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lunedì 25 settembre 2023

GIORNATA MONDIALE DEGLI INSEGNANTI ... in arrivo !


Giornata Mondiale degli Insegnanti. 

Mancano 10 giorni. 

E’ opportuno prepararsi.

 


La Giornata Mondiale degli Insegnanti si celebrerà il 5 ottobre (giovedì).

 Mancano solo dieci giorni per la celebrazione della Giornata Mondiale degli Insegnanti. Essa mira  ad apprezzare, valutare e migliorare l'istruzione del mondo, e fornire alle scuole e alle associazioni che si interessano di problemi educativi un'opportunità per considerare le questioni relative agli insegnanti e all'insegnamento.

Celebrata ogni anno il 5 ottobre dal 1994, la Giornata mondiale degli insegnanti commemora l'anniversario dell'adozione della Raccomandazione UNESCO del 1966 sullo status degli insegnanti. La  Raccomandazione stabilisce parametri di riferimento per quanto riguarda i diritti e le responsabilità degli insegnanti e gli standard per la loro preparazione iniziale, per  il reclutamento, la formazione continua, l'occupazione e le condizioni di insegnamento e apprendimento. La Raccomandazione riguardo lo status del personale docente dell'istruzione superiore è stata adottata nel 1997 per integrare la Raccomandazione del 1966  a proposito del personale docente e di ricerca nell'istruzione superiore.

La Giornata mondiale degli insegnanti è convocata in collaborazione con l'UNICEF, l'Organizzazione internazionale del lavoro e l'istruzione internazionale.

Sebbene l'insegnamento sia davvero una carriera nobile, è anche impegnativa. Sembra che più che mai gli insegnanti stiano attraversando un momento difficile. Alcuni dei problemi che si contendono all'interno delle scuole e delle singole classi ogni giorno sono causati anche da mancanza di risorse e di tempo. In particolare gli insegnanti che hanno molti studenti, hanno grandi difficoltà a fornire un'attenzione personalizzata. Gli insegnanti preparano gli studenti per il futuro. E', perciò, è molto importante che mai riconoscere il difficile lavoro che svolgono ed aiutarli a sempre meglio operare.

L'UNESCO afferma che tutti possono aiutare gli insegnanti valorizzando la professione, generando consapevolezza sui problemi degli insegnanti e assicurando che il rispetto degli insegnanti sia parte dell'ordine naturale delle cose. Le scuole e gli studenti, ad esempio, possono preparare particolari iniziative per gli insegnanti durante questa giornata, coinvolgendo anche le famiglie. 

Inoltre, è opportuno valorizzare e sostenere le associazioni di insegnanti che operano a livello locale, nazionale e internazionale. Dette associazioni sono una preziosa risorsa per le comunità scolastiche e per la società.

 Più di 100 paesi celebrano la Giornata mondiale degli insegnanti e ognuno organizza le proprie celebrazioni, come ad esempio nell'India, che ogni 5 settembre celebra la Giornata degli insegnanti, la Polonia che festeggia il 14 ottobre, oppure la Spagna il 27 novembre.

 UNESCO – STATUS INSEGNANTI

TEACHERS DAY 2023

COMUNICATO UMEC-WUCT - it-en-fr-es



sabato 2 ottobre 2021

5 ottobre - GIORNATA MONDIALE INSEGNANTI

 


Questa Giornata commemora la sottoscrizione delle Raccomandazioni dell'UNESCO sullo status di insegnante, la principale  struttura di riferimento per i diritti e le responsabilità dei docenti su scala mondiale, ed ha come obiettivo fondamentale quello di suscitare riflessioni sul ruolo dei professionisti della formazione, sulle sfide che affrontano quotidianamente, sulle difficili condizioni di lavoro a cui sono spesso sottoposti.Con l'adozione dell'Obiettivo 4 di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, "Istruzione di qualità", gli insegnanti vengono riconosciuti come soggetti chiave per l'attuazione dell'Agenda 2030 sull'educazione. 

Il loro impegno infatti è fondamentale per fornire  un'educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti, con l'obiettivo di incrementare il livello di alfabetizzazione globale e ridurre l'abbandono scolastico precoce,  contribuendo a migliorare la vita delle persone e a raggiungere lo sviluppo sostenibile. 

In occasione di questa Giornata, il  5 ottobre l'Associazione Culturale "Network Arene di Roma" organizzerà alcuni eventi nell'ambito del "Roma Intercultural Festival", nei quali verranno coinvolti docenti, scuole, rappresentanti della comunità, istituzioni e associazioni del territorio. 

Qui potete leggere il messaggio del Direttore Generale dell'UNESCO Irina Bokova in occasione della Giornata degli insegnanti.


        UNESCO - GIORNATA INSEGNANTI



venerdì 11 giugno 2021

MASTER LUMSA PER INSEGNANTI SCUOLA INFANZIA E PRIMARIA

 


Master in 
Cultura e professionalità dell’insegnante di scuola cattolica

A.A. 2021-2022

Il Master, di durata annuale, è destinato a Laureati in Scienze della formazione primaria che intendano lavorare in scuole paritarie cattoliche dell’infanzia o primarie. Il Master è aperto anche a insegnanti di scuola dell’infanzia o primaria che siano già in servizio in una scuola paritaria cattolica. Il Master offre strumenti per approfondire la preparazione pedagogico-didattica e per comprendere la specifica natura della scuola cattolica e del suo progetto educativo.

VAI ALLA PAGINA DEL MASTER

 

Sede: Roma/on-line
Modalità di erogazione della didattica: blended
Scadenza di presentazione delle domande d’iscrizione: 15 settembre 2021
Lingua: Italiano
Ore: 1500
Inizio e fine corso: Ottobre 2021 – settembre 2022
Durata 12 mesi
Costo € 1.516,00 (rateizzato in due versamenti)
Borse di studio: 4



 

mercoledì 30 dicembre 2020

AIMC. TESTIMONE DI IMPEGNO E DI SPERANZA

    Parolin ai maestri cattolici: 

testimoni di speranza in un momento di smarrimento

In un videomessaggio per il 75.mo di fondazione dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici, il segretario di Stato esorta a essere elementi di coesione in un tempo precario segnato dalla pandemia

Debora Donnini – Città del Vaticano

Vivo apprezzamento per l’impegno svolto dai maestri cattolici è quello che esprime il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, inviando un videomessaggio a quanti sono collegati on-line in occasione del 75.mo anniversario dalla nascita dell’associazione, avvenuta al termine della seconda guerra mondiale. In un “tempo precario ma carico di speranze per la ripresa dell’Italia”, nota il porporato, “la vostra presenza fu espressione di matura coscienza cristiana e di forte esperienza ecclesiale, come pure luogo d’incontro tra le diverse e legittime istanze della Nazione”. “Anche oggi il Paese, segnatamente la scuola, si trovano in un momento di smarrimento a causa della pandemia”, sottolinea il cardinale Parolin esortando i membri dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici,  oggi come all’inizio della loro storia, a essere “elemento di coesione”. “Testimoniate - li esorta -  la volontà di dedicarvi con generosità al bene degli alunni, che hanno bisogno di vedere in voi dei testimoni di verità, di speranza e di carità”.

Un’identità solida è garanzia per efficacia azione

Nel videomessaggio il cardinale Parolin li incoraggia anche a avere sempre chiara la consapevolezza delle loro tradizioni. “Un’identità antica e solida, come quella che attingete alle motivazioni iniziali dell’Associazione medesima - afferma - è la garanzia più convincente per l’efficacia dell’azione che dovete svolgere nei nuovi e ardui contesti in cui siete chiamati ad operare”. L’opera educativa, poi, invita a cogliere la presenza decisiva di un altro maestro, “anzi dell’unico maestro, il Cristo”. A lui li affida il cardinale Parolin in modo che il loro insegnare possa acquistare “la forza simbolica del gesto, da Lui più volte compiuto, di porre al centro il bambino”.

 Vatican News

VIDEO: https://youtu.be/nsCrUNDf26Q




 

venerdì 19 luglio 2019

UN GIOVANE SU TRE PARLA E SCRIVE MALE L'ITALIANO. PERCHÉ ?

“Vi spiego perché un giovane su 3 non sa l’italiano”: Francesco Sabatini (Accademia della Crusca) commenta i risultati del test Invalsi
Intervista al presidente onorario della prestigiosa istituzione linguistica: "Le parole ci aiutano a capire chi siamo e il mondo in cui viviamo. 
In Italia non è la lingua a godere di poca salute, ma quelli che la parlano. 

Difficile correggere gli errori negli adulti, la chiave è a scuola nella formazione dei docenti"

“La lingua è dentro di te, tu sei tra le sue braccia”, recitano i Pensieri casuali sulla lingua di Mario Luzi. E uno che per tutta la vita si è fatto abbracciare volentieri dalla sua lingua, l’italiano, è il linguista nonché attuale presidente onorario dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini. La sua rubrica in Rai “Pronto soccorso linguistico” da dieci anni risolve i dubbi grammaticali di milioni di spettatori, svelando i misteri della parola. Anche alla luce dei dati emersi dalle prove Invalsi, in esclusiva per TPI, Sabatini fa una diagnosi dello stato di salute della lingua italiana.
Qualche giorno fa, sono stati diffusi i dati delle prove Invalsi, che hanno evidenziato nuovamente i problemi dell’istruzione nel nostro Paese. Un ragazzo su tre, alle medie, non riesce a comprende un testo. In che stato di salute versa la lingua italiana?
Non è la lingua a godere di poca salute, ma quelli che la parlano! Per quanto riguarda la scuola il problema è ormai vecchio. L’insegnamento dell’italiano in Italia non è una cosa facile, perché veniamo da una storia che ha prodotto larghe masse di analfabeti. Per educare alla lingua ci sarebbe voluto un programma di governo molto più ampio, molto più preciso e scientificamente fondato. Questo non c’è mai stato. Certamente dall’Unità d’Italia si sono fatti dei passi avanti, ma la formazione del docente di italiano è la chiave principale e anche il lato più oscuro della vicenda. L’insegnante deve comprendere i meccanismi della lingua e come essa funziona. C’è stata e c’è tuttora una formazione inadeguata. Ripeto, da un lato le masse di analfabeti, dall’altro l’ostacolo rappresentato dai dialetti, fanno di questa faccenda qualcosa di molto serio.
Ancora una volta viene fuori la frattura fra Nord e Sud, come si spiega nel 2019 una distanza così marcata nel nostro paese nel campo dell’istruzione?
Non è qualcosa di recente. Sono problemi che il Mezzogiorno si porta dietro da secoli. Pensi che ho lavorato a delle indagini sulla diffusione delle tipografie in Italia nel 1400 e nel 1500. Da Roma in su erano presenti ben il 90 per cento delle tipografie, soltanto il 10 per cento al Sud. Significherà pure qualcosa che al Nord si scriveva e si leggeva di più e al Sud meno. Questo fa riflettere anche sull’oscurantismo del Regno di Napoli e del Regno delle due Sicilie…
C’è chi, anche fra gli insegnanti, non ritiene l’Invalsi uno strumento adeguato di diagnosi. Lei cosa pensa a riguardo?
Un istituto che conduca queste indagini con dei test è necessario. Possono essere test più appropriati alla realtà, più adeguati, ma il fallimento delle capacità degli alunni si vede anche senza le prove Invalsi. Inutile attribuire colpe all’Invalsi. La realtà è chiara [Uno studente su tre non capisce un testo in italiano: gli allarmanti risultati dei test Invalsi].
Leggendo attentamente i dati, si scorge comunque un miglioramento rispetto allo scorso anno. Il Miur ha annunciato una serie di assunzioni che andranno a ringiovanire la classe docente nei prossimi anni. C’è un consiglio che si sentirebbe di dare a un aspirante docente di lettere o di materie umanistiche?
Se non ha studiato linguistica italiana, se la studi a fondo. È questa la disciplina che forma il docente di lettere. La linguistica italiana, non la storia della letteratura, che è un altro capitolo, una cosa diversa. Purtroppo le nostre università fino a quarant’anni fa non avevano insegnamenti linguistici, ma solo letterari. Con quelli soltanto non si insegna bene l’italiano. Questo è il mio consiglio: studiare libri di linguistica, attività che si può svolgere anche da soli.
Nel suo libro “Lezione di italiano. Grammatica, storia, buon uso” (Mondadori, 2016) ha spiegato che l’italiano è una lingua che, a differenza di molte altre, ha avuto solo da poco una sua più piena funzionalità. Ci può dire di più?
Abbiamo una lingua antica, nobile, ricca, ma per letterati e poeti. La lingua vive e diventa facile da imparare quando è usata dalla massa dei parlanti nella comunicazione orale. Una lingua usata per secoli soltanto in letteratura non ha quelle scioltezze, quelle prontezze che la rendono adatta a tutti, sia nel parlato che nello scritto. Per questo ritorna la questione di una formazione più forte, più scientifica del docente di italiano.
Il linguaggio rapido e abbreviato dei social network, diffuso in particolare fra i più giovani, può danneggiare in qualche modo il corretto uso della lingua?
È un modo come un altro, molto ridotto, molto scheletrico che sicuramente non serve a migliorare le capacità dell’alunno. Illudersi che si possa comunicare con una quindicina di parole in un messaggino è un errore. D’altronde, è un problema ineliminabile perché è ormai il modo di comunicare di tutti. È il docente che deve intervenire per far in modo che non prevalga lo stile usato su questi mezzi. Affidarsi completamente agli strumenti non umani per la scrittura induce a un ritardo nell’acquisizione delle capacità personali e cognitive. Un primo passo, ad esempio, è quello di insegnare nella scuola primaria a scrivere con la mano. Poi viene la grammatica. Ma la mano prima! È un’illusione di comodità fidarsi del correttore del computer.
E cosa pensa della moda sempre più in voga di utilizzare anglicismi, anche quando non ce n’è bisogno?
Un altro aspetto della debolezza, della confusione, della trascuratezza. Non per nazionalismo, ma la parola estera resta come un sasso in mezzo alla frase, senza collegamenti. Non ne conosciamo bene il significato. Nella lingua le parole si legano tra di loro, se io introduco una parola che non si lega alle altre, un nome che non si lega ai verbi o agli aggettivi, resta lì appunto come un sasso fra i piedi. Sono a volte inevitabili, ma noi cediamo sempre più a questa tendenza credendo che questa nobiliti la nostra lingua. Così, impoveriamo la struttura della lingua italiana.
Ovviamente i problemi non riguardano soltanto i giovani. Di recente, si è parlato molto dell’analfabetismo funzionale, che interesserebbe circa la metà degli italiani. Persone che pur essendo in grado di capire testi molto semplici, non riescono a elaborare e a utilizzare le informazioni ricevute, ma anche individui che non sono in grado di distinguere una notizia di un blog satirico da un editoriale di un grande giornale. Come si può intervenire per correggere questi errori in un adulto?
È difficile perché ormai l’adulto è impegnato nella vita e non si rimette a studiare l’italiano. Anzi, di solito sentiamo dire che è meglio approfondire l’inglese perché più spendibile sul mercato del lavoro. Difficile che una persona adulta si rimetta a studiare la lingua madre. Ci si illude di risolvere i problemi studiando le altre lingue. La partita fondamentale si gioca con i giovani, dagli zero ai venticinque anni, comprendendo anche l’università come periodo di perfezionamento e apprendimento della lingua italiana. Perché l’università non dovrebbe continuare il lavoro delle scuole precedenti?
Heidegger sosteneva che riusciamo a pensare limitatamente alle parole di cui disponiamo, perché ogni pensiero deve presupporre la parola con la quale viene pensato. La conseguenza di non coltivare la parola è un mondo sempre più povero e più stupido?
Il linguaggio verbale è una scoperta che la specie umana ha fatto del proprio corpo, la scoperta che è diventata lo strumento per pensare. Se mi mancano le parole per definire uno stato d’animo mi manca l’orientamento; non è come per gli oggetti, se prendiamo in mano un martello, anche se non so cosa sia un martello, posso intuirne il suo utilizzo. Per la noia, per la preoccupazione, per la nostalgia, se non ho la parola non riesco a definire lo stato d’animo. Si nota che le persone che soffrono di alcuni mali, prevalentemente psicologici, se non hanno le parole per individuare la propria sofferenza, non riescono a curarla. Le parole sono strumenti per cogliere il significato e il funzionamento del mondo. Senza le parole non possiamo conoscere, le parole ci conducono verso la comprensione di noi stessi e degli altri.
Emil Cioran scriveva “non si abita un paese, ma si abita una lingua”…
Certo! Il paese è un ambiente naturale. Se io ho le parole per comprendere come questo ambiente è composto, come gli umani lo hanno modificato, io abito davvero quel paese, perché ne abito la lingua. Invece, se io mi trovo in luogo dove non capisco la vegetazione, il clima, o altre caratteristiche fondamentali, perché non possiedo le parole per descriverlo, mi ci trovo, sì, ma non lo domino. È un modo per dire che la lingua interpreta tutto: dalla cose concrete agli stati d’animo, dalle speranze ai dubbi. Senza le parole non possiamo guidare la nostra mente, non possiamo guidare le nostre azioni, se non a livello elementare. Questo ce lo spiegano la neurologia e l’antropologia, prima ancora della linguistica.