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giovedì 18 giugno 2020

LA CURA DELLA CASA COMUNE. L'IMPEGNO DEGLI EDUCATORI

Mons. Angelo Vincenzo Zani : “Il mondo dell’educazione è chiamato a creare una maggiore consapevolezza”

Zenit - Conferenza Stampa di presentazione del Documento dal titolo “In cammino per la cura della casa comune – A cinque anni dalla Laudato si’ ”, elaborato dal Tavolo Interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale
Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo una Conferenza Stampa di presentazione del Documento dal titolo “In cammino per la cura della casa comune – A cinque anni dalla Laudato si’ ”, elaborato dal Tavolo Interdicasteriale della Santa Sede sull’ecologia integrale.
Sono intervenuti S.E. Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segretaria di Stato; S.E. Mons. Fernando Vérgez Alzaga, L.C., Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; S.E. Mons. Angelo Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica (degli Istituti di Studi); il Rev.do Mons. Bruno Marie Duffé, Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; il Signor Aloysius John, Segretario Generale di Caritas Internationalis; e il Signor Tomás Insua, Cofondatore e Direttore Esecutivo del Global Catholic Climate Movement.

Intervento di S.E. Mons. Angelo Vincenzo Zani
L’Enciclica Laudato si’, con i suoi richiami all’educazione, chiama in causa direttamente la Congregazione per l’Educazione Cattolica per la responsabilità che ha verso le scuole e le università. Anzitutto, trattandosi di un documento che si colloca nell’ambito dell’insegnamento sociale della Chiesa, esso rimanda alla Costituzione Apostolica Ex corde Ecclesiae sulle Università in cui si raccomanda di sviluppare sempre di più l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa negli Atenei cattolici (ricordo che vi sono 1865 università cattoliche presenti in tutti i continenti, tra l’altro frequentate da un’alta percentuale di non cattolici).
In secondo luogo, le iniziative della Congregazione da tempo si stanno sviluppando in parallelo con il messaggio lanciato da Papa Francesco in questo documento. Mi riferisco ad alcune coincidenze significative. La Laudato si’ veniva pubblicata nel 2015 mentre un gruppo di circa 40 Facoltà di Agraria delle Università Cattoliche, in occasione dell’Expo di Milano su “Cibo e alimentazione”, presentavano progetti di intervento nel campo della pesca e dell’agricoltura per rispondere alle sfide della fame e della povertà. Il documento del Papa ha dato un impulso molto forte a questo lavoro avviato. Nello stesso anno si celebrava il primo Congresso mondiale delle scuole e università cattoliche per ricordare il 50° anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis, dove si afferma che l’educazione deve formare ragazzi e giovani che siano protagonisti di una società umana più fraterna, tema questo ben sottolineato dalla Laudato si’.
Un terzo importante elemento di connessione è il lancio che Papa Francesco ha fatto il 12 settembre scorso annunciando l’evento del Patto educativo globale che si sarebbe dovuto celebrare il 14 maggio 2020 (V anniversario della Laudato si’) e che avrà una tappa telematica il 15 ottobre prossimo, in vista dell’evento vero e proprio che si terrà in una data successiva. Nel suo Messaggio, il Papa fa riferimento direttamente alla Laudato si’ con queste parole: “nell’enciclica Laudato si’ ho invitato tutti a collaborare per custodire la nostra casa comune, affrontando insieme le sfide che ci interpellano… Rinnovo l’invito a dialogare sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta e sulla necessità di investire i talenti di tutti, perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo per far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente”.
Il patto educativo, collocato nella scia della Laudato si’, ha lo scopo di contribuire a costruire una umanità più fraterna, a comporre un nuovo umanesimo cristiano. In tale prospettiva, nella pubblicazione sono inserite cinque schede di lavoro con vari suggerimenti didattici ed operativi destinati a: scuola dell’infanzia e primaria, scuola secondaria, università e ricerca, educazione permanente, educazione informale. Questi strumenti vogliono stimolare educatori, docenti, studenti, ricercatori, giovani e adulti a far maturare la responsabilità verso la natura e l’ambiente per consegnare alle future generazioni un mondo e una umanità migliori.
 Ma è interessante sapere che vi è già una lunga serie di esperienze significative in atto e molte altre in cantiere per sviluppare una “ecologia integrale”. Ovviamente la coincidenza dell’anno speciale sulla Laudato si’ con i tragici eventi sanitari e socio-economici causati dalla pandemia rende il messaggio dell’enciclica ancora più profetico ed offre una bussola morale e spirituale di straordinaria attualità nel viaggio comune verso un mondo più unito, fraterno e sostenibile. I contenuti del documento coinvolgono direttamente i processi educativi a tutti i livelli e offrono senza dubbio domande e stimoli alla ricerca scientifica non solo nel merito delle questioni ma anche nel metodo. Pedagogicamente il tema dell’ecologia integrale. offre una visione paradigmatica dell’attuale crisi, la quale non è soltanto ambientale ma antropologica, in quanto si estende a tutti gli aspetti della vita personale e della convivenza umana e sociale.
In primo luogo il mondo dell’educazione è chiamato a creare una maggiore consapevolezza, stimolando l’azione concreta e promuovendo la vocazione ecologica dei giovani, degli insegnanti, dei dirigenti e degli amministratori impegnati quotidianamente nella gestione delle scuole e delle università. Ma una forte provocazione, dal punto di vista educativo e scientifico, viene dal fatto che i differenti fenomeni legati alla crisi ambientale costringono a misurarsi con la radice comune dell’attuale crisi (e questo è un problema di lettura ermeneutica), e poi ad assumere una prospettiva olistica e, di conseguenza a superare la narcisistica e deleteria frammentazione del sapere per sviluppare a tutti i livelli la inter e transdisciplinarietà. A tutto ciò si lega la necessaria apertura alla trascendenza: per un autentico cambiamento non si può fare a meno della dimensione spirituale, che apre un cammino interiore di conversione e di rinnovamento.
Dal punto di vista sociale, oggi non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi, per questo – afferma la Laudato si’ – “c’è bisogno di leadership che indichino strade, cercando di rispondere alle necessità delle generazioni attuali includendo tutti, senza compromettere le generazioni future” (n. 53). A questo specifico compito devono contribuire le università e le scuole cattoliche con progetti interdisciplinari condivisi e con la creazione di reti di cooperazione a livello educativo, accademico e di ricerca. Tra l’altro, l’esigenza di attivare dinamiche integrali è sottolineata dall’articolo 12 dell’Accordo di Parigi, dove si sostiene che “le Parti cooperano nell’assumere le misure necessarie, ove opportuno, a migliorare l’istruzione, la formazione, la coscienza e la partecipazione pubblica […].”
Qualche esperienza. A livello di università vorrei ricordare tre esempi:
a) la Pontificia Università Javeriana di Bogotà ha creato un Istituto di studi superiori per promuovere la “Casa comune” avviando e coordinando numerose iniziative in molte altre Università dell’America Latina;
b) Una rete di Università Cattoliche sta promuovendo progetti di ricerca in vari continenti attraverso le Facoltà di Agraria e coinvolgendo le Istituzioni pubbliche locali;
c) gli Atenei Pontifici Romani hanno creato da due anni un Joint Diploma in Ecologia Integrale, una pregevole iniziativa che riscuote successo.
A livello di scuole sono nate molteplici iniziative, soprattutto dalle Congregazioni religiose che hanno colto nella Laudato si’ un filone educativo molto concreto e coinvolgente per una pedagogia attiva; basti pensare ai progetti dei Salesiani, dei Gesuiti, dei Fratelli delle scuole cristiane e di tante altre istituzioni educative. Anche a livello interreligioso sta avendo una grande diffusione la metodologia Design for Change, nata in India e ora diffusa in centinaia di migliaia di scuole in tutto il mondo. Qualsiasi progetto o storia di cambiamento si compone di quattro fasi metodologiche che consentono di cambiare la propria realtà personale, sociale o ambientale, e cioè: sentire la necessità o i problemi, immaginare nuove soluzioni, agire o costruire il cambiamento, condividere la storia di cambiamento per contagiare e ispirare gli altri. Anche le scuole cattoliche hanno adottato questa metodologia basandola sui principi antropologici evangelici e l’hanno chiamata Yo puedo, I can.
A livello di percorsi informali o di formazione continua si potrebbero citare tante esperienze molto interessanti: dalle iniziative di Scholas Occurrentes con i giovani, ai progetti delle Summer schools di Sant’Egidio, dagli incontri promossi da New Humanity con gli indigeni Guaranà alle proposte di Earth Day o dell’AVSI con gli Scout di varie religioni in Somalia o in Kenya. Il lavoro di preparazione all’evento del Patto educativo ha scelto l’“ecologia integrale” come uno dei punti fondamentali su cui raccogliere le buone pratiche nel mondo.
Sintesi del Documento





sabato 8 febbraio 2020

PATTO EDUCATIVO: TENERE UNITI TESTA, CUORE E MANI

L’arcivescovo Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, commenta le parole del Papa ai partecipanti al seminario “Education: the global compact”:“Francesco non vuole che l’evento del 14 maggio sia un momento isolato”

Fabio Colagrande – Città del Vaticano

Nel discorso rivolto ai partecipanti al seminario “Education: the global compact”, recentemente organizzato dalla Pontifica accademia delle scienze sociali, Papa Francesco ha approfondito i temi alla base del rilancio del cosiddetto “patto educativo”. Il seminario è stato infatti uno degli incontri di avvicinamento all’evento mondiale del prossimo 14 maggio “Global Compact on Education”, come ha spiegato ai microfoni di Radio Vaticana Italia, l’arcivescovo Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica. 
R. - È stato proprio un incontro preparatorio: uno dei 15 convegni preparatori all’incontro di maggio che toccano i diversi aspetti dell'educazione. Il patto globale non è globale soltanto nel senso che vuole includere tutte le religioni e le culture, ma è globale anche proprio nell’approccio educativo, per cui tocca tutti gli aspetti dell'educazione. In questo senso ci sono stati già incontri dedicati al tema dei diritti, della democrazia, dell'ecologia, del service-learning e prossimamente ce ne sarà uno dedicato alla cooperazione internazionale, perché l'educazione è un elemento trasversale. In questo contesto, queste due giornate sono state proposte dalla Pontificia accademia delle scienze sociali perché gli economisti, i sociologi e gli esperti delle grandi questioni scientifiche si sentono interpellati da questa proposta del Santo Padre. L’obbiettivo era dunque discutere proprio su questa proposta del Papa di “ricostruire un patto educativo globale” e vedere come l'educazione sia la chiave di volta della trasformazione del mondo. È un punto di incontro di tutte le dimensioni sociali, culturali, economiche e politiche sulle quali tutti si sentono interpellati. Alla Casina Pio IV erano presenti anche non cristiani, non cattolici, alcuni esperti dell'induismo, scienziati del mondo della trasformazione climatica, dell'ecologia, che s’interrogano su come preparare le future generazioni a vivere in un mondo che si sta trasformando profondamente. In questo senso l'educazione è lo strumento per guardare al futuro.
Il Papa ha ribadito che oggi si è “rotto il patto che si crea tra la famiglia, la scuola, la patria e il mondo, la cultura e le culture”. È questo il punto di partenza anche dell'incontro del prossimo 14 maggio?
R.-  Sì, è proprio questo. È questa la ragione per cui Santo Padre ha lanciato l'evento. Ma in questo discorso di venerdì 7 febbraio il Papa ha aggiunto molti elementi, moltissime sfumature. Personalmente ho colto soprattutto una novità. Il Papa dice che oggi l'educazione elementare è un ideale normativo in tutto il mondo e da qui nasce il grande problema dell'accesso di tutti all'educazione.  Francesco ha spiegato che questo è un problema che statisticamente si sta in parte risolvendo, anche se ci sono ancora tanti aspetti negativi nel mondo. Ma il problema oggi è soprattutto “come” l'educazione si impegna a trasmettere i valori culturali ed etici alle future generazioni. Educare, nella visione di Francesco, vuol dire investire sul futuro dell'umanità e qui è necessaria l'apertura alla speranza, servono coraggio e generosità. Ma il Papa sottolinea soprattutto la necessità di tenere uniti la mente, il cuore e le mani. Educare significa infatti non soltanto trasmettere delle conoscenze astratte, ma trasmettere conoscenze che vanno a toccare anche la sensibilità, le sensazioni, l'affettività della persona e che poi si traducano in scelte concrete. Per questo Francesco ricorda spesso che il cuore deve sentire ciò che si pensa e che si fa e che l'agire deve essere una conseguenza. È lì che qualcosa si è rotto ed è per questo che oggi si è spezzato il dialogo tra la famiglia, la scuola e la società con tutte le sue trasformazioni. Manca proprio un punto di unità che consenta di rilanciare un'idea di educazione, un'idea di persona e un'educazione che costruisca relazioni e aiuti a preparare i giovani come protagonisti della costruzione del bene comune.
Papa Francesco ha affermato che “l'educazione non è efficace se non sa creare poeti”. Cosa intendeva?
R. - Il Santo Padre ha spiegato che non si può educare perdendosi in “piccinerie”, nei pettegolezzi, nelle chiacchiere: questa non è educazione. Bisogna uscire, allargare lo sguardo, dilatare la visione. E allora diventa centrale, come ha spiegato, il ruolo della famiglia e dei docenti per affrontare le nuove sfide. In questa prospettiva ha accennato ai poeti e alla bellezza. La poesia è ciò che trascende, che ti apre, ti introduce in un mondo di valori, di sensibilità, di bellezza, di apertura, di respiro… Diciamo di incontro con la trascendenza. Si deve educare anche al di fuori delle istituzioni, attraverso tutti i linguaggi. Francesco li ha ricordati tutti toccando poi alla fine la bellezza e la poesia.
Monsignor Zani, si avvicina l’appuntamento con l’Assemblea plenaria della Congregazione di cui è segretario, quali sono i temi in agenda?
R.- Innanzitutto faremo un bilancio di come in questi ultimi due anni abbiamo lavorato in tutto il mondo per l'applicazione della nuova Costituzione sugli studi ecclesiastici, la Veritatis Gaudium di Papa Francesco, datata 2017. Nel 2018 e 2019, come Congregazione, abbiamo fatto un viaggio un po' in tutti i continenti per incontrare gli oltre 500 responsabili delle istituzioni ecclesiastiche. In quel documento, infatti, il Papa sottolinea l'importanza degli studi ecclesiastici nella prospettiva della riforma della Chiesa, nella linea della nuova evangelizzazione. In secondo luogo si discuterà sulla bozza del Direttorio sull'Educazione Cattolica, che è stato preparato in questi anni, perché di fronte alle grandi sfide di oggi vogliamo consegnare ai vescovi di tutto il mondo uno strumento per mettere a fuoco la competenza che un pastore ha sul proprio territorio circa l'educazione, le università, le scuole e la pastorale universitaria, educativa e scolastica. Un terzo punto è la messa a fuoco di alcune indicazioni sulla pastorale universitaria, sia nelle università cattoliche che in tutte le altre università, perché quest'anno ricorre il trentesimo anniversario della Costituzione Apostolica Ex Corde Ecclesiae sulle università cattoliche. L’ultimo punto è la presentazione del Patto Educativo, soprattutto per pensare al dopo rispetto all’evento di maggio. Perché il Santo Padre ci tiene molto che l'evento di maggio non sia un momento isolato di grande entusiasmo, ma che sia l'apertura di un percorso nuovo. In questo senso abbiamo già individuato quattro percorsi che svilupperemo durante l'evento, ma anche dopo il 14 maggio. L'ambito della dignità umana e dei diritti, quello dell'ecologia integrale, con l’aggancio alla Laudato si’, la pace e l'educazione alla cittadinanza e quarto aspetto la solidarietà nella prospettiva dello sviluppo. Queste quattro aree saranno tematiche centrali nell’evento di maggio, ma saranno anche le piste di lavoro per il futuro.