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venerdì 29 maggio 2026

GIOVANI. EMERGENZA SALUTE

 


La salute mentale

 dei giovani, 


emergenza 

che richiede 

risposte strutturali



La crisi di senso al centro dell’intervento del segretario di Stato al convegno su salute mentale, tecnologie digitali ed educazione in corso alla Casina Pio IV in Vaticano: "La società offre ai giovani ogni mezzo ma nessun fine"

-di Fausta Speranza - Città del Vaticano

Il legame profondo tra l’educazione che “si trova al crocevia di tensioni molteplici”; la “crisi di senso” di “una società che offre ai giovani ogni mezzo ma nessun fine”; la “responsabilità enorme” per “decisioni” e “politiche” che “avranno effetti che si protrarranno per generazioni”. È questo il cuore dell’intervento del segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, questa mattina al convegno internazionale “Mappe di speranza per un’agenda educativa regionale: salute mentale, tecnologie digitali ed educazione” in corso oggi e domani alla Casina Pio IV. L’incontro riunisce ministri e ministre dell’educazione dei Paesi iberoamericani, insieme con esperti, accademici e rappresentanti degli organismi internazionali, per riflettere sulle principali sfide educative contemporanee. Un incontro che il cardinale Parolin ha definito “di particolare rilevanza e attualità” ricordando “la consapevolezza, sempre più diffusa nella comunità internazionale, che l’educazione non è un capitolo tra i tanti dell’agenda politica, ma un pilastro dello sviluppo umano integrale, della convivenza pacifica e della giustizia sociale”.

Un futuro più umano

In particolare, in relazione allo spazio iberoamericano, il cardinale rileva che “i sistemi educativi della regione, pur avendo compiuto progressi significativi nei decenni scorsi in termini di accesso e copertura, si confrontano oggi con sfide qualitative, che richiedono risposte nuove: la formazione integrale della persona, lo sviluppo delle competenze socioemotive, la protezione dei più vulnerabili, l’integrazione responsabile delle tecnologie digitali”. Sono “sfide che non possono essere affrontate con interventi settoriali o frammentari, ma esigono una cooperazione strutturata, multidimensionale e sostenuta nel tempo”. E sono sfide che peraltro la Santa Sede segue da sempre nel mondo nella convinzione che “l’educazione sia una delle forme più alte della carità e uno degli strumenti più efficaci al servizio della dignità umana e del bene comune”. Da qui, l’appello del segretario di Stato a “tracciare percorsi concreti, realistici, condivisi, che conducano verso un futuro più giusto e più umano”.

Il Patto Educativo Globale

È chiaro il richiamo al Patto Educativo Globale che Papa Francesco ha lanciato nel 2019 affinché tutti gli uomini e le donne di buona volontà si unissero in “un’alleanza per l’educazione capace di generare fraternità, pace e giustizia”. La prospettiva è quella indicata dalla lettera apostolica Disegnare mappe di speranza firmata da Leone XIV il 27 ottobre scorso in occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis.  “In quel testo – sottolinea il cardinale Parolin - il Santo Padre ha ricordato che l’educazione non è un’attività accessoria, ma forma la trama stessa della missione della Chiesa nel mondo; ha invitato a costruire una ‘costellazione educativa globale’, nella quale ogni istituzione, ogni comunità, ogni soggetto educativo, come una stella nel firmamento, brilli della propria luce e, al tempo stesso, contribuisca a tracciare una rotta comune”.  Pertanto, Parolin chiarisce che sono tre “le nuove priorità che arricchiscono i percorsi del Patto Educativo Globale: la cura della vita interiore, il digitale umano e l’educazione alla pace”. Precisamente le questioni alle quali è dedicato l’incontro. 

L'emergenza dei giovani

Il tema della salute mentale merita un’attenzione particolare, ribadisce Parolin, affermando che “i dati sono eloquenti e, per molti versi, allarmanti” e che “in molti contesti questi disturbi rimangono senza diagnosi e senza trattamento adeguato, soprattutto là dove le condizioni di vulnerabilità socioeconomica sono più acute”. Al centro del problema ci sono i giovani con l’incremento di livelli di ansia, depressione e sofferenza psicologica del post-pandemia.

Di fronte alla tentazione di “ridurre il problema a una questione clinica, delegandolo esclusivamente al sistema sanitario”, il cardinale Parolin ricorda che la “Chiesa ha sempre insegnato che la persona umana è un’entità inscindibile di corpo, mente e spirito” per poi definire “mutilata” una visione educativa che trascuri una di queste dimensioni. Sarebbe “incapace di rispondere alla pienezza del bisogno umano”. Di contro, si deve ribadire “la necessità di riconoscere e coltivare questa unità: di offrire ai giovani non soltanto competenze e conoscenze, ma anche gli strumenti per comprendere sé stessi, per gestire le proprie emozioni, per costruire relazioni significative, per trovare un senso alla propria esistenza”. È ciò che la tradizione cristiana chiama «cura dell’anima» e – aggiunge il cardinale Parolin – è ciò che la sapienza pedagogica più avvertita traduce oggi nel linguaggio delle competenze socio-emotive e del benessere psicologico.

Indubbio il ruolo della scuola e delle famiglie. La scuola “deve aspirare ad essere un luogo di protezione, riconoscimento, di cura”, un ambiente nel quale “ogni studente si senta visto, ascoltato, accompagnato”. E proprio per queste deve poter avere “le risorse necessarie”. A proposito del “ruolo fondamentale delle famiglie e delle comunità locali”, il cardinale Parolin precisa: se la famiglia è “sostenuta e accompagnata, rappresenta il più potente fattore di protezione per la salute mentale dei bambini e degli adolescenti”. Ma se “lasciata sola di fronte alle pressioni economiche, sociali e culturali, la sua capacità protettiva si indebolisce e il rischio di disagio aumenta”.

La persona prima dell’algoritmo

Si aggiunge la questione del rapporto tra educazione e tecnologie digitali. Si tratta – ricorda il cardinale - del tema che la Lettera Apostolica di Papa Leone XIV affronta con lucida consapevolezza, invitando a promuovere un "digitale umano" che metta la persona prima dell’algoritmo e armonizzi le diverse forme di intelligenza: tecnica, emotiva, sociale, spirituale ed ecologica. Il punto è che se le tecnologie digitali rappresentano un’opportunità straordinaria per l’educazione “soprattutto in una regione vasta e diversificata come l’Iberoamerica” in particolare “per ridurre le disuguaglianze educative”, al tempo stesso “l’esposizione intensiva agli ambienti digitali, soprattutto in assenza di adeguati strumenti critici e di accompagnamento educativo, può generare effetti profondamente negativi sulla salute mentale dei giovani”. Parolin parla di “frammentazione dell’attenzione, dipendenza dagli schermi, cyberbullismo, isolamento sociale, sovraccarico informativo, esposizione a contenuti inadeguati o dannosi”.  La sfida non è quella di accettare o rifiutare le tecnologie, ma di governarle che significa “investire nella formazione digitale degli insegnanti, nello sviluppo di curricoli che integrino le competenze digitali con le competenze socio-emotive”.

Il rischio esplicitato è che rimanga ai margini proprio la questione che Parolin definisce centrale: “La dimensione della vita interiore e della ricerca di senso”. Anche in questo caso viene in aiuto la citata lettera apostolica che parlando della “cura della vita interiore” interpella ogni sistema educativo.

La speranza, virtù attuale

È proprio la convinzione che la crisi della salute mentale tra i giovani non sia solo crisi clinica, ma “crisi di senso” che può aiutare a comprende meglio gli orizzonti di speranza possibili.  “Molti giovani si sentono disorientati non perché manchino loro informazioni o strumenti, ma perché manca loro un orizzonte di significato entro il quale collocare la propria vita, le proprie scelte, le proprie speranze”, afferma Parolin. “una società che offre ai giovani ogni mezzo ma nessun fine; ogni connessione ma nessuna relazione autentica; ogni risposta ma nessuna domanda profonda, è una società che, nonostante le apparenze, li abbandona”. Peraltro, “in un mondo segnato da conflitti, da disuguaglianze, da una crisi ecologica che minaccia il futuro delle giovani generazioni, la speranza è una virtù eminentemente attuale”, riconosce Parolin. È “il fondamento di ogni impegno per il bene comune, di ogni investimento nell’educazione, di ogni cura per le persone più fragili”. Disegnare mappe di speranza, come ci chiede il Santo Padre, - spiega - significa esattamente questo: tracciare percorsi concreti, realistici, condivisi, che conducano verso un futuro più giusto e più umano. Il fine ultimo è sempre il servizio al bene comune.

Inoltre, se “l’educazione è il terreno privilegiato di questa speranza”, “l’educazione ha il compito e il privilegio di aprire orizzonti di senso”. Non si tratta di imporre risposte preconfezionate - ribadisce Parolin -  ma di “accompagnare i giovani nella scoperta delle domande che abitano la loro interiorità, nel confronto con le grandi tradizioni di pensiero e di spiritualità dell’umanità, nello sviluppo di quella capacità di riflessione e di discernimento che è il fondamento di ogni autentica libertà”.

Investimenti e cooperazione

Nella consapevolezza della “responsabilità enorme” e, al tempo stesso, del “privilegio straordinario” della politica, il cardinale Parolin a ministri e ministre chiede di “portare nelle vostre capitali, nei vostri Parlamenti, nei vostri Consigli dei ministri, la consapevolezza che la salute mentale dei giovani è un’emergenza che richiede risposte strutturali: investimenti adeguati, cooperazione interministeriale, integrazione tra politiche educative e sanitarie, formazione e sostegno per gli insegnanti, coinvolgimento delle famiglie e delle comunità”. In definitiva, l’auspicio essenziale: “Possa questo incontro essere davvero ciò che il suo titolo promette: un’occasione per disegnare nuove mappe di speranza, affinché i nostri giovani possano trovare nella scuola, nella comunità, nella società, gli strumenti e gli orizzonti di cui hanno bisogno per vivere una vita piena, libera, significativa. Come ha scritto Papa Leone XIV: "Siate servitori del mondo educativo, coreografi della speranza». Sia questo il nostro impegno comune”. 

Vatican News

Immaagine


domenica 23 giugno 2024

PERSONA NON INSIEME DI DATI

 

"La tecnologia 

sia al servizio 

della dignità umana"

 Dopo l'udienza con il Papa, l'intervento del segretario di Stato alla sessione conclusiva della Conferenza internazionale sull’Intelligenza Artificiale organizzata dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice

 -di Rosario Capomasi - Città del Vaticano

 Di fronte alle sfide poste dall’Intelligenza Artificiale, occorre "un’alfabetizzazione di base" che, tenendo conto del progresso tecnologico, "sia orientata a migliorare le condizioni dell’umanità": è questa la strada per far sì che le macchine rimangano "centrate sull’uomo e sulla difesa dei suoi diritti" e si possa così "evitare che l’unicità della persona venga identificata e ridotta ad un insieme di dati". Lo ha sottolineato il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, durante l’intervento tenuto stamane nella Sala Clementina — al termine dell’udienza con Papa Francesco — in occasione della sessione conclusiva della Conferenza internazionale sull’Intelligenza Artificiale (IA) organizzata dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, dal 20 al 22 giugno, presso il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum di Roma.

 Ascoltare le domande dell'uomo di oggi

"L’ascolto della Parola di Dio - ha osservato il porporato - chiede un ascolto delle domande e degli interrogativi di senso dell’uomo di oggi" di fronte ai vari cambiamenti in atto nella società. Tra di essi si pone con tutte le sue sfide il tema dell’IA, che "si insinua in maniera pervasiva" nei rapporti umani, "influenzando abitudini individuali e comportamenti sociali", tanto che sembra di trovarsi dinanzi, più che a "un’epoca di cambiamenti, a un cambiamento d’epoca", ha rimarcato Parolin citando le parole di Papa Francesco. Infatti, "rispetto alle innovazioni tecnologiche del passato, come ad esempio l’invenzione della stampa, della macchina a vapore, dell’automobile, che sono servite a trasformare il mondo fisico, le nuove tecnologie informatiche processano una realtà immateriale" e hanno perciò un significativo "impatto sul modo in cui si sviluppa l’intelligenza umana".

 La rivoluzione tecnologica sia equa e sociale

Ciò porta a una "trasformazione strutturale dell’esperienza dell’io e dei suoi rapporti con gli altri", come Romano Guardini aveva già profeticamente segnalato nei primi decenni del XX secolo. Bisogna infatti considerare, ha precisato il segretario di Stato, che "attualmente l’Intelligenza Artificiale è oggetto di una base in rapida evoluzione che segna il passaggio dall’apprendimento automatico" - in cui è fondamentale il ruolo umano nella figura degli sperimentatori - a quello che viene definito "apprendimento profondo". In quest’ultimo prevale la capacità di acquisire i dati in modo autonomo ottimizzando progressivamente le prestazioni.  È allora doveroso, ha fatto presente il cardinale, vigilare attentamente per non cedere alla logica del pragmatismo, della programmazione, bensì per "indirizzare la rivoluzione tecnologica in modo equo e sociale".

 Le diverse tipologie di Intelligenza Artificiale

Alla luce di queste considerazioni, Parolin ha poi passato in rassegna alcune tipologie di Intelligenza Artificiale, come quella “predittiva”, quando cioè una macchina è in grado di fare previsioni sulla base di input acquisiti in precedenza.  È quello che accade, ad esempio, nei campi "del mercato azionario, nella diagnostica medica, nella previsione del comportamento dei consumatori". Ma ciò è un limite, ha avvertito, perché, basandosi su modelli passati, non si tiene conto "di un’inaspettata congiuntura di eventi". Anche l’IA “decisionale”, che estrae informazioni per fornire "suggerimenti volti a indirizzare le scelte e offrire riscontri utili a verificarne l’efficacia", presenta delle lacune. In questo caso, infatti, le macchine hanno "un ruolo esecutivo più determinante. e l’automatizzazione decisionale implica la significativa riduzione del coinvolgimento degli esseri umani", rendendo difficile "determinare su chi ricadrebbe la responsabilità di rendere conto di eventuali danni". Da ultimo il cardinale ha fatto riferimento all’intelligenza “generativa”, che è in grado di generare testo, immagini, video, musica o altri media in risposta a degli input, "confezionandoli nello stile che le è stato richiesto". Gli esempi, molto significativi, sono presenti in campo farmaceutico e in quello medico, con risultati che non sarebbe stato possibile raggiungere facendo affidamento solo sulle singole competenze. E questo potrebbe essere valido anche nel campo dell’agricoltura, consentendo "l’ottimizzazione dei raccolti" e "permettendo ad intere popolazioni di contrastare il problema della fame".

 Un prodotto dell'uomo che deve rispettare la dignità degli individui

Dopo aver messo in guardia dai pericoli che l’IA potrebbe causare in caso di controllo da remoto di armamenti militari senza le dovute precauzioni - come del resto avverrebbe anche nel mondo lavorativo e nella cura della casa comune - il cardinale ha concluso il suo intervento invitando a considerare l’IA non come una minaccia ma come un’alleata dell’umanità, e facendo notare che essa è sempre un prodotto dell’uomo. Pertanto, il progresso tecnologico deve essere assistito da un modus operandi che rispetti la dignità e la fraternità degli esseri umani, evitando di utilizzarlo per il benessere di pochi a discapito di molti.

 Vatican News

INTERVENTO DEL CARDINALE PAROLIN





 

mercoledì 8 marzo 2023

OSARE LA PACE. LE VIE DELL'EDUCAZIONE

 Parolin: l’educazione è forza di pace, 

va garantita l’istruzione delle ragazze

Il segretario di Stato vaticano ha aperto con un videomessaggio la tavola rotonda “Osare la pace. Le vie dell’educazione”, promossa alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna dalla Pontificia Facoltà “Auxilium”, protagoniste otto ambasciatrici accreditate presso la Santa Sede e le loro testimonianze sulle "buone pratiche" educative nei cinque continenti

- di Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

L’educazione non è solo “una componente cruciale per lo sviluppo personale, ma anche uno dei modi migliori e più potenti per promuovere la convivenza pacifica tra le persone e le Nazioni”. Lo sottolinea il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, nel videomessaggio inviato alla tavola rotonda “Osare la pace. Le vie dell’educazione”, promossa, alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna, dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione “Auxilium”, in collaborazione con otto ambasciatrici accreditate presso la Santa Sede provenienti dai cinque continenti. Nel messaggio che apre la tavola rotonda, in coincidenza con la 36.ma Giornata della Facoltà “Auxilium” della Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, il cardinale Parolin, in inglese, sottolinea che l’educazione “fornisce a ragazze e ragazzi gli strumenti non solo per comprendere la realtà di oggi, ma anche per costruire insieme la realtà di domani”.

"Catastrofe educativa", garantire a tutti l'accesso all'istruzione

Ma sottolinea anche l’attuale “catastrofe educativa” che determina un accesso all'istruzione “ancora carente in molti luoghi”. Anche “a seguito di decisioni ideologiche”, denuncia il segretario di Stato vaticano, “molti bambini non hanno avuto l'educazione che meritano”, e molto spesso “le ragazze sono quelle che pagano il prezzo più alto”.  Questo provoca “gravi conseguenze per l'intera società ” e quindi, per Parolin, “l'obiettivo dell'uguale accesso all'istruzione per tutti richiede ancora forti sforzi e un notevole impegno politico”. Infine, il porporato ricorda le parole di Papa Francesco sull’importanza del ruolo delle donne, “per preservare e promuovere la pace nella società e tra le Nazioni, in particolare nei processi di pace, nella prevenzione dei conflitti e nella diplomazia”. Per questo motivo, conclude “l'accesso delle donne e delle ragazze all'istruzione è della massima importanza e dovrebbe essere garantito”.

"I nostri libri e le nostre penne sono le armi più potenti"

L’incontro nell’aula magna “Giovanni Paolo II” della Facoltà Auxilium vuole essere, per gli organizzatori, sottolinea la preside Piera Ruffinatto, “un’occasione di riflessione e confronto sul valore dell’educazione come strumento indispensabile di cambiamento positivo nella società e di risoluzione dei conflitti; sulla tutela degli emarginati e sulla partecipazione delle minoranze, a partire dalle diverse prospettive globali”. E cita la donna più giovane mai insignita del premio Nobel per la pace, l’attivista pakistana Malala Yousafzai nel 2014, a soli 17 anni, che affermava: “Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne. Sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”.

Porro (Australia): educazione inclusiva e riconciliazione con gli indigeni

Moderata da Alessandra Morelli, già rappresentante Unhcr ed esperta di politiche umanitarie, la tavola rotonda si apre con la testimonianza di Chiara Porro, ambasciatrice di Australia, che, come le colleghe, non individua solo drammi e criticità nel contesto del suo Paese ma anche “le risorse personali e istituzionali capaci di creare opportunità e processi educativi che favoriscano la crescita di persone operatrici di pace”. Parlando dell’educazione inclusiva “come cammino di riconciliazione con le comunità indigene”, l’ambasciatrice Porro cita il programma di didattica a distanza “School of the Air”, che da più di 70 anni permette di raggiungere e far studiare ragazzi e ragazze delle località più remote dell’”Outland” australiano, residenti a più di mille chilometri dalla scuola. Ricorda la figura della prima e unica santa australiana, Mary MacKillop, che fondò le Suore di San Giuseppe del Sacro Cuore, che gestivano scuole nell'Australia rurale, prestando particolare attenzione ai bisogni delle comunità indigene. In una missione nel Northern Territory, dove il legame con quelle missionarie cattoliche è ancora molto vivo, l’ambasciatrice incontra Miriam Rose Ungunmerr Baumann, la prima insegnante aborigena certificata in quella vastissima regione, che si è formata proprio in una scuola dei Missionari del Sacro Cuore.

Miriam Rose, la prima insegnante aborigena nel Northern Territory

Miriam Rose, racconta Porro, “è stata instancabilmente impegnata con i problemi che hanno afflitto la sua comunità, tra cui alti tassi di depressione e suicidio. E’ anche un'artista famosa e ha usato l'arte come strumento di guarigione spirituale. Insegnando forme d'arte tradizionali, Miriam Rose sta aiutando le nuove generazioni a trovare un senso di identità, che è una fonte di forza a cui attingere nei momenti difficili della vita”. E non solo ha sostenuto e ispirato le comunità aborigene, “ma ha anche contribuito a costruire ponti per la riconciliazione nazionale”. L’ambasciatrice conclude annunciando la visita di Miriam Rose a Roma, durante la Reconciliation Week, nel maggio di quest'anno, nel corso della quale incontrerà anche Papa Francesco.

Le altre sette ambasciatrici presso la Santa Sede intervenute

Dopo Chiara Porro intervengono Juvita Rodrigues Barreto De Ataíde Gonçalves, ambasciatrice presso la Santa Sede di Timor est, Alexandra Valkenburg-Roelofs, ambasciatrice dell’Unione Europea, Angelina Baiden-Amissah, ambasciatrice del Ghana, María Isabel Celaá Diéguez, ambasciatrice di Spagna, Teresa Susana Subieta Serrano, ambasciatrice di Bolivia, Florence Mangin, ambasciatrice di Francia e Majlinda Dodaj, incaricata d’affari di Albania.

giovedì 15 aprile 2021

FRATELLANZA E' PORSI OBIETTIVI COMUNI


Il cardinale  Parolin, segretario di Stato del Vaticano,  è intervenuto all’evento web “Fraternità, Multilateralismo e Pace” incentrato sull’Enciclica “Fratelli tutti”: la pandemia, afferma, spinge a “una reciprocità di rapporti che superi l’isolamento e coinvolga gli Stati, i singoli e gli organismi internazionali”. Tra i promotori dell'evento, la Missione permanente della Santa Sede all'Onu di Ginevra e la Commissione internazionale cattolica per le Migrazioni

 

Adriana Masotti - Città del Vaticano

 

A fare da sfondo all’intervento del cardinale Pietro Parolin all’evento "Fratelli tutti, Multilateralismo e Pace" è la volontà di promuovere il principio del bene comune della famiglia umana per realizzare il quale occorrono un pensiero e un’azione più audaci e creativi. Questo corrisponde all’impegno a cui sono chiamati, osserva il cardinale, i partecipanti all’incontro, direttori generali e alti funzionari dell'Onu a Ginevra, e diversi ambasciatori, ed è lo scopo dell’azione diplomatica multilaterale della Santa Sede, a cui la Fratelli tutti offre un essenziale contributo. Per chiarire il concetto di fratellanza, contenuto nell’Enciclica, il segretario di Stato ritorna all’inizio del pontificato di Papa Francesco quando, appena eletto, disse: “Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza”. Francesco indicava così un “criterio programmatico” decisivo, afferma il porporato, per superare la dicotomia, particolarmente attuale in questo tempo di pandemia, tra “il codice dell’efficienza” e il “codice della solidarietà”:

Infatti, la fratellanza ci spinge ad un “codice” ancora più esigente ed inclusivo: “Mentre la solidarietà è il principio di pianificazione sociale che permette ai diseguali di diventare eguali, la fratellanza è quello che consente agli eguali di essere persone diverse. (…) Nell’azione multilaterale, la fratellanza si traduce nel coraggio e nella generosità per stabilire liberamente determinati obiettivi comuni e per assicurare l’adempimento in tutto il mondo di alcune norme essenziali”.

La destinazione universale dei beni

Il cardinale Parolin elenca le questioni prioritarie della Santa Sede nella declinazione del principio di fratellanza: accesso alla salute, rifugiati, lavoro, diritto internazionale umanitario e disarmo. In tema di salute, il porporato osserva che l’umanità ha sperimentato un iniziale senso di “indissolubile legame” dovuto al diffondersi della pandemia, sentendosi un’unica “comunità mondiale che naviga sulla stessa barca”, ma che oggi questo sentimento ha lasciato il posto alla “corsa al vaccino e alle cure a livello nazionale”. Evidente il gap nelle possibilità di cura tra i Paesi sviluppati e quelli più indietro.

La Santa Sede di fronte ad un problema sistemico, quale quello delle barriere all’accesso alle cure, acuito dall’emergenza attuale, ha offerto una serie di linee guida per affrontare tale questione, ispirate dalla convinzione dell’importanza della fratellanza. In ogni momento, dobbiamo concentrarci sul sottostante principio del servizio al bene comune. Tale approccio è ben esemplificato da San Giovanni Paolo II e dalla sua insistenza sull'“ipoteca sociale”, la quale insiste sul principio della destinazione universale dei beni.

Gli appelli alla globalizzazione della solidarietà: i rifugiati 

Il segretario di Stato vaticano ricorda che gli appelli alla comunità internazionale “per una nuova globalizzazione della solidarietà” sono costanti da parte del Papa e ripresi anche nella Fratelli tutti e osserva che, a 70 anni dall'istituzione dell' Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), il numero e le sofferenze di rifugiati, sfollati e migranti rappresentano ancora “una ferita nel tessuto sociale” mondiale. Quindi prosegue:

Ciò sottintende problematiche umanitarie e sociali profonde. In tal senso, la Santa Sede accoglie la visione di fondo del Global Compact sui rifugiati, che mira a rafforzare la cooperazione internazionale attraverso una condivisione della responsabilità più equa e prevedibile, ricordando al contempo che la soluzione duratura ideale e più completa è quella di assicurare i diritti di tutti a vivere e prosperare in dignità, pace e sicurezza nei propri Paesi d’origine.

Occorre un dialogo sociale più inclusivo

Una conseguenza delle misure di contenimento della pandemia, su cui si sofferma il cardinale Parolin, è poi la crisi del mondo del lavoro con un impatto negativo sul reddito dei lavoratori, specie quelli più vulnerabili. In questo contesto, sottolinea, occorre avviare un dialogo sociale più ampio e inclusivo rispetto alla sua forma tradizionale.

Il coinvolgimento delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro è fondamentale, ma dovrebbe essere integrato da attori che rappresentano l'economia informale e le preoccupazioni ambientali. Come la Fratelli tutti ricorda “occorre pensare alla partecipazione sociale, politica ed economica in modalità tali ‘che includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune.

Promuovere il rispetto del diritto umanitario

E c’è un altro fronte, secondo Parolin, su cui c’è bisogno di lavorare, ed è il diritto umanitario. A questo proposito ricorda che Henry Dunant, il fondatore della Croce Rossa, aveva adottato il grido “Tutti fratelli” per incitare al soccorso dei feriti, a prescindere dall’appartenenza ad una o all’altra parte in conflitto. Da lì prese le mosse la sua organizzazione e il porporato afferma che oggi vanno rafforzati la promozione e il rispetto del diritto umanitario che si propone di proteggere la popolazione civile in un contesto di guerra e di bandire armi “che infliggono sofferenze tanto atroci quanto inutili”. Cita le Convenzioni di Ginevra del 1949 che implicitamente riconoscono la fratellanza universale e continua:

La Santa Sede, inoltre, cosciente di omissioni ed esitazioni, spera che gli Stati possano giungere ad ulteriori sviluppi del diritto internazionale umanitario, al fine di tenere conto adeguatamente delle caratteristiche dei conflitti armati contemporanei e delle sofferenze fisiche, morali e spirituali che ad essi si accompagnano, con l’obiettivo di eliminare i conflitti del tutto.

Le armi non garantiscono la pace

L’aspirazione alla pace e alla sicurezza, afferma ancora il porporato, non può “essere soddisfatta soltanto da mezzi militari e meno che mai dal possesso di armi nucleari ed altre armi di distruzione di massa”. I conflitti, inoltre, provocano sempre sofferenze, a tutte le parti:

È in quest’ottica che la Santa Sede incoraggia con convinzione l’impegno degli Stati nell’ambito del disarmo e del controllo degli armamenti verso accordi duraturi sulla strada della pace e, in modo particolare, sul fronte del disarmo nucleare. Se è valida l’affermazione che siamo tutti fratelli e sorelle, come può la deterrenza nucleare essere alla base di un’etica di fraternità e coesistenza pacifica tra i popoli?

Responsabilità individuale e capacità di sentirsi fratelli

Avviandosi alla conclusione, il cardinale Parolin osserva che per invertire la marcia e realizzare davvero un’azione adeguata rispetto ai processi in atto nella comunità internazionale, non è sufficiente una proclamazione d’impegno, ma è necessario predisporre un progetto efficace in grado di rispondere al post pandemia. “L’elemento in più – sottolinea Parolin - è la responsabilità individuale e la capacità di sentirsi fratelli, cioè di far propri i bisogni degli altri attraverso una reciprocità di rapporti che superi l’isolamento e coinvolga gli Stati, i singoli e gli organismi internazionali”. E’ il cammino della fratellanza per il quale il segretario di Stato si augura anche l’evento di oggi costituisca un passo avanti.

 Vatican News

DISCORSO CARD. PAROLIN



 

mercoledì 30 dicembre 2020

AIMC. TESTIMONE DI IMPEGNO E DI SPERANZA

    Parolin ai maestri cattolici: 

testimoni di speranza in un momento di smarrimento

In un videomessaggio per il 75.mo di fondazione dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici, il segretario di Stato esorta a essere elementi di coesione in un tempo precario segnato dalla pandemia

Debora Donnini – Città del Vaticano

Vivo apprezzamento per l’impegno svolto dai maestri cattolici è quello che esprime il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, inviando un videomessaggio a quanti sono collegati on-line in occasione del 75.mo anniversario dalla nascita dell’associazione, avvenuta al termine della seconda guerra mondiale. In un “tempo precario ma carico di speranze per la ripresa dell’Italia”, nota il porporato, “la vostra presenza fu espressione di matura coscienza cristiana e di forte esperienza ecclesiale, come pure luogo d’incontro tra le diverse e legittime istanze della Nazione”. “Anche oggi il Paese, segnatamente la scuola, si trovano in un momento di smarrimento a causa della pandemia”, sottolinea il cardinale Parolin esortando i membri dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici,  oggi come all’inizio della loro storia, a essere “elemento di coesione”. “Testimoniate - li esorta -  la volontà di dedicarvi con generosità al bene degli alunni, che hanno bisogno di vedere in voi dei testimoni di verità, di speranza e di carità”.

Un’identità solida è garanzia per efficacia azione

Nel videomessaggio il cardinale Parolin li incoraggia anche a avere sempre chiara la consapevolezza delle loro tradizioni. “Un’identità antica e solida, come quella che attingete alle motivazioni iniziali dell’Associazione medesima - afferma - è la garanzia più convincente per l’efficacia dell’azione che dovete svolgere nei nuovi e ardui contesti in cui siete chiamati ad operare”. L’opera educativa, poi, invita a cogliere la presenza decisiva di un altro maestro, “anzi dell’unico maestro, il Cristo”. A lui li affida il cardinale Parolin in modo che il loro insegnare possa acquistare “la forza simbolica del gesto, da Lui più volte compiuto, di porre al centro il bambino”.

 Vatican News

VIDEO: https://youtu.be/nsCrUNDf26Q