza di attivare dinamiche integrali è sottolineata dall’articolo 12 dell’Accordo di Parigi, dove si sostiene che “le Parti cooperano nell’assumere le misure necessarie, ove opportuno, a migliorare l’istruzione, la formazione, la coscienza e la partecipazione pubblica […].”
Qualche esperienza. A livello di università vorrei ricordare tre esempi:
a) la Pontificia Università Javeriana di Bogotà ha creato un Istituto di studi superiori per promuovere la “Casa comune” avviando e coordinando numerose iniziative in molte altre Università dell’America Latina;
b) Una rete di Università Cattoliche sta promuovendo progetti di ricerca in vari continenti attraverso le Facoltà di Agraria e coinvolgendo le Istituzioni pubbliche locali;
c) gli Atenei Pontifici Romani hanno creato da due anni un Joint Diploma in Ecologia Integrale, una pregevole iniziativa che riscuote successo.
A livello di scuole sono nate molteplici iniziative, soprattutto dalle Congregazioni religiose che hanno colto nella Laudato si’ un filone educativo molto concreto e coinvolgente per una pedagogia attiva; basti pensare ai progetti dei Salesiani, dei Gesuiti, dei Fratelli delle scuole cristiane e di tante altre istituzioni educative. Anche a livello interreligioso sta avendo una grande diffusione la metodologia Design for Change, nata in India e ora diffusa in centinaia di migliaia di scuole in tutto il mondo. Qualsiasi progetto o storia di cambiamento si compone di quattro fasi metodologiche che consentono di cambiare la propria realtà personale, sociale o ambientale, e cioè: sentire la necessità o i problemi, immaginare nuove soluzioni, agire o costruire il cambiamento, condividere la storia di cambiamento per contagiare e ispirare gli altri. Anche le scuole cattoliche hanno adottato questa metodologia basandola sui principi antropologici evangelici e l’hanno chiamata Yo puedo, I can.
A livello di percorsi informali o di formazione continua si potrebbero citare tante esperienze molto interessanti: dalle iniziative di Scholas Occurrentes con i giovani, ai progetti delle Summer schools di Sant’Egidio, dagli incontri promossi da New Humanity con gli indigeni Guaranà alle proposte di Earth Day o dell’AVSI con gli Scout di varie religioni in Somalia o in Kenya. Il lavoro di preparazione all’evento del Patto educativo ha scelto l’“ecologia integrale” come uno dei punti fondamentali su cui raccogliere le buone pratiche nel mondo.
Sintesi del Documento





sabato 16 maggio 2020

SETTIMANA DELLA LAUDATO SI'


16-24 maggio - SETTIMANA DELLA LAUDATO SI'

Un Anno Speciale dedicato alla Laudato si’
Inizia il 24 maggio 2020 un anno ricco di iniziative nel quinto anniversario dell’Enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune. Lo annuncia il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale

Debora Donnini - Città del Vaticano

Un tempo importante che si aprirà domenica 24 maggio e procederà con diverse iniziative con una chiara enfasi sulla "conversione ecologica". In questo consiste l’Anno di Anniversario Speciale Laudato si’. “Abbiamo bisogno, soprattutto, di ‘un movimento di popoli’ dal basso, un'alleanza di tutte le persone di buona volontà”, si legge nell’info utile diffusa dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che si richiama con forza alle parole di Papa Francesco che cinque anni firmò l’Enciclica, uno “spartiacque che ha richiamato l'attenzione del mondo sullo stato sempre più precario della nostra casa comune”.
Nel metterne in evidenza l’estrema attualità in relazione alle diverse questioni ambientali, il Dicastero in particolare sottolinea come questo quinto anniversario cada “nel bel mezzo di un altro momento spartiacque, una pandemia globale” e come, quindi, il suo messaggio sia profetico oggi come lo fu nel 2015 perché può fare da “bussola morale e spirituale” per il cammino verso un mondo più pacifico e sostenibile. Nel corso di questo Anno sono previsti incontri, webinar e anche dei premi. Sulle vie lungo le quali si snoderà questo tempo, si sofferma padre Joshtrom Kureethadam, coordinatore del settore Ecologia del Dicastero:
- Tutto l'Anno di Anniversario Speciale che inizia in questo mese di maggio possa diventare un tempo di grazia per cambiare rotta! Quello che ci ha colpito anche del Covid-19 è che non possiamo tornare al vecchio modo di vivere, ma dobbiamo creare un mondo più giusto, più equo, più fraterno ma anche più sostenibile.
In campo ci sono molte iniziative. Quali sono quelle su cui il Dicastero si è soffermato particolarmente nell'organizzazione?
R. - Possiamo dividerlo in tre tappe. Anzitutto c’è la Settimana Laudato si’ che abbiamo iniziato proprio oggi - va dal 16 e al 24 maggio - che in qualche modo lancia questo anniversario speciale. Ci sono diverse iniziative. Ci ha colpito anche il fatto che c’è tanta partecipazione: centinaia di organizzazioni, migliaia di persone, anche con tantissimi eventi. Già il 24 maggio abbiamo proposto una Preghiera da recitare in tutto il mondo a mezzogiorno. Poi arriva il Tempo del Creato, dal primo settembre al 4 ottobre, e poi verso metà giugno pensiamo di avere un webinar. Sempre a giugno dovrebbe uscire anche un testo inter-dicasteriale e poi a ottobre organizzeremo questo incontro molto atteso sull'alleanza educativa che è stato posticipato. A novembre ancora un appuntamento molto importante, anche questo posticipato, Economy of Francesco. Il culmine sarà verso maggio dell'anno prossimo quando avremo una conferenza internazionale. Nell'Anno dell'anniversario lanceremo tantissimi altri progetti, c’è la cappella Laudato si’ che è quasi pronta qui a Roma e poi girerà per il mondo. Ma tutto questo genera anche  progetti multipli pluriennali. Pensiamo per esempio di iniziare un cammino di 7 anni con le famiglie, con le diocesi, con le scuole, con le università, con gli ospedali, con il mondo del business (aziende agricole), con gli ordini religiosi. Abbiamo pensato anche ai premi Laudato si’, riconoscendo l'impegno delle persone che saranno coinvolte nei progetti pluriennali. È tutto puntato sull’azione concreta e partecipativa data la situazione del pianeta.
Al centro dell’ecologia integrale c’è l’uomo perché la pandemia ha mostrato in modo evidente questa interconnessione tra gli uomini. Quale strada seguire per lavorare nel solco della costruzione fraterna?
R. - La crisi del coronavirus da un lato ha messo in evidenza la nostra fragilità ma anche la relazionalità, l’interconnessione, l'interdipendenza. È importante la solidarietà: non possiamo superare questa crisi ma anche nessun'altra crisi se non siamo solidali, come diceva Papa Francesco in quella catechesi per la Giornata della terra: è camminando assieme e facendosi carico delle persone più vulnerabili tra di noi, che possiamo affrontare crisi globali.



giovedì 12 settembre 2019

PAPA FRANCESCO: PROMUOVERE UN PATTO EDUCATIVO PER LA 'CASA COMUNE'

Carissimi,
nell’enciclica Laudato si’ ho invitato tutti a collaborare per custodire la nostra casa comune.
Per capire quanto urgente sia la sfida che abbiamo davanti dobbiamo puntare sulla educazione, che apre la mente e i cuori ad una comprensione più larga e più profonda della realtà.
Serve un patto educativo globale che ci educhi alla solidarietà universale, a un nuovo umanesimo.
Per questo ho promosso un evento mondiale che si terrà il 14 maggio 2020.
In un momento di estrema frammentazione, di estrema contrapposizione, c’è bisogno di unire gli sforzi, di far nascere un’alleanza educativa per formare persone mature, capaci di vivere nella società e per la società.
Ogni cambiamento, però, ha bisogno di un cammino educativo. Noi non possiamo fare un cambiamento senza educare a quel cambiamento.
Un proverbio africano recita che “per educare un bambino serve un intero villaggio”. Ma dobbiamo costruirlo, questo villaggio. Tutti insieme, per educare i bambini, per educare il futuro.
E dobbiamo bonificare il terreno dalle discriminazioni, come ho sostenuto nel Documento che ho recentemente sottoscritto con il Grande Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi.
Dobbiamo fare in modo che questo villaggio faccia crescere in tutti la consapevolezza di ciò che unisce le persone e tutte le componenti della persona; lo studio e la vita; le generazioni; i docenti e gli studenti, la famiglia e la società civile con le sue espressioni politiche, produttive, imprenditoriali e solidali.
Dobbiamo fare in modo che in questo villaggio nasca una convergenza globale per un’alleanza tra gli abitanti della Terra e la “casa comune”, affinché l’educazione sia creatrice di pace, di giustizia, sia accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana nonché di dialogo tra le loro religioni. Un villaggio universale, ma un villaggio anche personale, di ognuno.
Dobbiamo fondare i processi educativi sulla consapevolezza che tutto nel mondo è intimamente connesso ed è necessario trovare altri modi di intendere l’economia, la politica, la crescita e il progresso.
Dobbiamo avere il coraggio di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità.
Per questo desidero incontrarvi a Roma: per promuovere insieme ed attivare questo patto educativo.
Insieme a voi, faccio appello a tutte le personalità pubbliche che a livello mondiale sono già impegnate nel delicato settore dell’educazione delle nuove generazioni. Ho fiducia che non si tireranno indietro.
Cerchiamo insieme di trovare soluzioni, avviare processi di trasformazione, senza paura. Invito ciascuno di voi ad essere protagonista di questa alleanza.
L’appuntamento è per il giorno 14 maggio 2020 a Roma.
Vi aspetto e fin d’ora vi saluto e benedico. Grazie.
                                                                                                                               Francesco




domenica 28 febbraio 2016

PRENDERSI CURA DEL CREATO. Ottava opera di misericordia


Turkson: “Cura del creato, ottava opera di misericordia”

Riflessione quaresimale del presidente di Iustitia et Pax alla luce della “Laudato Si'”, in una conferenza della Villanova University di Philadelphia

Pixabay - CC0
Non sono più sette ma otto le opere di misericordia riportate dalla tradizione della Chiesa, secondo il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson: l’ottava, sia corporale che spirituale, è la “cura per la nostra casa comune”. Il presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace lo ha detto nel suo intervento del 25 febbraio alla Villanova University di Philadelphia, durante una conferenza dedicata all’enciclica Laudato Si’ alla luce di una “riflessione quaresimale per l’Anno della Misericordia”.
Partendo dalla considerazione che “la vita umana si fonda su tre relazioni fondamentali e strettamente intrecciate: quella con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra”, il porporato – riferisce L’Osservatore Romano – ha sottolineato che “quando uno di questi rapporti si rompe” infrange in qualche modo il nostro essere pienamente inseriti nell’universo. È proprio questa la “tremenda responsabilità” del genere umano verso la creazione di cui parla l’enciclica del Pontefice: ovvero il dovere morale di essere non “semplici buoni amministratori” ma di avere una vera e propria “cura” per la casa comune.
In tal senso, secondo il cardinale, le opere corporali si possono così declinare: nutrire gli affamati, specialmente quelli che soffrono di povertà e siccità; dar da bere agli assetati, in particolare a chi non ha acqua pulita e abbondante; vestire gli ignudi, soprattutto gli esposti al freddo dell’inverno e al dolore dell’indifferenza; dare riparo ai senza tetto, in particolare alle vittime delle guerre e del mare; curare i malati, specialmente quelli che sono stati avvelenati dalle scorie delle industrie; riscattare i prigionieri, soprattutto coloro che sono oppressi da sistemi economici e politici crudeli o dalle dipendenze dei piaceri del mondo; proteggere la dignità della persona umana, specialmente seppellendo i morti con reverenza.
Quelle spirituali invece: insegnare a coloro che non si accorgono come i loro stili di vita danneggino gli altri; dare speranza a chi dispera per il futuro dei propri o cari e per quello del mondo; ammonire coloro che peccano contro il prossimo e l’ordine naturale; sopportare le sofferenze inflitte dall’avidità; perdonare le offese commesse contro l’umanità e il bene della creazione; confortare coloro che sono afflitti dalla corruzione e dai cambiamenti del clima; desiderare di pregare sempre per i vivi, i morti e le future generazioni.
Si aggiunge, quindi, l’ottava opera: la cura per la nostra casa comune. È così – ha detto Turkson – che possiamo “vivere la misericordia nel suo doppio volto: quello di dono gratuito dal Signore e quello di ‘sorgente che zampilla dall’interno’ che ci porta a condividere con gli altri il dono del creato”.
da www.zenith.org