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giovedì 10 settembre 2020

SCUOLA. AL CENTRO LA RELAZIONE

 Lettera della Congregazione per l'Educazione cattolica

Superare l'esclusiva interazione, pur necessaria durante la pandemia, tramite lo schermo del computer o le connessioni del mondo digitale per incontrare le persone concrete. E' quanto raccomanda la Congregazione che chiede alle comunità educative di condividere un nuovo patto educativo per la formazione dei giovani e alle autorità di investire di più nell'educazione

Adriana Masotti - Città del Vaticano

A pochi giorni dalla riapertura delle scuole in Italia, e a scuole in attività da poco in altri Paesi europei, una Lettera circolare della Congregazione per l’educazione cattolica rivolta alle scuole, alle università e alle istituzioni educative esorta a “rimettere al centro la relazione con la persona concreta e reale”. Nei mesi di lockdown i sistemi scolastici e universitari di tutto il mondo, ricorda, si sono impegnati per assicurare la continuità dell’insegnamento attraverso le piattaforme digitali però, si osserva nella Lettera, l’efficacia della didattica a distanza “è stata condizionata da una marcata disparità delle opportunità educative e tecnologiche”, aumentando il divario educativo già esistente nel mondo.

“Secondo alcuni recenti dati forniti delle agenzie internazionali, circa dieci milioni di bambini non potranno avere accesso all’istruzione nei prossimi anni”

La Congregazione sottolinea poi “la drammatica situazione di scuole e università cattoliche che, senza sostegno economico dello Stato, rischiano la chiusura o un radicale ridimensionamento”. Nondimeno, queste istituzioni continuano a porsi “a servizio della comunità ecclesiale e civile, assicurando un servizio formativo e culturale di carattere pubblico, a beneficio dell’intera comunità”.

Educazione e relazione

In merito alla didattica a distanza, nella Lettera si evidenzia che essa “sebbene necessaria in questo momento di estrema criticità, ha mostrato come l’ambiente educativo fatto di persone che si incontrano, interagendo direttamente e “in presenza”, non costituisca semplicemente un contesto accessorio all’attività educativa, ma la sostanza stessa di quel rapporto di scambio e di dialogo tra docenti e discenti, indispensabile per la formazione della persona e per la comprensione critica della realtà”. I ragazzi, le persone, infatti, crescono insieme nell’incontro con gli altri. Le relazioni interpersonali sono anche “il luogo“ in cui la ricerca scientifica e l’investigazione accademica supera la frammentazione dei saperi.

La formazione degli educatori

Negli anni, e per ultimo a causa del Covid-19, si legge ancora nel testo, sono cambiate profondamente le modalità di lavoro e il ruolo di docenti e educatori. “Il loro preziosissimo apporto (…) ha bisogno di essere sostenuto attraverso una solida formazione continua che sappia andare incontro alle esigenze dei tempi, senza perdere quella sintesi tra fede, cultura e vita, che costituisce la peculiare chiave di volta della missione educativa attuata nella scuola e nell’università cattolica".

La relazione è l'anima del processo educativo

La Congregazione avverte quindi che è necessario “rimettere al centro dell’azione educativa la relazione con la persona concreta e tra le persone reali che costituiscono la comunità educativa” e che essa non può essere sostituita dall’interazione mediata da uno schermo o dalle connessioni digitali.

“La persona concreta e reale è l’anima stessa dei processi educativi formali e informali, nonché fonte inesauribile di vita per la sua natura essenzialmente relazionale e comunitaria”

La Lettera sottolinea ancora, per la crescita individuale e collettiva, “l’insostituibile ascolto sincero della voce dell’altro” e “una comune riflessione e progettualità”. Alla base del processo di formazione pone, dunque, la “cultura dell’incontro” che include anche l’attenzione alla “casa comune”, “poiché le persone, proprio mentre si formano alla logica della comunione e della solidarietà, già lavorano per recuperare la serena armonia con il creato”.

Ravvivare l’impegno per le nuove generazioni

La pandemia che ha investito tutto il pianeta “ha fatto emergere con forza l’esigenza di un patto educativo sempre più comunitario e condiviso”, si legge nella Lettera, perciò gli istituti educativi cattolici sono chiamati “a formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità”, persone “capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per un’umanità più fraterna”. Per fare questo si rende necessario costruire “una rete più integrata di cooperazione”, punto di partenza per fissare alcuni obiettivi irrinunciabili verso cui far convergere “modelli di convivenza alternativi rispetto a quelli di una società massificata e individualista”.

“Occorre un rinnovato progetto educativo di lungo periodo, sulla base di istanze etiche e normative condivise”

La solidarietà della Congregazione con le comunità educative

Il testo diffuso dalla Congregazione per l’educazione cattolica si conclude esprimendo vicinanza e apprezzamento a tutte le istituzioni scolastiche e universitarie cattoliche che hanno garantito lo svolgimento delle proprie attività, nonostante l’emergenza in corso. E con l’invito ai responsabili della società “a dare maggiore rilevanza all’educazione in tutte le sue dimensioni”. In questo momento, rileva la Lettera, ci vogliono coraggio e speranza. E conclude: “ci sostenga la convinzione che nell’educazione abita il seme della speranza: una speranza di pace e di giustizia”.

I messaggi dei vescovi delle diocesi in Italia

In questi giorni, alla vigilia dell’apertura dell’anno scolastico in Italia, molti vescovi stanno indirizzando alle loro diocesi messaggi e videomessaggi per augurare a tutti i componenti il mondo della scuola e dell’educazione gli auguri per la ripresa, l’incoraggiamento all’impegno nella convinzione che l’educazione sia un bene irrinunciabile per il bene dell'intera società.

 Vatican News

Leggi: LETTERA CONGREGAZIONE




 

giovedì 18 giugno 2020

LA CURA DELLA CASA COMUNE. L'IMPEGNO DEGLI EDUCATORI

Mons. Angelo Vincenzo Zani : “Il mondo dell’educazione è chiamato a creare una maggiore consapevolezza”

Zenit - Conferenza Stampa di presentazione del Documento dal titolo “In cammino per la cura della casa comune – A cinque anni dalla Laudato si’ ”, elaborato dal Tavolo Interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale
Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo una Conferenza Stampa di presentazione del Documento dal titolo “In cammino per la cura della casa comune – A cinque anni dalla Laudato si’ ”, elaborato dal Tavolo Interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale.
Sono intervenuti S.E. Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segretaria di Stato; S.E. Mons. Fernando Vérgez Alzaga, L.C., Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; S.E. Mons. Angelo Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica (degli Istituti di Studi); il Rev.do Mons. Bruno Marie Duffé, Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; il Signor Aloysius John, Segretario Generale di Caritas Internationalis; e il Signor Tomás Insua, Cofondatore e Direttore Esecutivo del Global Catholic Climate Movement.

Intervento di S.E. Mons. Angelo Vincenzo Zani
L’Enciclica Laudato si’, con i suoi richiami all’educazione, chiama in causa direttamente la Congregazione per l’Educazione Cattolica per la responsabilità che ha verso le scuole e le università. Anzitutto, trattandosi di un documento che si colloca nell’ambito dell’insegnamento sociale della Chiesa, esso rimanda alla Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiae sulle Università in cui si raccomanda di sviluppare sempre di più l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa negli Atenei cattolici (ricordo che vi sono 1865 università cattoliche presenti in tutti i continenti, tra l’altro frequentate da un’alta percentuale di non cattolici).
In secondo luogo, le iniziative della Congregazione da tempo si stanno sviluppando in parallelo con il messaggio lanciato da Papa Francesco in questo documento. Mi riferisco ad alcune coincidenze significative. La Laudato si’ veniva pubblicata nel 2015 mentre un gruppo di circa 40 Facoltà di Agraria delle Università Cattoliche, in occasione dell’Expo di Milano su “Cibo e alimentazione”, presentavano progetti di intervento nel campo della pesca e dell’agricoltura per rispondere alle sfide della fame e della povertà. Il documento del Papa ha dato un impulso molto forte a questo lavoro avviato. Nello stesso anno si celebrava il primo Congresso mondiale delle scuole e università cattoliche per ricordare il 50° anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis, dove si afferma che l’educazione deve formare ragazzi e giovani che siano protagonisti di una società umana più fraterna, tema questo ben sottolineato dalla Laudato si’.
Un terzo importante elemento di connessione è il lancio che Papa Francesco ha fatto il 12 settembre scorso annunciando l’evento del Patto educativo globale che si sarebbe dovuto celebrare il 14 maggio 2020 (V anniversario della Laudato si’) e che avrà una tappa telematica il 15 ottobre prossimo, in vista dell’evento vero e proprio che si terrà in una data successiva. Nel suo Messaggio, il Papa fa riferimento direttamente alla Laudato si’ con queste parole: “nell’enciclica Laudato si’ ho invitato tutti a collaborare per custodire la nostra casa comune, affrontando insieme le sfide che ci interpellano… Rinnovo l’invito a dialogare sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta e sulla necessità di investire i talenti di tutti, perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo per far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente”.
Il patto educativo, collocato nella scia della Laudato si’, ha lo scopo di contribuire a costruire una umanità più fraterna, a comporre un nuovo umanesimo cristiano. In tale prospettiva, nella pubblicazione sono inserite cinque schede di lavoro con vari suggerimenti didattici ed operativi destinati a: scuola dell’infanzia e primaria, scuola secondaria, università e ricerca, educazione permanente, educazione informale. Questi strumenti vogliono stimolare educatori, docenti, studenti, ricercatori, giovani e adulti a far maturare la responsabilità verso la natura e l’ambiente per consegnare alle future generazioni un mondo e una umanità migliori.
 Ma è interessante sapere che vi è già una lunga serie di esperienze significative in atto e molte altre in cantiere per sviluppare una “ecologia integrale”. Ovviamente la coincidenza dell’anno speciale sulla Laudato si’ con i tragici eventi sanitari e socio-economici causati dalla pandemia rende il messaggio dell’enciclica ancora più profetico ed offre una bussola morale e spirituale di straordinaria attualità nel viaggio comune verso un mondo più unito, fraterno e sostenibile. I contenuti del documento coinvolgono direttamente i processi educativi a tutti i livelli e offrono senza dubbio domande e stimoli alla ricerca scientifica non solo nel merito delle questioni ma anche nel metodo. Pedagogicamente il tema dell’ecologia integrale. offre una visione paradigmatica dell’attuale crisi, la quale non è soltanto ambientale ma antropologica, in quanto si estende a tutti gli aspetti della vita personale e della convivenza umana e sociale.
In primo luogo il mondo dell’educazione è chiamato a creare una maggiore consapevolezza, stimolando l’azione concreta e promuovendo la vocazione ecologica dei giovani, degli insegnanti, dei dirigenti e degli amministratori impegnati quotidianamente nella gestione delle scuole e delle università. Ma una forte provocazione, dal punto di vista educativo e scientifico, viene dal fatto che i differenti fenomeni legati alla crisi ambientale costringono a misurarsi con la radice comune dell’attuale crisi (e questo è un problema di lettura ermeneutica), e poi ad assumere una prospettiva olistica e, di conseguenza a superare la narcisistica e deleteria frammentazione del sapere per sviluppare a tutti i livelli la inter e transdisciplinarietà. A tutto ciò si lega la necessaria apertura alla trascendenza: per un autentico cambiamento non si può fare a meno della dimensione spirituale, che apre un cammino interiore di conversione e di rinnovamento.
Dal punto di vista sociale, oggi non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi, per questo – afferma la Laudato si’ – “c’è bisogno di leadership che indichino strade, cercando di rispondere alle necessità delle generazioni attuali includendo tutti, senza compromettere le generazioni future” (n. 53). A questo specifico compito devono contribuire le università e le scuole cattoliche con progetti interdisciplinari condivisi e con la creazione di reti di cooperazione a livello educativo, accademico e di ricerca. Tra l’altro, l’esigenza di attivare dinamiche integrali è sottolineata dall’articolo 12 dell’Accordo di Parigi, dove si sostiene che “le Parti cooperano nell’assumere le misure necessarie, ove opportuno, a migliorare l’istruzione, la formazione, la coscienza e la partecipazione pubblica […].”
Qualche esperienza. A livello di università vorrei ricordare tre esempi:
a) la Pontificia Università Javeriana di Bogotà ha creato un Istituto di studi superiori per promuovere la “Casa comune” avviando e coordinando numerose iniziative in molte altre Università dell’America Latina;
b) Una rete di Università Cattoliche sta promuovendo progetti di ricerca in vari continenti attraverso le Facoltà di Agraria e coinvolgendo le Istituzioni pubbliche locali;
c) gli Atenei Pontifici Romani hanno creato da due anni un Joint Diploma in Ecologia Integrale, una pregevole iniziativa che riscuote successo.
A livello di scuole sono nate molteplici iniziative, soprattutto dalle Congregazioni religiose che hanno colto nella Laudato si’ un filone educativo molto concreto e coinvolgente per una pedagogia attiva; basti pensare ai progetti dei Salesiani, dei Gesuiti, dei Fratelli delle scuole cristiane e di tante altre istituzioni educative. Anche a livello interreligioso sta avendo una grande diffusione la metodologia Design for Change, nata in India e ora diffusa in centinaia di migliaia di scuole in tutto il mondo. Qualsiasi progetto o storia di cambiamento si compone di quattro fasi metodologiche che consentono di cambiare la propria realtà personale, sociale o ambientale, e cioè: sentire la necessità o i problemi, immaginare nuove soluzioni, agire o costruire il cambiamento, condividere la storia di cambiamento per contagiare e ispirare gli altri. Anche le scuole cattoliche hanno adottato questa metodologia basandola sui principi antropologici evangelici e l’hanno chiamata Yo puedo, I can.
A livello di percorsi informali o di formazione continua si potrebbero citare tante esperienze molto interessanti: dalle iniziative di Scholas Occurrentes con i giovani, ai progetti delle Summer schools di Sant’Egidio, dagli incontri promossi da New Humanity con gli indigeni Guaranà alle proposte di Earth Day o dell’AVSI con gli Scout di varie religioni in Somalia o in Kenya. Il lavoro di preparazione all’evento del Patto educativo ha scelto l’“ecologia integrale” come uno dei punti fondamentali su cui raccogliere le buone pratiche nel mondo.
Sintesi del Documento





sabato 25 aprile 2020

SCUOLA. CAMMINIAMO PER USCIRE DALLA CRISI MIGLIORI DI PRIMA. Intervista al Card. Versaldi

Il rinnovamento nel senso della relazione e del patto educativo, ma anche l’importanza di ‘dare un'anima’ alle nuove tecnologie così come il contributo delle scuole paritarie, al centro dell’intervista con il cardinale Giuseppe Versaldi

di Debora Donnini – Città del Vaticano

Un forte incoraggiamento è quello che rivolge al mondo della scuola stamani il cardinale Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione per l'Educazione Cattolica. Ieri, infatti, alla Messa a Casa Santa Marta il Papa ha chiesto di pregare per gli insegnanti, molto impegnati per fare lezione via Internet, e per gli studenti, che sempre a causa della pandemia “devono fare gli esami in un modo nel quale non sono abituati”:
R. - L'augurio è quello di sapere cogliere questa occasione per rinnovarsi e anche per rivedere alcuni aspetti, cioè il fatto che la scuola sia, come dice sovente il Papa, una comunità educativa dove conta certamente il contenuto dell'insegnamento, ma ancor di più conta la relazione che si stabilisce tra insegnanti e studenti. Una relazione che deve essere da parte degli insegnanti di cura e di rispetto dei giovani e, da parte degli studenti, di rispetto e di apertura verso gli insegnanti come una generazione più avanti della loro, che trasmette dei valori e dei contenuti non solo tecnico-scientifici ma soprattutto umani.
La Chiesa vuol mettersi al servizio e la Congregazione per l'Educazione Cattolica quindi rivolge un augurio, innanzitutto a tutte le scuole cattoliche. Abbiamo nel mondo più di 61 milioni di studenti, dalle materne fino all'Università, che aderiscono a questa offerta che la Chiesa cattolica fa. L’augurio è di essere capaci di questo rinnovamento come un salto in avanti. L’augurio si rivolge anche a tutte le altre scuole non cattoliche, statali e anche di altri orientamenti, perché possono veramente ispirarsi a quei valori umani, e per chi crede anche religiosi. L'augurio è per tutti e insieme camminiamo per uscire da questa crisi, ma non per tornare come prima ma migliori di prima.
In questo momento è emerso, proprio davanti alle difficoltà, l’impegno che è stato messo per cercare di andare avanti …
R. - Le nuove tecnologie si rivelano quanto mai provvidenziali. Quindi, è un’occasione sia per usare le nuove tecnologie, sia per animarle, 'dargli un’anima', che permetta una relazione interpersonale e non solo tecnica.
Questa pandemia ha costretto anche al rinvio dell'evento mondiale sul tema “Ricostruire il patto educativo globale”, voluto dal Papa e previsto per il prossimo 14 maggio, che invece si terrà tra l'11 e 18 ottobre. Anche questo è un appuntamento importante che terrà conto anche di quanto avvenuto in questi ultimi mesi?
R. - È proprio questa crisi che ci costringe ad una riflessione per evidenziare ancora di più la necessità di un patto tra tutte le componenti che svolgono il loro compito in questo campo così importante dell'educazione, perché si tratta dell'avvenire dei giovani, dalla scuola materna fino all’università, degli insegnanti della generazione più avanzata e delle famiglie: un mondo quasi globale che deve stringere questo patto e avremo modo, quindi, di prepararci meglio.
C’è poi attenzione per la sostenibilità delle scuole paritarie che, in questo momento, sono a rischio
R. - Certo, è un punto importante. Le scuole paritarie, cattoliche e non cattoliche, comunque fanno un servizio pubblico. Si tratta di scuole non statali ma che comunque fanno un servizio pubblico - come anche le scuole pubbliche - per la famiglia e per i giovani. Quindi, sono anche la salvaguardia di quel pluralismo dell'offerta educativa che è a fondamento della democrazia perché se c'è una sola opzione, le famiglie sono meno libere di scegliere. Quindi, pur con tutte le dovute condizioni, la scuola paritaria è un pluralismo che allarga la libertà di scelta e migliaia e migliaia di studenti di tutti gli ordini che frequentano le scuole cattoliche, sono un aiuto che la Chiesa dà alle famiglie ma anche allo Stato che viene alleggerito.




lunedì 10 giugno 2019

MASCHIO E FEMMINA DIO LI CREO' - LA QUESTIONE GENDER NELL'EDUCAZIONE

Documento vaticano sul gender: sì al dialogo sugli studi, no all’ideologia
Uno strumento per affrontare il dibattito sulla sessualità umana e le sfide che emergono dall’ideologia gender, in un tempo di emergenza educativa. Questo vuol essere il documento “Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione” a firma del cardinale Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, e dell’arcivescovo Vincenzo Zani, segretario del Dicastero

di  Debora Donnini – Città del Vaticano

L’obiettivo del documento “Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione” è di sostenere quanti sono impegnati nell’educazione delle nuove generazioni ad affrontare “con metodo” le questioni oggi più dibattute sulla sessualità umana, alla luce del più ampio orizzonte dell’educazione all’amore. In particolare è diretto alle comunità educative delle scuole cattoliche e a quanti, animati da una visione cristiana, operano nelle altre scuole, a genitori, alunni, personale ma anche a vescovi, a sacerdoti e religiosi, a movimenti ecclesiali e associazioni di fedeli. La Congregazione per l’Educazione Cattolica, che ha preparato il testo, parla di “un’emergenza educativa”, in particolare sui temi dell’affettività e della sessualità davanti alla sfida che emerge da “varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender, che nega la reciprocità e le differenze tra uomo e donna, “considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale”. L’identità verrebbe, quindi, consegnata ad “un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo”. Si parla di “disorientamento antropologico” che caratterizza il clima culturale del nostro tempo, contribuendo anche a destrutturare la famiglia. Un’ideologia che, tra l’altro, “induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina”, si evidenzia citando Amoris laetitia. Questo il contesto in cui si colloca il Documento che vuole promuovere, appunto, una “metodologia articolata nei tre atteggiamenti dell’ascoltare, del ragionare e del proporre”. Un testo che si ispira al documento “Orientamenti educativi sull’amore umano. Lineamenti di educazione sessuale” del 1983 ed è anche arricchito da citazioni di Papa Francesco, Benedetto XVI, San Giovanni Paolo II, ma anche del Concilio Vaticano II, della Congregazione per la Dottrina della Fede e di altri documenti.
Dialogo con ascolto, ragionamento e proposta
Nell’intraprendere la via del dialogo sulla questione del gender nell’educazione, il Documento opera una distinzione fra “l’ideologia del gender e le diverse ricerche sul gender portate avanti dalle scienze umane”, notando che l’ideologia “pretende, come riscontra Papa Francesco, di ‘rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili’ ma cerca ‘di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini’ e quindi preclude l’incontro”, mentre non mancano delle ricerche sul gender che cercano di approfondire adeguatamente il modo in cui si vive nelle diverse culture la differenza sessuale tra uomo e donna. Il Documento specifica quindi che “è in relazione con queste ricerche che è possibile aprirsi all’ascolto, al ragionamento e alla proposta”.
Nel breve excursus storico sull’avvento delle concezioni gender nel XX secolo, si rileva come all’inizio degli anni ’90 si sia arrivati perfino a “teorizzare una radicale separazione fra genere (gender) e sex (sesso), con la priorità del primo sul secondo. Tale traguardo viene visto come una tappa importante dell’evoluzione dell’umanità, nella quale ‘si prospetta una società senza differenze di sesso’”. E in “una crescente contrapposizione fra natura e cultura”, le proposte gender confluiscono nel “queer”, cioè in una “dimensione fluida”, “al punto da sostenere la completa emancipazione dell’individuo da ogni definizione sessuale data a priori, con la conseguente scomparsa di classificazioni considerate rigide”.
 Punti di incontro e criticità
Quindi, il Documento individua “alcuni possibili punti di incontro per crescere nella comprensione reciproca” nel quadro delle ricerche sul gender. Si apprezza l’esigenza di educare i bambini a rispettare ogni persona nella sua peculiare e differente condizione in modo che “nessuno, a causa delle proprie condizioni personali (disabilità, razza, religione, tendenze affettive, ecc.), possa diventare oggetto di bullismo, violenze, insulti e discriminazioni ingiuste”. Si sottolinea che un altro punto di crescita nella comprensione antropologica sono “i valori della femminilità, che sono stati evidenziati nella riflessione sul gender”. Si rileva l’immensa disponibilità delle donne a spendersi nei rapporti umani, specie a vantaggio dei più deboli: le donne realizzano “una forma di maternità affettiva, culturale e spirituale, dal valore veramente inestimabile, per l’incidenza che ha sullo sviluppo della persona e il futuro della società”.
In merito alle criticità che si presentano nella vita reale, si evidenzia che le teorie gender - specialmente le più radicali - portano ad un allontanamento dalla natura: “identità sessuale e famiglia” divengono fondate su “una malintesa libertà del sentire e del volere”. Il Documento si sofferma, poi, sugli argomenti razionali che chiariscono la centralità del corpo come “elemento integrante dell’identità personale e dei rapporti familiari”: “il corpo è soggettività che comunica l’identità dell’essere”. Il dimorfismo sessuale, cioè la differenza sessuale fra uomo e donna, è infatti comprovato dalle scienze, ad esempio dai cromosomi. Si rileva anche “il processo di identificazione è ostacolato dalla costruzione fittizia di un ‘genere neutro’ o ‘terzo genere’”. Ci si richiama poi ad alcuni esempi di analisi filosofica. La formazione dell’identità si basa proprio sull’alterità: nel confronto con il “tu”, si riconosce il proprio “io”. Ad assicurare la procreazione è proprio la complementarietà fisiologica, basata sulla differenza sessuale, mentre il ricorso a tecnologie riproduttive può consentire la generazione ma comporta “manipolazioni di embrioni umani”, mercificazione del corpo umano, riduzione del bambino a “oggetto di una tecnologia scientifica”. Ricordata anche l’importante prospettiva di un dialogo fra fede e ragione.
Proporre l’antropologia cristiana
Il terzo punto è l’offerta della proposta che nasce dall’antropologia cristiana. Il primo passo consiste nel riconoscere che l’uomo possiede una natura che non può manipolare a piacere. Questo è il fulcro dell’ecologia integrale dell’uomo. Si ricorda, quindi il “maschio e femmina li creò” della Genesi e che la natura umana è da comprendere alla luce dell’unità di anima e corpo, in cui si integra la dimensione orizzontale della comunione interpersonale e quella verticale della comunione con Dio. In merito all’educazione si sottolinea, quindi, che il diritto-dovere educativo della famiglia non può essere totalmente delegato né usurpato da altri, che il bambino ha diritto a crescere con una mamma e un papà e che proprio all’interno della famiglia possa essere educato a riconoscere la bellezza della differenza sessuale. Da parte sua la scuola è chiamata a interagire con la famiglia in modo sussidiario e a dialogare rispettandone la cultura. In questo processo educativo, centrale è a anche ricostruire un’alleanza fra scuola, famiglia e società, che possono articolare “percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità finalizzati al rispetto del corpo altrui”, per accompagnare i ragazzi in maniera sana e responsabile. In questo senso si mette in luce l’importanza che i docenti cattolici ricevano una preparazione adeguata sui diversi aspetti della questione del gender e siano informati sulle leggi in vigore e in discussione nei propri Paesi.
Via del dialogo percorso per trasformare incomprensioni in risorse
Nelle conclusioni si ribadisce che “la via del dialogo – che ascolta, ragiona e propone – appare come il percorso più efficace per una trasformazione positiva delle inquietudini e delle incomprensioni in una risorsa per lo sviluppo di un ambiente relazionale più aperto e umano” mentre “l’approccio ideologizzato alle delicate questioni del genere, pur dichiarando il rispetto delle diversità, rischia di considerare le differenze stesse in modo statico, lasciandole isolate e impermeabili l’una dall’altra”. Si ricorda anche che lo Stato democratico non può ridurre la proposta educativa a pensiero unico, sottolineando la legittima aspirazione delle scuole cattoliche a mantenere la propria visione della sessualità umana. Infine, si ricorda anche, per i centri educativi cattolici, l’importanza di “un percorso di accompagnamento discreto e riservato”, con cui si vada incontro anche “a chi si trova a vivere una situazione complessa e dolorosa”. La scuola deve, quindi, proporsi come un ambiente di fiducia, “specialmente in quei casi che necessitano tempo e discernimento” e creare “le condizioni per un ascolto paziente e comprensivo, lungi da ingiuste discriminazioni”. 

Vatican News

Leggi. DOCUMENTO

martedì 9 giugno 2015

APPRENDERE PER MEGLIO SERVIRE PER MEGLIO APPRENDERE .... IL SERVICE LEARNING

IMPARIAMO PER MEGLIO SERVIRE 

 LA PEDAGOGIA DEL SERVICE LEARNING



“Fare del bene fa bene!” C’è una stretta interconnessione tra l’apprendimento e il servizio alla comunità. L’apprendere genera e sostiene la capacità di rendersi utili a se stessi e agli altri e il servizio svolto genera apprendimento. Queste le idee portanti del Convegno internazionale promosso dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica e dalla LUMSA, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, nella  prestigiosa sede della Pontificia Accademia delle Scienze in Vaticano. Nell’occasione è stata espressa viva gratitudine al cardinale Grocholewski che proprio in quel giorno concludeva il suo servizio di Prefetto della Congregazione e ha voluto salutare tutti i partecipanti.


Il Convegno ha favorito la conoscenza della proposta pedagogica del Service Learning, un approccio che orienta gli studenti verso il servizio alla comunità, ed è stato anche occasione per presentare la Scuola di Alta Formazione “Educare all’incontro e alla solidarietà”, promossa dalla LUMSA e dalla Congregazione EC,  diretta dal professor Italo Fiorin. L’intensa giornata di lavoro ha promosso un ampio dibattito sulle problematiche connesse al Service Learning grazie alla partecipazione di esperti provenienti da varie parti del mondo (chiesa, università, scuole, associazioni professionali, enti...).  Anche l'AIMC e l'UMEC-WUCT sono stati invitati e hanno partecipato al proficuo dibattito.........

IL SERVICE LEARNING